Madeleine DelbrĂȘl, giullare di Dio (due testi inediti da una nuova pubblicazione a cura di Guido Dotti)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 27 /07 /2011 - 15:46 pm | Permalink
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Riprendiamo da Avvenire del 27/7/2011 due testi inediti di Madeleine Delbrêl con la relativa presentazione di Guido Dotti. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti su Madeleine Delbrêl vedi su questo stesso sito:

oltre ad ulteriori testi nella sezione Maestri dello spirito

Il Centro culturale Gli scritti (27/7/2011)

Madeleine Delbrêl (1904-1964), poetessa, assistente sociale, mistica, è una delle più singolari figure spirituali del XX secolo. La sua causa di beatificazione è stata introdotta a Roma presso la Congregazione per le cause dei santi.
Grazie al suo impegno sociale a Ivry (periferia parigina), la sua testimonianza di vita evangelica e comunitaria in un ambiente povero e scristianizzato, e per l’ampiezza dei suoi scritti dagli accenti pionieristici, ha raggiunto, a poco a poco, un vasto pubblico.
L’editore Gribaudi, che sta pubblicando l’opera omnia, manda ora in libreria il volume «Umorismo nell’amore» (pagine 222, euro 13), che riunisce una serie di testi spirituali, lettere, meditazioni e poesie. «Sapendo quel che siamo- scrive Madeleine - sarebbe davvero ridicolo se non conservassimo un po’ di humour nel nostro amore. Perché siamo personaggi proprio comici. Ma poco disposti a ridere della nostra stessa buffoneria». Dal volume anticipiamo due brani e alcuni stralci della prefazione di Guido Dotti, monaco di Bose.

1/ «Caro amico ateo, anche se non credi terrò Dio accanto a te», di Madeleine Delbrêl

Il testo inedito che qui pubblichiamo probabilmente è stato scritto nel 1961. Su richiesta di padre Jean Guéguen, Madeleine Delbrêl preparò «qualche cosa sulla missione nella città», in occasione della grande missione che ebbe luogo a Clermont-Ferrand nel corso del 1961. Dedicato alla Vergine Maria e rivolto ad un ateo, che probabilmente rappresenta la Città marxista e atea, riprende con forza alcune delle grandi convinzioni apostoliche di Madeleine.

Quella città - e non è un’eccezione - ha un credito nei miei confronti, come le città che le sono simili o gli uomini verso i quali io ho lo stesso debito.
Dei cristiani non hanno saputo guardare? Allora io non so guardare, m’impegnerò a fare meglio.
Nel momento in cui tu hai fatto di tutto per separarti da Dio, dei cristiani ti hanno lasciato solo. A motivo dell’unità che ci lega, io mi considero responsabile.
È di Dio che sei stato privato, è Dio che dovrei restituirti.
Ma tu sai che la Fede non posso, non possiamo donarla. Devo cercare di darti Dio in un altro modo. Tu crederai o non crederai, come vuoi. Io terrò Dio accanto a te.
Cristo ha detto, ed è il nocciolo di tutta la vita cristiana, di amare Dio con tutto il nostro cuore e più di tutto, e di amare tutti gli uomini come noi stessi. È questo il modo in cui ha voluto che noi fossimo cristiani.
È questo amore che prendo con me per tornare accanto a te.
Cristo ci ha detto senza sosta come bisognava viverlo; vivendolo ci ha mostrato come fare. Ci ha detto che seguendo la sua parola come un bambino incapace di critica, meriteremo di vivere insieme a lui, che la sua presenza non ci abbandonerà fino alla morte.
Cristo, ora invisibile, nostro maestro e nostro Dio: tanto ne ascolterò la parola nel Vangelo, tanto farò parola per parola ciò egli ha detto, che io stesso, ad ogni azione che compirò come vuole lui, lo conoscerò un po’ di più.
Con lui tutto inizia e tutto finisce con «Amerai» che è un ordine assoluto.
Tutto inizia così dal basso, così concreto, e così materiale e corporale, che puoi volerlo: amare è versare un bicchiere d’acqua a chi ha sete, dar da mangiare a chi ha fame, dare un ricovero a chi è senza. È essere in prigione col prigioniero, all’ospedale vicino al malato. È avere il cuore distrutto da ogni preoccupazione, ogni pena, ogni dolore dell’altro. È essere un fratello per ciascuno e un fratello per tutti, è vivere con gioia per loro e per loro morire.  

