Nonni, una presenza più forte di ogni distacco. 2.414 ragazzi, dalle elementari al liceo, da tutta Italia, hanno raccontato i loro nonni, di Marina Corradi

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 09 /06 /2019 - 14:05 pm | Permalink
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Riprendiamo da Avvenire del 4/6/2019 un articolo di Marina Corradi. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Educazione e terza età.

Il Centro culturale Gli scritti (9/6/2019)

«Avevi delle mani bellissime, sai, a volte mi sembra ancora di vederle mentre stringono la stoffa dei pantaloni del pigiama che indossi. Ricordo anche quello; come ricordo la tua tuta grigia e pesante e tutte le volte in cui papà ti ha nascosto le pastiglie nei fagiolini, pur di fartele prendere. Ti vedo sulla poltrona, seduta accanto al nonno, e poi sul letto, mentre Loredana ti cambia. Ti sento cantare i ritornelli che avevi imparato da bambina… ».

È l’incipit del tema di una studentessa delle superiori di Udine, Angelica Ippolito, che racconta la nonna scomparsa. Angelica è fra i vincitori del concorso “Io e i nonni”, indetto nelle scuole italiane dall’associazione “Nonni 2.0” e dal giornale 'Tempi'. Presidente della giuria Davide Rondoni, la premiazione avviene in Senato. 2.414 ragazzi, dalle elementari al liceo, da tutta Italia, hanno raccontato i loro nonni. Un singolare spaccato del Paese ne emerge: un’Italia di affetti forti, in cui magari, come spesso succede, i genitori sono divisi, ma la casa dei nonni resta un approdo fermo e sicuro.

Una porta sempre aperta, una tavola apparecchiata con cura, cose buone da mangiare. Soprattutto, qualcuno che ha tempo e voglia di starti ad ascoltare. Un’Italia in cui già le etnie più diverse di intrecciano, e magari, come racconta una bambina, una nonna é polacca e un nonno indiano: eppure quando arrivano i figli dei propri figli lo schema tradizionale sembra ricomporsi, non poi tanto diverso da quello delle nostre città e campagne. La domenica, si va dai nonni. Tutte le nonne, pare, sono bravissime a cucinare.

Tutti i nonni, sembra, sanno riparare i giocattoli rotti. Un momento di pace, di dolce rallentamento del tempo, alla fine della settimana. Un regalo, una mancia, un cinema, e poi quelle meravigliose crostate. «I nonni sono abbondanti», sintetizza con efficacia un ragazzino: e dà l’idea di una generosità gratuita, di mura solide fra le quali riparare. Nonni, e bisnonni, perché i più piccoli li hanno ancora.

I bambini di oggi mostrano grande stupore per la vita che si faceva un tempo, alla loro stessa età. Povertà, lavoro nei campi, o in fabbrica, e anche fame. I nipoti non si capacitano, cresciuti come sono fra le corsie traboccanti di merce degli ipermercati. Anche la guerra, resta tramandata nella memoria dei più anziani: la paura, i nazisti, i campi di prigionia. Che cose incredibili, paiono pensare i nipoti con sgomento.

Questi temi vergati con calligrafia larga e infantile, o già scritti in Word, sul pc, testimoniano quanto rapidamente l’Italia sia cambiata, nel giro di appena tre generazioni. I vecchi non si capacitano di quegli smartphone sempre nelle mani dei nipoti, e quelli ascoltano muti storie di un tempo in cui, la sera, si giocava a carte, o si pregava.

Un rapporto comunque forte e fecondo. Si meravigliano, gli adolescenti del 2019, che i nonni siano rimasti assieme per tutta la vita. Eppure questo li colpisce, come se si sentissero dire: volersi bene per sempre è possibile.

I nonni, poi, sono i primi volti che vengono a mancare nella vita di un bambino. Il primo schiaffo della morte, la porta che era sempre aperta ora serrata. Ma, anche, la prima occasione di pensare a cosa ci attende, e a cosa resta, delle persone che ci sono care.

Il vincitore della sezione scuole primarie, Dario La Russa, di Trapani, racconta che un giorno scende le scale e torna a bussare a quella porta ormai chiusa. E gli pare di entrare, e di risentire il profumo di rose della nonna Nice, di vedere la farina che macchiava il suo vestito nero, quando preparava i dolci. «Dicono che non ci sei più, ma io sento che non è così», scrive il bambino, con amorosa testardaggine. Ci sono radici e domande che restano sempre, e anche oggi. I temi di migliaia di bambini e adolescenti lo testimoniano.