In attesa de Il viaggio del veliero, dopo Il leone, la strega e l'armadio ed Il principe Caspian: chiavi per la lettura delle Cronache di Narnia, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 06 /09 /2010 - 21:44 pm | Permalink
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Presentiamo sul nostro sito un articolo di Andrea Lonardo.

Il centro culturale Gli scritti (6/9/2010)

«“Siete... siete anche nel nostro mondo, signore?” - chiese Edmund. “Sì” - gli spiegò Aslan. “Solo che laggiù ho un altro nome, e voi dovrete imparare a conoscermi con quel nome. È questo il vero motivo per cui siete stati mandati a Narnia: adesso sapete qualcosa di me, anche se non molto. Ma ora vi sarà più facile conoscermi meglio nel vostro mondo”» (Le cronache di Narnia, II, Il viaggio del veliero, Mondadori, Milano, 2000, p. 331).

Questo l'epilogo de Il viaggio del veliero, il quinto dei racconti che compongono Le cronache di Narnia, scritte da C. S. Lewis, il terzo riproposto in versione cinematografica.

Ogni adulto ed ogni ragazzo che ha letto gli straordinari racconti delle Cronache e li ha ammirati al cinema sa benissimo ormai chi si cela ed insieme si rivela nel leone Aslan, protagonista dei racconti fantastici di Lewis.

Non c'è alcun bisogno, dunque, di soffermarsi su questo. Merita invece ripercorrere il filo narrativo dei sette racconti, alcuni dei quali, purtroppo, non vedremo per ora al cinema.

Nel primo, Il nipote del mago, Lewis racconta la creazione del mondo attraverso il canto di Aslan.

La melodia del leone chiama all'esistenza tutto ciò che esiste, finché, al culmine della sua opera, vengono destati la coscienza e l'amore negli animali parlanti: «“Narnia, Narnia, Narnia, svegliati. Ama. Pensa. Parla. Che gli alberi camminino. Che gli animali parlino. Che le acque siano sacre”. Quella era la voce del leone. I bambini avevano sempre saputo che prima o poi il leone avrebbe parlato, ma quando sentirono la sua voce provarono un’emozione fortissima. […] E tutte le creature e tutti gli animali, con voci diverse, alte o basse, cupe o chiare, salutarono con queste parole: “Salute, o Aslan. Abbiamo udito e ti obbediamo. Noi siamo svegli. Noi amiamo. Noi pensiamo. Noi parliamo. Noi sappiamo”. [...] “O nobili creature, io vi faccio dono di voi stessi”» (Le cronache di Narnia, I, Il nipote del mago, Mondadori, Milano, 2000, pp. 87-88).

Nel secondo racconto, Il leone, la strega e l'armadio - il primo trasposto in versione cinematografica -, sono i quattro fratelli Peter, Susan, Edmund e Lucy a lottare contro la Strega Bianca, che paralizza nel gelo tutto ciò che conquista, così come Lucifero, nell'Inferno dantesco, è conficcato nel ghiaccio del rifiuto di Dio e degli uomini.

Tutto sembra ormai perduto quando Edmund tradisce gli altri e la Strega può dichiarare: «Sai bene che ogni traditore mi appartiene, è mio per legge. Ogni tradimento mi dà diritto a un’uccisione!» (Le cronache di Narnia, I, Il leone, la strega e l'armadio, Mondadori, Milano, 2000, pp. 229-230). Ma Aslan, nella sua sovrana libertà, offre se stesso in cambio del traditore Edmund e la Strega ne dispone uccidendolo barbaramente sulla Tavola di pietra.

Ella non può immaginare la resurrezione del leone che, tornato in vita, annunzia alle due bambine: «Significa che la Strega Bianca conosce la Grande Magia, ma ce n’è un’altra, più grande ancora, che lei non conosce. Le sue nozioni risalgono all’alba dei tempi: ma se lei potesse penetrare nelle tenebre profonde e nell’assoluta immobilità che erano prima dell’alba dei tempi, vedrebbe che c’è una magia più grande, un incantesimo diverso. E saprebbe così che, quando al posto di un traditore viene immolata una vittima innocente e volontaria, la Tavola di Pietra si spezza e al sorgere del sole la morte stessa torna indietro!» (Le cronache di Narnia, I, Il leone, la strega e l'armadio, Mondadori, Milano, 2000, pp. 243).