2/ «Io malata? Meglio il veterinario dello psichiatra», di Madeleine Delbrêl 

La lettera immaginaria che di seguito pubblichiamo non è mai stata spedita. Ma i problemi di salute di Madeleine Delbrêl sono reali e conosciuti, specialmente verso il 1954-1955, quando aveva 50 anni. Con l’umorismo, cercava di prenderne le distanze.

Egregio signore, In cinquant’anni di vita ho avuto il piacere di ricevere le cure di 10 medici.
Ho avuto occasione di incontrarne due di umani: sono morti purtroppo e non posso sperare di avere una terza occasione.
So per certo che: - ho un carattere da cani; - la testardaggine di un somaro; - il temperamento di un cavallo.
Mentre al contrario sono sicura di non essere un superuomo e stanca d’essere trattata come tale.
Ecco perché un veterinario mi pare meglio adatto alle mie necessità.
Spero che lei non mi rifiuterà i suoi consigli.
Se anche, nel peggiore dei casi, avessi la testa bacata, preferirei un insetticida alla psicanalisi.
Madeleine Delbrêl  

3/ Una vita in mezzo agli atei, nelle fabbriche e sulla strada, di Guido Dotti

«Tacere non è non dire nulla: è mettere in a­scolto tutte le potenze dell’anima». Era una donna fatta co­sì Madeleine Delbrêl, una cristiana temprata alla cristiana, temperata dalla quotidianità, capace di calare i grandi spazi dello spirito nella stanza di un appartamento, su un marciapiede, nella cupa atmosfera di una fabbrica: «La tua volontà sia fatta in casa nostra come in cielo». Non aveva forse parafrasato così un’invocazione del Padre nostro?

Con questo spirito, Madeleine non perdeva occasione per far passare un annuncio evangelico nelle pic­cole realtà di ogni giorno e di ogni festa: natali, anniversari, com­pleanni, una riunione, un viaggio le sofferenze e le speranze dei preti o­perai, della povera gente... Trovare tutte insieme queste scintille di Van­gelo è come scoprire un colore di fondo nel quadro complessivo del­la vita di Madeleine Delbrêl, un co­lore cui non sappiamo dare altro nome che «luce».

Del resto, «la sola vera vecchiaia» è «l’egoismo» che dobbiamo chiede­re incessantemente a Dio di sradi­care dal nostro cuore: è infatti il cuo­re di carne, che ci consente di re­stare nel soffio dello Spirito. Per questo è sul nostro cuore che dob­biamo vigilare con cura e passione durante tutta la vita: «Quando il cuore indurirai, qualunque sia la tua età allontanati», prendine le di­stanze, va altrove è il consiglio, an­zi, uno dei «comandamenti» di Ma­deleine.

Emerge la figura di un «giullare di Dio», una cristiana in fremente e gioiosa attesa davanti alla porta del­l’incontro con l’Armato del suo cuo­re: «la sola porta che si apre sulle nozze di Dio, con i suoi amici» è «la porta dell’amore, della sollecitudi­ne fraterna». A questa porta Made­leine è rimasta affezionata per tut­ta la vita: ha atte­so paziente all’e­sterno, non si è stancata di bussa­re, l’ha aperta per far entrare chi era fuori, l’ha varcata per uscire incon­tro a chi era rima­sto escluso... Sol­lecitudine fraterna per lei voleva di­re aiutare gli altri a camminare con le proprie gambe, accompagnarli per un tratto di cammino, come scriverà a una coppia di amici spa­gnoli repubblicani, duramente pro­vati dalle vicende del loro paese: «Vorremmo camminare con voi fi­no alla felicità del mondo interno». E, per far questo, conosceva bene il bisogno che c’è di sapersi fermare a riposare, a riflettere, a contem­plare: «Se si vuole aiutare gli altri a camminare, bisogna, sapersi sede­re!». Vengono qui alla mente le pa­role di un poeta statunitense, Ro­bert Frost: «Il miglior modo per ve­nirne fuori/è sempre passarci in mezzo». Affrontare con calma e ri­solutezza le situazioni anche più av­verse è premessa al loro supera­mento. E Madeleine ha saputo pas­sarci in mezzo e venirne fuori por­tando con sé anche gli altri.

«Io terrò Dio accan­to a te», scrive la Delbrêl a un ideale interlocutore ateo. Ecco, credo che l’esistenza di Madelei­ne sia stata innanzi­tutto questo: tenere Dio accanto a quelli di cui lei si fa­ceva prossimo, sull’esempio lascia­to da Gesù stesso ai suoi discepoli. Così, con la sua povera vita è stata capace di realizzare quello che lei stessa auspicava come testimo­nianza della chiesa: «che Cristo Chiesa ci insegni a riconoscerlo do­ve egli è e a portarlo dove egli non è».