Gli ebrei che credono in Gesù. Il dialogo tra cattolici ed ebrei messianici, di David Neuhaus S.I.

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 26 /11 /2017 - 23:58 pm | Permalink
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Riprendiamo da La Civiltà Cattolica 166 (2015), n. 3968, pp. 145-156,  un articolo di David Neuhaus. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (26/11/2017)

Nel 2015 ricorre il 500 anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II e della pubblicazione dei documenti che hanno cambiato il volto della Chiesa. Tra i testi che hanno contribuito maggiormente al cambiamento vi era il paragrafo 4 della Nostra aetate, la Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, che ha definito anche l'atteggiamento della Chiesa nei confronti degli ebrei e dell'ebraismo, Questo paragrafo e gli insegnamenti che ne sono derivati hanno trasformato le relazioni ebraico-cristiane. Un «insegnamento del rispetto» per gli ebrei e per l'ebraismo ha sostituito quello che Jules Isaac, storico ebreo francese, ha definito come un «insegnamento del disprezzo», e questo non soltanto rende possibile il dialogo, ma anima anche la collaborazione tra ebrei e cattolici, nel tentativo di restaurare un mondo infranto (tikkun olam).

Il dialogo con gli ebrei e il ruolo di Cristo

Uno dei punti più delicati del dialogo tra ebrei e cattolici riguarda il problema del ruolo di Gesù Cristo nella salvezza dell'umanità. La Chiesa crede che Cristo sia l'unico mediatore di salvezza, mentre gli ebrei sostengono che l'ebraismo è la via corretta che essi devono seguire. Papa Francesco, nella sua esortazione Evangelii gaudium, ha scritto: «Dio continua ad operare nel popolo dell'Antica Alleanza e fa nascere tesori di saggezza che scaturiscono dal suo incontro con la Parola divina. Per questo anche la Chiesa si arricchisce quando raccoglie i valori dell'Ebraismo. Sebbene alcune convinzioni cristiane siano inaccettabili per l'Ebraismo, e la Chiesa non possa rinunciare ad annunciare Gesù come Signore e Messia, esiste una ricca complementarietà che ci permette di leggere insieme i testi della Bibbia ebraica e di aiutarci vicendevolmente a sviscerare le ricchezze della Parola, come pure di condividere molte convinzioni etiche e la comune preoccupazione per la giustizia e lo sviluppo dei popoli»[1].

La Chiesa «non può rinunciare ad annunciare Gesù come Signore e Messia», ma nei confronti del popolo ebraico conosce bene quale sia l'effetto controproducente delle vie concrete attraverso le quali nei secoli scorsi gli ebrei sono stati costretti a ricevere il messaggio cristiano. A partire dal Vaticano II, la Chiesa ha posto in evidenza la posizione unica degli ebrei che, diversamente da altri popoli, hanno sempre creduto nel Dio vero.

Il cardinale Walter Kasper ha affermato: «Come cristiani sappiamo che l'alleanza di Dio con Israele, per la fedeltà di Dio, non è revocata (Rm 11,29; cfr 3,4); la missione intesa come chiamata a convertirsi dalla idolatria al Dio vivo e vero (1 Ts 1,9) - non si applica e non può essere applicata agli ebrei. Essi confessano il Dio vivo e vero, che ha dato e dà loro sostegno, speranza, fiducia e forza in molte situazioni difficili della loro storia. Non ci si può comportare con gli ebrei alla stessa maniera con cui ci si comporta con i non credenti. Questa non è semplicemente un'affermazione teologica astratta, ma un'asserzione che ha delle conseguenze concrete e tangibili, e cioè che nei confronti degli ebrei non vi è un'attività missionaria cattolica pianificata, così come avviene per tutte le altre religioni non cristiane»[2].

Ebrei che credono in Cristo

Ma che cosa accade quando gli ebrei giungono a scoprire nella figura di Gesù Cristo il Messia e il Figlio di Dio? Di fatto, lungo i secoli alcuni ebrei hanno ricevuto il battesimo, confessando Cristo ed entrando a far parte della sua Chiesa. Sebbene si debba ammettere che in alcuni periodi storici una buona parte degli ebrei che furono battezzati erano costretti a farlo (e alcuni furono persino battezzati con la forza) o cercavano di adeguarsi alla cultura dominante e di rendere più facile il loro modo di vivere, ve ne furono anche alcuni che giunsero alla fede vera in Cristo. Nel corso del tempo, ciò avvenne normalmente sul piano individuale, e alcuni raggiunsero anche posizioni ragguardevoli: un esempio moderno è quello di santa Teresa Benedetta della Croce, nata Edith Stein (1891-1942), patrona d'Europa.

