Tutti a pranzo dal primo degli apostoli. I romani poveri ai banchetti funerari nella basilica di San Pietro fra IV e V secolo, di Vincenzo Fiocchi Nicolai

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 01 /01 /2011 - 17:31 pm | Permalink
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Riprendiamo da L’Osservatore Romano del 5/9/2010 un articolo scritto da Vincenzo Fiocchi Nicolai. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per altri articoli sulla storia della chiesa di Roma vedi, su questo stesso sito, la sezione Roma e le sue basiliche.

Il Centro culturale Gli scritti (1/1/2011)

L'antica Fabbrica di San Pietro in Vaticano fu una delle prime e più grandi basiliche cristiane di Roma. Fatta costruire dall'imperatore Costantino per ospitare e onorare il sepolcro dell'apostolo, essa fu ultimata intorno alla metà del IV secolo da uno dei suoi figli, probabilmente Costante.

Come sappiamo da descrizioni e da raffigurazioni precedenti la sua demolizione (avvenuta, come si sa, tra il sedicesimo e gli inizi del diciassettesimo secolo), essa misurava 119 metri di lunghezza, per 64 di larghezza e 38 di altezza: era la più grande basilica pubblica mai costruita in città.

L'assetto urbanistico dell'ager Vaticanus fu sconvolto dalla nuova costruzione: la viabilità che attraversava l'area dovette modificarsi fortemente per adattarsi alla presenza della fabbrica costantiniana; vecchi edifici vennero demoliti, una necropoli – quella dove si trovava la tomba dell'apostolo – sepolta, una parte consistente del colle vaticano smantellata. All'interno, la chiesa era divisa in cinque navate; queste si interrompevano nel settore terminale, in corrispondenza di una navata trasversale – il transetto (qui adottato per la prima volta dall'architettura cristiana) – destinata a ospitare, al centro, il sepolcro di San Pietro, inglobato in una monumentale teca marmorea (metri 2,90 x 1,80 x 3 circa di altezza), aperta verso le navate, sormontata da un baldacchino e circondata da una ampia recinzione. Il catino absidale era ornato, almeno dalla metà del IV secolo, con un'immagine molto significativa: quella di Cristo che consegnava il rotolo della legge a Pietro, assistente Paolo, immagine che sottolineava mirabilmente il senso profondo della costruzione della basilica: l'esaltazione di Pietro quale depositario della dottrina predicata da Gesù e, indirettamente, quella della Chiesa di Roma, fondata dall'apostolo, cui era demandato il compito di custodire il messaggio evangelico.

Sorta essenzialmente con la funzione di sacrario contenente la tomba di Pietro la basilica  fu dunque mèta precoce di visite di semplici fedeli e personaggi di alto rango: entro la metà del V secolo, alla basilica si erano recati gli stessi imperatori Onorio, Valentiniano III, forse anche Teodosio, per pregare, come ricorda sant'Agostino, sulle spoglie di un semplice pescatore.

Alla funzione di santuario apostolico, l'edificio, come le altre basiliche martiriali dell'epoca, associava anche quella, molto importante, di spazio privilegiato per le sepolture dei fedeli, desiderosi di essere sepolti nella chiesa a motivo della presenza in essa, confortante e protettrice, della tomba di Pietro. Ma accanto a queste funzioni, per così dire istituzionali – commemorative e funerarie – la basilica, come attestano le fonti e le testimonianze archeologiche, ne svolse precocemente anche altre, parimenti rilevanti. Poco dopo la sua ultimazione, probabilmente per opera del pontefice Damaso (366-384), fu dotata di un battistero, il terzo, in ordine di tempo, realizzato a Roma, dopo quelli costantiniani del Laterano e di Sant'Agnese sulla via Nomentana.

La presenza di un battistero in un santuario martiriale del suburbio si spiega con il desiderio dei fedeli di assumere il sacramento dell'iniziazione cristiana in un luogo reso altamente significativo dalla tomba dell'apostolo. Le richieste di essere battezzati nella basilica dovevano venire sia dai fedeli romani che dai pellegrini stranieri, come accadeva anche presso il Santo Sepolcro di Gerusalemme, dove, come sappiamo dalla pellegrina Egeria, alla fine del IV secolo, per ricevere il battesimo, gli stranieri dovevano disporre di speciali "presentazioni". Il battistero di San Pietro è probabile si trovasse presso una delle due estremità del transetto (quella nord); esso era alimentato da un acquedotto, menzionato in un'iscrizione di Damaso, ancora in parte oggi visibile all'interno della Città del Vaticano.

