311-313: e nel mondo irruppe la Tolleranza, di Edoardo Castagna

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 13 /11 /2011 - 15:55 pm | Permalink
- Tag usati: ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Riprendiamo da Avvenire del 13/11/2011 un articolo scritto da Edoardo Castagna. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti sulla figura di Costantino vedi su questo stesso sito Costantino e la libertà dei cristiani, di Andrea Lonardo.

Il Centro culturale Gli scritti (13/11/2011)

Mai prima era accaduto che una fede, una credenza o un sistema di pensiero ritenuto – a torto o a ragione – ostile allo Stato venisse tollerato. Anche religione e filosofia erano, nella forma mentis antica, affare di Stato; l’adesione all’ideologia del potere era data per scontata, in ogni ambito della vita, e la defezione non era esercizio di libertà ma tradimento, lesa maestà.

Quei tre anni dal 311 al 313, ognuno segnato da un evento centrale, scardinarono una concezione acquisita da millenni e introdussero una novità epocale: nella storia fece irruzione la tolleranza. Con l’Editto di Nicomedia di Galerio del 311, la battaglia di Ponte Milvio del 312 e l’Editto di Milano di Costantino del 313 la dicotomia tra adesione integrale allo Stato e ribellione venne spezzata, introducendo la possibilità di posizioni più sfumate, più ricche.

La lealtà del suddito – non certo ancora cittadino – divenne oggetto di valutazione individuale, e non più automaticamente catalogata in base alla sua adesione formale a ogni singolo aspetto proposto dall’ideologia del potere. Da questo punto di vista, paradossalmente, l’Editto di Teodosio, che nel 380 proclamò il cristianesimo religione di Stato, rappresentò una sorta di passo indietro, nel tentativo di puntellare un traballante potere politico alla ben più vitale energia di una fede in espansione.

Da allora il cammino della tolleranza è stato ancora lungo e ondivago, né si può ritenere concluso: sia perché in larghe fette del mondo è ancora obiettivo da raggiungere, sia perché anche dove passa per essere acquisito si trova costantemente – e forse strutturalmente – sotto pressione. Per esempio, rimanendo alla libertà religiosa, quando si tenta di ridurla al mero privato, negandone il diritto ad affermarsi nello spazio pubblico.

Anche per questo il triplice anniversario, che ovviamente avrà nel 2013 il suo culmine, è valida occasione per meditare sul profondo significato dell’essere tolleranti, al di là della petizioni di principio.

Evento centrale delle rievocazioni organizzate dalla Curia ambrosiana sarà la mostra che verrà allestita al Museo Diocesano di Milano a partire dal prossimo ottobre e incentrata proprio – illustra il direttore del museo, Paolo Biscottini – «sulla tolleranza quale principio irrinunciabile di tutta la cultura occidentale. I temi saranno l’accoglienza nel mondo romano, la Milano imperiale, le figure di Elena e Costantino, il simbolo della croce». La convivenza delle diverse religioni dell’impero sarà rappresentata attraverso una rassegna di iconografie cristiane e pagane che ornavano oggetti d’arte, sia di destinazione ufficiale sia privata, mentre l’affermazione del cristianesimo sarà documentata con materiali relativi alla costruzione delle grandi basiliche, da Roma ad Aquileia.

Milano rivivrà la sua storia come centro dell’impero e, in un certo senso, del cristianesimo da Costantino ad Ambrogio, e ampio spazio verrà dedicato alla figura del sovrano, con le sue insegne militari per la prima volta cristiane, e a quella della madre Elena, soprattutto nel suo percorso di ricerca della Vera Croce.

Sulla simbologia si soffermeranno la rassegna dedicata al crismon, il monogramma che combina le iniziali greche del nome di Cristo (chi e ro), e quella incentrata sulla croce stessa, «un segno fino ad allora di colpa infamante – rileva Biscottini – diventato cifra dell’adesione alla fede cristiana».

