Amare l’arte e l’Italia come realtà vive e non come cose morte da museo (da G.K. Chesterton)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 12 /12 /2016 - 09:02 am | Permalink
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Da G.K. Chesterton, Robert Browning, traduzione di Umberta Mesina (non è stato possibile controllare la fonte della citazione)

Ci sono migliaia di europei istruiti che amano l’Italia, che ci vivono, che ci si recano ogni anno, che attraversano un intero continente per vederla, che danno la caccia ai suoi dipinti più oscuri e alle sue sculture più cadenti; ma sono tutti accomunati da questo, che considerano l’Italia un posto morto. È una galleria nel loro museo universale, un distretto di ossa fossili. Ci sono persone ricche e beneducate, soprattutto americani, che sembrano pensare di tener l’Italia come terrebbero una voliera o una serra calda, in cui possono passeggiare ogniqualvolta hanno voglia di una folata di bellezza. Browning non nutriva affatto simili sentimenti; era intrinsecamente incapace di un simile insulto all’anima di una nazione. Se non avesse potuto amare l’Italia come una nazione, non avrebbe consentito ad amarla come un negozio di antiquario. In ogni cosa al mondo, dal Medioevo all’ameba, di cui tanto si parla in Mr Sludge the Medium, egli è interessato alla vita che c’è nelle cose.
Era interessato alla vita nell’arte italiana e alla vita nella politica italiana. Forse il primo e il più semplice esempio che si può offrire al riguardo è l’interesse di Browning per l’arte. Egli era sempre stato smisuratamente affascinato da pittura e scultura e il suo soggiorno in Italia gli diede, ovviamente, innumerevoli occasioni perfette di studiare pittura e scultura. Ma il suo interesse per questi studi non era come quello del comune visitatore istruito che gira per le città italiane. Migliaia di questi visitatori, per fare un esempio, studiano quei magnifici busti pagani che in file interminabili ti capitano davanti in quasi ogni galleria e museo d’Italia, li ammirano, li annotano nei loro cataloghi e li descrivono nei loro diari. Ma il modo in cui essi influivano su Browning è descritto in maniera suggestiva in un passaggio di una lettera di sua moglie. Ella descrive il proprio desiderio che suo marito ricominci a scrivere poesie, le sue implorazioni a lui perché scriva poesie; ma tutte le sue richieste cadono nel vuoto perché suo marito è impegnato tutto il giorno a modellare busti di creta e a spaccarli non appena li ha terminati. Questo era l’interesse di Browning per l’arte: l’interesse per una cosa viva, l’interesse per una cosa che cresce, l’interesse insaziabile per come si fanno le cose.