Il significato dei termini “catechesi”, “catechizzare” nel Nuovo testamento. La voce κατηχεω nel Kittel, di H. W. Beyer

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 20 /03 /2011 - 13:51 pm | Permalink
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Riprendiamo dal Grande lessico del Nuovo Testamento, di Gerhard Kittel - Gerhard Friedrich, Paideia, Brescia, 1992, V, coll. 271-278, la voce κατηχεω, scritta da H. W. Beyer. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Abbiamo omesso le note al testo. Per altri testi vedi la sezione Catechesi e pastorale ed, in particolare, La catechesi e il catechista nell'esperienza ecclesiale del Nuovo Testamento, di Ugo Vanni.

Il Centro culturale Gli scritti (20/3/2011)

1. κατηχεω nella grecità profana è un termine piuttosto seriore e molto raro (sconosciuto ai LXX), che in origine significa ‘risonare dall’alto in basso’, come, per esempio, in Luc., Iup. trag. 39, dove si dice dei poeti che dall’alto del palco μετροις καταδουσι και μυθοις κατηχουσιν. Cfr. anche Philostratus, Imagines 1,19 (ed. Bennedorf-C. Schenkl, 1893).

Ricorre in due accezioni:

a) col doppio accus., come διδασκω, riferire, comunicare qualcosa, Plut., Fluv. 7,2; 17,1; 8,1: κατηχηθεις δε περι των συμβεβηκοτων ο Ευηνος. Flavio Giuseppe (Vit. 366) cita una lettera di Agrippa II, il quale, dopo la lettura della «Guerra Giudaica», gli scrive di non aver bisogno di ulteriori notizie, ma di volergli far visita per comunicargli alcune cose che gli erano sfuggite: και αυτος σε πολλα κατηχησω των αγνοουμενων Cfr. anche Philo, Leg. Gai. 198.

b) Con l’accus. della persona κατηχεω prende il suo senso più spiccato di istruire, ammaestrare qualcuno, insegnare a qualcuno, specialmente quando si tratta dei rudimenti di una scienza o di un’arte. Così la Suida spiega il termine con προτρεπομαι o παραινεω. Il sostantivo κατηχησις è stato usato talvolta nella Stoa: Diog. L. 7,89; cfr. anche Gal., de placitis Hippocratis et Platonis 5,290,33 (ed. Kühn v p. 463); Cic., Att. 15,12. Il verbo κατηχεω nel significato di impartire un’istruzione è spesso attestato dopo l’epoca del N.T., p. es., Pseud.-Luc., asin. 48, dove κατηχειν indica l’ammaestramento di un asino ad ogni genere di giochi di destrezza.

2. Nel N.T. κατηχεω ricorre in entrambe le accezioni indicate.

In generale

a) dar notizia di qualcosa, e al passivo ricevere notizie. Così in Act. 21,21 Giacomo riferisce a Paolo che tra i giudeo-cristiani di Gerusalemme si ha notizia (κατηχηθηςαν περι σου) che egli insegna a tutti i giudei della diaspora a staccarsi da Mosè: se però si associa allo scioglimento di un voto di nazireato, tutti potranno riconoscere che tale notizia è falsa (21,24: οτι ων κατηχηνται περι σου ουδεν εστιν). Si tratta, certo, di una notizia che non è priva di qualche fondamento, ma è diffusa a bella posta da avversari di Paolo, mossi dalle loro idee teologiche; ma essa riguarda degli eventi storici, non una dottrina trasmessa mediante un insegnamento.

