L’ultimo discorso sulla catechesi di Paolo VI, al termine del Sinodo dei vescovi nel 1977

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 04 /05 /2011 - 21:01 pm | Permalink
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Ripresentiamo sul nostro sito il discorso tenuto da papa Paolo VI sabato 29 ottobre 1977 al termine del Sinodo dei vescovi che aveva in quell’anno per tema la Catechesi con particolare riferimento ai fanciulli e ai giovani. All’inizio della Catechesi tradendae, Giovanni Paolo II spiega come si giunse dalle proposizioni che erano state redatte dai vescovi all’Esortazione apostolica – la Catechesi tradendae appunto - che infine il nuovo papa compose, dopo la morte in rapida successione di Paolo VI e di Giovanni Paolo I: «[la Catechesi tradendae] riprende, nella sostanza, le considerazioni che papa Paolo VI aveva preparato, utilizzando abbondantemente la documentazione lasciata dal sinodo. Papa Giovanni Paolo I - il cui zelo ed i cui doni di catechista hanno meravigliato tutti noi - le aveva raccolte e si apprestava a pubblicarle, quando fu improvvisamente richiamato a Dio. A noi tutti egli ha dato l'esempio di una catechesi centrata sull'essenziale e, al tempo stesso, popolare, fatta di gesti e di parole semplici, capace di toccare i cuori. Io riprendo, dunque, l'eredità di questi due pontefici per rispondere alla richiesta dei vescovi, espressamente formulata a conclusione della IV assemblea generale del sinodo ed accolta dal pontefice Paolo VI nel suo discorso di chiusura».
Il discorso di Paolo VI è pubblicato in Insegnamenti di Paolo VI, XV, 1977, pp. 981-990, LEV, 1977, in latino e nella traduzione italiana che presentiamo. Dal discorso abbiamo omesso i passaggi iniziali di ringraziamento. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.
Per approfondimenti sulla catechesi, vedi su questo stesso sito la sezione Catechesi e pastorale.

Il Centro culturale Gli scritti (4/5/2011)

[...]

Integrità della dottrina

In primo luogo, siamo lieti che si sia insistito sul dovere dei Vescovi di vigilare e di adoperarsi perché nella catechesi sia sempre conservata la piena fedeltà alla Parola di Dio così come ci è stata manifestata dalla divina Rivelazione e trasmessa nei secoli dal Magistero della Chiesa. Indubbiamente questo stesso dovere di vigilare riguarda anche altre forme di presentazione della Parola di Dio, da quella del suo annuncio in generale, o evangelizzazione, alla sua proclamazione nella liturgia o predicazione, fino al suo studio approfondito nella teologia. Ma una vigilanza sulla catechesi è certo uno degli aspetti di tale dovere da parte di colui che da Cristo è stato costituito Pastore e Maestro nella sua Chiesa. Non intendiamo, in verità, di ripetere ora quanto ci sta a cuore l'attività di difesa e di promozione della sana dottrina. Infatti, per quanto riguarda questa nostra preoccupazione, conserva tutto il suo valore il messaggio che abbiamo rivolto a tutti i Vescovi, al termine del primo quinquennio dalla fine del Concilio Vaticano II.[1] E la fedeltà nei confronti del deposito della Rivelazione chiaramente esige anche che non si passi sotto silenzio alcuna verità essenziale della fede. «Il Popolo affidato alle nostre cure ha il sacro ed inalienabile diritto di ricevere la Parola di Dio, l'intera Parola di Dio».[2]