Nel terzo racconto, Il cavallo e il ragazzo, Shasta, salvato dalle acque, conduce alla libertà i due cavalli parlanti Bridi e Uinni, insieme ad Aravis, una tarkhenna che decide di abbandonare la malvagia terra di Calormen. Il suo coraggio libererà dal pericolo anche la terra di Archen e quella di Narnia, ma la sua lotta giungerà a buon esito solo perché Aslan lo accompagna. Quando Shasta trova il coraggio di fermarsi a parlare con lui, questo è il dialogo rivelativo che si svolge: «“Chi sei? - domandò Shasta. “Me stesso” - disse la voce, con un tono tanto basso e profondo che la terra tremò; e ancora “Me stesso” - con voce chiara e squillante; e una terza volta “Me stesso”, sussurrato appena. Quasi non si sentì nulla, ma quelle parole parevano provenire da lì intorno, leggere proprio come il tremolio delle foglie. [Poi] il bianco che lo circondava divenne di un candore abbagliante, tanto da costringerlo a chiudere gli occhi […] Era il leone a emanare tanta luce. Mai si era vista cosa più bella e imponente» (Le cronache di Narnia, I, Il cavallo e il ragazzo, Mondadori, Milano, 2000, p. 359).

Nel quarto racconto, Il principe Caspian, il secondo nella trasposizione cinematografica, è solo Lucy, la più piccola dei quattro fratelli divenuti sovrani di Narnia, a vedere il leone, pur esitando a seguirlo, mentre infuria la lotta contro il malvagio Miraz che domina su Narnia avendo spodestato i legittimi regnanti.

«“Ti sembra di averlo visto... dove?” - chiese Susan. “Ehi, non parlare come gli adulti” - protestò Lucy, puntando i piedi. “Non mi sembra di averlo visto. Io l'ho visto!”» (Le cronache di Narnia, II, Il principe Caspian, Mondadori, Milano, 2000, p. 92). E quando Lucy viene infine inviata a chiamarlo in soccorso, perché il suo aiuto li sostenga nella battaglia contro Miraz ed i suoi, Aslan, fissandola negli occhi ed amandola, le fa comprendere la sua mancanza di fede, quando si era rifiutata di segurlo: «“Oh Aslan” - proseguì Lucy - “vuoi dire che io c’entro qualcosa in tutto questo? Come potevo abbandonare gli altri e venire da te? Io da sola? Oh, ti prego non guardarmi così! Beh, sì, in effetti avrei potuto farlo! E non sarei stata sola, perché ci saresti stato tu, con me. Ma cosa avremmo mai potuto fare?”. Aslan non disse nulla» (Le cronache di Narnia, II, Il principe Caspian, Mondadori, Milano, 2000, p. 104).

Nel quinto racconto, Il Viaggio del veliero - il terzo della versione cinematografica -, Edmund e Lucy, insieme a Caspian, a Ricipí e a molti altri valorosi di Narnia, si spingono fino ai confini del mondo, fino all'estremo limite della conoscenza. Dopo aver toccato isole popolate da personaggi che, in un modo o nell'altro, li avrebbero fatti desistere dal loro desiderio se non fossero stati protetti dall'alto, giungono infine alla Fine del Mondo: «ebbero la strana sensazione che qui il cielo arrivasse davvero a congiungersi con la terra […] Videro che c'era qualcosa tra loro e la linea del cielo, una macchia bianca che si stagliava sul verde dell'erba. E quel candore era così accecante che, anche ad avere occhi di falco, era assai difficile da sopportare. Si avvicinarono e videro che si trattava di un agnello. “Venite a fare colazione” - disse l'agnello con voce dolce e suadente. Solo allora si accorsero che sull'erba, lì vicino, c'era un fuoco acceso, con del pesce lasciato ad arrostire sopra di esso. […] “In ogni modo esiste una via che conduce al mio regno”. E il suo manto, mentre pronunciava queste parole, da bianco color della neve qual era, in un lampo divenne marrone, quasi rosso. L'agnello diventò più grande, sempre più grande, e d'un tratto Aslan in persona comparve, torreggiando sulle loro teste, mentre dalla folta criniera piovevano raggi di luce» (Le cronache di Narnia, II, Il viaggio del veliero, Mondadori, Milano, 2000, p. 330).

