Credo in Dio Padre creatore onnipotente. Parlare di Genesi 1-3 nella catechesi. Testo e file audio da una catechesi di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 20 /12 /2012 - 15:00 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito una catechesi tenuta da Andrea Lonardo presso la parrocchia della SS. Trinità dei Pellegrini il 22/11/2012. Ad essa sono stati aggiunti alcuni passaggi su Genesi 3 tratti da un'analoga catechesi tenuta presso la parrocchia di San Giuseppe al Trionfale il 10/12/2012. Per altri files audio di Andrea Lonardo vedi la sezione Audio e video.

Il Centro culturale Gli scritti (9/12/2012)

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Indice

I/ Credo in Dio Padre creatore onnipotente

I testi di Genesi sono i più belli ed importanti che siano mai stati scritti prima dei Vangeli. Perché la creazione è il primo pilastro della storia della salvezza. Senza la creazione l’Incarnazione e la salvezza non avrebbero alcun significato. Dovunque si è rappresentata nei secoli la storia di Cristo al suo fianco è stata rappresentata la storia di Adamo, a partire dalle parole di Gesù e dall’insegnamento di San Paolo. È sommamente importante oggi tornare a far risplendere nella catechesi i testi di Genesi, perché l’uomo possa ricevere l’annunzio del Dio Creatore e Padre, senza il quale non potrà mai capire chi è Gesù Cristo.

L’uomo moderno non è interessato innanzitutto alle sfumature letterarie del racconto della creazione quanto molto più alla realtà degli eventi. Già Sant'Agostino diceva che non gli interessava tanto ciò che dice l'ebraico, l'aramaico e o il greco, bensì se Dio avesse creato veramente il mondo: «Fammi udire e capire come in principio creasti il cielo e la terra. Così scrisse Mosè, così scrisse, per poi andarsene, per passare da questo mondo, da te a te. Ora non mi sta innanzi. Se così fosse, lo tratterrei, lo pregherei, lo scongiurerei nel tuo nome di spiegarmi queste parole [...] Dentro di me piuttosto [...] la verità, non ebraica né greca né latina né barbara, mi direbbe, senza strumenti di bocca e di lingua, senza suono di sillabe: "Dice il vero". E io subito direi sicuro, fiduciosamente a quel tuo uomo: "Dici il vero". Invece non lo posso interrogare; quindi mi rivolgo a te, Verità, Dio mio, da cui era pervaso quando disse cose vere; mi rivolgo a te: [...] concedi anche a me di capirle» (Confessioni XI,3.5).

1/ Dio è Creatore e Padre perché ha creato l'uomo molto buono

Dio è Creatore e Padre perché ha voluto l'uomo sommamente differente da tutte le altre creature. Il testo ebraico lo sottolinea innanzitutto mettendo in rilievo il posto dell'uomo nel progressivo “sviluppo” della sua opera creatrice.

Nel primo capitolo l'uomo è creato per ultimo: egli viene all'esistenza dopo che tutte le altre creature già sono state create, nel sesto giorno. Solo dell'uomo e di nessuna altra creatura si dice che era “molto buono” - si potrebbe tradurre l'ebraico tov meod anche con “molto bello” e non solo “molto buono”.

Nel secondo capitolo, invece, si dice che l'uomo è stato creato per primo, prima delle piante e prima degli animali, come prima creatura. Dio lo vuole prima di tutto.

Ora questa apparente opposizione[1] - l'ultima delle creature, la prima delle creature - insegna innanzitutto che già il popolo ebraico, conservando i due capitoli uno dopo l'altro, era consapevole, ben prima delle moderne scoperte scientifiche, che Genesi non intendeva fornire una descrizione scientifica dell'origine dell'uomo, altrimenti uno dei due racconti sarebbe stato eliminato.

Le due opposte presentazioni di Genesi sono state conservate perché hanno il fine di sottolineare, ognuna a suo modo, la straordinarietà dell'uomo. Anche nella vita quotidiana si presenta, talvolta, per ultimo ciò che è più bello e atteso: si preparano, ad esempio, tanti doni per un bambino e quello che desidera di più glielo si offre per ultimo, perché si meravigli. Oppure si lascia l'angolo più saporito di un cibo alla fine, perché lasci più a lungo il suo gusto.

Altre volte, invece, si mostra subito la cosa più bella, ad esempio, portando da un viaggio il regalo che si sa gradito a chi si ama o si telefona per comunicare la notizia più bella di una nuova nascita non appena si riesce a comunicare con l'altro.

Genesi 1 e 2 vogliono affermare non un mito, bensì una verità per immagini: l'uomo è la creatura più bella, più buona che Dio Creatore e Padre ha voluto. L'ha amata prima di tutto, tutto ha voluto in vista di lei: essa è il culmine del creato.

Il messaggio biblico su Dio mostra qui la sua novità proprio al nostro contemporaneo che non crede più nella bellezza unica dell'uomo. Trova Dio nella natura, ma non nel viso di un uomo o di una donna. L'uomo ha difficoltà, soprattutto, a credere alla propria bontà e bellezza. Ed, invece, egli è un capolavoro. Dio «ci ha scelti - afferma la lettera agli Efesini - prima della creazione del mondo» (Ef 1,4)!

2/ Nella rivelazione ebraica Dio è Creatore e Padre perché forma l'uomo con il suo corpo

Uno dei drammi della cultura contemporanea è la riduzione dell'uomo alla sua dimensione animale - è uno degli aspetti della cosiddetta questione antropologica. Si ipotizza infatti che l'uomo sia solamente un animale molto complesso ed evoluto, ma pur sempre una “macchina” sottoposta a leggi deterministicamente stabilite. Si pensi a quanto è frequente leggere sui quotidiani che l'affettività umana sottostà come quella degli animali ad un istinto o a meccanismi che lo portano dopo un determinato numero di anni a lasciare il coniuge per una nuova avventura. Il contesto odierno permette ancor più di far risaltare il messaggio che il popolo ebraico, ispirato da Dio, ha voluto trasmettere al mondo.