Necessità di una catechesi sistematica

In secondo luogo, ci è stato di grande conforto il rilevare come da parte di tutti si sia notata l'estrema necessità di una catechesi sistematica, appunto perché tale approfondimento ordinato del mistero cristiano è ciò che distingue la stessa catechesi da tutte le altre forme di presentazione della Parola di Dio. Questo voi stessi l'avete sottolineato nella convinzione che nessuno può giungere alla verità intera a partire unicamente da una qualche semplice esperienza, e cioè senza una adeguata spiegazione del messaggio di Cristo, che è «Via, Verità e Vita»,[3] alfa e omega, principio e fine di tutte le cose.[4] L'integrale presentazione del messaggio cristiano comprende, ovviamente, anche la spiegazione dei suoi principii morali sia circa i singoli uomini sia circa l'intera società. Educare alla fede anche i fanciulli e giovani delle nostre comunità cristiane significherà, perciò, educarli alla «sequela di Cristo», come ci avete ben indicato nella dodicesima proposizione che ci avete trasmesso. Questo è, del resto, il senso della dottrina di San Giovanni Apostolo, quando ammonisce: «Chi dice: "Io lo conosco (Dio)" e non osserva i suoi comandamenti, è un bugiardo».[5]

Utilità delle formule

In terzo luogo concordiamo pienamente con voi quando richiamate con la vostra grande autorità, l'esigenza di alcune formule fondamentali che permettano di esprimere più facilmente, in modo adatto e accurato, le verità della fede e della dottrina morale cristiana. Imparate a memoria tali formule, favoriscono un loro stabile possesso come voi pure ben avete fatto presente nella proposizione diciannovesima che ci è stata presentata e nello stesso Messaggio al Popolo di Dio oggi inviato a tutta la Chiesa. Tra queste formule, poi, avete giustamente incluso le più importanti affermazioni bibliche, soprattutto del Nuovo Testamento, e i testi liturgici che servono ad esprimere la preghiera comune e rendono più facile la professione della fede.

Appello per la libertà della Chiesa

Infine, riconosciamo più che mai l'influenza e la necessità dell'appello per la libertà della Chiesa, affinché questa possa adempiere il suo compito di istruire i propri figli nella fede cristiana. Purtroppo, non sono poche le nazioni in cui viene conculcato o almeno ingiustamente limitato il diritto dei singoli alla libertà religiosa, il diritto delle famiglie all'educazione dei figli, il diritto delle comunità religiose all'educazione dei propri membri. In quest'ora particolarmente solenne, noi ancora una volta supplichiamo i reggitori dei popoli affinché - per il bene stesso delle loro Nazioni - rispettino il diritto degli uomini e delle comunità religiose alla libertà sociale e politica in materia religiosa. Infatti, «tutelare e promuovere i diritti inviolabili dell'uomo è dovere essenziale di ogni potestà civile».[6]

Il ringraziamento del Papa

Dopo avervi confidato alcuni nostri pensieri sugli aspetti più salienti del tema trattato in questa fraterna assemblea, riteniamo opportuno, prima di concludere, di ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla preparazione e all'ordinato svolgimento di questa quinta Assemblea Sinodale. Il nostro ringraziamento va innanzitutto ai Presidenti Delegati, al Relatore e al Segretario Generale, al Segretario Speciale e ai suoi assistenti, ed a tutti coloro che, con competenza e generosità, sotto ogni forma hanno prestato il loro prezioso servizio al Romano Pontefice e a questa eletta rappresentanza dell'Episcopato mondiale. Venerabili Fratelli e diletti Figli, congedandoci da voi, vi preghiamo di portare il saluto e la benedizione del Padre Comune ai vostri confratelli nell'Episcopato, ai sacerdoti vostri collaboratori, ai Religiosi e alle Religiose, come a tutti i laici che lavorano in campo catechistico. Che lo Spirito Santo ci conforti, ci allieti e ci vivifichi tutti e ci disponga a un impegno rinnovato e concorde «perché la Parola di Dio si diffonda e sia tenuta in onore».[7] Ed a tale fine, impartiamo di cuore a tutti voi qui presenti la nostra Benedizione Apostolica.

Note al testo

[1] Cfr. Pauli PP. VI Quinque iam Anni: AAS 63 (1971) 97-106.

[2] Pauli PP. VI Quinque iam Anni: AAS 63 (1971) 99-100.

[3] Io. 14,6.

[4] Apoc. 22,13.

[5] 1 Io. 2,4.

[6] Dignitatis Humanae, 6.

[7] 2 Thess. 3,1.