Chagall ha colto il legame col Paradiso. Non solo memoria per i nostri morti ma trasferimento d'amore, di Cristian Carrara

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 26 /02 /2011 - 12:17 pm | Permalink
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Riprendiamo dal sito www.piuvoce.net un articolo scritto da Cristian Carrara il 21/2/2011. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Sullo stesso tema, vedi anche Possono i nostri morti amarci? Luigi Pirandello dinanzi alla morte della madre: eternità e temporalità della finzione letteraria e della persona umana, di Andrea Lonardo.

Il Centro culturale Gli scritti (26/2/2011)

Dimmi, piccola madre: nell’altro mondo, in paradiso, nelle nuvole, là dove sei, ti consola il mio amore? Potrò con le mie parole filare per te un po’ di tenera, carezzevole dolcezza?”.

Queste parole, scritte dal pittore Marc Chagall e rivolte a sua madre, mettono in moto una serie di pensieri affatto nuovi. Pensieri ricorrenti che, credo, ognuno di noi ha affrontato, magari timidamente, nel segreto del proprio cuore.

Sono pensieri che coinvolgono il rapporto con le persone a noi care e, purtroppo, scomparse. Che investono tutta la nostra esistenza in rapporto a chi, solo in apparenza, non esiste più.

C’è un legame misterioso che ci unisce ai nostri morti. Un legame che non è fatto solo di ricordo. Non è solo un esercizio di memoria, per non far cadere nell’oblio, e dunque nel nulla, ciò che ci ha unito quando questi erano ancora in vita.

No. Chagall coglie meravigliosamente il fatto che nel rapporto con i nostri cari morti, c’è vita. E amore. C’è una possibilità di trasferimento d’amore tra questa vita e l’altra. C’è la possibilità non solo che i nostri cari defunti ci consolino e ci sostengano. C’è anche la possibilità (solo a pensarci si sfiorano abissi insospettati) che il nostro amore, le nostre parole, possano trasferire nell’aldilà, la “carezzevole dolcezza” di cui parla il pittore.

Chagall usa un verbo che rende benissimo questa dimensione unica: filare. Stendere un filo, dolcemente, timidamente, tra noi e loro. Tra questo mondo e l’altro. Tra le nostre vite e i nostri cari defunti. C’è una possibilità d’amore immenso in questo filare. E c’è, in questo rapporto una delle più concrete esperienze dell’esistenza del Paradiso. Come a dire che in questo umanissimo filare, cui siamo chiamati ogni giorno, un po’ di Paradiso ha la possibilità di abitare questo mondo. E un po’ del nostro amore, del più puro distillato della nostra somiglianza con Dio, può contribuire a rendere il Paradiso, se possibile, ancora più Paradiso.