I mosaici paleocristiani della navata centrale di Santa Maria Maggiore, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 09 /12 /2011 - 14:48 pm | Permalink
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Riprendiamo parte della trascrizione dell'incontro tenuto da Andrea Lonardo sulla basilica di Santa Maria Maggiore e i primi concili della Chiesa per accompagnare le immagini dei mosaici del V secolo con le storie dell'Antico Testamento della navata centrale. Restiamo a disposizione per l'immediata rimozione se la presenza on-line delle foto non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.

Il Centro culturale Gli scritti (9/12/2011)

L’importanza dei mosaici della navata di Santa Maria Maggiore è eccezionale perché è il primo esempio cristiano conservatosi quasi integralmente di rivestimento che oltre ad una funzione decorativa, insegna. Raccontando per immagini la storia sacra, annuncia la "buona novella" della salvezza. Rimane in essa intatta l’idea dell’edificio che guida, accompagnandolo, il muoversi fisico e spirituale del fedele verso il luogo del sacrificio liturgico, ma è presente anche quella di edificio sacro che fa suo l’evangelico ite et docete. La basilica diventa così un annuncio della salvezza fatto spazio, attraverso la sua struttura e, soprattutto, attraverso il racconto figurato ad essa sovrapposto. In tal senso S. Maria Maggiore anticipa una delle funzioni che, nel corso del medioevo, verranno assegnate alla "decorazione" delle pareti interne delle chiese, momento essenziale, non più accessorio, della modulazione spaziale.

I mosaici della navata centrale e quelli dell’arco trionfale risalgono al tempo stesso dell'edificazione della basilica, quindi alla metà del V secolo, e costituiscono il più importante ciclo musivo paleocristiano conservatosi a Roma. Lo stile dei riquadri è osservabile solo con un buon binocolo, che permetterà di ammirare il carattere non "disegnato" delle figure, delle architetture e dei tipi dei personaggi: poche tessere con pochi tocchi di colore, quasi lasciati cadere a caso, producono un effetto complessivo di grande suggestione impressionistica.

Vi lascio l'elenco delle diverse scene per poter tornare ad osservarle una per una. Nell'ambito del nostro tema interessa qui sottolineare piuttosto l'insieme. Tutta la rivelazione divina che si snoda da Abramo a Giacobbe, a Mosè, a Giosué, tende verso Maria Madre di Dio e, tramite lei, verso il Cristo. La storia sacra non è così semplicemente fatta di episodi frammentari e slegati fra di loro, bensì è un unico disegno di salvezza che ha la sua chiave di comprensione nell'incarnazione.

Tutta la patristica, pur nella diversità di metodi interpretativi della Scrittura stessa, convergeva su di un punto centrale, come ha dimostrato nei suoi importantissimi studi M. Simonetti: sempre l'Antico Testamento era letto insieme al Nuovo, perché esso è stato scritto per la fede cristiana in relazione a Cristo. Sia che si facesse un esegesi più allegorica, come ad Alessandria, sia che l'esegesi fosse più legata alla storia, come nella scuola antiochena, l'unità di Antico e Nuovo Testamento era comunque ovvio per tutti i diversi maestri del tempo.

Un'ultima notazione: vi accorgete che alcuni pannelli sono scomparsi per l'apertura delle due grandi cappelle laterali vicino all'altare, la Paolina e la Sistina, là dove vedete i due grandi archi. Altri pannelli, invece, essendosi deteriorati furono nel corso dei secoli sostituiti con affreschi che riprendono l'iconografia di quelli antichi.

Questo l'elenco dei pannelli che illustrano storie dell’Antico Testamento che preparano l’incarnazione. Sul lato sinistro diciotto pannelli riproducono scene tratte dalla Genesi, imperniate sulle figure dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, ma solo dodici conservano i mosaici originari

Partendo dalla testa della navata sinistra, alla sinistra dell’altare, procedendo lungo la navata verso l’ingresso troviamo:

1) Melchisedech viene incontro ad Abramo offrendogli pane e vino (Gen. 14,17-20), mentre Cristo stende dall’alto il suo braccio, con chiaro riferimento tipologico all’eucarestia (l'episodio occupa l'intero pannello). La vicinanza all’arco trionfale dice la centralità del rapporto con Cristo e con i sacramenti che si vuole evidenziare nel racconto di Genesi.

