Ritorna all'homepage del sito

L'ara romana trasformata in altare da Gregorio VII nella parrocchia di Santa Galla

L'ara funeraria romana, della quale è impossibile ormai ricostruire l'esatta ubicazione antica, si presenta secondo la tipologia dell'età flavia. Non vi è dubbio che anche la parte tergale sia coeva delle altre tre facciate, per il rinvenimento di altri due esemplari similari (conservati in Villa Doria Pamphili ed in Villa Chigi a Castelporziano). Tutti i simboli vegetali e zoomorfi rimandano ad una generica ascendenza apollinea (l'albero del lauro scolpito sul retro, sempreverde ed utilizzato per la vittoria, i girali di acanto sugli altri tre lati utilizzati per la prima volta nell'Ara pacis di Augusto, gli uccelli simboli di vita terrena ed ultraterrena, la lepre che nella sua tana, sotto il lauro, mangia l'uva, la lucertola che si rivolge al sole presente anche nei racconti dell'infanzia di Apollo).
Siamo in un periodo, testimoniato letterariamente dal Physiologus, nel quale la natura viene utilizzata ad esprimere l'anelito umano. Il primitivo cristianesimo erediterà questo atteggiamento ed esprimerà con l'immagine degli uccelli, talvolta con le ali a forma di croce, le persone destinate a vita eterna, con l'alloro l'immortalità, con la lepre il refrigerium a cui l'uomo salvato perviene, con il sole il Cristo stesso.
E' stato Gregorio VII, come precisa l'iscrizione, nel 1073, a decidere la nuova dedicazione dell'ara come altare cristiano per la Chiesa di Santa Maria in Portico, poi distrutta. Se precedentemente si pensava che l'utilizzo di antichi altari in senso cristiano fosse avvenuto a partire dal XV-XVI secolo, questo esempio induce ad una correzione di questa convinzione.
"Allo stato attuale delle ricerche ci si è convinti che "spogliare" un monumento antico, per inserirne parti più o meno grandi in uno contemporaneo, non è o è solo di rado "barbaro disprezzo" per una classicità non più compresa; al contrario sembra implicare, almeno in alcuni casi, il desiderio di assimilarla, di farla propria e dunque sembra toccare un livello - certo variabilissimo da un caso all'altro - di conoscenza dell'antico, di coscienza storica... Gregorio VII quando scelse il nostro monumento come decoroso e decorato altare-reliquiario di S.Maria del Portico, sottrasse il pregevole blocco di marmo alle incurie del tempo e alle mani avide dei cercatori di materiali per le calcare romane" (da F.Bisconti, Un fenomeno dell' "economia del reimpiego": l'ara funeraria romana usata come altare nell'antica basilica di S.Maria in Portico, in Accademia Card.Bessarione, Giornata di studi su Santa Galla, Roma, 1991, pagg.33-53).

Language preference