b) Paolo usa κατηχεω esclusivamente nel significato di dare un insegnamento sul contenuto della fede. Egli può già fare ciò riferendosi al giudaismo precristiano, poiché il vero giudeo è κατηχουμενος εκ του νομου (Rom. 2,18). Paolo stesso, nell’adunanza, preferisce dire cinque parole comprensibili, ινα και αλλους κατηχησω, anziché migliaia parlando in lingue (1 Cor. 14,19), tanto grande è la stima che ha del κατηχειν. Egli sa infatti che la fede viene dalla predicazione. In Gal. 6,6 il κατηχων, che impartisce l’insegnamento della dottrina cristiana, viene contrapposto al κατηχουμενος, che riceve questo insegnamento; con ciò l’Apostolo fonda da una parte il diritto del maestro a ricevere il proprio sostentamento, e dall’altra la legittimità e la necessità che nella chiesa vi sia un corpo di insegnanti professionali. I κατηχουντες di Gal. 6,6 corrispondono ai διδασκαλοι di 1 Cor. 12,28 e di Eph. 4,11. Paolo dunque si serve, accanto al più comune διδασκειν, anche di un vocabolo poco usato e in genere evitato nel linguaggio religioso del giudaismo, per farne un termine tecnico indicante l’insegnamento cristiano, forse allo scopo di mettere in rilievo lo speciale carattere dell’istruzione basata sul vangelo. In tal modo, ad assumere il significato esclusivo di insegnamento cristiano, come si riflette ancor oggi nel concetto di catechesi, è proprio una parola non logorata dall’uso. Specialmente l’insegnamento impartito prima del battesimo veniva designato con κατηχεω, e catecumeno era detto colui che si preparava a riceverlo. Questo significato di κατηχειν è già chiaramente presente in 2 Clem. 17,1; in Tertulliano, poi, i catecumeni costituiscono ormai una categoria ben definita. Modello del maestro e della sua grande importanza nell’insegnamento religioso non fu il διδασκαλος della filosofia greca, quale si ha ad es. in Epitteto, ma il ραββι del giudaismo.

Eppure Paolo sceglie un termine estraneo al giudaismo, perché il titolo di rabbi era stato attribuito a Gesù, che era stato l’unico vero e incomparabile maestro. Così anche nella cristianità primitiva l’insegnamento costituiva una parte fondamentale non solo del lavoro missionario, ma della stessa vita della comunità.

Act. 18,25 riassume in una formula il contenuto di questa dottrina, quando dice che Apollo era stato κατηχημενος την οδον του κυριου (in qual modo non sappiamo) e che egli stesso insegnava (εδιδασκεν) ακριβως τα περι του Ιησου. Se il contenuto dell’insegnamento di Gesù era stato la volontà di Dio con le sue esigenze e la sua promessa, l’insegnamento del cristianesimo primitivo attesta in qual modo questa volontà divina si è compiutamente manifestata in Cristo. Certo è tuttavia che nella chiesa antica non c’è stata una speciale classe docente, in quanto il compito dell’insegnamento è stato sempre attribuito agli episcopi e agli altri ministri.

c) È incerto se in Lc. 1,4, nella dedica del Vangelo a Teofilo, dove si precisa lo scopo del libro (ινα επιγνως περι ων κατηχηθης λογων την ασφαλειαν) il verbo κατηχειν vada inteso in senso generico oppure specifico. Nel primo caso si dovrebbe tradurre: «affinché tu riconosca l’attendibilità delle narrazioni di cui hai avuto notizia»; nel secondo, invece: «affinché tu raggiunga una valida certezza riguardo alle dottrine in cui sei stato istruito».

A seconda della risposta che si dà al problema, si può vedere in Teofilo o un non cristiano che ha già udito parlare di Gesù, ma a cui solo il Vangelo di Luca fornisce un quadro compiuto e chiaro dell’apparizione del Cristo, oppure un cristiano già «istruito nella dottrina del Signore». Linguisticamente sono possibili entrambe queste interpretazioni, e l’autore di Luca e degli Atti le ha certo ben presenti. La risposta, dunque, può solo venire da un esame del contenuto. Allora sembra più probabile che qui λογοι non significhi ‘dottrine’, ma ‘racconti’, notizie, storie, di cui Teofilo ebbe notizia e della cui verità deve ora accertarsi; quindi κατηχειν va inteso nel suo significato più generale.