Appunti: la sorte di Ippona dopo la morte di Agostino

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 03 /11 /2010 - 23:47 pm | Permalink
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Il Centro culturale Gli scritti (3/11/2010)

Fonte di questi appunti è Jean-Pierre Laporte, Hippone vandale et byzantine (un état de la recherche), in Hippone, X. Delestre (dir.), Édisud/Inas, Aix-en-Provence, 2005, pp. 37-40.

L'Africa conobbe alcuni decenni di pace, mentre l'Europa, a partire dal 406, doveva già affrontare le invasioni dei barbari. I vandali sbarcarono in Africa nel 429 e, procedendo da ovest verso est, avanzarono verso Cartagine, allora ovviamente romana, che era stata fortificata nuovamente nel 425. Costantina, in Numidia, sopravvisse ad un assedio. Alcuni gruppi di vandali si spinsero più a sud e, fra l'altro, martirizzarono Pampiniano, vescovo di Vita, e Mansueto, vescovo di Urusita, che venne arso. Molti vescovi, fra cui Possidio, vescovo di Calama, si rifugiarono a Ippona o a Cartagine.

Le truppe imperiali schierate contro i vandali erano guidate dal conte Bonifacio che, sconfitto in battaglia, si rifugiò con le sue truppe, composte anche da goti, in Ippona. I vandali iniziarono l'assedio della città nel giugno 430.

Il 28 agosto di quell'anno morì Agostino; Possidio si prese cura da quel momento della sua biblioteca.

L'assedio durò ancora un anno (14 mesi in tutto) e la sua fine non è chiara dalle fonti. Procopio racconta che, a causa di una carestia, i vandali levarono l'assedio e che presero la città solo più tardi, quando già tutti gli abitanti erano fuggiti. Possidio invece racconta di un incendio della città.

Dal punto di vista archeologico non v'è traccia di un incendio della città, né di una devastazione di essa. E, d'altronde, il fatto che la biblioteca di Agostino si sia salvata è un indizio importante che conferma il fatto che la città non venne data alle fiamme.

Poco più tardi la città appare saldamente in mano ai vandali, poiché si ha notizia che il rappresentante imperiale Trigezio vi firmò un trattato con Genserico. Probabilmente Ippona fu la capitale provvisoria dello stato vandalo fino alla presa di Cartagine che avvenne nell'ottobre 439.

Nei primissimi anni i cattolici dovettero conservare la loro libertà dinanzi ai vandali ariani, poiché Possidio scrisse a Ippona la vita di Agostino. Ma certo ci fu una persecuzione già nel 437, poiché furono esiliati Possidio, Novato e Severiano e furono martirizzati quattro consiglieri “spagnoli” di Genserico.

Probabilmente la biblioteca di Agostino venne trasferita a Roma in questo contesto, non oltre il 450.

Non si hanno notizie significative del periodo vandalo di Ippona, ma certo i nomi di dignitari vandali nelle tombe della basilica lasciano ritenere che essa sia stata confiscata dagli ariani (sono note le tombe di Ermengon, sposa di Ingomar, e di Giulia Runa).

Nel 484 certamente non vi era più un vescovo cattolico.

I bizantini ripresero Cartagine e, subito dopo, Ippona, nel 533 (già a settembre Cartagine, dopo la battaglia di Tricamarum del dicembre dello stesso anno Ippona)

Alla riconquista bizantina seguirà poi l'invasione araba. Ippona dovette essere conquistata alla fine del VII secolo o, al massimo agli inizi dell'VIII.