Sin dai primi secoli, la Chiesa ha assunto un atteggiamento negativo nei confronti di chi voleva conservare una identità specificamente ebraica all'interno della Chiesa stessa. Gli ebrei che erano giunti alla fede in Cristo e frequentavano la sinagoga, oppure osservavano una qualche pratica ebraica, erano persino minacciati di scomunica, o anche peggio[3].

Negli ultimi due secoli, soprattutto dopo la Shoah, si è reso evidente un fenomeno nuovo: si tratta di ebrei che hanno abbracciato la fede in Gesù Cristo, ma sostengono che questa nuova fede cui aderiscono non li ha resi meno ebrei. Un insigne ebreo cattolico, il cardinale Jean-Marie Lustiger (1926-2007), che è stato arcivescovo di Parigi, ha scritto una volta: «Diventando cristiano, non ho inteso cessare di essere l'ebreo che ero allora. Non fuggivo da una condizione ebraica. L'ho ricevuta dai miei genitori e non la posso perdere mai. L'ho ricevuta da Dio, ed egli non me la farà perdere mai»[4].

In Israele e nella diaspora, cattolici ebrei hanno fondato associazioni che intendono promuovere la permanenza di un'identità ebraica per quegli ebrei che sono divenuti cattolici[5]. Gli ebrei messianici sono però ebrei che confessano la fede in Gesù - o Yeshua, il suo nome ebraico - e formano comunità, per lo più senza aderire a una Chiesa[6]. Alcuni sostengono che la loro vocazione è di restare pienamente ebrei, senza assimilarsi alla maggioranza pagana, in modo da poter conservare la componente ebraica nel «corpo universale del Messia», la Chiesa, che nel Nuovo Testamento viene sempre intesa come unità tra ebrei e gentili.

Gli ebrei messianici fanno notare che, benché credano in Gesù, l'unico modo per conservare l'identità ebraica è quello di coltivare comunità ebraiche dove i credenti ebrei possano trasmettere la loro identità ebraica. Gli ebrei che diventano cristiani e la loro integrazione nella Chiesa universale conducono inevitabilmente all'estinzione degli ebrei come popolo distinto.

Chi sono gli ebrei messianici?

Le radici di questo fenomeno, cioè di comunità di ebrei che giungono alla fede in Cristo ma sostengono di restare ebrei, risalgono al XIX secolo. Nel mondo protestante, un rinnovato interesse per la vocazione e per il destino del popolo ebraico aveva portato a fondare strutture che favorissero i credenti ebrei. Alcuni vedono un tentativo pionieristico in questo senso, ma fallito, nella missione congiunta anglicano-luterana in Terra santa, fondata nel 1840 e guidata da un primo vescovo di Gerusalemme, un ebreo convertito di nome Michael Solomon Alexander. La Hebrew Christian Alliance, fondata nel 1867 in Inghilterra, e la International Hebrew Christian Alliance, fondata nel 1925 negli Stati Uniti, intendevano potenziare l'identità ebraica di coloro che si erano affiliati a Chiese protestanti. L'associazione Israelites of the New Covenant, attiva a Kishinev, in Russia (oggi in Moldavia), dalla fine del XIX secolo, fu un'autentica precorritrice del Movimento messianico e diede vita a un'espressione ebraica della vita corporativa in Gesù, che era dotata anche di una propria liturgia[7].

Senza dubbio non furono soltanto il rinnovato interesse cristiano per l'Antico Testamento e per l'ebraismo e le tendenze della modernità a influenzare la nascita di questi Movimenti ebraici, perché si deve tener conto anche dell’evoluzione del nazionalismo del XIX secolo.

