Volodymyr il Grande e il Battesimo della Rus’ di Kyiv: "Una scelta di civiltà". Il 15 luglio le Chiese in Ucraina celebrano il principe di Kyiv, figura centrale nella storia del Paese. Nella stessa data si commemora anche il Battesimo della Rus' di Kyiv nel 988, di Svitlana Dukhovych in dialogo con il medievalista ucraino Dmytro Hordienko

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 23 /07 /2026 - 11:36 am | Permalink | Homepage
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Riprendiamo sul nostro sito da Vatican News un articolo di Svitlana Dukhovych in dialogo con il medievalista ucraino Dmytro Hordienko, pubblicato il 5/7/2026 (https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-07/conversione-ucraina-europa-cristianesimo-fede-chiesa-religioni.html). I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni I luoghi della Bibbia e della storia dellal Chiesa e Chiese ortodosse.

Il Centro culturale Gli scritti (22/7/2026)


Monumento di San Volodymyr il Grande a Kyiv

La decisione del principe Volodymyr il Grande di abbandonare il paganesimo e abbracciare il cristianesimo di tradizione bizantina rappresenta uno dei momenti decisivi della storia della Rus' di Kyiv. Un punto di svolta che chiama in causa il contesto politico, religioso e diplomatico di un’epoca in cui per i sovrani religione politica e Stato non erano realtà distinte, ma parti di un unico sistema. Il battesimo della Rus' - secondo il medievalista ucraino Dmytro Hordienko - rappresentò una fondamentale scelta di civiltà, che inserì la Rus' di Kyiv nello spazio culturale europeo e cristiano, orientandone lo sviluppo nei secoli successivi.

Perché il paganesimo non bastava più

"La Lavra è molto più di un monastero", afferma ai media vaticani lo storico ucraino Dmytro Hordienko: "È uno dei grandi luoghi della spiritualità ucraina, non solo della Chiesa, ...

Per Hordienko, la decisione del principe Volodymyr di battezzare la Rus' di Kyiv non può essere ricondotta a un'unica motivazione. "La ragione principale è che Volodymyr si trovò di fronte alla necessità di scegliere una religione monoteistica" spiega Hordienko richiamandosi a una consolidata tesi storiografica formulata dallo storico e politico ucraino Mykhailo Hrushevsky (1866-1934).

È infatti sotto il regno di Volodymyr che prende forma uno Stato centralizzato con la capitale a Kyiv. Le antiche signorie locali furono progressivamente sostituite da un'unica casata: "Nel Medioevo – sottolinea Hordienko - una dinastia equivaleva a uno Stato". Per consolidare questa nuova realtà politica, tuttavia, era necessario anche un fondamento religioso comune.

In un primo momento, Volodymyr tentò di riformare il paganesimo. Le cronache raccontano che realizzò a Kyiv un pantheon comune per tutto il regno, nel tentativo di creare un culto unitario. "Fu una sorta di riforma religiosa", spiega Dmytro, "il tentativo di attribuire al paganesimo una funzione unificante". Tuttavia, quel progetto si rivelò insufficiente di fronte alle esigenze del tempo.

La scelta della fede: un caso unico nell'Europa medievale

Le principali fonti storiografiche – soprattutto la Cronaca degli anni passati e la Memoria e l'elogio del principe Volodymyr di Jakiv Mnich – mostrano come, alla fine del X secolo, il principe fosse ormai chiamato a scegliere tra le grandi religioni monoteistiche.

"Uno Stato centralizzato non poteva più sopravvivere nello spazio politico dell'epoca restando pagano", afferma Hordienko. A differenza di altri sovrani europei del tempo, Volodymyr si trovò di fronte a un ventaglio di possibilità molto più ampio. Mentre Mieszko I di Polonia dovette decidere a quale centro del cristianesimo latino affidarsi e Boris I di Bulgaria negoziò tra Roma e Costantinopoli, il principe della Rus' prese in considerazione anche l'islam e il giudaismo. "Nessun altro sovrano europeo dell'epoca si confrontò con un orizzonte religioso così vasto".

Secondo l’accademico ucraino, merita particolare attenzione la missione proveniente dalla Bulgaria del Volga, che le cronache collocano prima delle altre. Dopo una difficile campagna militare contro quel regno, emissari musulmani proposero a Volodymyr di abbracciare l'islam.

Secondo Hordienko, l'islam rappresentò effettivamente un’opzione molto concreta. La Bulgaria del Volga apparteneva, infatti, alla sfera commerciale del Khwarezm e del califfato islamico, con i quali la Rus' intratteneva intensi rapporti economici. “La principale arteria commerciale della Rus' si dipanava lungo il Volga fino al Mar Caspio e a Baghdad”, afferma Dmytro Hordienko, citando gli studi dello storico britannico Simon Franklin.

