Arabia Saudita. Salman stringe la mano anche alla «estranea» Melania Trump senza velo. Il re ha voluto dare prova di una certa apertura mentale, ma ha contravvenuto agli intransigenti insegnamenti wahhabiti impartiti nelle scuole saudite, di Camille Eid

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 29 /05 /2017 - 10:40 am | Permalink
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Riprendiamo da Avvenire del 22/5/2017 un articolo di Camille Eid. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per altri articoli cfr. la sezione Islam.

Il Centro culturale Gli scritti (29/5/2017)

La stretta di mano tra Melania Trump, con a fianco 
il marito Donald, e il re saudita Salman (LaPresse)

L’islam tradizionale distingue tra le donne imparentate con l’uomo (madre, sorella, zia, moglie e figlia), e quelle a lui estranee. Alle prime è consentito porgere la mano per salutarle, alle altre no, in base a un famoso “hadith” di Maometto (“io non stringo la mano alle donne”) e altri detti e usanze. Porgendo sabato scorso la mano a Melania Trump, una donna estranea, oltretutto sposata e non velata, re Salman ha voluto dare prova di una certa apertura mentale, ma ha contravvenuto agli insegnamenti wahhabiti impartiti nelle scuole saudite, che sono i più intransigenti in materia di interpretazione dei testi sacri.

Sui siti islamici abbondano le norme e pronunciamenti giuridici (hukm e fatwa) a proposito della stretta di mano con una donna. “Non c’è dubbio che il fatto che un uomo tocchi una donna estranea sia una delle cause della tentazione che suscitano i piaceri carnali e induce l’individuo al proibito (haram)”, si legge su un sito salafita. Sul sito IslamQA, diffuso in 16 lingue diverse, lo sceicco Mohammad Saleh al-Munjid scrive che “alcuni musulmani si sentono in forte imbarazzo quando una donna straniera porge loro la mano per salutarli. Alcuni pretendono – oltre alla promiscuità – di essere costretti a salutare l’insegnante o la compagna di scuola e università oppure la collega di lavoro, ma questo pretesto è inaccettabile”. “È dovere del musulmano – conclude – vincere la tentazione e chiedere gentilmente scusa, illustrando che non intende con ciò offendere, ma soltanto obbedire ai comandamenti della sua religione”.