Quando il bacio anticipa l'inganno, di Claudio Magris

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 29 /07 /2011 - 13:22 pm | Permalink
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Riprendiamo dal Corriere della sera del 28/7/2011 un articolo scritto da Claudio Magris. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. 

Il Centro culturale Gli scritti (29/7/2011)

«Il bacio» di Auguste Rodin, Musée Rodin di Parigi

In omaggio alla leggerezza e alla riduzione che l'estate richiede non solo alle vesti, ma anche ai grevi compiti, doveri ed impegni e dunque pure alle letture, mi azzardo a compiere un illecito ermeneutico, commentando non un testo, bensì solo una sua minima parte, tre versi di una poesia di Rilke. Dal punto di vista critico, è un'operazione scorretta, perché ogni parte e ogni parola di un'opera letteraria hanno il loro senso soltanto nella totalità che li racchiude, nel componimento completo, al cui significato globale concorrono e che dà loro significato. Perfino il verso forse più bello che sia mai stato scritto, «la bocca mi baciò tutto tremante», lo si comprende a fondo soltanto collocandolo nel contesto della Commedia e della visione dantesca della passione, del peccato e della pena. Tuttavia quel verso ci viene in mente anche a prescindere dall'Inferno in cui viene pronunziato e dal sistema morale in cui s'inserisce; investe anche da solo con ineguagliabile intensità la nostra vita, il nostro amore e tremore.

Quei tre versi di Rilke, che fanno parte di una canzone nel Malte, dicono:

Gli amanti, lo vedi, non sanno
che un bacio distrugge l'incanto
che allora incomincia l'inganno.


Li ho letti la prima volta nell'adolescenza in questa versione di Vincenzo Errante, certo incline a un'enfasi datata, ma sempre grande, come in genere nelle sue traduzioni. Appartengo, per età, alla generazione che ha conosciuto ancora, adolescente, la sublimazione; che amava la compagna di scuola con sentimenti angelicati e purissimi, immuni da quei desideri destati invece dalle scollacciate immagini femminili dei calendari regalati dai barbieri.

Quella prima lettura, dunque, fu ammirata, entusiasta; tre versi che dicevano la nobiltà, la purezza, l'indicibile spiritualità dell'amore. Non sapevo - ma anche se lo avessi saputo non vi avrei dato alcuna importanza - di far torto a Rilke, uomo sensuale come pochi altri ed esperto dei pericolosi intrecci fra amore, sensualità e dominio.

Poco più tardi, uscito dalla fase sublimante e dolcestilnovista dell'adolescenza radicalmente scissa fra sesso e sentimento e lieto di aver scoperto invece il loro indissolubile legame, quei versi mi parvero una falsa e ipocrita apologia della repressione, un'ignobile esortazione a separare il bacio dall'amore. Anche in questo caso, facevo torto a Rilke, ma la germanistica era ancora lontana dai miei orizzonti di ginnasiale.

Più tardi ancora - ed ancora oggi - ho dovuto scoprire, a malincuore, la verità o almeno la parziale verità esistenziale di quei versi. Non si tratta di una patetica sublimazione e men che meno di un'ascetica e sciocca avversione al sesso. Rilke ha avuto grandi amanti e grandi amori, non certo privi di baci.

Ma forse proprio per questo aveva capito a fondo che, come sembrano dire quei versi, quando i presagi, le seduzioni, gli incantamenti reciproci ancor potenziali si determinano e diventano bacio, rapporto diretto, completo e fatalmente esigente, incominciano o possono cominciare gli inganni: la sproporzione quasi inevitabile fra i sentimenti dell'uno e quelli dell'altro e il tentativo di dissimularla all'altro e anche a se stessi, la necessità e insieme l'impossibilità di condividere l'esistenza e le manovre, ingannevoli e autoingannevoli, per rinviare la risoluzione di quel nodo; l'improvvisa mancanza di riguardo reciproco, chissà perché autorizzata dal letto, e così diversa dalla confidenza anche profonda ma sempre rispettosa dell'amicizia o del rapporto ancora incerto; la terribile coincidenza di comunione e estraneità.

Probabilmente, purtroppo, quei tre versi dicono una frequente verità, che non ha nulla a che vedere con una casta astinenza. Non è una buona ragione per non baciare, ma...

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