Commemorare le disfatte o le vittorie dell'uomo? (da G.K.Chesterton)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 27 /01 /2008 - 23:11 pm | Permalink
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da G.K.Chesterton, L’uomo che fu giovedì, Bompiani 2007, p.5

Perché mai tutti gli impiegati e gli inservienti dei treni appaiono così tristi e annoiati, proprio tanto tristi e annoiati? Ve lo dirò io. E’ perché sanno che il treno va dove deve andare. E’ perché sanno che, per qualsiasi luogo abbiano preso il biglietto, ci arriveranno proprio; è perché, dopo aver passato Slone Square, sanno che la stazione successiva dovrà essere Victoria e niente altro che Victoria. Oh! Come sarebbero invece pazzi di rapimento, oh, come avrebbero gli occhi splendenti al pari di stelle e l’anima ancora una volta nell’Eden, se, nella stazione successiva, essi si trovassero inaspettatamente a Baker Street!
- Voi, piuttosto, siete antipoetico!- ribatté il poeta Syme. – Se quel che dite degli impiegati è vero, è perché essi sanno soltanto essere prosaici come la vostra poesia. La cosa rara, strana, sta appunto nel raggiungere la meta; la cosa ordinaria e ovvia sta invece nel mancarla. Noi consideriamo come alcunché di epico che un uomo con una freccia rude colpisca un uccello distante. E non è pure epico che un uomo, con una rozza macchina, colpisca una stazione distante? Il caos è insulso, perché nel caos il treno potrebbe andare dovechessia, a Baker Street come a Bagdad. Ma l’uomo è un mago, e tutta la sua magia sta in questo, ch’egli dice “Victoria”, ed eccolo proprio a “Victoria”. No, no. Prendete pure i vostri libri di pura poesia e prosa; lasciate invece ch’io legga un orario delle ferrovie, con lacrime d’orgoglio. Tenete il vostro Byron, che celebra le disfatte dell’uomo; datemi invece Bradshaw, che ne commemora le vittorie. Datemi Bradshaw, dico!