Certo, gli autori ebrei di Genesi non nascondono che l'uomo è radicato nella materia. Il primo capitolo di Genesi non stabilisce per l'uomo nemmeno un giorno proprio: l'uomo è, per certi aspetti, talmente simile agli animali, da non avere un giorno proprio di origine. Nel sesto giorno egli viene creato insieme agli altri animali.

La stessa sottolineatura è offerta dal secondo capitolo di Genesi: lì l'uomo è tratto dalla polvere - Adam, tratto dall'adamah, la terra, la polvere, il fango, vuol dire propriamente “terroso”, “polveroso”, “fangoso”.

Questa verità risplende nella necessità dell'uomo di prendere cibo ogni giorno: egli non ha la vita una volta per sempre, ma deve riceverla ogni giorno di nuovo, bevendo e mangiando. Basta così poco a se stesso che se smettesse di alimentarsi giungerebbe in brevissimo tempo alla morte. Allo stesso modo l'amore fra creatura e creatura passa attraverso la cura del corpo, del cibo, della salute, della formazione: un uomo ed una donna non possono dire di amarsi se non si curano della bontà della cucina o della qualità del luogo in cui vivono.

Dio è Creatore e Padre innanzitutto perché ha creato l'uomo nella sua vita materiale, sempre bisognoso della divina provvidenza e dell'intera creazione per continuare a vivere.

Vale la pena ricordare che anche San Francesco mangiava la carne e non era vegetariano: «Un giorno i frati discutevano assieme se rimaneva l’obbligo di non mangiare carne, dato che il Natale quell’anno cadeva in venerdì. Francesco rispose a frate Morico: “Tu pecchi, fratello, a chiamare venerdì il giorno in cui è nato per noi il Bambino. Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all’esterno”» (Vita seconda di Tommaso da Celano 199). Inoltre, proprio a motivo della dignità della carne, la fede cristiana rifiuta la reincarnazione che è quella dottrina che la ritiene invece solo apparente: se fosse vera la reincarnazione, in fondo, nessuna scelta sarebbe  in realtà decisiva e mai nascerebbe una nuova vita sulla terra, bensì la fatica umana del nascere e del morire sarebbe un continuo riciclare delle stesse realtà!

3/ Dio è Creatore e Padre perché dona all'uomo di poter dialogare con lui: gli dona un'anima

Questa grandezza dell'uomo consiste proprio nella capacità che egli ha di dialogare con Dio, di cercarlo, di volerlo incontrare ed amare.

Genesi 1 esprime questa unicità dell'uomo affermando che solo egli è fatto ad immagine e somiglianza di Dio.

Genesi 2 la esprime dicendo che solo nell'uomo Dio soffiò il suo “spirito”. A sua volta la tradizione cristiana ha cercato di rappresentare in modo unitario questa natura spirituale dell'uomo: in maniera insuperabile, come il migliore commento a Genesi che sia mai stato scritto su questo punto, Michelangelo ha rappresentato la creazione dell'uomo nel gesto di Dio che con il suo dito comunica ad Adamo la vita umana, quasi sfiorando la sua mano.

Noi possiamo intuire cosa sia questo principio spirituale che chiamiamo “anima” alla nascita di un bambino. Quante volte i genitori, prendendolo in braccio per la prima volta, esclamano: “Come è possibile che lo abbiamo fatto da soli?”, avvertendo che Dio stesso era presente al momento del suo concepimento.

Anche nel ricordo dei nostri morti, la nozione di anima ci soccorre: essi, pur in attesa della resurrezione del loro corpo, sono vivi in Dio, per la loro anima, e possono pregare per noi e noi per loro.

Ma è l'intera vita umana che fa sorgere continuamente la consapevolezza che l'uomo non è solo materia, proprio perché Dio è Creatore e Padre di ogni singolo uomo.

L'uomo è costitutivamente “capax Dei”, cioè fatto per Dio, desideroso di giungere alla verità ed all'amore, anche se non può darsi tutto questo da solo, ma deve attendere che sia Dio stesso a fargli dono di Se stesso. L'uomo è l'unica creatura terrena che può adorare o bestemmiare. È l'unica che chiede il perché ed il senso di ogni cosa. È l'unica creatura libera che può amare chi la odia ed odiare chi la ama. L'uomo è come un pesce che vive nell'acqua, ma al contempo si solleva sull'acqua e si osserva mentre nuota domandandosi che senso abbia quel nuotare!

Non è vero che c'è un anello piccolissimo fra noi e l’ultima delle scimmie. È vero piuttosto che c'è un anello mancante immenso fra noi e le scimmie, mentre l'anello che divide noi dall’uomo primitivo è piccolissimo: anch'egli, infatti, piangeva i suoi morti e pregava per loro, anch'egli cercava con l'arte ed il pensiero di “bucare le nubi” e conoscere la verità ed il senso della vita.

Guardando all'uomo ed alla sua vita spirituale si comprende che cosa vuol dire che Dio è suo Creatore e Padre.

4/ L'uomo è fatto per Dio: il riposo del sabato

Che l'uomo sia fatto per Dio emerge anche dalla scansione di Genesi 1 che si basa sullo schema settenario dei giorni. La creazione non si arresta all'uomo, ma giunge al “riposo”! Il termine shabbat viene dal verbo ebraico shabat che vuol dire “riposare”, “fermarsi”, “arrestarsi” – la nostra settimana ricorda le origini pagano-ebraico-cristiane della nostra civiltà: lunedì-Luna, martedì-Marte, mercoledì-Mercurio. giovedì-Giove, venerdì-Venere, sabato-Shabbat, domenica-Dies Domini, 5 nomi di origine pagana, uno di origine ebraica, uno di origine cristiana.

Il rito, il tempo liturgico è - si potrebbe dire - la prima cosa che la Bibbia sottolinea, fin dal suo inizio: non viene dopo, al momento dell'ingresso nella Terra Santa o quando viene eretto il Tempio. No, la liturgia è la prima cosa. Perché l'uomo, tramite il rito, può trovare Dio. L'uomo non è fatto solo per essere compartecipe della creazione con Dio, l'uomo non è solo fatto per il lavoro, bensì è fatto per la lode, per il ringraziamento.