La chiesa, almeno dagli inizi del V secolo, come altri martyria suburbani, era anche di supporto alla cattedrale e alle chiese parrocchiali dislocate nei quartieri (tituli) nello svolgimento della regolare liturgia ebdomadaria: messe domenicali vi si celebravano, presenziate da presbiteri appositamente incardinati nel santuario, come attesta una lettera di papa Innocenzo I (401-417). Precocemente l'antica San Pietro fu pure il luogo in cui si svolsero importanti eventi politici ed ecclesiali: dal 386 ospitò con una certa frequenza sinodi e concili; nel 483 una riunione del senato romano si tenne in uno dei due grandi mausolei rotondi ubicati presso l'ala sud del transetto; i re goti Teodorico e Totila e l'imperatore d'Oriente Costante II furono ricevuti dai Papi a San Pietro. Intorno alla basilica, del resto, dalla fine del V secolo, esistevano strutture d'accoglienza per vescovi stranieri e altri personaggi di rango.

Molto importante fu in particolare, sin dalle origini, il ruolo che San Pietro svolse nell'ambito dell'attività di soccorso ai poveri di Roma. Di questa prerogativa della chiesa abbiamo, in effetti, notizie molto precoci ed esplicite. Già alla metà del IV secolo, stando alla testimonianza dello storico pagano Ammiano Marcellino, intorno alla basilica vaticana si raccoglievano, numerosi, i poveri della città, oggetto, circa l'anno 365 della generosità del praefectus urbis Lampadio. La presenza stabile degli indigenti a San Pietro è confermata, poco dopo, da una lettera di san Girolamo, nella quale si narra l'episodio – di cui Girolamo era stato testimone oculare – di una nobildonna facoltosa, intenta a ostentare la sua magnanimità donando "ai poveri, di propria mano, un denaro ciascuno". Negli ultimi anni del IV secolo è la testimonianza di Paolino di Nola che rivela, ancora, la funzione di "spazio della carità" della chiesa di San Pietro: il senatore Pammachio, un fervente cristiano, aveva organizzato nella basilica un grande banchetto per commemorare la giovane moglie defunta Paolina: al convito erano stati invitati così tanti poveri che la grandiosa chiesa costantiniana non era riuscita a contenerli tutti; essi furono sistemati anche nell'atrio che precedeva la facciata dell'edificio.

Il banchetto organizzato da Pammachio si era svolto all'insegna della sobrietà. Ma non sempre avveniva così. Sant'Agostino, in un passo delle sue lettere, ricorda le gozzoviglie e i disordini che si verificavano ogni giorno a San Pietro in occasione dei banchetti funerari commemorativi: "de basilica beati apostoli Petri, quotidianae vinolentiae proferebantur exempla". Secondo il vescovo di Ippona, tali abusi avvenivano più facilmente nella basilica vaticana poiché essa si trovava molto distante dal centro di controllo vescovile del Laterano. Di certo, anche in Africa e in Oriente, i pranzi comunitari che si svolgevano nelle chiese martiriali, in occasione delle feste dei santi che in esse erano sepolti, non di rado degeneravano in baldorie e veri festini: Basilio di Cesarea ricorda i balli sfrenati che concludevano spesso tali riunioni.

L'attività di soccorso ai poveri di stanza a San Pietro fu in qualche modo istituzionalizzata da papa Simmaco (498-514), che fece costruire appositi "habitacula" per ospitarli (Liber Pontificalis, LIII). Questi ricoveri dovevano probabilmente trovarsi a ridosso della chiesa, se essi, come pare, sono da identificare con i cubicula che all'epoca di papa Sergio I (687-701) erano stati rovinati da infiltrazioni d'acqua e piccoli crolli del tetto della chiesa (ibidem, LXXXVI). Anche il re goto Teodorico si occupò del sostentamento dei poveri di San Pietro, disponendo che a essi fossero distribuiti ogni anno tre moggi di grano. L'attività caritativa rivolta ai fratelli più bisognosi continuò a caratterizzare la storia della basilica di San Pietro per tutto l'altomedioevo: la fondazione di ben cinque diaconie in quel periodo rivela, in effetti, una vera e propria specializzazione dell'area vaticana nel soccorso agli indigenti.