Chi ama è preoccupato della vita dell’amico non della propria. Il senso della Pasqua 2018 (e di ogni Pasqua), di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 01 /04 /2018 - 12:42 pm | Permalink
- Tag usati: ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Riprendiamo sul nostro sito un testo di Andrea Lonardo. Per approfondimenti, cfr. la sezione Cristianesimo e religioni.

Il Centro culturale Gli scritti (1/4/2018)

Gli apostoli, Maria Maddalena, la Madonna non pensano tanto alla loro morte. Chi ama è preoccupato della vita dell’amico. Sono preoccupati della vita di Gesù. Potranno mai più abbracciare il loro Gesù?

Questa è la storia della Pasqua. Non solo se io vivrò per sempre, ma se vivrà mio figlio, la mia amata, il mio amico.

Questa domanda è così radicale che oggi la domanda sulla Pasqua assume un volto nuovo. Non se io vincerò la morte, ma se ha senso far nascere un bambino.

La Pasqua non è solo una domanda sulla morte, ma una domanda sulla nascita. Nascere è una benedizione? Vale la pena chiamare qualcuno alla vita divenendo genitori? Vale la pena vivere? Forse mai come nella realtà della denatalità si vede l’arrancare della cultura che nega uno sguardo buono su Dio e, non credendo più nella vita, si occupa solo del morire con dignità, senza benedire la dignità del vivere. Legifera sul morire e non su come incoraggiare a credere nella generazione e nella famiglia.

La resurrezione non nasce dalla paura di morire, bensì dall’amore per la vita. Il Dio creatore che ama la vita non può permettere la fine dell’uomo che egli ha amato. Ecco perché – fra l’altro – il Padre creatore appartiene all’annunzio della fede e non solo Gesù risorto.

La resurrezione è l’annuncio rivolto non ai paurosi per il proprio futuro, ma agli amanti della vita, dei figli, dell’amata, dell’amico.

Ecco perché la resurrezione è una cosa sola con il battezzare. Nella notte di Pasqua si battezzano i figli e gli amici. A Roma anche quest’anno sono stati battezzati 100 giovani, provenienti dall’ateismo, dall’agnosticismo, da altre religioni. E oltre a questi 100 una marea di bambini in ogni parrocchia.

Talvolta si dice che non ha senso una Veglia Pasquale senza Battesimi. Giusto, ma non preciso. Piuttosto il Battesimo appartiene al senso della Pasqua.

La resurrezione di Gesù – e la nostra - non è solo un ritorno alla vita passata, quasi che un anziano dovesse tornare a riprendere vita nella stessa condizione in cui l’aveva lasciata. La resurrezione di Gesù è un salto in avanti, è l’entrare della carne nella pienezza di Dio.

La resurrezione di Gesù è un evento così potente che ormai la sua vita e il suo amore possono toccare ogni giovane e ogni bambino che si battezza e far sì che quella vita abbia la forza e la dolcezza stesse di Gesù.

Ogni vita può essere battezzata. Unita cioè alla vita di Gesù. Può non essere più sola, isolata, come un frammento.

Senza i battesimi la resurrezione di Gesù non avrebbe eccessivo significato. Quella vita uscita dal sepolcro fa rinascere tutti noi come figli del Padre.

Noi siamo già figli, da sempre. Noi siamo già creati da sempre come figli del Padre creatore. Ma abbiamo smesso di credere al Padre. Non siamo più figli non perché non abbiamo un Padre, ma perché non vi crediamo più. Un ateo non dice di essere figlio del Padre creatore, semplicemente ritiene di essere solo al mondo. Un credente non cristiano spesso non crede che un’adultera peccatrice o un pubblicano ladro sia un figlio amato da Dio Padre.

Non solo non crediamo in Dio Padre, ma non abbiamo la forza di amare da figli, di amare il Padre e di affidarci a lui come Gesù.

La resurrezione di Gesù ci rigenera, ci fa rinascere. Ci fa credere – come Gesù insegna a Nicodemo – che è possibile rinascere di nuovo.

Torniamo a benedire la vita, ad amare i figli, l’amata, l’amico. Gioiamo nuovamente al pensiero di avere un bambino e torniamo a scommettere sulla vita. Come non avevamo mai fatto.

Ecco perché fra i simboli della Pasqua stanno, oltre all’acqua benedetta del Battesimo, anche le uova e la colomba. La colomba dello Spirito Santo dice non solo che la vita può vincere la morte. Ma, prima ancora e di più, che non si tratta di sopravvivere stancamente. Ma che vale la pena vivere e chiamare la vita. La vita può essere battezzata, benedetta, unita come un tralcio alla vite.

Alleluja, tuo figlio vive, la tua amata vive, il tuo amico vive. La loro vita è una benedizione toccata dal Battesimo. Gesù è risorto per loro. E per te.

Fratelli amiamo la vita. Dio l’ha creata e salvata.

Per favore, amiamo la vita.