Dio crea, ma soprattutto gode di ciò che ha creato. Egli si “ferma” per contemplare l'opera sua e trovarla buona e gioirne. Dicono i maestri ebrei che proprio qui si manifesta la suprema libertà di Dio che non è solo quella di “fare”, ma anche quella di “cessare” per gioire.

All'uomo, immagine di Dio, è dato di potersi riposare a somiglianza del suo Creatore. Ed il riposo non è semplice cessazione del lavoro per una distrazione effimera e passeggera. Molto più è riscoperta, attraverso il rito celebrato nella fede, che niente di ciò che è fatto secondo la volontà di Dio andrà perduto, perché la provvidenza divina è in grado di far fruttificare nel centuplo e per l'eternità il bene.

Anche Gen 1,14 ricorda già il tempo festivo: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni». In effetti il capitolo primo della Genesi - affermano gli esegeti - è stato redatto da un autore di ambiente sacerdotale che voleva sottolineare fra le altre cose la rilevanza del culto (tale fonte viene denominata negli studi moderni come Priestercodex ed abbreviata con la lettera P). 

La Chiesa, istruita dalla resurrezione di Gesù, ha compreso che il sabato trova il suo compimento nel “giorno del Signore”: il giorno di Pasqua diviene evidente che tutto ciò che esiste non è fatto per la morte, ma per l'eternità di Dio. Quel giorno redime e conferisce significato a tutte le fatiche dell'uomo sulla terra. Per questo se ci si dimentica di “santificare le feste”, si cade in peccato mortale: regna la morte, infatti, dove la speranza della fede non illumina più il cammino. 

5/ Dio è Creatore e Padre dell'uomo e della donna

La Bibbia mostra inoltre l'enorme dignità dell'essere uomini o donne, chiamati ad amarsi. Genesi 1 e 2 ne parlano in maniera simmetrica e complementare.

Nel primo capitolo si dice che Dio «maschio e femmina li creò». La dignità dell'identità sessuale e della corporeità maschile e femminile è stata voluta da Dio stesso. Egli ci ha voluto maschio o femmina, perché amassimo noi stessi e perché amassimo l'altro esattamente così come è.

Il secondo capitolo afferma che non è bene per l'essere umano essere solo: la solitudine è esattamente la condizione nella quale l'uomo non può vivere bene! Fra tutti gli animali l'uomo non trovò nessuno che gli fosse simile.

Allora Dio fece addormentare l'uomo. È proprio l'esperienza di ogni amore vero: esso è sempre uno stupore. È come se fossimo destati da un torpore. La presenza dell'altro ci stupisce, perché non siamo stati noi a generare l'altro. L'amore può essere inteso solo come miracolo. L'altro mi ama liberamente, senza che sia io a “costruire” il suo amore: quell'amore posso solo accoglierlo e rendere grazie all'altro che mi vuole bene.

Genesi 2 prosegue affermando che la donna fu tratta dalla costola dell'uomo. I rabbini ebrei, grandi interpreti della Scrittura, hanno insegnato alla Chiesa a leggere correttamente questo passo, spiegando: «Perché Dio plasmò dalla costola e non dalla testa? Per evitare che la donna dominasse l’uomo. Perché non dal piede? Per evitare che l’uomo la dominasse. Dalla costola, perché avessero pari dignità».

Infatti in ebraico il termine tzela non vuol dire solo costola, ma anche fianco. Mentre Dio ed i suoi angeli stanno al di sopra dell'uomo e gli animali sono inferiori all'uomo, ecco che solo la donna sta al suo fianco. L'uomo e la donna, fianco a fianco, camminano amandosi.

Proprio per questo il rapporto con la donna, una volta che avverrà il peccato, sarà anche così difficile oltre che tanto desiderato. È molto più facile, infatti, avere un rapporto con qualcuno che ci è inferiore, come un animale, ma la donna è per l'uomo - e viceversa - qualcuno che lo tocca nel fianco, che lo tocca nel vivo della sua carne e del suo cuore.

6/ Genesi demitizza testi precedenti e spalanca la via alla scienza

Genesi non è un testo mitologico, bensì un testo de-mitologizzato. Gli autori dei racconti della creazione si espressero utilizzando immagini che erano abituali al loro tempo – si pensi all'Epopea di Gilgamesh o all'Enuma Elish, poemi di origine mesopotamica nei quali si narra in modo mitologico la creazione di tutto ciò che esiste – ma le spogliarono dei riferimenti al politeismo di quei popoli, per rileggerle alla luce della fede nell'unico Dio.

Così recita, ad esempio, un passaggio dell’Epopea di Gilgamesh, riferendosi ad Enkidu, l’uomo primordiale:

«La dea Aruru [...] diede vita al pensiero di An. La dea Aruru lavò le sue mani,
prese un grumo di argilla, lo gettò nella piana.
Nella piana lei creò Enkidu, l'eroe,
creatura del silenzio, reso forte da Ninurta
.
Tutto il suo corpo è coperto di peli,
la chioma fluente come quella di una donna,
i capelli del suo capo crescono come orzo. Ma non conosce né la gente né il Paese;
egli è vestito come Sumuqan.
Con le gazzelle egli bruca l'erba,
con il bestiame beve nelle pozze d'acqua.
con le bestie selvagge si disseta d'acqua.
Shamkat lo vide, l'uomo primordiale,
il giovane la cui selvaggia virilità viene dal profondo
della steppa.
Il cacciatore disse: "È lui, o Shamkat, denuda il tuo seno,
allarga le tue gambe perché egli possa penetrarti.
Non lo respingere, abbraccialo forte,
egli ti vedrà e si avvicinerà a te
.
Sciogli le tue vesti affinché egli possa giacere sopra di te;
dona a lui, l'uomo primordiale, l'arte della donna.
Allora il suo bestiame, cresciuto con lui nella steppa,
gli diventerà ostile,
mentre egli sazierà le sue brame amorose".
Shamkat denudò il suo seno, aprì le sue gambe
ed egli penetrò in lei.
Essa non lo respinse, lo abbracciò fortemente,
aprì le sue vesti ed egli giacque su di lei.
Essa donò a lui, l'uomo primordiale, l'arte della donna,
ed egli saziò con lei le sue brame amorose.
Per sei giorni e sette notti Enkidu giacque con Shamkat
e la possedette.
Dopo essersi saziato del suo fascino,
volse lo sguardo al suo bestiame:
le gazzelle guardano Enkidu e fuggono,
gli animali della steppa si tengono lontani da lui.
Enkidu era diverso, una volta che il suo corpo
era stato purificato:
le sue gambe, che tenevano il passo delle bestie,
erano diventate rigide;
Enkidu non aveva più forze, non poteva più correre
come prima;
egli però aveva ottenuto l'intelligenza; il suo sapere
era divenuto vasto
.
Egli desistette e si accovacciò ai piedi della prostituta.
La prostituta lo guardò attentamente,
e ciò che gli diceva la prostituta egli andava ascoltando
attentamente.
Ella, allora, parlò a lui, a Enkidu:
“Tu sei divenuto buono, o Enkidu, sei diventato simile
a un dio”».