Ben diverso è l'esito della navigazione del veliero dal leggendario viaggio dantesco di Ulisse, continuamente richiamato: l'eroe di Itaca perisce, infatti, con tutti i suoi nella folle impresa,

Nel sesto racconto, La sedia d'argento, è la Regina delle Tenebre, proveniente dallo stesso nord da cui era giunta la Strega Bianca, a tenere stregato da un incantesimo l'unico erede di Narnia per servirsi di lui al fine di sottomettere a sé i narniani.

Anche le creature del Mondodisotto sono soggiogate dall'incantesimo della Regina. Esse ritengono ormai che non esista alcun mondo se non quello dove la sovrana malvagia tutto conduce a schiavitù: «Sono io che penso a voi, che penso a tutti, nell'unico mondo reale che esiste, il mio mondo» (Le cronache di Narnia, III, La sedia d'argento, Mondadori, Milano, 2000, pp. 127-128).

Eustachio e Jill riescono a sconfiggerla con l'aiuto di un Paludrone, Puddlelgum, che è l'unico a resisterle esclamando: «State certa che mai e poi mai dimenticherò Narnia e il Mondodisopra. Oh, sicuramente non ci tornerò mai più, e forse lo renderete buio e nero come questo, ma non importa, io non dimenticherò mai di averci vissuto. Io ho visto il cielo trapuntato di stelle, il sole che nasce dal mare al mattino e che al tramonto va a dormire dietro le montagne [...] Io sto dalla parte di Aslan, anche se Aslan è pura invenzione. Io voglio vivere come un narniano, anche se Narnia non esiste […]. Noi lasciamo immediatamente la vostra corte e ci addentriamo nelle Tenebre, dove passeremo la nostra vita a cercare il Mondodisopra» (Le cronache di Narnia, III, La sedia d'argento, Mondadori, Milano, 2000, p. 125 e 129). Alle parole del Paludrone che rifiuta la menzogna di quel mondo oscuro che pretende di essere l'unico possibile, tutti gli incantesimi si rompono e la Regina rivela la sua vera natura di serpente omicida e menzognero. Una volta che appare con evidenza la sua identità, i ragazzi ed il principe Rilian riescono ad ucciderla.

Ma in realtà, l'impresa può giungere a buon fine solo perché Aslan ha dato a Jill i Segni con i quali ritrovare il principe, legittimo erede al trono di Narnia: nonostante la ragazzina continuamente li dimentichi, proprio essi si rivelano alla fine decisivi per sconfiggere la menzogna della Strega.

Nel settimo e ultimo racconto, L'ultima battaglia, uno Scimmione gigantesco e cattivo di nome Shift si serve di un asino, Puzzle, travestendolo da leone e facendosi obbedire nei suoi progetti di male contro Narnia. L'asino travestito è la parodia di Aslan, è il suo anti-tipo. Ma egli è solo un fantoccio nelle mani di Shift, il vero oppositore del leone. Qui il maligno si rivela non solo come anti-umano, ma fino in fondo come colui che aspira a sostituirsi allo stesso Aslan. Shift vuole che tutti credano che Tash, la divinità cattiva della terra di Calormen, e Aslan sono lo stesso Dio e propone di venerarlo con il nuovo nome di Tashlan.

L'ultima battagli si compie dinanzi alla Porta della Stalla il cui «interno è molto più vasto dell'esterno. “Sì” - disse la Regina Lucy. “Una volta, anche nel nostro mondo ci fu una stalla che ospitava all'interno qualcosa di molto, molto più grande di noi”» (Le cronache di Narnia, III, L'ultima battaglia, Mondadori, Milano, 2000, p. 268).

Il nemico, questa volta, viene debellato definitivamente. Aslan richiama Padre Tempo che pone termine con una pioggia di stelle al firmamento ed allo scorrere della storia - «che spettacolo apocalittico, ragazzi!» (Le cronache di Narnia, III, L'ultima battaglia, Mondadori, Milano, 2000, p. 275).

Tutte le creature si radunano allora dinanzi al leone: «giunte al cospetto di Aslan, si fermarono e alzarono la testa per guardarlo negli occhi: non credo che avessero scelta del resto» (Le cronache di Narnia, III, L'ultima battaglia, Mondadori, Milano, 2000, p. 276). Alcune scompaiono alla sinistra, dove l'ombra è più nera, ma «tutti quelli che erano rimasti guardavano estasiati gli occhi di Aslan, nutrendosi e beandosi dell'amore che questi emanavano» (Le cronache di Narnia, III, L'ultima battaglia, Mondadori, Milano, 2000, p. 276). Fra di essi anche molti che erano noti per le loro opere malvagie, ma che evidentemente se ne erano pentiti per essere perdonati. Infine a Peter, re dei re di Narnia, vengono affidate le chiavi per serrare definitivamente la Porta.