Mentre alcune forme di sionismo cristiano iniziarono a emergere già nel XVII secolo, il sionismo ebraico sorse verso la fine del XIX secolo[8]. Il sionismo cristiano, fortemente escatologico, afferma che la fine dei tempi e il ritorno di Cristo sono imminenti; sostiene che le promesse rivolte alla Chiesa per la fine dei tempi devono essere precedute dall'adempimento delle promesse agli ebrei contenute nell'Antico Testamento.

Il sionismo ebraico è nato in seguito, nel contesto dei movimenti nazionali europei e dello sviluppo dell'antisemitismo moderno. I sionisti ebrei affermavano che gli ebrei erano un popolo come gli altri e avevano il diritto a una terra, la patria biblica. Sostenevano che gli ebrei dovevano conservare la loro identità, e l'unica maniera sicura per raggiungere questo scopo era quella di emigrare in una patria in cui avrebbero dovuto costituire la maggioranza.

Durante la Shoah gli ebrei che credevano in Cristo affrontarono la morte come ebrei, in quanto i nazisti non facevano distinzione tra ebrei che credevano in Cristo ed ebrei che non vi credevano. Nei postumi della Shoah le idee sioniste divennero predominanti nel mondo ebraico, e molti cristiani avallarono il sionismo in quanto lo ritenevano un mezzo adatto a riparare le sofferenze subite dagli ebrei per mano cristiana.

La fondazione dello Stato d'Israele come Stato ebraico nel 1948 rappresentò un trionfo del sionismo, e questo rafforzò ancor più la convinzione che gli ebrei fossero un popolo. Per gli ebrei credenti in Cristo e per i loro sostenitori cristiani, il sionismo cristiano e quello ebraico convergono nel sostenere la continuità del ruolo degli ebrei nella storia della salvezza e le aspirazioni degli ebrei a essere riconosciuti come popolo.

Una nuova ondata di messianismo ebraico pose le sue radici negli anni successivi al 1967. Il Jesus Movement della California e la guerra in Medio Oriente del 1967, che fu considerata come una netta vittoria di Israele, contribuirono ad attrarre alla fede in Gesù diversi ebrei americani. Si intrecciano strettamente tra loro fede carismatica e un rinnovato orgoglio nazionalistico ebraico. Nel 1975 la Hebrew Christian Alliance degli Stati Uniti cambiò nome, diventando la Messianic Jewish Alliance of America (Mjaa): un cambiamento che era anche indice di un nuovo orientamento, in quanto si accentuava di più l'identità ebraica, e meno la tradizione cristiana.

Ciò influì sull'autocomprensione e sull'ecclesiologia, sul culto e sul modo di vivere, sull'esegesi biblica e sulla teologia del Movimento messianico[9]. Gli ebrei messianici sono in continuo movimento, alla ricerca di come vivere strettamente uniti tra loro come discepoli ebrei di Gesù, senza proporsi alcun modello storico da seguire.

Diversità nel Movimento messianico

Vi è oggi una grande diversità nei modi con cui le comunità ebraiche messianiche esprimono la loro identità ebraica, formulano la loro fede in Yeshua HaMashiah, vivono e celebrano il loro culto. Alcune sono molto simili a varie correnti del cristianesimo protestante ed evangelico, mentre altre hanno adottato la prassi e il culto tradizionale ebraico; anzi, alcune hanno scelto persino uno stile di vita conservatore o ispirato al rabbinismo ortodosso.

In tutta questa diversità non esiste un'autorità centrale che assicuri uniformità di lingua, di definizioni e di pratica. Un leader messianico, che si attiene alla tradizione ebraica nel suo modo di vivere, si è espresso così: «Quando definiamo il nostro Movimento un tipo di ebraismo, confermiamo la nostra relazione con il popolo ebraico in quanto tale, come pure il nostro legame con la fede religiosa e con lo stile di vita che quel popolo ha vissuto nel corso della sua storia»[10].

Ebrei messianici si possono ritrovare oggi in una vasta gamma di comunità, specialmente nella diaspora ebraica del mondo anglosassone (Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Sudafrica ecc.), nei Paesi dell'ex Unione Sovietica, in Europa e in Israele. Nei vari luoghi della loro residenza essi presentano differenze notevoli nel loro modo di vivere, nelle loro consuetudini e nelle loro prospettive. In tutto il mondo gli ebrei messianici sono quasi certamente attorno ai cinquantamila. E, come è difficile conoscere il loro numero preciso, così è arduo sapere quanti membri siano effettivamente ebrei secondo le definizioni moderne di «ebraismo»[11].

Gli ebrei messianici si distinguono per la loro osservanza del calendario ebraico, del sabato e delle feste ebraiche, invece di assumere la domenica e il calendario cristiano per regolare il ritmo della loro vita. Il contenuto del culto è diversificato: alcune comunità seguono forme ebraiche, mentre altre si conformano allo stile cristiano. Gli ebrei messianici in genere battezzano i loro membri - alcuni praticano soltanto il battesimo degli adulti - e celebrano in qualche sua forma la Cena del Signore. Nell'adottare la prassi cristiana, riconoscono come unica autorità quella del Nuovo Testamento e respingono in genere la tradizione cristiana posteriore.

Alcuni intendono il Movimento messianico in termini di «restaurazione»: una risurrezione della ekklesia originale ebraica che deve coesistere accanto alla ekklesia proveniente dai gentili. Come afferma uno dei leader messianici: «L’ebraismo messianico non è un Movimento completamente nuovo, ma è piuttosto la risurrezione di un Movimento molto antico»[12]. Gran parte di questo Movimento è fortemente sionista, perché crede che la restaurazione della vita ebraica comunitaria nel corpo di Cristo debba avvenire contemporaneamente al «ritorno» nella terra d'Israele. Le due cose - così pensano alcuni - annunciano una «fine dei tempi», che rende il Movimento messianico «un segno escatologico».

L'eminente teologo messianico Mark Kinzer ha scritto: «Come la distruzione della presenza nazionale ebraica nella città santa e nella Terra Santa nel I secolo ha aperto la via a una ecclesiologia supersessionista, così la restaurazione di tale presenza nel XX secolo pone in crisi quella ecclesiologia [...]. La restaurazione di una esistenza ebraica nazionale nella Terra promessa ai patriarchi e alle matriarche ha portato anche alla restaurazione della Chiesa della circoncisione nella terra Santa e nella città santa. Gerusalemme fu il centro della Chiesa; Sion non potrebbe forse avere nuovamente un ruolo centrale da svolgere nella vita della Chiesa?»[13].

I protestanti evangelici conservatori, che sul piano storico avevano sostenuto le missioni agli ebrei, hanno esercitato una grande influenza sull'evoluzione della lingua, della teologia e dei comportamenti del Movimento ebreo-messianico. La grande maggioranza degli ebrei messianici credono che il Dio unico sia Padre, Figlio e Spirito Santo, ma raramente usano il termine «Trinità».

Pur non usando il linguaggio dei Concili, quasi tutti gli ebrei messianici affermerebbero che Yeshua è pienamente divino e pienamente umano. Per loro, i Concili ecumenici che hanno definito le dottrine cristologiche hanno evitato intenzionalmente un linguaggio ebraico.

Essi invece cercano di formulare il loro linguaggio rimanendo nel contesto dell'unica autorità canonica della Bibbia, sia dell'Antico sia del Nuovo Testamento, sottolineando la testimonianza permanente dell'Antico. Ed è anche vero che molti ebrei messianici hanno ereditato, nei confronti della Chiesa cattolica, una certa ostilità, che si fonda sulla memoria storica ebraica ed è rafforzata dal sospetto nutrito dai protestanti evangelici nei confronti dei cattolici.

Le relazioni tra gli ebrei messianici e il resto della comunità ebraica spesso sono tese. Gli ebrei praticanti considerano generalmente i messianici come ebrei che sono diventati cristiani. Accusano il Movimento messianico di costituire una nuova strategia cristiana per portare gli ebrei ad abbracciare il cristianesimo. Anche gli ebrei laici spesso sono ostili verso gli ebrei messianici, ritenendo che la fede in Cristo sia un tradimento dell'identità ebraica e delle sofferenze degli ebrei nel corso della storia: «Come potete unirvi a quelli che ci hanno perseguitato?».

