Cristianesimo e omosessualità in Africa: la vicenda dei martiri ugandesi (da Kittredge Cherry)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 09 /06 /2019 - 14:07 pm | Permalink
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Riprendiamo dal sito Gionata.org (https://www.gionata.org/cristianesimo-e-omosessualita-in-africa-la-vicenda-dei-martiri-ugandesi/) brani di un articolo di Kittredge Cherry pubblicato sul suo blog Jesus in Love (Stati Uniti) il 3 giugno 2016, e liberamente tradotto da Silvia Lanzi. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Maestri dello Spirito.

Il Centro culturale Gli scritti (9/6/2019)

 […] Ecco un’occhiata più da vicino a quanto successe. I martiri ugandesi morirono in un periodo di tremendi cambiamenti e scontri culturali in Uganda. I primi missionari cristiani erano arrivati solo una decina d’anni prima, nel 1877. Gli Arabi introdussero l’Islam in Uganda circa nello stesso periodo, qualche anno prima dell’annessione britannica del Paese nel 1884.

Il re Mwanga II di Bugunda, ora parte dell’Uganda, faceva sesso con giovani uomini (e forse ragazzi) che lo servivano come valletti. È stato chiamato “il più famoso omosessuale d’Africa”. Ma forse la sua sessualità era molto più complessa. Aveva mogli e figli, così forse era bisessuale. È stato etichettato come pedofilo, ma anche lui era un adolescente. Iniziò a regnare all’età di sedici anni e ne aveva più o meno diciotto all’epoca delle esecuzioni. Non importa quanto fossero anziani i partner sessuali del re, richiedere sesso pena la morte è più uno stupro che sesso gay tra adulti consenzienti. Il martire più giovane, san Kizito, aveva più o meno quattordici anni.

La crisi iniziò quando il valletto preferito del re, Mwafu, si unì agli altri nel resistere alle sue profferte sessuali. I valletti reali erano membri dell’élite, nobili figli di capi, ma avevano un rango basso alla corte del re. Alcuni di loro si convertirono al cristianesimo e iniziarono a negare a re Mwanga il suo solito “piacere”, così egli radunò i valletti e ordinò loro di scegliere tra lui e il cristianesimo. Solo tre scelsero il re. Il resto dei valletti subirono la sentenza di morte. Un folto gruppo finì col marciare per otto miglia e bruciare sul rogo sulla collina di Namugongo, dove venne costruito un santuario. Le vittime furono ventitré anglicani e ventidue cattolici, incluso il capo dei valletti Joseph Mukasa (il primo martire cattolico nero del continente africano) e Charles Lwanga.

I primi racconti narrano che il re faceva sesso con i suoi paggi, ma nel corso degli anni sono state sempre più sottolineate le “richieste peccaminose” e la “perversione” del re “dissoluto”. Un certo tipo di agiografia coloniale e tossica ha mischiato l’omofobia con le paure razziste riguardo al “nero” pagano e non civilizzato dell’Africa. I morti furono prontamente proclamati santi martiri e vennero canonizzati ufficialmente dalle Chiese cattolica, anglicana e luterana.

Un’utile analisi queer del martirio ci è fornita da Kenneth Lewis Hamilton, che ha scritto sui martiri ugandesi in molti articoli accademici e nella sua tesi di laurea. Hamilton si identifica “come un missionario ordinato, cattolico, ispirato dall’Africa, postcoloniale e queer”. Scrive in un articolo intitolato The Flames of Namugongo: Postcoloniality Meets Queer on African Soil? (Le fiamme di Namugongo: il postcolonialismo incontra i queer su suolo africano?): “E così, lo stabilirsi del cristianesimo – in particolare quello cattolico e quello anglicano – in Uganda coincide direttamente con il racconto di un desiderio omosessuale trasgressivo. Questo comporta un inizio provocatorio per il discorso cristiano nell’Africa dell’est e la conseguente canonizzazione dei martiri porta un oscuro, pericoloso desiderio proprio nella pelle dell’Uganda cristiana. La canonizzazione, infatti, è un messaggio della predicazione: la narrazione del ‘martirio’ diventa ora parte di un canone di nuovi racconti: quelli su sodomia, razza, desiderio e conquista”. Lo stesso articolo si conclude così: “Voglio mettere più figure dei martiri nelle cappelle e online… voglio più dipinti di questi ragazzi-martiri sulle nostra mura nere e cattoliche. Questi sono i corpi e i clan che ora abitano il paradiso. Ma fanno come hanno fatto gli schiavi: come una presenza sovversiva ti sorridono, ma sono sempre pronti alla rivolta e al liberarsi a vicenda”.

[…]

N.B. de Gli scritti Questi i fatti (da Nigrizia http://www.nigrizia.it/atlante/uganda):

1884: Mutesa I muore e gli succede il figlio Mwanga II; sembra che il nuovo re apprenda la pratica dell’omosessualità dai commercianti arabi e si senta profondamente offeso quando gli 800 paggi di corte si rifiutano di prestarsi alla nuova pratica. 

1885-7: Mutesa II, che ha totale autorità sulla vita dei sudditi, comincia a uccidere alcuni suoi paggi: 22 cattolici (saranno canonizzati da Paolo VI nell’ottobre 1964), 23 anglicani e oltre 60 arabi.