Pian piano i protagonisti delle Cronache scoprono che Narnia non è semplicemente scomparsa nella morte del vecchio mondo, ma che ora essa esiste più vera di prima dentro la Porta: «Non è il caso di piangere, Lucy. Tutto quello che c'era di buono nella vecchia Narnia, tutte le nostre adorate creature, si sono salvate passando attraverso la Porta» (Le cronache di Narnia, III, L'ultima battaglia, Mondadori, Milano, 2000, p. 288).

Ed infine è l'Unicorno ad esclamare: «Finalmente sono a casa! Questa è la mia terra! Questo è esattamente ciò che cercavo da quando sono nato, anche se non l'avevo mai saputo finora. La ragione per cui eravamo tutti affezionati alla vecchia Narnia è solo perché aveva qualcosa in comune con questi luoghi incantevoli... Hiii! Hiii! Al cuore delle cose, dobbiamo guardare al cuore delle cose. E avere fede!» (Le cronache di Narnia, III, L'ultima battaglia, Mondadori, Milano, 2000, p. 289).

Oltre la Porta gli eroi di Narnia incontrano nuovamente Emeth, il settimo figlio del tarkano Harpa che, pur essendo della stirpe di Calormen, aveva sempre cercato la verità oltre l'apparenza e la menzogna. Egli racconta loro come Aslan lo abbia chiamato “mio diletto” ed il dialogo che ha avuto con lui: «Per prima cosa gli chiesi se era vero, come sosteneva lo Scimmione, che lui e Tash erano la stessa cosa. Il Leone fece un ruggito e tutta la terrà tremò (ma la sua ira non era rivolta contro di me) e disse che era tutto falso, assolutamente falso. Mi spiegò che ciò che avevo fatto per Tash, lo avevo fatto per lui, non perché siano la stessa persona, ma perché, anche se uno non lo sa, tutto quello che facciamo di buono lo facciamo in nome di Aslan, e viceversa, tutto quello che facciamo di cattivo, lo facciamo in nome di Tash» (Le cronache di Narnia, III, L'ultima battaglia, Mondadori, Milano, 2000, p. 285).

Infine gli eroi di Narnia incontrano oltre la Porta con grande gioia tutti i valorosi che avevano amato e si accorgono che non solo Narnia, ma anche l'Inghilterra, un Inghilterra più vera di quella che avevano conosciuto, una nuova Inghilterra, esisteva nel regno di Aslan.

Quando si desta in loro la paura di dover, ancora una volta, abbandonare Narnia, questa volta il leone spiega loro: «“Non abbiate paura” [...]. “Non avete ancora compreso?”. I loro cuori battevano all'impazzata, animati da una debole speranza. “C'è stato un grave incidente ferroviario” - disse Aslan con voce pacata. “Voi e i vostri genitori, come dite voi nella Terra delle Ombre, siete morti. La lunga notte è finita: inizia il nuovo giorno. Il sogno è terminato: è il momento del grande Risveglio”. E nel pronunciare queste parole non aveva più l'aspetto di un leone. Dopo, accaddero cose talmente belle e meravigliose che non posso raccontarvi in questo libro» (Le cronache di Narnia, III, L'ultima battaglia, Mondadori, Milano, 2000, p. 296).

Così, con l'annuncio della vita eterna, si chiudono le Cronache di Narnia: nel regno di Aslan, finalmente spalancato, entrano tre dei quattro fratelli - Peter, Edmund, Lucy; Susan non è lì -, insieme a Polly e Digory ed ai genitori dei quattro[1].

Le cronache di Narnia sono molto più di questo e meritano di essere lette e rilette; la fantasia con la quale Lewis le ha immaginate non finisce di sorprendere. Queste brevi note non vogliono, pertanto, impoverire la ricchezza del racconto, ma solo sottolineare come l'autore sia riuscito a proporre dentro il racconto una straordinaria esegesi biblica.

Se Aslan deve offrire se stesso perché il suo sacrificio possa salvare il peccatore Edmund, il suo morire non è un'allegoria, ma, molto più profondamente, una ripresentazione del sacrificio neotestamentario[2].