Nello Stato d'Israele gli ebrei che hanno abbracciato il cristianesimo, o sono diventati credenti messianici, talvolta sono esposti a discriminazione e ostilità da parte dei loro vicini. L'esempio più chiaro di discriminazione è che un ebreo che confessi apertamente la fede in Gesù – sia cristiana sia messianica – non può ricevere automaticamente la cittadinanza israeliana, come è prevista per tutti gli ebrei dalla «legge del ritorno» (1950).

La Chiesa e il dialogo con gli ebrei che credono in Gesù

Come si comporta la Chiesa nei confronti di questi ebrei, che sono fratelli e sorelle in Cristo? Senza dubbio molti cristiani sono entusiasti di scoprire che vi sono ebrei che credono in Cristo. Inoltre, il Nuovo Testamento ripete più volte che la Chiesa è formata da ebrei e gentili (cfr Rm 11; Ef 2,15-16), e la scoperta di comunità ebraiche che condividono la stessa fede in Cristo ravviva l'immagine fondamentale della Chiesa. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna: «La venuta del Messia glorioso è sospesa in ogni momento della storia al riconoscimento di lui da parte di "tutto Israele" (Rm 11,26; Mt 23,39) a causa dell'“indurimento di una parte” (Rm 11,25) nell'incredulità verso Gesù. […]. San Paolo [scrive]: "Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione se non una risurrezione dai morti?" (Rm 11,15). "La partecipazione totale" degli Ebrei (Rm 11,12) alla salvezza messianica a seguito della partecipazione totale dei pagani permetterà al Popolo di Dio di arrivare "alla piena maturità di Cristo" (Ef 4,13) nella quale "Dio sarà tutto in tutti" (1 Cor 15,28)»[14].

La Chiesa cattolica sa bene però che la comunità ebraica tende a reagire con sofferenza, e anche con ira, quando gli ebrei abbracciano la fede in Cristo. Senza compromettere il rilevante dialogo in corso con gli ebrei della corrente principale e i mutamenti paradigmatici realizzatisi nell'atteggiamento verso l'ebraismo e verso il popolo ebraico, a partire dal Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica ha iniziato un dialogo separato, ma vivace, con gli ebrei messianici.

Nell'anno 2000 si è formato il Roman Catholic - Messianic Jewish Dialogue Group, su iniziativa di p. Georges Cottier, allora teologo della Casa pontificia di Papa Giovanni Paolo II, il quale ha benedetto e incoraggiato l'iniziativa. Papa Giovanni Paolo II, Cottier e il cardinale Josef Ratzinger (poi Papa Benedetto XVI) si riunirono con ebrei  messianici negli anni che precedettero l’atto di pentimento del Papa, nel 2000, per i peccati dei cristiani, compresi quelli commessi contro gli ebrei. Quell'anno ci fu anche l'importante visita di Papa Giovanni Paolo II in Terra Santa.

Scopo del dialogo era esplorare il significato del Movimento ebreo-messianico per la Chiesa cattolica e l'importanza della Chiesa cattolica per il Movimento ebreo-messianico. Sin dagli inizi, poiché il Movimento ebreo-messianico rappresenta un fenomeno molto controverso nella più ampia comunità ebraica, questo dialogo si mantenne informale e riservato. Tuttavia, sebbene non sia ufficiale, esso è fondato sull'autorità della Chiesa e non è una semplice iniziativa privata.

Incontri tra cattolici ed ebrei messianici

Il gruppo si è riunito ogni anno, alternativamente in Israele e a Roma. Sotto la guida dapprima di p. Cottier (divenuto poi cardinale) e in seguito, dopo il suo pensionamento, del cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, la parte cattolica era composta di un gruppo di teologi, pastori ed esperti di studi biblici e di relazioni ebraico-cristiane. Ha incluso anche, lungo gli anni, un certo numero di cattolici di origini ebraiche.

La parte messianica era composta di leader messianici aperti al dialogo con la Chiesa cattolica, rappresentanti di una vasta area di prassi e di pensiero all'interno del Movimento. È anche significativo che entrambe le parti abbiano incluso tra i loro membri sia uomini sia donne. Una preoccupazione costante è stata quella di vedere sino a che punto i membri messianici potessero sostenere di rappresentare un Movimento che è molto diversificato e che non possiede alcun organismo centrale.