Per questo motivo, conclude, “l'islam non fu una possibilità puramente teorica, ma un'opzione reale che Volodymyr prese seriamente in considerazione, anche se non esistono prove attendibili che il principe lo abbia mai professato”.

Le missioni da Roma

Dopo la missione musulmana, giunsero alla corte di Volodymyr anche i rappresentanti del cristianesimo occidentale come riportato nella Cronaca degli anni passati: "dai tedeschi, da Roma". Questo episodio, osserva Dmytro, presenta ancora molti interrogativi. "Che si tratti dei tedeschi è abbastanza chiaro: probabilmente si parla della missione legata all’arcivescovado di Magdeburgo. Più difficile è capire il riferimento a Roma".

Secondo lo storico, la cosa più interessante è che nella risposta di Volodymyr a questa missione non compare alcun argomento teologico. "Sebbene all’epoca fossero già presenti numerose controversie teologiche tra Costantinopoli e Roma, nella Cronaca non troviamo alcun riferimento né al purgatorio, né all’uso del pane azzimo, né ad altre questioni teologiche che avrebbero potuto diventare oggetto di polemica. È un elemento molto significativo. Esso mostra che, per l’autore della Cronaca, Roma non era percepita come qualcosa di estraneo o ostile".

Hordienko collega questa teoria anche alla leggenda dell’apostolo Andrea, che secondo la tradizione della Rus’ avrebbe attraversato la Crimea, giungendo a Kyiv e proseguendo poi verso Roma. "Se fossero già esistiti forti sentimenti antilatini, sarebbe difficile immaginare una tradizione nella quale l’apostolo Andrea benedice le colline di Kyiv proprio mentre si dirige verso Roma".

L’unico argomento attribuito a Volodymyr in risposta alla missione occidentale è la frase: "I nostri padri non l’hanno accettato". Tradizionalmente viene interpretata come un riferimento alle difficoltà incontrate dalla missione di Sant’Adalberto di Magdeburgo presso la corte della principessa Olha. Tuttavia, lo storico ucraino invita alla prudenza: "In realtà non sappiamo quale fosse esattamente il motivo dei contrasti tra i due. Adalberto stesso racconta che i problemi iniziarono già durante il viaggio verso Kyiv, quando la sua missione fu assalita e derubata".

La Khazaria e l’attrazione del mondo islamico

Sempre secondo la Cronaca, giunse a Kiyv successivamente arrivò una delegazione giudaica proveniente dal mondo khazaro. Alla domanda di Volodymyr "Dov’è la vostra terra?", gli ambasciatori risposero che essa si trovava "sotto i cristiani".

Il principe interpretò questa risposta come un segno della punizione divina. Secondo lo storico, però, il significato più profondo dell’episodio riguarda il modello politico della Khazaria. "Il Khaganato khazaro era uno Stato nel quale convivevano tre religioni monoteistiche: l’ebraismo, l’islam e il cristianesimo. Una struttura che poteva aver suscitato l’interesse di Volodymyr, che in tal modo avrebbe potuto permettere la presenza di diverse comunità religiose all’interno dello stesso Stato, senza necessariamente dover imporre una sola religione a tutta la popolazione".

Questa ipotesi conduce anche al problema dei rapporti con il mondo islamico. La Khazaria, infatti, era legata alle grandi vie commerciali orientali, verso il Mar Caspio e Baghdad. Per la Rus’ di Kyiv questi collegamenti avevano un’importanza strategica. "L’islam non era soltanto una questione religiosa, ma anche economica. Il mondo islamico offriva accesso ai mercati più ricchi dell’epoca, soprattutto quello di Baghdad". Per questo Dmytro Hordienko ritiene che la possibilità di una scelta islamica da parte di Volodymyr non debba essere considerata un semplice elemento letterario della Cronaca. "A mio avviso – spiega - l’islam fu davvero un’alternativa concreta per Volodymyr e aveva possibilità reali di prevalere".

Costantinopoli, Anna e la nuova identità della Rus’ di Kyiv

Secondo Hordienko, la scelta del cristianesimo di tradizione bizantina da parte di Volodymyr non fu il risultato di un semplice confronto teologico. La tradizione della Cronaca degli anni passati racconta del tentativo da parte di un filosofo bizantino di convincere Volodymyr attraverso l’immagine del Giudizio universale. "Alla fine del primo millennio l’attesa della fine del mondo era un elemento molto forte della sensibilità religiosa – spiega lo storico ucraino -. Un’argomentazione basata sul giudizio finale doveva avere un grande impatto".

La stessa Cronaca degli anni passati è profondamente segnata da una prospettiva escatologica, cioè dall’attesa degli ultimi tempi. Nel racconto, il filosofo presenta a Volodymyr un’icona con la scena del Giudizio universale. Il principe però non reagisce come un convertito già convinto e chiede al filosofo chi può entrare in paradiso e soprattutto quale è stato il destino dei suoi antenati.