Proprio questa de-mitologizzazione apre la strada alla scienza. Gli elementi del cosmo non sono divini, ma sono semplici creature, perciò possono essere studiati nelle loro leggi. Gli astri e gli animali non sono divinità, come ad esempio nel mondo egizio: il sole è solo il sole e non il dio Ra ed il bue è solo un bue e non il dio Apis.

Proseguendo questa traiettoria il pensiero scientifico, con le sue radici pagane e cristiane, ha subito compreso che la fede nel Dio Creatore e provvidente non esclude l'evoluzione della materia e delle forme di vita.

Ed, in effetti, molti degli scienziati che hanno fatto storia sono stati cristiani. Si pensi a Copernico, a Galilei e a Newton, tutti cristiani. Lo stesso Darwin non era ateo, ma in talune versioni della sua L’origine della specie si dichiarò credente, in altre agnostico, sempre però affermando che la sua tesi scientifica non escludeva l'esistenza di Dio (cfr. Darwin stesso non riteneva la teoria dell’evoluzione una prova contro la fede, di A.L. su www.gliscritti.it ). Così afferma nella VI edizione dell’opera: Non vedo alcuna buona ragione perché le opinioni espresse in questo volume debbano urtare i sentimenti religiosi di chicchessia. Allo scopo di dimostrare come certe impressioni siano passeggere, giova qui ricordare che la più grande scoperta mai fatta dall’uomo, ossia la legge dell’attrazione gravitazionale, fu anch’essa attaccata da Leibniz «come sovversiva della religione naturale e, quindi, di quella rivelata». Un celebre autore e teologo mi ha scritto di «aver compreso a poco a poco che si può avere un concetto di Dio altrettanto nobile sia credendo che Egli abbia creato alcune forme originarie capaci di autosvilupparsi in altre forme necessarie, sia credendo che Egli sia ricorso ad un nuovo atto di creazione per colmare i vuoti provocati dall’azione delle Sue leggi».

D'altro canto fu un monaco cattolico, Mendel, a spiegare come si trasmettessero geneticamente i caratteri evolutivamente vincenti. Anche l'ipotesi di un'originaria concentrazione dell'energia da cui si sarebbe sviluppato poi l'universo fu formulata da un sacerdote cattolico, Georges Édouard Lemaître: il termine Big Bang fu inventato per deridere la sua ipotesi che ora è, invece, la più accreditata in materia.

7/ Dio è Creatore e Padre perché tutto è stato da Lui creato, compresa la concatenazione degli eventi  che la scienza sapientemente studia

Ma come comprendere allora il rapporto che esiste fra fede nella creazione e la scienza che studia lo sviluppo successivo di tutto ciò che esiste? Innanzitutto, ad un primo livello, bisogna sottolineare che la scienza non ha mai cancellato il campo proprio della filosofia e della teologia. Infatti, la ricerca scientifica ha sempre rimandato alla grande questione filosofica: perché esiste qualcosa anziché il nulla. Ciò che è limitato non può essersi dato l’esistenza da solo: da dove viene tutto ciò che esiste? Può esistere da sempre, essendo origine di se stesso?

Genesi ci rivela che esiste qualcosa anziché il nulla, perché Dio, nella sua libertà, ha voluto così. Egli è Creatore perché Padre. Egli non è una potenza impersonale che emana, senza averne coscienza, l’universo. Piuttosto Egli crea perché ama, perché desidera l'amicizia dell'uomo, Egli liberamente crea dal nulla e tutto accompagna con la sua provvidenza.

Il testo ebraico di Genesi ha illuminato la Chiesa a riconoscere con meraviglia il Dio Creatore, origine di tutte le sue creature. Fra gli altri ne è testimone San Francesco d'Assisi che compose non un cantico della natura, bensì molto più profondamente un Cantico delle creature che si apre con la lode di Dio stesso:

«Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature».

E vede in ogni realtà un “segno” che rimanda alla suprema bellezza di Dio, come dice, ad esempio, parlando del sole:

«Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
[...]
de Te, Altissimo, porta significatione».

Ma, ad un secondo livello, la fede ha compreso che Dio non solo crea dal nulla all’origine di ogni cosa, bensì mantiene in esistenza tutte le cose, come afferma Dei Verbum 3: Dio, «il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo». Tutto continua ad esistere perché Egli attualmente lo pensa: niente potrebbe mantenersi nell'essere, se Egli non lo volesse. È straordinario rendersi conto che tutto ciò che esiste intorno a noi, così come la nostra stessa persona, è attualmente pensata da Lui e tenuta nelle sue mani.

Per questo non si dà vera fede nella creazione che non sia insieme fede nella provvidenza divina. Ed anche la fede nell'esistenza degli angeli - di cui Genesi 1 e 2 non parlano - trova qui il suo senso: attraverso i suoi angeli Dio accompagna la storia di ogni uomo. Come dice San Tommaso d’Aquino, «fra le verità che i fedeli devono credere, la prima è quella di credere che esiste un solo Dio. Ma, considerando che il nome di Dio non vuol dire altro che reggitore e provveditore di tutte le cose, crede davvero che Dio esiste solo chi crede che tutte le cose di questo mondo sono governate da lui e tutte soggiacciono alla sua Provvidenza. Chi  perciò credesse che tutte le cose sono frutto del caso, di fatto non crederebbe all' esistenza di Dio»[2].