Due elementi diversi sono stati combinati insieme nelle riunioni, che sono durate circa quattro giorni l'anno: un dibattito teologico-intellettuale e una preghiera profetico-spirituale. In una prima fase del dialogo - dal 2000 al 2006 - le relazioni sono state impostate in modo da creare un'atmosfera di fiducia. Una preoccupazione fondamentale da parte messianica è stata quella di vedere se fosse possibile per la Chiesa cattolica riconoscere il Movimento messianico come opera dello Spirito Santo e come «segno escatologico». I membri messianici facevano notare che essi erano respinti degli ebrei, che li consideravano cristiani, e dai cristiani, che non erano in grado di capire perché non diventassero «cristiani normali».

In questo primo periodo si è scelto un tema per ogni anno, ma le riunioni non erano facili, a causa delle divisioni tra i messianici e della mancanza di esperienza da parte dei cattolici nel trattare con ebrei messianici. Nel 2007 i membri hanno potuto valutare la situazione del dialogo, e si è constatato che da parte messianica vi era una maggiore comprensione e unità, e che la parte cattolica ora era convinta che il Movimento messianico rappresentasse veramente una controparte significativa sul piano teologico e spirituale.

Tra il 2008 e il 2014 il gruppo ha potuto discutere su alcuni punti più controversi: il Battesimo, l'Eucaristia e il sacerdozio. Nel 2008 si è compiuto un importante passo in avanti con il testo di Mark Kinzer, rabbino messianico e teologo, sul documento del Vaticano II Lumen gentium, letto in prospettiva messianica[15]. In questo contributo, preparato a sostegno di tutta la componente ebraica messianica, egli esprimeva apprezzamento per la ricchezza e l'esaustività dell'insegnamento conciliare, e soprattutto per il progresso che si era realizzato da parte cattolica nel comprendere l'elezione del popolo ebraico. Dopo aver rilevato che la Lumen gentium non veniva portata abbastanza avanti, egli affrontava insieme alcuni punti discussi nella prima fase del dialogo: il posto tuttora riservato al popolo ebraico nella storia della salvezza (2002); il significato permanente della distinzione biblica tra Israele e le nazioni (2003); l'elezione d'Israele e il mistero del particolare e dell'universale (2004).

Le due parti si sono impegnate in un dialogo più profondo quando hanno trovato un accordo sul fatto che la costituzione originaria della Chiesa si fonda sull'unità tra la ecclesia ex Iudaeis (la Chiesa proveniente dalla circoncisione) e la ecclesia ex Gentibus (la Chiesa proveniente dalle nazioni). Sebbene persistessero divergenze rilevanti, questa convinzione condivisa ha costituito la base per ulteriori incontri. Partendo perciò dall'ecclesiologia (2008), il gruppo ha affrontato tematiche relative al Battesimo (2009), all'Eucaristia (2011), alla sacramentalità (2012), al sacerdozio e alla successione apostolica (2013). I membri, intensificando le loro relazioni personali e il rispetto reciproco, hanno iniziato a scoprire quanto possa essere ampio l'accordo quando sia la Chiesa sia i credenti messianici tengono veramente conto di quanto la tradizione cristiana più antica sia radicata nell'eredità ebraica.

Conclusione

Mentre il dialogo procede, la parte cattolica continua a comprendere sempre più che, se non si interagisce con l'eredità ebraica della Chiesa, si indebolisce la fede e si scardina ciò che è essenziale per l'identità cristiana. Rifacendosi alla formulazione del Concilio Vaticano II, il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che «la Chiesa, Popolo di Dio nella Nuova Alleanza, scrutando il suo proprio mistero, scopre il proprio legame con gli Ebrei, che Dio “scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola”»[16]. Nonostante le differenze nel modo di esprimersi, la parte cattolica ha scoperto che gli ebrei messianici accolgono le concezioni cristiane più fondamentali sulla cristologia, sulla Trinità e sulla soteriologia, mostrando come possa configurarsi la fede in Cristo in seno al popolo ebraico.

Certo, vi sono anche vivaci discussioni che rivelano modi di intendere diversi e anche disaccordi. Tra questi, assumono una certa rilevanza il dibattito tuttora in corso sull'unità del corpo di Cristo (l'abbattimento del «muro di separazione» tra ebrei e gentili in Cristo, cfr Ef 2,14) e il significato teologico dell'attaccamento ebraico al suo essere popolo e alla terra. Ma entrambe le parti affermano che questo dialogo tocca il cuore delle relazioni tra Israele e la Chiesa, nel piano salvifico dell'unico Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo[17].