2) In alto apparizione del Signore, sotto forma di tre angeli, ad Abramo presso le querce di Mamre (Gen 18,1-5) e, in basso, Abramo che ordina a Sara di preparare tre focacce (Gen 18,6) e Abramo che imbandisce la tavola ai tre angeli (Gen 18,8).

3) La separazione di Abramo, a sinistra, che pone la mano sul capo di Isacco, e di Lot con le due figlie (Gen 13,8-12); in basso due gruppi di animali con pastori, simboli della separazione fra i due (Gen 13,5-7).

Segue l’arco, aperto nel XVII secolo in occasione della costruzione della cappella Paolina. I tre mosaici ubicati in questo spazio furono distrutti. Il ciclo continua ora con:

4) In alto Isacco benedice Giacobbe alla presenza di Rebecca (Gen 27,22-29) e, in basso, Esaù che si presenta al padre, ritornando dalla caccia (Gen 27,30-31).

5) Il pannello che segue è un dipinto raffigurante il sogno di Giacobbe (Gen 28,11-15).

6) In alto Rachele annuncia a Labano l’arrivo di Giacobbe (Gen 29,12), Labano e Giacobbe si abbracciano (Gen 29,13) e, in basso, Labano introduce Giacobbe nella propria casa (Gen 29,13b) a destra.

7) Giacobbe, a destra, chiede in moglie Rachele a Labano e quest’ultimo al centro che indica a sinistra il gregge da servire per sette anni (Gen 29,15-19).

8) A sinistra in alto, Giacobbe lascia il gregge per chiedere in sposa Rachele e, in basso, invita gli amici alle nozze, che a destra vengono celebrate con la dextrarum iunctio (Gen 29,21-22).

9) Giacobbe chiede a Labano gli agnelli chiazzati, in alto. In basso, la divisione del gregge (Gen 30,25-35).

10) A sinistra Giacobbe fa vedere le verghe chiazzate agli armenti (Gen 30,37-43). A destra il Signore dice a Giacobbe di partire. In basso Giacobbe annuncia alle donne la sua partenza (Gen 31,3-16).

11) Affresco di età posteriore fuori sequenza con Giacobbe che crede di riconoscere la veste insanguinata del figlio Giuseppe, che invece è stato venduto in Egitto (Gen 37,33-34).

12) A sinistra in alto, l’arrivo dei messi di Giacobbe al cospetto di Esaù (Gen 32,3-5) e, a destra, i messi informano Giacobbe e le due mogli (Gen 32,6). In basso, probabilmente, l’abbraccio dei due fratelli molto deteriorato (Gen 33,3-5).

13) Mosaico cinquecentesco fuori sequenza con i preparativi per il sacrificio di Isacco.

14) In alto, Camor e il figlio Sichem chiedono a Giacobbe la mano della figlia Dina (Gen 34,4-5) e, in basso, gli altri fratelli tornano irati dai campi (Gen 34,7).

15) In alto, i fratelli di Dina discutono con Camor e Sichem (Gen 34,8-18) e, in basso, riferiscono agli altri sull’accordo raggiunto (Gen 34,20-23).

16-17-18) Gli ultimi tre pannelli sono dipinti di epoca successiva e tematicamente fuori sequenza.

Sul lato destro dei 18 pannelli ne restano 15 a mosaico. Riproducono scene tratte dai libri dell’Esodo, dei Numeri e di Giosuè. Insieme testimoniano l’aiuto miracoloso di Dio, nel cammino che condurrà alla terra promessa. È la preparazione del miracolo per eccellenza, l’Incarnazione del Figlio.

Partendo dal presbiterio abbiamo:

1) Un primo pannello dipinto fuori sequenza.

2) In alto, Mosè, nelle vesti di un soldato romano, viene adottato dalla figlia del Faraone (Es 2,9-10) e, in basso, Mosè disputa con i filosofi, episodio tratto da Filone di Alessandria.

3) In alto, Mosè sposa Zippora (Es 2,21) e, in basso, Dio chiama Mosè dal roveto ardente (Es 3,1-4).

Segue l’arco, aperto davanti alla cappella di Sisto V, che sostituì tre pannelli.

4) Il passaggio del Mar Rosso (Es 14,16-31); l'episodio occupa l'intero pannello.

5) In alto a sinistra, mormorazione del popolo contro Mosè e Aronne (Es 16,2-3) e, a destra, Dio che parla a Mosè (Es 16,4-5). In basso, il miracolo delle quaglie (Es 16,13).