La creazione di tutto avvenuta attraverso il canto del leone ed il dono della vita spirituale da lui fatto agli animali parlanti è una profonda meditazione di Genesi 1-3[3].

Così la fede di Lucy che, pur essendo la più piccola dei fratelli, è l'unica a vedere Aslan ed a ricordare a tutti che senza di lui non può esserci vittoria, ha qualcosa da dire alla riflessione sulla fede che ci propone l'esegesi biblica.

La doppiezza e la menzogna della Regina delle tenebre, come la pantomima dello Scimmione e del suo asino - gli scrittori antichi talvolta hanno tratteggiato il diavolo come scimmia, perché la si riteneva capace semplicemente di imitare in peggio, mai di creare in proprio - caratterizzano l'esperienza del male a Narnia, ma insieme aiutano a rileggere i brani che presentano l'Accusatore ed il Padre di ogni menzogna.

Il racconto della fine del tempo e della storia dinanzi alla Porta che si apre, aiuta a comprendere la parousia, il giudizio, la gioia della vita eterna, illuminando la lettura dell'Apocalisse.

La rivelazione di Dio che cammina a fianco del suo popolo in cerca di libertà, presentandosi come l'assolutamente Altro - “me stesso”, “Io sono Colui che sono” - per risplendere poi pienamente nella Trasfigurazione ed nella forma di un agnello è espressa nelle Cronache con grande forza espressiva.

Anche la morte dei ragazzi, al termine del racconto, non fa più paura: essi sono destinati alla vita, in quella comunione con Aslan dove niente va perduto del bene che è stato, ma tutto viene anzi compiuto.

Al di là delle singole sue tappe, il disegno unitario delle Cronache ricorda e ripresenta l'unità della fede: il leone/agnello è colui che era, colui che è e colui che viene e niente gli è estraneo: in ogni momento e in ogni luogo, in Narnia ed in Inghilterra, egli è il Signore. La fede in Lui non riguarda alcuni ambiti a differenza di altri, alcune esistenze ad eccezione di altre, momenti storici particolari ad esclusione di altri. Poiché mai qualcosa o qualcuno è lontano dallo sguardo amorevole del Leone che è anche l'Agnello.


Su C. S. Lewis, vedi su questo stesso sito anche Diario di un dolore: Lewis dinanzi alla morte della moglie, a cura di Andrea Lonardo.


Note

[1] I diversi protagonisti umani delle Cronache di Narnia sono legati da un sottilissimo filo narrativo. Polly e Digory sono i primi due bambini che raggiungono nel primo racconto con gli anelli gialli dello zio Andrew il mondo di Narnia e possono così assistere alla sua creazione. Digory, al ritorno da Narnia, porta con sé, per ordine di Aslan, la mela della vita con la quale guarisce la madre. Dal torsolo della mela, piantato nel giardino, nasce l'albero dal quale viene tratto il legno per costruire l'armadio attraverso il quale Lucy, e poi i suoi fratelli, entrano a Narnia. L'avventura di Shasta si svolge quando ancora i quattro bambini sono Re e Regine di Narnia. Ne Il principe Caspian, i quattro sono richiamati a Narnia mentre sono in attesa del treno ad una stazione ferroviaria. Eustachio si ritrova per la prima volta a Narnia con Edmund e Lucy entrandovi attraverso il quadro del grande veliero rappresentato mentre veleggia in mare aperto. Eustachio conduce poi Jill a Narnia ne La sedia d'argento, quando invoca Aslan per sfuggire alle angherie dei terribili compagni dello Sperimentale, dove lui e la ragazza sono studenti. Infine, in L'ultima battaglia, è Tirian, ultimo re di Narnia, a chiedere l'aiuto dei bambini contro lo Scimmione ed il falso leone, ritrovandosi al suo fianco Eustachio e Jill. Tutti si ritrovano insieme, oltre la Porta che introduce al regno di Aslan, dopo l'incidente ferroviario che provoca la morte di tre dei quattro fratelli, di Eustachio e di Jill, di Polly e di Digory e dei genitori dei quattro bambini.

[2] Vedi, su questo Il sacrificio di Cristo ed il suo significato nella narrazione allegorica di C.S.Lewis, Le cronache di Narnia: il Leone, la Strega e l´Armadio, di d.Andrea Lonardo.

[3] Vedi su questo, La creazione dal nulla ed il peccato originale. Dalla Genesi alle Cronache di Narnia: la straordinaria trasposizione di C. S. Lewis, di Andrea Lonardo.