Note al testo

[1] Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium (24 novembre 2013), n. 249; il corsivo è nostro.

[2] W. Kasper, «The Commission for Religious Relations with the Jews: A Crucial Endeavour of the Catholic Church», discorso tenuto il 6 novembre 2002 al Boston College, reperibile sul sito www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/card-kasper-docs/

[3] Cfr. il canone VIII del Secondo Concilio di Nicea (787 d.C.), che impone a tutti i cristiani «abbandonare qualsiasi uso ebraico; in caso contrario non debbono essere ammessi [al Battesimo o alla Comunione]».

[4] J.-M. Lustiger, On Christians and Jews, New Jersey, Mahwah, 2010, 6.

[5] Le due più note associazioni potrebbero essere, in Israele, il Saint James Vicariate Jor Hebrew Speaking Catholics (cfr www.catholic.co.il) e, negli Stati Uniti, la Association of Hebrew Catholics (cfr www.ebrewcatholic.net/). Nel 2010 è stata fondata la Helsinki Consultation on Jewish Continuity in the Body of the Messiah, che unisce insieme ebrei ortodossi, cattolici, protestanti ed ebrei messianici (cfr www.helsinkiconsultation.squarespace.com/).

[6] Vi sono però alcune eccezioni: negli Stati Uniti alcune Congregazioni messianiche sono affiliate alla «Southern Baptist Convention» e alle «Assemblies of God», e in Israele vi sono Congregazioni fondate dalle «Missions to the Jews».

[7] Cfr K. Kjaer-Hansen, Joseph Rabinowitz and the Messianic Movement, Edinburgh, Handsel, 1995.

[8] Cfr. D.M. Lewis, The Origins of Christians Zionism, Cambridge, Cambridge University Press, 2010.

[9] Cfr Y. Ariel, Evangelizing the Chosen People. Missions to the Jews in America, 1880-2000, Chapel Hill, University of North Carolina Press, 2000; D. Cohn-Sherbok, Messianic Judaism, London, Cassell, 2000; D. A. Rausch, Messianic Judaism. lts History, Theology, and Polity, New York, Mellen, 1982.

[10] M. Kinzer, The Nature of Messianic Judaism, West Hartford, Hashivenu Archives, 2000, 5.

[11] Una delle questioni più complesse del mondo ebraico di oggi riguarda l'identità. Secondo l'ebraismo tradizionale, è ebreo chi è figlio di madre ebrea o chi si è convertito formalmente all'ebraismo. Alcune correnti dell'ebraismo riconoscono però anche una discendenza patrilineare. Oggi vi sono anche molti discendenti di ebrei che si identificano come ebrei, anche se i loro genitori non si sono mai dichiarati apertamente tali.

[12] D. Juster, Jewish Roots. A Foundation of Biblical Theology, Shippensburg, Destiny Image Publishers, 1995, 148.

[13] M. Kinzer, «“Lumen Gentium” through Messianic Jewish Eyes», in Id., Israel’s Messiah and the People of God, Eugene (Or), Cascade Books, 2011, 168 s.

[14] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 674.

[15] Il testo è stato pubblicato: cfr M.Kinzer, «“Lumen Gentium” through Messianic Jewish Eyes», cit., 156-174.

[16] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 839.

[17] L'autore è grato a mons. Peter Hocken, i cui scritti sono alla base del presente articolo. Mons. Hocken è stato il coordinatore del dialogo tra cattolici ed ebrei messianici sin da quando esso ha avuto inizio, nel 2000. Per approfondire l'argomento trattato in questo articolo, cfr F. Rossi de Gasperis, «Un nuovo giudeocristianesimo e la sua possibile valenza ecclesiale», in Id., Cominciando da Gerusalemme (Lc 24,47). La sorgente della fede e dell'esistenza cristiana, Casale Monferrato (Al), Piemme, 1997, 140-228; C. Colonna, Gli Ebrei messianici. Un segno dei tempi, Verona, Fede e Cultura, 2009.