Imagine. Oggi sarebbe impopolare scrivere una canzone così intollerante contro musulmani, ebrei, induisti, come quella che scrisse John Lennon nel 1971. Breve nota di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 09 /02 /2020 - 17:40 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito una nota di Andrea Lonardo. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Intercultura.

Il Centro culturale Gli scritti (9/2/2020)

Nel 1971, quando Lennon scrisse Imagine, il sistema di pensiero dominante riteneva che le religioni fossero in toto un male, anzi il male per eccellenza. Come aveva insegnato K. Marx, la religione in quanto tale, al di là delle singole religioni, era da considerarsi come “l’oppio dei popoli”. Non il cristianesimo, ma la religione in quanto tale.

Una coltre oscura dipingeva così tutte le religioni, dall’islam all’ebraismo, dal cristianesimo al buddismo, come causa di oppressione, verso tutto e tutti, ma in particolare verso la laicità, la donna, il sesso e la libertà. Era ammessa, forse, la sola eccezione del buddismo, in quanto ammantato oramai da riletture statunitensi e totalmente reinterpretato rispetto alla sua configurazione reale e storica estremo-orientale.

In Imagine le religioni erano poste a fianco di altre categorie da superare come i confini dei diversi paesi (countries), la proprietà privata (no possessions), la possibilità di uccidere e morire (nothing to kill or die for), l’inferno e il paradiso ingannevoli che le stesse religioni promettevano.

Lennon auspicava la fine di ogni riferimento all’inferno (hell) e al paradiso (heaven), lasciando spazio solo al cielo fisico (sky). Inneggiava così alla sparizione degli ebrei, dei musulmani, degli induisti e così via.

Oggi nessuno si sognerebbe di cantare la fine delle religioni: sarebbe accusato immediatamente di intolleranza e di razzismo.

È rimasta politicamente corretta solo l’ostentazione di avversità al cristianesimo – e del cattolicesimo in specie – ma nessun rifiuto pregiudiziale dell’Islam, delle religioni orientali o dell’ebraismo sarebbe lecito in pubblico, come in Imagine.

Mai e poi oggi qualcuno si sognerebbe di pronunciare in pubblico un inno al desiderio che scompaiano le diverse religioni, dall’Islam all’ebraismo. Chi lo facesse sarebbe immediatamente tacciato di antisemitismo, di razzismo o di protervia occidentale.

Il mondo cambia – o forse resta sempre uguale a se stesso.

Imagine

Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky

Imagine all the people
Living for today (ah ah ah)

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion, too

Imagine all the people
Living life in peace

You may say that I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed…

Imagine (traduzione italiana)

Immagina non ci sia il Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il cielo
Immagina che la gente
viva al presente…

Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace…

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno

Immagina un mondo senza proprietà privata
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero…

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno