Educare alla fede i figli in famiglia. Una testimonianza di Carlo Ancona e Ilaria Stefanelli

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 15 /08 /2011 - 22:59 pm | Permalink
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Mettiamo a disposizione alcuni appunti presi ascoltando una testimonianza di una coppia di genitori che raccontavano la loro esperienza di educatori nella fede dei loro quattro figli. L'incontro si è svolto presso la parrocchia di Sant'Enrico il 2/6/2011. La frammentarietà del resoconto non dipende semplicemente dal fatto che si trattava di una testimonianza a due voci e non di una relazione organica, ma soprattutto dalla sinteticità degli appunti presi quel giorno: presentiamo lo stesso questi appunti nella loro essenzialità a motivo dell'interesse della testimonianza.

Il Centro culturale Gli scritti (10/8/2011)

Formare un cristiano significa formare un uomo. I due aspetti si compenetrano, non bisogna mai dimenticarlo. Per questo l'impegno primario è stato quello di aiutare i nostri figli a crescere nella generosità, nella gioia, nella responsabilità.

Ci teniamo subito a dire che amare incondizionatamente i nostri figli non vuol dire per noi non porre loro dei limiti. Anzi, proprio perché li amiamo incondizionatamente, sappiamo che dobbiamo porre loro dei limiti. Le frustrazioni ti fanno crescere, ti rendono capace di libertà. Il limite certamente li limita, ma li protegge anche e li custodisce.

Un altro aspetto che ci sembra decisivo è quello del nostro amore di marito e moglie. I nostri figli crescono bene perché io amo mia moglie! L'amore reciproco dei genitori aiuta i bambini a crescere bene. Questo implica anche delle regole: loro sanno che non possono dormire a letto con i genitori (tranne eccezioni come quando sono malati), sanno che il bacio sulle labbra se lo possono dare solo papà e mamma. Vedere l'amore dei genitori fa nascere in loro il desiderio di crescere per poter realizzare ciò che vedono in noi.

Abbiamo sperimentato che è bene vivere in casa con delle regole molto semplici. Ad esempio, i figli non hanno un accesso totale ad Internet.

Cerchiamo di far emergere sempre, in maniera molto spontanea, l'idea di persona che abbiamo. Cosa dobbiamo mostrare ai figli: che debbono diventare degli scienziati o che debbono essere generosi? Certo mostriamo loro l'importanza dello studio, ma più ancora che debbono diventare generosi! In questo senso ci rendiamo conto che dobbiamo riorientarci sempre anche noi, perché il contesto tira in altre direzioni. A me, come madre, ad esempio, piace sottolineare sempre che Biancaneve era bella perché era buona e che non c'è vera bellezza senza bontà.

Non ci preoccupiamo innanzitutto di far dire loro qualche preghiera, ma di dirla innanzitutto noi. A casa nostra il termine “preghierina” è vietato. Esiste piuttosto la “preghiera”, per mostrare che la preghiera è una cosa da grandi e non da bambini. Certo intervengono anche loro durante la preghiera, ma la preghiera è la “preghiera”.

A messa andiamo insieme, nei limiti del possibile. Quando qualcuno di loro si lamenta, dopo aver detto qualcosa di più intelligente, alla fine diciamo: «Non morirete, vedrete». Come noi facciamo cose che piacciono a loro, così anche loro si abituano a partecipare a momenti che non sempre li esaltano, ma che appartengono alla vita della famiglia che vive momenti di vita tutti insieme che ora piacciono più ad uno ora più ad un altro.

Si potrebbe dire che non faccio catechesi in maniera esplicita – in realtà spieghiamo loro le storie della Bibbia, ma questo è meno importante. Piuttosto viviamo la fede e loro stanno con noi.

Abbiamo anche dei momenti espliciti di presentazione della fede. Ad esempio, abbiamo visto insieme il film su San Filippo Neri, oppure la domenica mattina a colazione raccontiamo il vangelo della domenica.

Sentiamo che è importante vincere la tentazione di “non stare” con i figli. Certo giocare con un bambino è un po' perdere tempo. Io potrei scrivere un articolo scientifico che sarebbe utile per il mio curriculum. Invece giocare con loro e perdere tempo con loro è importante. Bisogna farlo.

Abbiamo quattro figli. Questo è già una catechesi in sé per loro. Già quando erano tre, dovevano imparare la “politica” per ottenere quello che volevano! I figli sono arrivati, senza che noi li cercassimo esplicitamente ogni volta. Un sacerdote nostro amico ripete spesso che la vita di fede è un po' come il tennis. Non si è sempre alla battuta. Noi siamo alla risposta. Un altro batte e noi dobbiamo rispondere alla sua battuta.

Abbiamo capito anche che si deve vincere l'ansia da prestazione. Ti viene talvolta da pensare: «Io sono una brava mamma, se loro sono felici». Invece è più importante ricordare che noi abbiamo donato loro la nostra vita. Siamo stati noi a scegliere di farlo, di donarla. Questo rende più umili: ci è chiesto semplicemente di dare il nostro contributo.

Per noi è molto importante la domenica nella trasmissione della fede. Ogni domenica si mangia in salotto – anche la colazione – e non in cucina. Ci si veste in maniera diversa, si cucina meglio, si prepara sempre il dolce, si invitano gli amici. Vediamo che questo aiuta loro a capire che la domenica è un giorno diverso.

Molto importante ci sembra anche la riscoperta del ruolo paterno. Il nostro parroco raccontava a Natale che a Maria spettava il compito dell'accoglienza di Gesù. Ma quando si tratta poi di scendere in Egitto, gli angeli vanno a parlare con Giuseppe. A Giuseppe è chiesto di custodire il bambino. Così abbiamo ruoli diversi. Io, per esempio, come padre vado a parlare con gli insegnanti a scuola e li conosco tutti. Invece mia moglie conosce tutti i bambini e tutte le mamme della classe dei nostri figli.