6) In alto a destra, il popolo si lamenta dell’amarezza dell’acqua (Es 15, 24) e, a sinistra, Mosè parla con Dio che gli ordina di rendere dolce l’acqua, immergendovi un legno, “tipo” della croce (Es 15, 25). In basso, Mosè ordina a Giosuè di combattere contro Amalek (Es 17, 9).

7) Vittoria contro Amalek, a causa della preghiera di Mosè, Aronne e Cur sul monte (Es 17, 10-13); l'episodio occupa l'intero pannello.

8) In alto, ritorno degli esploratori della terra promessa (Nm 13,26-33) e, in basso, tentativo di lapidazione di Mosè, Giosuè e Caleb (Nm 14,10).

9) In alto a sinistra, Mosè consegna ai sacerdoti il libro della Legge da porre accanto all’Arca dell’Alleanza (Dt 31,24-29), in alto a destra, Mosè muore sul monte Nebo (Dt 35,1-5). In basso, Giosuè ordina ai sacerdoti di passare davanti al popolo con l’Arca dell’Alleanza (Gs 3,6).

10) In alto, miracoloso passaggio del Giordano (Gs 3,14-4,11) e, in basso, invio degli esploratori a Gerico, con Raab che, avendoli nascosti, sulle mura nega all’inviato del re la loro presenza (Gs 2,1-6).

11) In alto, apparizione a Giosuè del Capo delle schiere celesti (Gs 5,13-16) e, in basso, fuga da Gerico degli esploratori che scendono le mura aiutati da Raab e, arrivati al campo, relazionano a Giosuè (Gs 2,15-24).

12) In alto, l’accerchiamento di Gerico e, in basso, la processione dell’Arca al suono delle trombe (Gs 6,1-18).

13) In alto a destra, l’assedio da parte dei cinque re amorrei della città di Gabaon, alleata di Israele, e, in alto a sinistra, i Gabaoniti che chiedono aiuto a Giosuè. In basso a sinistra l’apparizione del Signore a Giosuè e, in basso a destra, Giosuè che marcia a cavallo per soccorrere Gabaon con i suoi (Gs 10,5-9).

14) In alto, Giosuè combatte contro gli amorrei (Gs 10,10) e, in basso, Pioggia miracolosa di pietre sui nemici di Israele (Gs 10,11).

15) Il sole e la luna si fermano su Gabaon (Gs 10,12-14); l'episodio occupa l'intero pannello.

16) In alto, i re ribelli vengono condotti a Giosuè e, in basso, Giosuè ordina di punirli (Gs 10,22-25).

17-18) Gli ultimi due pannelli sono fuori sequenza e sono dipinti di epoca successiva.

In occasione dell’Anno Santo del 1600 il cardinale Domenico Pinelli "risarcì la navata di mezzo", ossia il ciclo musivo eseguito sotto Sisto III.

Il programma di "ridecorazione" prevedeva il restauro di alcuni mosaici, la sostituzione di quegli ormai irrecuperabili con affreschi, e la chiusura di venti delle quaranta finestre che si aprivano sulle pareti della navata centrale, e la nuova decorazione con affreschi raffiguranti storie del Nuovo Testamento. Vennero raffigurati ventiquattro "misteri divini" che evidenziano il ruolo di Maria nella redenzione dell’umanità.

Seguendo l’ordine logico, dall’altare maggiore verso l’ingresso a destra: Gloria angelica, I Santi Gioacchino e Anna e l’Immacolata Concezione, La nascita della Vergine (il solo affresco settecentesco di tutta la serie realizzato nel 1742 durante i restauri del Fuga), La presentazione al Tempio di Maria, lo Sposalizio della Vergine, l’Annunciazione, il Sogno di Giuseppe, la Visitazione, l’Adorazione dei Pastori, l’Adorazione dei Magi, la Circoncisione.

Sulla parete d’ingresso: la Fuga in Egitto. Sull’altra parete: Gesù cresce a Nazareth, la Santa Famiglia ritorna al Tempio, le Nozze di Cana, la Caduta di Cristo sul Calvario, la Crocifissione e il Compianto, Cristo agli Inferi, la Resurrezione, l’Ascensione, la Pentecoste, la Morte di Maria (eseguito nel 1614, dopo l’apertura della cappella Paolina), l’Assunzione, l’Incoronazione di Maria.
L’iconografia dei nuovi affreschi conclude, a distanza di quindici secoli, il ciclo della Storia della Salvezza, collegandosi ai mosaici sottostanti e a quelli dell’arco trionfale.