La diversità dei due racconti di Genesi 1 e 2 aiuta a comprendere che già il popolo ebraico non lo prendeva alla lettera, altrimenti avrebbe omesso una delle due versioni così diverse: l'insistenza su alcuni aspetti dimostra come Israele ha sempre ritenuti veri quei testi, capaci di dire la verità su Dio, sulla creazione e sull'uomo, attraverso immagini teologiche e poetiche. Genesi invita a pensare la creazione non come un atto semplicemente puntuale. Da un lato Dio ha creato tutto dal nulla, come specificherà ulteriormente il secondo libro dei Maccabei (2 Mac 7,28). Ma dall'altro, Dio è Creatore anche perché Egli tiene sempre l'intero creato nelle sue mani. Egli crea continuamente e governa tutto con la sua provvidenza. Egli è Creatore perché Padre, Egli crea perché ama e, per questo, non abbandona mai l'uomo a se stesso ed ai suoi errori.

Se Dio non fosse il Creatore, il mondo non potrebbe che essere legato solo a fredde leggi meccaniche, oppure nelle mani del cieco caso: tutto si svilupperebbe senza significato e sarebbe destinato a tornare nel nulla: nessuna esistenza individuale avrebbe ultimamente alcun significato, bensì sarebbe irrilevante.

G.K. Chesterton (Ortodossia, Lindau, Torino, 2010, p. 83) ha scritto in proposito:

«Può darsi che il sole sorga regolarmente perché non è mai stanco di sorgere. La sua routine può essere dovuta non a una mancanza, ma a un eccesso di vitalità. Ciò che intendo dire lo si può vedere, per esempio, nei bambini quando fanno un gioco o uno sport che li appassiona particolarmente. Un bambino che sgambetta ritmicamente, lo fa non per mancanza, ma per sovrabbondanza di vitalità. I bambini hanno una vitalità esuberante e sono pieni d'istintività e di entusiasmo: per questo motivo vogliono sempre ripetere e non cambiare ciò che fanno. Dicono ogni volta: "Fallo ancora", e l'adulto lo ripete fino allo sfinimento. Perché i grandi non sono abbastanza forti per godere della monotonia, ma forse Dio lo è. Può darsi che ogni mattina Dio dica: "Fallo ancora" al sole e ogni sera dica: "Fallo ancora" alla luna. Forse non è un'automatica necessità a rendere le margherite tutte uguali, forse Dio crea ogni margherita separatamente, ma non si stanca mai di farlo. Probabilmente possiede in eterno lo stesso entusiasmo dell'infanzia; noi siamo invecchiati perché abbiamo peccato e nostro Padre è più giovane di noi».

La fede e la scienza si situano, allora, ognuna al proprio livello, perché tutto ciò che avviene ha delle con-cause, ognuna vera nel suo proprio ambito.

Se pensiamo alla nascita di un bambino si può dire certamente che egli viene alla luce per una complessa fisiologia che porta ogni 28 giorni un ovulo nel corpo di sua madre a maturare e che lo fa incontrare con uno dei milioni di spermatozoi fuoriusciti dal corpo di suo padre, permettendo ai due patrimoni genetici dei genitori di fondersi a generare il bambino. Ma si potrebbe dire con altrettanta verità che quel figlio è nato dall'amore di quell'uomo e quella donna e dalla loro disponibilità a generare quella vita.

San Tommaso d'Aquino, nella sua saggezza, ha parlato di due tipi di cause, le cause prime e le cause seconde. Il mondo si è sviluppato così come è per una serie di eventi fisico-chimici che ne hanno segnato la storia - le cause seconde - ma insieme perché Dio lo ha creato e voluto in ognuna delle sue tappe successive.

Un elemento ci aiuta a percepire questa “misteriosa” presenza e azione di Dio, come causa prima, dietro le cause secondo che collegano gli eventi secondo la causa e l’effetto. Certo tutto ha un nesso causale, ma come mai esiste una misteriosa corrispondenza fra le leggi matematiche che la mente umana partorisce e gli eventi del cosmo che vi corrispondono. Albert Einstein disse una volta in proposito: «Quello che c’è, nel mondo, di eternamente incomprensibile, è che esso sia comprensibile» (“The Journal of the Franklin Institute”, vol. 221, n. 3, marzo 1936). Da dove viene allora questa sua comprensibilità?

Una volta una biologa credente spiegò che certamente era possibile passare da una forma all’altra di vita tramite un processo casuale, ma che ciò che la impressionava era la sequenza enorme di casualità “fortunata”che si doveva ipotizzare dal Big Bang all’uomo, se si escludeva la presenza di Dio. Uno solo degli infiniti passaggi poteva essere paragonato - a suo dire - ad una partita nella quale un giocatore avesse fatto per 10.000 volte consecutive il numero 12, gettando i suoi due dadi: una sola interruzione della sequenza, avrebbe impedito la formazione dello stadio successivo: ebbene questa sequenza sarebbe poi da moltiplicare per ognuno dei passaggi dello sviluppo!

8/ Con il peccato il male è entrato nel mondo

Solo una realtà non è stata direttamente voluta e creata da Dio: il male. Anche questo annuncia Genesi. Il cardinale Newman disse una volta in maniera straordinaria: il peccato è «l’unica cosa al mondo che l’offenda, l’unica cosa che non sia sua».

Se Dio è all'origine di tutto e tutto è bene, cosa è il male per la fede cristiana? È l'assenza di bene, anzi il rifiuto stesso del bene, il rifiuto stesso di Dio (cfr. su questo Paolo e il cuore diviso dell’uomo: la rivelazione divina concorda con la stessa esperienza umana, di Andrea Lonardo e Il peccato e la grazia, di Andrea Lonardo su www.gliscritti.it ). Tutto è buono, ma se si voltano le spalle a Dio, ecco che ci si ritrova senza Dio, contro di Lui, senza la vita, contro la vita.

L'Apocalisse identifica il serpente antico che tentò il primo uomo: è Satana (Ap 12,9). Lo si potrebbe definire come l'essere personale che non è persona. Il diavolo è persona, perché cerca singolarmente ognuno: è quell'angelo decaduto che cerca l'uomo per farlo cadere, per allontanarlo da Dio, per dividerlo dai fratelli. Ma poiché l'essere persona è esattamente l'avere relazioni di amore, egli è anche non personale perché non vi è nessuno che ami: egli cerca tutti, senza amare nessuno.