La predicazione del filosofo bizantino non riesce però ad essere del tutto convincente e Volodymyr risponde di voler ancora riflettere. Per lo storico ucraino, questo dettaglio è importante perché mostra un Volodymyr diverso dall’immagine ideale del principe convertito. "Il cronista cristiano avrebbe potuto presentarlo come colui che ascolta la Parola di Dio, crede e sceglie la salvezza. Invece ci racconta che Volodymyr continua a riflettere e non prende subito una decisione".

La scelta definitiva arriva dopo un’altra fase: il principe invia ambasciatori presso diversi popoli per osservare le loro pratiche religiose. L’esperienza che più li colpisce è la liturgia nella cattedrale di Santa Sofia a Costantinopoli. "È comprensibile: in quel momento era il più grande tempio del mondo cristiano. Ma il punto decisivo non era soltanto la liturgia. Era Costantinopoli stessa, all’epoca la più grande città del mondo".

Secondo Hordienko, un ruolo decisivo nella scelta di Volodymyr di votarsi al cristianesimo di rito bizantino lo ebbe anche il rapporto con Costantinopoli e la possibilità di instaurare un’alleanza con la dinastia imperiale sposando la principessa Anna, sorella dell’imperatore Basilio II. Nel momento in cui l’imperatore chiese l’aiuto militare della Rus’ per sedare una rivolta interna, Volodymyr sfruttò l’occasione per rafforzare la propria posizione internazionale. "Secondo la logica politica dell’epoca, il matrimonio con la dinastia imperiale elevava enormemente il suo prestigio. Da uno Stato considerato periferico, la Rus’ diventa una delle principali potenze della regione".

Anche Kyiv acquisisce così un nuovo status politico e simbolico, venendo riconosciuta come capitale della Rus’. "Nella tradizione europea le capitali erano associate soprattutto a Roma e Costantinopoli. Il fatto che Kyiv inizi a essere considerata capitale rappresenta un cambiamento straordinario". Per lo storico, dunque, la scelta di Volodymyr portò alla legittimazione della Rus’ di Kyiv nel mondo cristiano dell’epoca e ne rafforzò profondamente la posizione politica.

Il battesimo della Rus’ e la nascita di una nuova civiltà

Secondo Hordienko è significativo il modo in cui la Cronaca degli anni passati riporta il battesimo di Kyiv. Anche in questo episodio infatti emerge che l’elemento decisivo della conversione fu più legata alla scelta fatta dal principe, che non dal reale coinvolgimento popolare. "La Cronaca nel narrare il battesimo di Kyiv non riporta episodi legati alla predicazione da parte dei sacerdoti arrivati da Korsun (Chersoneso Taurica). Il messaggio implicito è dunque molto semplice: se il principe ha accettato questa religione, allora essa deve essere giusta anche per il suo popolo".

In seguito la cristianizzazione della Rus’ proseguì in maniera graduale e complessa, segnata da difficoltà e resistenze locali. Per Dmytro Hordienko, tuttavia, la scelta di Volodymyr non può essere interpretata separando la dimensione politica da quella religiosa. "Per un sovrano medievale, politica, religione e Stato non erano realtà distinte, ma formavano un unico sistema. Se Dio era favorevole al sovrano, anche lo Stato sarebbe stato forte; se invece gli voltava le spalle, lo Stato era destinato a soccombere. Così pensava l’uomo del Medioevo. Per questo la scelta della vera fede coincideva anche con la scelta del futuro dello Stato".

Lo storico sottolinea, inoltre, che Volodymyr mantenne rapporti sia con Roma sia con Costantinopoli, cercando di preservare il massimo spazio di autonomia per la Rus’. I contatti con il mondo latino sono testimoniati, tra l’altro, dalla presenza alla corte di Kyiv di figure come il vescovo e missionario Bruno di Querfurt e il vescovo Reinbern, entrambi legati alla tradizione occidentale. Elementi questi che dimostrano come la preferenza di Volodymyr per Costantinopoli non significasse una completa esclusione dei rapporti con Roma. "Non dobbiamo immaginare che Volodymyr abbia semplicemente seguito una decisione presa da altri. Egli cercò di utilizzare i rapporti con Roma e con Costantinopoli secondo gli interessi del proprio Stato".

Alla fine, però, il risultato più importante fu l’ingresso della Rus’ nel mondo cristiano. "Volodymyr fece una scelta di civiltà a favore del cristianesimo. Grazie a questa scelta, la Rus’ entrò nello spazio culturale europeo", dichiara Hordienko, aggiungendo che la più grande eredità storica del principe di Kyiv consiste proprio in questo. L’adozione del cristianesimo portò con sé nuove tradizioni culturali, la diffusione della scrittura, dei libri e dell’arte cristiana. Nel giro di pochi decenni Kyiv divenne uno dei principali centri culturali dell’Europa.