Interessantissimo è quanto i libri e i video proposti dai quotidiani rilancino i grandi maestri o i grandi libri: i classici vendono perché ognuno di noi cerca oggi l’essenziale e non il contemporaneo che, in un istante, è già passato di moda. Breve nota di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 13 /04 /2026 - 21:42 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo sul nostro sito una breve nota di Andrea Lonardo. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Cultura e Educare.

Il Centro culturale Gli scritti (13/4/2026)

Se si scorrono le pubblicità dei principali quotidiani italiani, vi si vedono pubblicizzati volumi o video in omaggio, con titoli come: “Epicuro”, “Kant”, Heidegger”, “Caravaggio”, “Darwin”, “Garibaldi”, “Manzoni”, “La Divina Commedia”, eccetera.

È un segno che tanti stentano a leggere. È il segno chiarissimo che non interessano più i romanzi o gli autori di moda passeggera, ma che il pubblico ha in mente che qualcosa resta, che qualcosa è più valido, che qualcosa orienta le scelte più della politica o della moda transeunte.

Il momento attuale ha certamente delle radici nei decenni passati – nel nostro piccolo iniziammo il ciclo “Perché leggere i classici” con Guido Sacchi negli anni Novanta, presso la parrocchia di Santa Melania in Roma, mentre Benigni compariva in pubblico come lettore di Dante. Iniziò poi, con l’Ufficio per l’Università, il ciclo “Ascoltando i maestri”.

Ora il movimento sta diventando di massa, tutti chiedono di essere ragguagliati sui e introdotti ai grandi autori, le grandi questioni, le grandi opere.

Che cambiamento rispetto agli anni ’68-’80, quando ciò che contava era l’avanguardia, la novità, il rifiuto del classico!

I tempi sono cambiati, ma molti sembrano ancora non accorgersene.

Se ne accorge chi deve vendere, come i quotidiani, che stentano con le sole news di attualità, che interessano poco – forse anche troppo poco.

Perché il “classico” è tale proprio perché è più moderno dei moderni e chi non conosce i classici è un finto “moderno” e un finto “amante del contemporaneo”.