Ecco il male: il male non è Dio. Per il cristianesimo non si dà alcun dualismo, poiché solo Dio è Creatore, essendo origine di tutto. Lo spazio del male si crea, quando si rifiuta Dio. Ed in questo spazio entra anche l'uomo, quando sceglie di rinunciare a Dio, lasciandosi tentare a pensare che Dio non voglia la felicità dell'uomo, che Dio voglia impedire all'uomo di divenire simile a lui.

Per un misterioso legame spirituale che esiste fra tutti gli uomini, quel primo peccato - “originale” perché primo e perché modello di ogni altro peccato – ha contagiato ogni uomo.

Ne è prova e traccia la divisione del cuore umano che sperimentiamo in noi, come afferma il Concilio Vaticano II: «Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda con la stessa esperienza. Infatti l'uomo, se guarda dentro al suo cuore, si scopre inclinato anche al male e immerso in tante miserie, che non possono certo derivare dal Creatore, che è buono. Così l'uomo si trova diviso in se stesso. Per questo tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre» (Gaudium et Spes, 13).

9/ L'immagine di Dio è Cristo

Dio è Padre. Lo è innanzitutto perché è da sempre Padre del Figlio suo Gesù Cristo. Dio si rivela come amore proprio perché è da sempre Padre, Figlio e Spirito Santo. Dio non diventa Padre al momento della creazione del mondo: Egli è da sempre Padre perché dona da sempre tutto se stesso al Figlio. Ed è proprio Gesù a rivelarcelo, quando afferma che tutto ha ricevuto dal Padre suo.

Questa è la novità della rivelazione cristiana. Dio non è solo, perché è Padre, Figlio e Spirito Santo. L'incarnazione ci rivela allora il significato più pieno della creazione: se l'uomo è stato creato ad immagine di Dio, l'immagine più piena di Dio è proprio il Figlio suo Gesù Cristo (Rom 8,29; Col 1,15). Per questo noi uomini siamo così bisognosi di essere amati e di amare, per questo siamo sommamente liberi, per questo la nostra vita è preziosa e benedetta: perché il Padre ci ha creati guardando al Figlio suo.

E noi troviamo pienamente noi stessi solo conformandoci al vangelo del Signore Gesù: quel vangelo non è un'imposizione che ci raggiunge dall'esterno, bensì, solo contemplandolo, possiamo ritrovare noi stessi e la nostra vera “forma”.

II/ Presentare la creazione ai bambini: gli affreschi della Sistina di Michelangelo Buonarroti

Dio Creatore e Padre potrà essere presentato ai bambini tramite la visione ed il commento dei riquadri dipinti da Michelangelo nella Cappella Sistina.

Si avrà cura di preparare in anticipo dei grandi cartelloni con fotocopie a colori dei riquadri per poterli poi commentare.

Si potrà iniziare ogni volta con domande del tipo: «Che cosa è raffigurato in quest’opera? Quali personaggi rappresentano le diverse figure?». Seguirà poi la catechesi a partire dalla traccia sviluppata più avanti. Si suggerisce che i testi di Genesi non siano letti interamente. Si preferirà piuttosto la lettura di qualche versetto e  il racconto a voce delle altre parti.

Infine, si potrà proporre una attività perché i bambini si approprino più profondamente di quanto hanno visto ed ascoltato. Potranno, ad esempio, disegnare ciò che più li ha colpiti di ogni riquadro. Oppure accordarsi per comporre un’unica opera a più mani o ancora costruire un grande cartellone nel quale ognuno ridipingerà uno solo dei 6 affreschi da comporre insieme ai restanti dipinti da altri.

Si avrà cura di non mostrare nuovamente gli affreschi nel momento in cui i bambini li dovranno dipingere, per lasciare più spazio alla loro fantasia. Si chiederà poi ai bambini di commentare i loro dipinti.

Primo affresco: La separazione della luce dalle tenebre

Nel riquadro Michelangelo ha dipinto Dio unico Creatore che divide la luce dalle tenebre. Si vede in alto il buio, mentre in basso appare la luce.

Nel commentare il riquadro si sottolineerà che Genesi è un testo ebraico. La Chiesa riceve la fede nel Dio Creatore dal popolo ebraico e la condivide da sempre con Israele. Gli antichi scrittori di quei capitoli amavano la scienza, studiavano le stelle, riflettevano come filosofi, ma non avevano ancora le nozioni scientifiche che abbiamo noi. Giunsero, però, lo stesso a capire che il mondo non era stato fatto in un solo momento, bensì che tutto il processo di sviluppo dell’universo era stato guidato da Dio.

Egli è all’origine dell’energia e della materia. Gli ebrei credono, infatti, insieme ai cristiani che tutto è stato fatto dal nulla. Anche la filosofia che i bambini studieranno da grandi si pone questa domanda: come mai esiste qualcosa anziché il nulla? I filosofi, infatti, si accorgono che tutto ciò che esiste non può essersi fatto da sé. Ma la fede ebraica e cristiana crede non solo che Dio ha fatto tutto dal nulla, ma anche che, con la sua provvidenza, conserva e fa maturare tutto ciò che esiste. Noi esistiamo perché in questo momento Dio ci sta pensando.

Ecco perché questo riquadro, così come gli affreschi successivi, rappresentano Dio che sempre agisce. In particolare, l’affresco mostra qui che Dio ama e crea dividendo, separando, dando ad ogni cosa la sua propria identità. La creazione è bella, in essa tutto si manifesta con chiarezza. Esistono il giorno e la notte, esistono la luce e le tenebre.

La creazione ci invita così anche ad uscire dalla confusione. Per amare è necessario uscire dalla confusione. L’uomo pensa talvolta di riuscire ad amare di più restando nascosto, non facendo capire cosa pensa, pensando di apparire così più accettabile: si ama invece solo venendo alla luce, solo prendendo una forma, solo separando il bene dal male.

