Il principe va alla guerra di corte. A Riad per Mohammed bin Salman si avvicinerebbe la resa dei conti. E la Cia «osserva», di Camille Eid

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 27 /10 /2018 - 09:13 am | Permalink
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Riprendiamo da Avvenire del 25/10/2018 un articolo di Camille Eid. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione .

Il Centro culturale Gli scritti (28/10/2018)

Nonostante i sorrisi dispensati agli ospiti – dimezzati dopo il ritiro di molti big occidentali – della «Davos nel deserto», il principe Mohammed bin Salman (MbS) sa che le sue certezze di accedere al trono saudita sono ormai seriamente compromesse dalla progressiva ammissione di colpa da parte delle autorità saudite: dal totale diniego della morte di Khashoggi alla versione della morte accidentale durante una colluttazione, alla prima ammissione, fatta ieri dal Procuratore generale saudita, del «delitto premeditato» .

Il giovane principe che cercava di accreditarsi in Occidente come il «modernizzatore» del regno arabo è quindi diventato il principale sospettato di essere il mandante di un orrendo assassinio. Lo stesso Ritz Carlton di Riad, in cui si è tenuto per la seconda volta il forum economico internazionale è diventato anch’esso simbolo delle lotte di palazzo che si svolgono tuttora dietro le quinte in Arabia Saudita. MbS aveva trasformato questo hotel cinque stelle in una prigione dorata segregandovi, esattamente un anno fa e per circa tre mesi, 381 tra noti businessmen, principi ed ex ministri nel quadro di una presunta «campagna anticorruzione» che aveva tutto l’aspetto di una purga contro conclamati e potenziali rivali.

La «Notte dei lunghi coltelli», come alcuni l’avevano allora definita, ha rivoltato contro MbS buona parte della famiglia reale e della borghesia saudita. Molti di loro scorgono oggi nel caso Khashoggi un’occasione unica per liberarsi di un “figlio di papà” molto incompetente e imprudente. Tra gli eccellenti emiri arrestati, Al-Walid bin Talal, che vanta un patrimonio stimato attorno ai 16,9 miliardi di dollari con investimenti dalle banche agli alberghi, dagli “old media” alle nuove tecnologie.

Nelle stesse ore avveniva un altro scossone politico con le dimissioni – rivelatesi subito forzate – del primo ministro libanese Saad Hariri, convocato ufficialmente per un incontro con re Salman, e la sua successiva segregazione. Al-Walid e Hariri sono “comparsi” mercoledì al forum accanto a un principe ossessionato di dimostrare la propria estraneità alle colpe commesse dai suoi stretti collaboratori.

Una mossa che non convince nessuno, esattamente come la convocazione al palazzo reale dei familiari di Khashoggi per presentare loro le condoglianze, contravvenendo alle più elementari usanze arabe. Vedendo dissiparsi in Occidente l’ammirazione per le sue «riforme» (The Wall Street Journal lo ha paragonato a Caligola), MbS avrebbe lamentato davanti ad alcuni imprenditori russi e cinesi la disaffezione dei suoi «falsi amici».

Le indiscrezioni circa una lista preparata dalla Cia e contenente i nomi di tre “alternative” a MbS come erede al trono si fanno più insistenti. Vi figurano l’ex principe ereditario Mohammed bin Nayef, destituito dalle sue funzioni dallo stesso Mbs, il principe Ahmad, fratellastro di re Salman l’ultimo figlio ancora vivo di Abdel- Aziz, e infine Khaled, fratello minore di Mbs e ambasciatore saudita a Washington, qualora re Salman insistesse sulla nomina di un altro tra i suoi figli. Qualcuno teme che MbS sia tentato di precedere le mosse dei suoi numerosi avversari. Non si tratta solo di soffocare ogni eventuale “ribellione di palazzo” volta a forzare la mano a re Salman sulla scelta di un nuovo erede, ma soprattutto di aggirare quella via d’uscita individuata da un’amministrazione americana incapace di proteggerlo all’infinito dalle pressioni del Congresso Usa e della pubblica opinione. L’ipotesi in tal caso – ipotizzano molti analisti amanti della dietrologia – è una sola: l’annuncio della morte “improvvisa” dell’ultraottantenne re Salman.