«La mente umana è una macchina per giungere a conclusione; se non può giungere a conclusione si arrugginisce». Breve nota sulla verità e sul metodo, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 09 /04 /2017 - 14:46 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito una breve nota di Andrea Lonardo. Per approfondimenti, cfr. la sezione Educazione e scuola.

Il Centro culturale Gli scritti (9/4/2017)

Un uomo che non conclude mai, che non giunge a nessuna verità, che non decide alcuna scelta, non progredisce, bensì vaga in cerchio. Così Chesterton con il consueto ironico e tagliente modo di argomentare:

«Il difetto della moderna nozione di progresso spirituale è che questo è sempre concepito come rottura dei confini, cancellazione delle linee di divisione, rifiuto dei dogmi. Ma se esiste un progresso spirituale, questo deve essere volto verso più definite convinzioni e più numerosi dogmi. La mente umana è una macchina per giungere a conclusione; se non può giungere a conclusione si arrugginisce. Quando sentiamo parlare di un uomo troppo intelligente per credere, ci troviamo dinanzi ad una contraddizione in termini: come se sentissimo parlare di un chiodo che è troppo perfetto per poter essere usato a tener fermo un tappeto, o di un catenaccio che è troppo forte per tener chiusa una porta»[1].

Chesterton riflette anche sul duplice uso della bocca – permette all’uomo di mangiare e di parlare - per indicare che, in entrambi i casi, qualcosa bisogna stringere, per non vivere di aria fritta nel cibo e nel ragionamento:

«Io penso che lo scopo dell’apertura mentale, come dell’apertura della bocca, sia di richiuderla su qualcosa di solido»[2].

Opposta è la prospettiva del pensiero sessantottino e post-moderno, come afferma la famosa espressione di Rogers, padre della terapia non direttiva:

«L'unico uomo che possa considerarsi educato è colui che ha imparato a imparare; che ha imparato ad adattarsi e a mutare; che sa che nessuna conoscenza è certa, e che solo il processo di ricerca della conoscenza costituisce una base di certezza»[3].

Nella visione di Rogers, condivisa da altri psicologi, sociologi e filosofi, l’unica cosa certa è il metodo. Tutto cambia, ma chi ha appreso un metodo si orienterà nel variare delle situazioni.

Ciò di cui Rogers – e coloro che condividono la sua stessa impostazione anche oggi – non si avvede è che nelle sue parole c’è una precisa presa di posizione “direttiva” e cioè che nessuna conoscenza è certa e vera.

È un assioma filosofico e ideologico che, ad esempio, esclude la fede così come punti di riferimento certi. Esattamente all’opposto della visione molto più realista di Chesterton.

Per Rogers, come per Morin, come per Dewey, in realtà si ha un metodo “certo” che non porta a nessuna conclusione “certa”. Ogni affermazione raggiunta è, di per se stessa, modificabile e, in fondo, inaffidabile.

Ben diversa l’affermazione di papa Giovanni Paolo II che in Fides et ratio, scrive: «Le ipotesi possono affascinare, ma non soddisfano. Viene per tutti il momento in cui, lo si ammetta o no, si ha bisogno di ancorare la propria esistenza ad una verità riconosciuta come definitiva, che dia certezza non più sottoposta al dubbio» (Fides et ratio 27).

Note al testo

[1] G.K. Chesterton, Eretici, Torino, Lindau, 2010, p. 229.

[2] G.K. Chesterton, L’osteria volante, Torino, Lindau, (non è stato possibile verificare la fonte della citazione).

[3] C.R. Rogers, Libertà nell’apprendimento, Firenze, Giunti Barbera, 1973, p. 130.