Secondo affresco: La creazione del sole, della luna e della vegetazione

Se si domanda ai bambini chi sia rappresentato nell'affresco, essi arrivano presto a capire che Dio è rappresentato due volte, una volta dinanzi ed una volta di spalle, come in un fumetto, dove la stessa persona appare più volte. A destra Dio con un’espressione che indica la sua forza, la sua onnipotenza - Egli può tutto, Egli è il Creatore dell’immensità dell’universo, talmente grande che non riusciamo nemmeno ad immaginare - crea con una mano il sole e con l'altra la luna.

Il gesto forte e creativo delle mani è meno noto di quello famosissimo della creazione di Adamo che sarà presentato successivamente, ma è simile. A sinistra, di spalle, Dio crea, sulla terra, la vegetazione. Di nuovo l’affresco mostra come Dio non solo crea, ma anche conserva tutto ciò che esiste e lo conduce a divenire sempre più bello.

Genesi ricorda: «Dio disse: “Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra”. E così avvenne. E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle» (Gen 1,14-16). Si può sottolineare che il sole e la luna illuminano l’uno il giorno e l’altro la notte. Che la luna ci riflette di notte la luce del sole e che la luna è come la Chiesa che riflette su di noi l’unica vera luce che è quella di Cristo, il vero sole. Si potrà sottolineare anche come Genesi, affermando che le stelle ed i pianeti sono opera di Dio, ha mostrato agli uomini che essi non sono divinità. Gli altri popoli contemporanei ad Israele, come gli egiziani, ritenevano che il sole, la luna e le stelle fossero divinità. Anche chi crede nei segni zodiacali e negli oroscopi afferma, di fatto, che noi non siamo nelle mani di Dio, bensì dipendiamo dalle stelle. Genesi ha liberato l’uomo da queste false credenze. Gli scienziati hanno dimostrato oggi che la luce della stella più vicina a noi dopo il sole, Sirio, impiega otto anni ad arrivare sulla terra e ben più tempo impiegano le stelle delle costellazioni zodiacali. Inoltre la volta stellata si è traslata notevolmente nei 2600 anni trascorsi dall'invenzione dei segni zodiacali ad oggi e nessuno nasce più sotto la costellazione di cui porta il nome (su questo si può vedere on-line “Il falso zodiaco degli oroscopi”). Dipendiamo, invece, profondamente dal sole e dalla luna: dall’alternarsi di giorno e notte dobbiamo imparare l'equilibrio necessario per vivere bene. Si potrà sottolineare anche la bellezza della rappresentazione di Dio. Mentre esistono religioni che sono iconoclaste, che ritengono cioè una bestemmia la rappresentazione di Dio, il cristianesimo afferma invece che, dal momento che Dio stesso si è reso visibile in Gesù, l’uomo manifesta il suo amore per Lui proprio rappresentandolo: i Concili affermano anzi che è un obbligo dei cristiani fare delle rappresentazioni di Dio, anche se potrebbero apparire sconvenienti, come qui il Padre rappresentato nel suo posteriore.

Terzo affresco: Dio separa il cielo, la terra e le acque e benedice

Il terzo riquadro rappresenta Dio che separa la terra dalle acque e pone acque al di sopra del cielo, perché vi sia pioggia. Si vedono come tre fasce orizzontali di colore ad indicare questo.

Ma il gesto di Dio Padre e Creatore è anche un gesto di benedizione. Egli stende le mani e vede la bontà di ciò che ha fatto e benedice tutto. Più volte Genesi dice: «E Dio vide che era cosa buona».

La fede ebraica e cristiana afferma che tutto è buono, perché uscito dalle mani di Dio. In particolare, il cristianesimo è la religione che riconosce che si può mangiare ogni cibo, perché tutto è uscito dalle mani buone del Padre.

A partire da questo affresco, si può approfondire anche il tema del sabato, del settimo giorno. Per la prima volta nella storia dell’umanità, Israele ha imparato a riposare ogni sette giorni - sabato vuol dire proprio “riposo”, “cessazione”. Precedentemente, l’uomo lavorava sempre e non aveva un giorno di riposo settimanale.

Genesi ha, invece, sottolineato che Dio non solo crea ed opera, ma gode anche di ciò che ha fatto. Egli si ferma, perché sa che è buona l’opera che ha fatto. Da questa gioia di Dio, l’uomo impara che la vita non è fatta solo per lavorare, ma anche per fermarsi a ringraziare di tutto ciò che si è fatto e di tutto ciò che si riceve. Dio è libero perché crea, ma sopratutto perché gode di aver creato: così anche l’uomo è libero perché partecipa con Dio della creazione, ma anche perché ringrazia di tutto nel giorno del Signore.

È importante che i bambini possano comprendere questo: vivere non è solo fare tante cose, ma fermarsi a ringraziare per esse - per usare un'espressione di Sant’Ignazio di Loyola, si tratta di arrivare a “gustare interiormente le cose”. In casa tutto cambia se ci si ringrazia e ci si ascolta, se si smette di lavorare per stare insieme: questo ringraziamento diviene completo e pieno quando insieme si loda Dio per la vita che abbiamo ricevuto e lo si ascolta per vivere sempre meglio il tempo che ci affida. E, soprattutto, si scopre di poter vivere tutto in comunione con Lui, certi che tutto ha un senso se viviamo nella sua volontà e non nel peccato.

Quarto affresco: Dio dà vita all'uomo

Il quarto affresco è il più noto fra quelli della volta della Sistina. Nel riquadro, Dio ha già plasmato il corpo dell’uomo, ma esso è ancora senza anima, senza vita spirituale. C'è un salto di qualità nella creazione quando appare l'uomo: in questo salto, ci dice la rivelazione ebraica, Dio interviene direttamente. In tante maniere diverse il libro della Genesi lo ricorda: l’uomo è creato come ultima delle creature nel primo racconto e come prima delle creature nel secondo, proprio a dire che l’uomo è la più bella delle creature.

Inoltre nel primo racconto solo dell’uomo si dice che venne creato a immagine e somiglianza di Dio e nel secondo racconto si dice che solo nell’uomo Dio soffiò un “alito di vita”. Michelangelo rappresenta tutto questo quasi come se passasse una corrente fra l’uomo ed il suo Creatore.

