Into the wild, il film di Sean Penn sulla vita di Christopher Johnson McCandless. Appunti estivi su film invernali 3, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 01 /09 /2011 - 16:02 pm | Permalink
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Presentiamo sul nostro sito alcuni appunti di Andrea Lonardo su Into the wild, il film di Sean Penn.

Il Centro culturale Gli scritti (1/9/2011)

Foto realizzata con l'autoscatto dinanzi al magic bus e ritrovata non
sviluppata nella macchina fotografica di Christopher Johnson McCandless.

Un grande film che presenta – forse a volte forzandola – la storia vera di Christopher Johnson McCandless.

Il film svela via via i retroscena della storia di Chris, un ragazzo che, al termine dell’università, si allontana da casa, prendendo la via della strada, senza lasciar traccia di sé. Il padre aveva nascosto l'esistenza di un primo  matrimonio. I due figli della nuova relazione – Chris e la sorella – si erano sentiti come mai generati dai loro genitori.

Al padre ed alla madre che sono ossessivamente preoccupati di forma e apparenza, Chris ripete: “Non voglio cose, cose, cose. Non voglio niente. Datemi la verità”. Nella biografia scritta da J. Krakauer, Nelle terre estreme, Corbaccio, Milano, 2008, p. 155, in realtà l'espressione è una citazione da H. D. Thoreau, Walden ovvero vita nei boschi; Chris aveva sottolineato l'espressione “Datemi la verità, invece che amore, denaro o fama. Sedetti a una tavola imbandita di cibo ricco, vino abbondante e servi ossequiosi, ma alla quale mancava la sincerità e la verità; partii affamato da quel desco inospitale. L'ospitalità era fredda come i gelati”. In alto alla pagina Chris aveva annotato di suo pugno la parola “verità”.

Chris vuole abbandonare una società che sente malata, mentre tutti lo invitano a “non andare troppo a fondo in questa faccenda”.

Vede le crisi di tutti gli adulti, di tutte le coppie.

Ma l'esito della sua ribellione non è la rabbia, bensì il tentativo di misurarsi da solo con la vita. Decide di mettersi alla prova raggiungendo l’Alaska per vivere solo nella natura. Sceglie uno pseudonimo, Alexander Supertramp, e, dopo una laurea brillante, regala in beneficenza tutto il denaro che ha e parte.

Vive solo, attraversando gli Usa e giungendo fino in Messico in canoa. In realtà, tanti gli si affezionano lungo il viaggio.

Nel film afferma: “Ti sbagli se pensi che la gioia derivi soltanto o principalmente dalle relazioni umane” (l'espressione, in realtà, è presa da una lettera che Chris scrisse all'anziano Ronald A. Franz – nel libro è uno pseudonimo; cfr. Krakauer, Nelle terre estreme, p. 80).

I suoi – così li presenta il film – escono trasformati dalla fuga del figlio, divenendo migliori, anche se egli lo ignora. La loro angoscia per la sua sorte ed il senso di colpa li rendono finalmente umani.

La sorella, a lui legatissima, continua a pensarlo di lontano, senza avere alcuna notizia su di lui.

Fra i tanti incontri sulla strada il film ricorda quello con una coppia che Alex Supertramp riesce a riconciliare. Con una ragazza con cui vive un casto amore (Krakauer, Nelle terre estreme, p. 91, scrive che “castità e purezza erano qualità sulle quali il ragazzo rimuginava spesso e volentieri”). Con un anziano che, affezionatosi a lui, si propone di adottarlo come nipote (nel libro di Krakauer è ricordato con lo pseudonimo Ronald A. Franz).

L'anziano gli dice: “Si vede che hai dei problemi con la chiesa. Ma c'è una cosa più grande di cui possiamo tutti renderci conto. Non mi pare che ti dispiaccia di chiamarla Dio. Quando si perdona, si ama. E quando si ama la luce di Dio scende su di noi”. Alex ride, ma non nega.

Raggiunge finalmente l'Alaska, dove, inoltratosi nella neve, trova un autobus abbandonato – the magic bus – che diverrà la sua residenza.

Nel frattempo scrive un diario, che sarà rinvenuto con il suo corpo.

Infine, sembra pronto per tornare indietro, forse per incontrare di nuovo la sua famiglia. Ma, ripresa la via di casa, si accorge di non poter più guadare il fiume che aveva attraversato all’andato, poiché le sue acque si sono ingrossate.

Ritorna nel suo magic bus, ma, per un insieme di circostanze fra cui probabilmente l'assunzione per mancanza di cibo di radici o semi di piante dannose alla salute, muore.

Certo è che negli ultimi giorni di vita, quando diviene cosciente che il suo stato si deteriora di giorno in giorno, ritrova il coraggio di scrivere il suo nome: Christopher Johnson McCandless.

Sui libri che sempre porta con sé sottolinea in quegli ultimi giorni una frase di Tolstoj: happiness only real when shared. Nel film, l’espressione appare come propria del ragazzo, in realtà, come Krakauer sottolinea, Chris aveva finito il 2 luglio La felicità familiare di Tolstoj e ne aveva sottolineato alcuni passaggi che lo avevano commosso, fra cui: “Soltanto ora capivo perché egli diceva che la felicità sta solo nel vivere con gli altri” (Krakauer, Nelle terre estreme, p. 222).

Il 12 agosto scrive le ultime parole sul suo diario: “Mirtilli meravigliosi” – il fatto non è ricordato nel film. Poi conta solo i giorni, probabilmente sempre più debilitato. Negli ultimi giorni scrive un biglietto senza data, da un lato una citazione di un poema di Robinson Jeffers, e dall'altra poche parole: “Ho avuto una vita felice e ringrazio Dio. Addio e che Dio vi benedica” (cfr. Krakauer, Nelle terre estreme, p. 259).