Alla data simbolica del 313 si raccorda anche l’esposizione che dovrebbe tenersi alla Triennale – ma al momento è ancora da definire –, sempre a Milano, e incentrata sul “design del sacro”, soprattutto contemporaneo. La Regione Lombardia progetta una grande incontro sulla libertà di culto, mentre la comunità evangelica meneghina sta mettendo in cantiere una sua settimana di festeggiamenti. Le “Manifestazioni commemorative costantiniane” promosse dal Pontificio comitato di Scienze storiche partiranno già tra pochi mesi, con un convegno di studi dedicato alla battaglia di Ponte Milvio; a Milano si terranno nel 2013 un convegno sull’Editto e varie manifestazioni ecumeniche, mentre lezioni magistrali e seminari di approfondimento toccheranno entrambe le città.

311: Editto di Nicomedia

Il 30 aprile 311 a Nicomedia (l’attuale Izmit, in Turchia) l’imperatore Galerio pubblicò un primo editto di tolleranza, con il quale concedeva indulgenza ai cristiani che, avendo «assecondato un capriccio, erano stati presi da follia e non obbedivano più alle antiche usanze». Al di là dello sprezzante giudizio, il documento proseguiva con una richiesta che era una mezza invocazione e una mezza minaccia: «In nome di tale indulgenza, essi farebbero bene a pregare il loro Dio per la Nostra salvezza, per quella della Repubblica e per la loro città, affinché la Repubblica possa continuare ad esistere ovunque integra e loro a vivere tranquilli nelle loro case». Durante il suo regno Galerio aveva duramente represso il cristianesimo: sua la regia della grande persecuzione passata alla storia sotto il nome del suo collega Diocleziano. Galerio morì pochi giorni dopo la promulgazione dell’editto, il 5 maggio, a causa di una cancrena; al suo destino assegnò valenza simbolica Lattanzio nel suo De mortibus persecutorum.

312: Battaglia di Ponte Milvio

La battaglia di Ponte Milvio ebbe luogo il 28 ottobre 312 alle porte di Roma e mise fine al regno di Massenzio, contestato da Costantino in quanto sarebbe stato in contrasto con il sistema tetrarchico: si era fatto nominare princeps il 28 ottobre del 306, assumendo il controllo dell’Italia e dell’Africa. Invasa l’Italia nella primavera del 312, Costantino raggiunse Roma tramite la via Flaminia e si accampò sulla riva destra del fiume Tevere. Dopo un lungo e aspro combattimento le truppe di Massenzio subirono una completa disfatta. Oltre che per gli immediati risvolti politici, la battaglia fu decisiva nel processo di emancipazione dei cristiani poiché la notte prima dello scontro Costantino ebbe una visione. Del suo contenuto esistono diverse versioni. Lattanzio afferma che la visione ordinò a Costantino di apporre sugli scudi dei propri soldati un segno riferito a Cristo; Eusebio antepone a questo sogno una prima visione: Costantino stava marciando col suo esercito quando, alzando lo sguardo verso il sole, vide una croce di luce e sotto di essa la frase «In hoc signo vinces».

313: Editto di Milano

L’anno dopo la battaglia di Ponte Milvio Costantino a Milano pubblicò un editto di tolleranza che andava ben oltre alle concessioni fatte due anni prima da Galerio, stabilendo esplicitamente che i luoghi di incontro e ogni altra proprietà confiscati ai cristiani e incamerati dall’erario dovessero «essere restituiti senza richiesta di pagamento o compenso alcuno e senza alcun tipo di frode o imbroglio». Concesse così al cristianesimo uno status giuridico equivalente alla religione tradizionale romana e agli altri culti religiosi professati nei territori dell’Impero: «Abbiamo creduto che uno dei primi nostri doveri fosse di regolare ciò che interessa il culto della divinità, e di dare ai cristiani, come a tutti gli altri nostri sudditi, la libertà di seguire la loro religione, onde richiamare il favore del Cielo sopra di noi e sopra tutto l’Impero». L’editto aveva quindi l’intento sincretistico di comprendere in seno alla società romana dottrine religiose o filosofiche di origine diversa, allo scopo di rafforzare l’autorità statale.