Ho creduto in Actarus e nella playmate del mese, alla Rivoluzione francese e alla Rivoluzione socialista, ho creduto in Nietzsche, ho creduto, al tempo stesso, nel buddismo zen e mi sono seduto con direttori commerciali e maestre in menopausa. Con tutto ciò, certamente, credevo molto in me stesso (da Fabrice Hadjadj)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 27 /02 /2020 - 23:04 pm | Permalink
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Da Fabrice Hadjadj, Risurrezione. Istruzioni per l’uso (non è stato possibile verificare la fonte della citazione)

Sono sempre stato credente. Ed è abbastanza comprensibile: provengo da una famiglia piuttosto atea. Perciò dapprima ho creduto ai miei genitori come a degli dèi (non ho dovuto distruggere l'idolo, si è infranto abbastanza presto da solo).

Ho anche creduto in Chantal Goya, quando cantava «Questa mattina, un coniglio ha ucciso un cacciatore».
Ho creduto in Actarus, il principe Duke Fleed, che pilotava Goldrake. Ho creduto in Charles Ingalls e alla sua Casetta nella prateria (per poco tempo, purtroppo: abitavo al centro dei grattacieli de La Défense).

Ho creduto poi alla playmate del mese, in Playboy (o Newlook che vuol dire «nuovo sguardo»). Ho creduto che i cibi crescessero direttamente sugli scaffali del supermercato (e fatico ancora a immaginare il tempo che realmente occorre perché un tacchino ingrassi o una mela maturi).

Ho creduto per un istante che il mio organo sessuale non fosse altro che un genere e una fiction (ma l'istante successivo ho visto passare una ragazza molto carina e la fiction mi è apparsa reale come un albero in primavera).

Ho creduto alla Rivoluzione francese e alla Rivoluzione socialista, anche se mio padre non faceva parte della Confederazione Democratica del Lavoro ...

Ben presto ho creduto in Nietzsche, certo con ciò di essere Al di là del bene e del male, e in Georges Bataille, benché troppo timido per impegnarmi totalmente nella disciplina dell'orgia.

Allora ho creduto in Hegel, per cercare di ricapitolare i momenti anteriori della mia credenza e poi, ritornato dal «sapere assoluto», ho creduto in Céline, che predicava il vangelo del Viaggio al termine della notte.

Ho creduto, al tempo stesso, nel buddismo zen - lo confesso - e mi sono seduto con direttori commerciali e maestre in menopausa, per ammettere la meraviglia della mia intima vacuità.

Con tutto ciò, certamente, credevo molto in me stesso, e soprattutto credevo di non essere credente.

E un bel giorno, pluf! tutto questo misticismo è stato trascinato via dal torrente della vita. Ho riscoperto di essere ebreo e francese, per scoprire subito dopo, in vecchi libri francesi, che Dio si era fatto ebreo. E così sono diventato cristiano. E per giunta cattolico. È stata la fine del tempo della mia credulità. E l'inizio di una molto profonda - e umiliante - oggettività.