Accoglienza, migranti e frontiere: così si comportano Francia, Spagna e Malta, di Claudio Del Frate

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 12 /06 /2018 - 20:12 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito, dal Corriere della sera del 12/6/2018, una scheda di Claudio Del Frate. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Immigrazione, accoglienza e integrazione.

Il Centro culturale Gli scritti (12/6/2018)

Perché l’Italia sì e la Francia e la Spagna no? La domanda è esplosa assieme allo scambio di accuse tra Roma, Parigi e Madrid sul trattamento riservato alla nave Aquarius, i cui 629 migranti a bordo andranno a Valencia dopo il rifiuto di Salvini di accoglierli in un porto italiano. Ma qual è il trattamento che i paesi coinvolti nella crisi diplomatica di queste ore riservato ai migranti e ai richiedenti asilo? Quale legge è in vigore sui loro territori? E quali sono i numeri dell’accoglienza in questi territori? A questo ultimo quesito può rispondere il grafico pubblicato qui sotto e rintracciabile sul sito dell’Europarlamento che fa chiarezza prima di tutto sulle presenze effettive all’interno della UE, anche in rapporto alla popolazione residente.


La Francia: no ai migranti economici

Le polemiche più feroci hanno preso di mira la Francia. Se ne è fatto portavoce il vice premier Di Maio ma anche la Lega che non ha mancato di ricordare a Macron l’intransigenza dei governi transalpini ai valichi con l’Italia di Bardonecchia e Ventimiglia, da anni teatro di respingimenti, episodi con esito mortale, addirittura (di recente) di uno sconfinamento della gendarmeria francese in territorio piemontese. Da questo punti di vista c’è una linea di continuità tra l’attuale capo dell’Eliseo e i suoi predecessori Sarkozy e Hollande. La Francia esercita una rigida linea di distinzione tra richiedenti asilo e migranti economici. A questi ultimi e comunque a chi non è in possesso di regolari documenti, il passaggio della frontiera viene energicamente precluso. Lo ha ribadito lo stesso Macron in un vertice con Italia e Germania il 2 luglio del 2017: «Non confondiamo rifugiati e migranti economici. Manteniamo le nostre frontiere». Lo scorso aprile il ministro dell’interno Gerard Collomb ha presentato una legge di riforma sul tema dei richiedenti asilo basato su alcuni punti chiave: riduzione dei tempi per la domanda di assistenza, aumento da 45 a 90 giorni della detenzione preventiva per gli immigrati, no all’espulsione dei richiedenti asilo verso paesi che discriminano gli omosessuali, meno severità per chi aiuta i migranti irregolari.

La Spagna: diplomazia e repressione


Le barriere spagnole a Ceuta e Melilla

Anche la Spagna ha rivolto critiche molto dure all’Italia dopo aver aperto il porto di Valencia alla Aquarius. Oggi il Paese iberico è quasi del tutto tagliato fuori dalle grandi rotte dell’immigrazione ma in tempi non lontani era stato il «ventre molle» del continente: nel 2006 gli ingressi irregolari in Spagna erano stati 31.600 per ridursi a 120 appena nel 2012 e a 874 nel 2015 (ma nel 2018 c’è stata una risalita a 11mila, contro i 14mila dell’Italia e i 12mila della Grecia, secondo dati di Unhcr). Il crollo è il frutto di una politica che ha ricevuto l’apprezzamento dell’agenzia europea Frontex e che è un misto di diplomazia e repressione. Da un lato il governo di Madrid ha stretto accordi (accompagnati da finanziamenti) con Senegal, Marocco e Mauritania per il respingimento dei clandestini provenienti dai tre paesi «dirimpettai». Dall’altro le città di Ceuta e Melilla, due «enclavi» spagnole in Africa e assediate da migliaia di migranti sono stati trasformati in fortezze: reti di recinzione alte oltre dieci metri, sistemi di videosorveglianza, dispiegamento di polizia che non esita a intervenire duramente contro tentativi di sfondamento del confine.

Malta e il trattato mai sottoscritto

E infine c’è la questione di Malta, protagonista del lungo braccio di ferro con l’Italia sul caso Aquarius. La Valletta si è rifiutata, come aveva già fatto in altre occasioni, di accogliere le navi delle Ong. Due le ragioni che vengono esposte per giustificare questa linea di condotta. La prima è che Malta accoglie già un numero di rifugiati che, in rapporto alla popolazione residente e allo spazio fisico disponibile, è cinque volte superiore a quello dell’Italia. La seconda, più complessa, si rifà all’interpretazione del diritto internazionale e di accordi sottoscritti tra stati per l’assistenza alla navigazione. Uno di questi, il trattato di Amburgo del 1979 e le successive modifiche, suddivide il Mediterraneo in grandi quadranti denominati «zone Sar» (search and rescue) ognuna delle quali assegnata a uno degli Stati affacciato sul mare al quale spettano le operazioni di salvataggio e controllo. Quella su cui Malta è competente è molto estesa rispetto alle dimensioni dell’isola e il governo non è in grado di effettuare il pattugliamento. In più La Valletta non ha mai sottoscritto le revisioni più recenti del trattato e per questo, come nel caso della Aquarius, si rifiuta di prestare assistenza, non ritenendo l’operazione di sua competenza.