«La Biblioteca di Discipline Umanistiche ospita in modo ricorrente la presenza di alcuni membri di un collettivo (CUA) che la reputano propria. Più o meno una trentina di persone». Così inizia il post di Mirella Mazzucchi, Coordinatore gestionale della Biblioteca di Discipline Umanistiche dell’Università di Bologna

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 05 /03 /2017 - 21:45 pm | Permalink
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Riprendiamo dal profilo FB La Rivista Intelligente un post di Mirella Mazzucchi, Coordinatore gestionale della Biblioteca di Discipline Umanistiche dell’Università di Bologna pubblicato l’11/2/2017. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Università.

Il Centro culturale Gli scritti (27/2/2017)

Sono la responsabile della Biblioteca in oggetto.
La Biblioteca di Discipline Umanistiche ospita in modo ricorrente la presenza di alcuni membri di un collettivo (CUA) che la reputano propria. Più o meno una trentina di persone.
Già in passato avevamo avuto problemi e occupazioni da parte loro, con i quali, vi assicuro, abbiamo provato ma non è possibile né il dialogo né la mediazione. Sono prepotenti, violenti e squadristi. Per loro questo è un centro sociale, uno spazio di aggregazione, non una Biblioteca.
Sono tornati a reclamare attenzione con i loro metodi quando, durante le vacanze di Natale, l’Ateneo ha deciso di inserire delle bussole in vetro all’entrata, azionabili o col badge o dopo riconoscimento da citofono; chiunque può entrare motivando le proprie necessità di studio e ricerca. Era comunque necessario tenere fuori balordi e spacciatori che popolano la zona limitrofa. Da troppo tempo infatti i bagni erano luogo di spaccio (bustine nelle cassette dell’acqua) furti, rapine, episodi spiacevoli in sala di lettura per alcune ragazze, persone che entravano sistematicamente con pitbull, minacce al personale da delinquenti comuni etc.
In occasione della volontà di aprire questa ed altre biblioteche fino alle 24, una delle iniziative per combattere il degrado della zona , si è reso necessario inserire queste bussole: il personale di sorveglianza avrebbe così avuto uno strumento per tenere fuori soggetti sgraditi .
Il collettivo ha iniziato fin dal primo giorno ad aprire le porte di emergenza centrali vanificando tutto il sistema e facendo “picchetto” per impedirci di ripristinare.
Da quel giorno (23 gennaio) si sono susseguite continue scene di questo tipo ogni giorno, condite da scherno verso il personale, atteggiamenti intimidatori, aggressioni ad agenti in borghese che volevano darci una mano, cacciata di guardie giurate… le abbiamo provate tutte, ma comandano loro.
L’Università ha voluto mantenere il giusto profilo istituzionale che le compete chiedendoci, pur supportati, di andare avanti, di pazientare, fino a quando non fossero arrivati i provvedimenti giudiziari.
Nel frattempo la Biblioteca ha comunque aperto fino alle 24 per mostrare la buona volontà, ma nonostante questo il personale a porte aperte era soggetto ad ancora più pericoli. Si sono susseguite all’interno assemblee non autorizzate, uso degli spazi improprio, imbrattamenti e cartelli con “prese per il culo” .
Il tutto fino a mercoledì scorso, quando con maschera di Anonymous questi hanno smontato le porte e divelto i lettori di badge portandoli in Rettorato.
La mattina dopo, a Biblioteca ferita potevamo forse aprire?
Abbiamo chiuso, e alle ore 13 questi hanno sfondato le porte, divelto le sbarre interne dal muro e occupato.
La biblioteca e il suo patrimonio è stato alla loro mercé dalle ore 13.30 fino alle 17.30, quando la polizia è intervenuta e li ha mandati fuori. 
Cosa si doveva fare?
Lasciatemi ora dire, dopo aver riferito fatti oggettivi, una cosa personale.
Della Biblioteca a questi non frega nulla: è solo un pretesto per far casino.
Quindi prima di giudicare o di dare addosso a chi ha chiamato la Polizia chiedetevi quale esasperazione
abbiamo raggiunto tutti noi per dover arrivare a questo.