L’eucarestia ed il cammino di catechesi dei disabili, di H. Bissonnier

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 09 /03 /2011 - 16:35 pm | Permalink
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Riprendiamo da H. Bissonnier, La tua parola è per tutti. Catechesi e disabili, EDB, Bologna, 1998, pp. 63-64, la riflessione proposta sull’accesso dei disabili all’eucarestia. Le sue parole si rivelano particolarmente illuminanti e, di converso, illuminano anche il cammino di preparazione all’eucarestia di tutti i bambini. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza di questo testo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.
Al testo di H. Bissonier fa eco il documento L’iniziazione cristiana alle persone disabili. Orientamenti e proposte, dell’Ufficio catechistico nazionale, pubblicato nel 2004, che afferma: «La celebrazione dell’Eucaristia è il centro della vita cristiana, il dono più grande che Gesù ha fatto ai suoi discepoli. Anche il disabile può accedere, dopo adeguata preparazione, a questo sacramento, evitando alcuni estremi:

  • rifiutare l’Eucaristia con l’idea che “tanto, non capisce abbastanza”;
  • rifiutare l’Eucaristia ritenendola “non necessaria” con l’idea pietista che “tanto, si salva lo stesso”;
  • accettare di dare l’Eucaristia senza alcuna preparazione, negando così la capacità di conoscere e amare Dio». 

Il Centro culturale Gli scritti (9/3/2011)

Non siamo d'accordo nel fare della comunione eucaristica «lo scopo» della formazione religiosa. Ciò rischierebbe di falsare la prospettiva stessa di questa educazione. D’altra parte ci sembra normale che un giorno il disabile acceda all'eucaristia.

Evitiamo allora due eccessi possibili:

- quello di rifiutare ostinatamente l’eucaristia a una persona disabile con il pretesto «che non capisce abbastanza»;

- quello di dare sistematicamente, cioè senza alcuna preparazione, l’eucaristia pensando che in ogni modo queste persone «non capiranno mai niente» ma che ciò «farà piacere ai genitori»!

Per ciò che riguarda l’ammissione dei bambini alla comunione, gli articoli 912 e 913 del Codice di diritto canonico sono molto chiari e manifestano nello stesso tempo una saggia esigenza e una grande apertura. Si esige che il bambino «capisca il mistero di Cristo secondo le sue possibilità e possa ricevere il Corpo del Signore con fede e devozione».

Ai bambini in pericolo di morte per ricevere la santa comunione è soltanto richiesto «di essere capaci di distinguere il Corpo di Cristo dall’alimentazione ordinaria e di ricevere la comunione con rispetto». Questo ampio accesso alla comunione eucaristica non legittima una preparazione affrettata e superficiale.

Ricordiamo a questo proposito che anche un bambino, un adolescente o un adulto che si esprimono appena, possono essere capaci di capire quel che si dice molto più di quanto immaginiamo. Abbiamo incontrato più di un bambino disabile mentale grave, che non aveva l’uso della parola, ma il cui atteggiamento (che è anche un modo di esprimersi) ha permesso che gli fosse data la santa comunione; l’abbiamo fatto anche tenendo conto del contesto nel quale questo bambino viveva, dove l’eucaristia era oggetto di rispetto. In nessun caso ci siamo pentiti per aver dato la santa comunione; al contrario, l’atteggiamento del bambino al momento di ricevere l'’ostia e dopo la comunione ci ha convinti d'’aver avuto ragione di agire in questo modo. Inutile precisare che non siamo stati soli nel prendere una decisione come questa.

Una raccomandazione che pensiamo utile in ogni caso (salvo che in pericolo di morte) è di fare in modo che la comunione avvenga in un contesto di «sacralità», cioè durante una messa o in un luogo di culto, chiesa o cappella (o per lo meno una stanza deputata a questo scopo). Non crediamo che dare la comunione al di fuori della messa per «fare prima» faciliti le cose.

È preferibile inoltre che il comunicante sia accompagnato non soltanto da bambini, ma da adulti anch'essi comunicanti accanto a lui. È logico che l'atteggiamento di un papà, di una mamma o di un educatore che si comunica con devozione vicino al ragazzo sottolinea il carattere sacro dell’atto compiuto.

È commovente vedere con quale ardore dei giovani gravemente disabili che hanno appena l’uso della parola desiderino e reclamino «il pane di Dio»; constatare che altri, per di più agitati, si calmino meravigliosamente durante il ringraziamento e rendersi conto che altri ancora, disabili nella motricità, facciano di tutto per presentarsi all’altare utilizzando come possono braccia e gambe... Quanto spesso edificano chi assiste!

Certo la comunione non deve in alcun caso essere presentata al disabile come una ricompensa, né come la conclusione della catechesi. L’accesso all’eucaristia segna una tappa nella vita cristiana che è cominciata generalmente molto prima, che dovrà conoscere un futuro più intenso ancora e il cui termine sarà la pienezza eterna.