L'annuncio della libertà. La Volontà creò il mondo; la volontà ha ferito il mondo; la stessa Divina Volontà ha offerto al mondo una seconda occasione di successo; la stessa volontà umana può compiere per l’ultima volta la sua scelta. Ecco la vera e predominante peculiarità, ovvero eccentricità, di quella setta speciale denominata dei Cattolici Romani (da G.K. Chesterton)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 02 /06 /2013 - 14:24 pm | Permalink
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da G.K. Chesterton, La nonna del drago e altre serissime storie, Guerrino Leardini, Macerata Feltria, 2011, p. 163-165 (da Il profilo della libertà, The Common Man, 1950)

Vuol dire calunniare i pagani, rappresentare oggi il paganesimo come se fosse identificabile nel piacere. In ogni caso, chiunque abbia qualche conoscenza della grande letteratura Greca e Latina, non penserà mai di riconoscere nel paganesimo l’ottimismo. Vorrebbe dire, in ogni modo, avvicinarsi di molto alla verità, affermare che anche qui, come altrove, il carattere fondamentale del paganesimo è il pessimismo. In ogni caso, si può dire, senza timore di sbagliare, che tale carattere è il fatalismo.

Su tale grigio sfondo si nota una macchia, o stella d’argento o d’oro; quasi una fiamma. È straordinaria, eccezionale. Dei suoi tanti aspetti d’eccezione il principale è forse questo: l’annuncio della Libertà. Ovvero come unico vero significato del termine essa annuncia la Volontà. Con fortissima voce, come squillo di tromba celeste, narra una strana storia, l’essenza della quale è che la sua origine è la Volontà, od una libera divergenza di Voleri.

La Volontà creò il mondo; la volontà ha ferito il mondo; la stessa Divina Volontà ha offerto al mondo una seconda occasione di successo; la stessa volontà umana può compiere per l’ultima volta la sua scelta. Ecco la vera e predominante peculiarità, ovvero eccentricità, di quella setta speciale denominata dei Cattolici Romani. […]

Vi è nel Paradiso di Dante un passo grandioso che mi fa desiderare di conoscere abbastanza l’italiano per poterlo più apprezzare, ed abbastanza l’inglese per poterlo degnamente tradurre. Lo raccomando a coloro che forse immaginano che l’importanza da me data a questa qualità eccezionale sia semplicemente la tarda ripresa di una superstizione medievale; e specialmente a quelli che abbiano subdolamente appreso dagli storici eruditi ed estremamente stupidi a considerare il medievalismo come ristretto e visionario. Ecco i versi in questione:

Lo maggior dono che Dio per sua larghezza
fesse creando, et alla sua bontade
più conformato, e quel ch’ei più apprezza
fu de la volontà la libertade
.
(Paradiso, Canto V 19-22)