Prima delle vacanze il papa dà una ripassata a Duns Scoto, di Sandro Magister

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 11 /07 /2010 - 00:08 am | Permalink | Homepage
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Riprendiamo dal blog di Sandro Magister Settimo cielo, il post che il giornalista ha dedicato il 7 luglio 2010 alla catechesi di Benedetto XVI su Duns Scoto. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (10/7/2010)

 

Prima della pausa estiva a Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha dedicato la sua ultima catechesi, mercoledì 7 luglio, al grande teologo e beato Giovanni Duns Scoto. Ne ha parlato benissimo. Ma non ha mancato di rilanciare nei suoi confronti la critica che aveva già espresso nella memorabile lezione di Ratisbona del 12 settembre 2005: quella di esaltare a tal punto il primato della libertà e della volontà sulla ragione, da far pensare a un Dio puro Arbitrio, “che non sarebbe legato neppure alla verità e al bene”. Un’idea di Dio che, a Ratisbona, il papa disse presente e influente anche nel pensiero islamico. Ecco qui di seguito i due passaggi paralleli della critica di Benedetto XVI al volontarismo di Duns Scoto, a cui, ha detto, “la modernità è molto sensibile”.

 

Nella catechesi del 7 luglio 2010:

Duns Scoto ha sviluppato un punto a cui la modernità è molto sensibile. Si tratta del tema della libertà e del suo rapporto con la volontà e con l’intelletto. Il nostro autore sottolinea la libertà come qualità fondamentale della volontà, iniziando una impostazione di tendenza volontaristica, che si sviluppò in contrasto con il cosiddetto intellettualismo agostiniano e tomista. Per san Tommaso d’Aquino, che segue sant’Agostino, la libertà non può considerarsi una qualità innata della volontà, ma il frutto della collaborazione della volontà e dell’intelletto. Un’idea della libertà innata e assoluta collocata nella volontà che precede l’intelletto, sia in Dio che nell’uomo, rischia, infatti, di condurre all’idea di un Dio che non sarebbe legato neppure alla verità e al bene. Il desiderio di salvare l’assoluta trascendenza e diversità di Dio con un’accentuazione così radicale e impenetrabile della sua volontà non tiene conto che il Dio che si è rivelato in Cristo è il Dio “logos”, che ha agito e agisce pieno di amore verso di noi. Certamente, come afferma Duns Scoto nella linea della teologia francescana, l’amore supera la conoscenza ed è capace di percepire sempre di più del pensiero, ma è sempre l’amore del Dio “logos”. Anche nell’uomo l’idea di libertà assoluta, collocata nella volontà, dimenticando il nesso con la verità, ignora che la stessa libertà deve essere liberata dei limiti che le vengono dal peccato.

 

E nella lezione di Ratisbona del 12 settembre 2006:

Nel tardo Medioevo si sono sviluppate nella teologia tendenze che rompono la sintesi tra spirito greco e spirito cristiano. In contrasto con il cosiddetto intellettualismo agostiniano e tomista, iniziò con Duns Scoto una impostazione volontaristica, la quale alla fine portò all’affermazione che noi di Dio conosceremmo soltanto la “voluntas ordinata”. Al di là di essa esisterebbe la libertà di Dio, in virtù della quale egli avrebbe potuto creare e fare anche il contrario di tutto ciò che effettivamente ha fatto. Qui si profilano delle posizioni che [...] potrebbero portare fino all’immagine di un Dio-Arbitrio, che non è legato neanche alla verità e al bene. La trascendenza e la diversità di Dio vengono accentuate in modo così esagerato, che anche la nostra ragione, il nostro senso del vero e del bene non sono più un vero specchio di Dio, le cui possibilità abissali rimangono per noi eternamente irraggiungibili e nascoste dietro le sue decisioni effettive. In contrasto con ciò, la fede della Chiesa si è sempre attenuta alla convinzione che tra Dio e noi, tra il suo eterno Spirito creatore e la nostra ragione creata esista una vera analogia, in cui certo le dissomiglianze sono infinitamente più grandi delle somiglianze, non tuttavia fino al punto da abolire l’analogia e il suo linguaggio (cfr. Concilio Lateranense IV). Dio non diventa più divino per il fatto che lo spingiamo lontano da noi in un volontarismo puro ed impenetrabile, ma il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come “logos” e come “logos” ha agito e agisce pieno di amore in nostro favore. Certo, l’amore “sorpassa” la conoscenza ed è per questo capace di percepire più del semplice pensiero (cfr. Efesini 3, 19), tuttavia esso rimane l’amore del Dio-“logos”, per cui il culto cristiano è “spirituale” – un culto che concorda con il Verbo eterno e con la nostra ragione (cfr. Romani 12, 1).