Si può vedere la verità di questa affermazione nel fatto che solo l’uomo può pregare. Nessun animale prega. Solo l’uomo si domanda il perché di tutto e vuole conoscere la verità. Solo l’uomo può perdonare o portare rancore. Egli è libero, a differenza degli animali.

Non solo il primo uomo è diverso da tutti gli altri animali, ma anche ogni bambino che nasce è così:

Dio, infatti, interviene direttamente ogni volta che un essere umano appare sulla terra. Genesi ci dà la certezza che ogni uomo è pensato, voluto e amato direttamente da Dio. Anche se ci fossero genitori che hanno avuto un figlio senza volerlo: Dio lo stesso lo ha desiderato ed ha preparato per lui un disegno di bene.

Quinto affresco: Dio fa sorgere la donna dall'uomo

Nel quinto riquadro, Michelangelo rappresenta Dio che trae la donna dal fianco di Adamo addormentato. Dio la guarda e le dice di sollevarsi, di stare in piedi dinanzi a Lui, segno della dignità della figura femminile.

Si potrà spiegare che il racconto ebraico utilizza un termine che viene tradotto abitualmente con “costola”, ma che in realtà vuol dire anche “fianco”, “lato”. Si vede proprio nell’affresco Eva che esce dal fianco dell’uomo. Il racconto di Genesi narra la creazione della donna a partire dall’affermazione di Dio: «Non è bene che l’uomo sia solo». È bene spiegare ai bambini che la solitudine è il grande dramma dell’uomo. L’uomo è fatto per amare e per essere amato e per questo la condizione di solitudine è la più contraria alla sua natura. Veramente la solitudine non è buona, vivere soli fa star male. Dio – racconta Genesi – creò allora gli animali, ma anche con essi l’uomo si sentiva solo, non trovava nessuno «che gli corrispondesse».

Si ricordi ai bambini che qui gli animali vengono creati dopo l’uomo, segno che per l’autore di Genesi, come si è già detto, non era tanto importante la sequenza cronologica. Certo l’uomo può amare gli animali, come avviene nella vita anche di molti bambini. Eppure, proprio perché agli animali manca l’anima, manca la libertà, manca quell’immagine di Dio che è impressa nell’uomo, l’uomo non può vincere il suo desiderio di comunione stando con gli animali.

Dio allora fece addormentare l’uomo e dal suo fianco/costola trasse la donna. Si può ricordare qui ai bambini che noi leggiamo i racconti biblici aiutati anche dalla sapienza dei maestri di Israele. Ebbene alcuni rabbini hanno detto: «Perché plasmò dalla costola e non dalla testa? Per evitare che la donna dominasse l’uomo. Perché non dal piede? Per evitare che l’uomo la dominasse. Dalla costola, perché avessero pari dignità».

La donna e l’uomo camminano fianco a fianco, mentre gli angeli stanno al di sopra dell’uomo e gli animali stanno al di sotto di lui. E proprio per questo è così difficile il rapporto di amore fra l’uomo e la donna, perché è più facile rapportarsi con chi non è pari a noi! La donna è come una spina nel fianco per l’uomo e l’uomo è come una spina nel fianco della donna, eppure essi desiderano amarsi.

Anche l’immagine del sonno è molto bella e vera. Ci ricorda che l’altro che amiamo non l’abbiamo inventato noi. È Dio che gli ha dato vita e ci ha donato di incontrarlo. Avviene la stessa cosa con i nostri amici. Li scopriamo ed è come se ci svegliassero dal sonno. Scopriamo con meraviglia che tutto è più bello quando loro ci sono. Le persone sono sempre un dono per l’uomo e mai un possesso.

Sesto affresco: Il peccato originale

Il sesto affresco mostra due volte Adamo ed Eva, l’uomo e la donna: a sinistra prima del peccato, a destra dopo il peccato. A sinistra Michelangelo li ha dipinti molto belli, mentre dopo il peccato appaiono imbruttiti, sfigurati.

Al centro appare il serpente sull’albero che invita Adamo ed Eva a mangiare il frutto dell’“albero della conoscenza del bene e del male”. Alla destra dell’albero l’angelo che, scacciando l’uomo dal Paradiso terrestre, rivela in realtà che la vita con il peccato non ha più la bellezza che aveva in precedenza. Ma l’albero con la figura dell’angelo e con il ramo di sinistra nasconde già il simbolo della croce.

Michelangelo descrive il peccato originale, senza il quale non è possibile capire come mai l’uomo sia anche capace di cattiveria. Questa è la grande questione: se per Israele – e per la Chiesa – tutto è stato creato buono da Dio, da dove viene allora il male?

La novità della rivelazione cristiana appare innanzitutto nell’affermazione che il male non è una divinità, non ha lo stesso potere di Dio. Infatti viene solo dopo, in una creazione che è tutta buona. Per la fede c’è, infatti, un solo Dio buono e non due divinità, una del bene ed una del male.

Cosa è allora il male? Il male è l’assenza di Dio, anzi il rifiuto di Dio. Se Lui è il bene e la vita, l’uomo, rifiutandolo, si trova senza il bene e senza la vita. Questo è proprio ciò che fece il primo uomo: non ebbe fiducia in Dio, anzi sospettò di Lui e Lo rifiutò, voltandogli le spalle. Si ritrovò così lontano dalla vita, senza il bene. Mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male è un’immagine fortissima e vera: ci racconta che l’uomo disse a Dio che non si fidava di Lui e che anzi, orgogliosamente, voleva fare di testa sua. Ma camminando lontano dalla via indicata da Dio si ritrovò lontano dal bene e dalla vera vita.

Questo è il peccato originale: è il modello di ogni altro peccato ed, insieme, quel primo peccato reale che è entrato nel cuore di ogni uomo dopo Adamo. Come ha potuto entrare anche in noi? Perché noi uomini ci comunichiamo gli uni gli altri la grazia ed il peccato. Lo si vede bene nei Santi che, con le loro opere buone, con i loro meriti e le loro preghiere, ci fanno del bene senza che noi lo sappiamo. Allo stesso modo il primo uomo ha ferito la nostra umanità. Ancor più Cristo ci guarisce con la sua morte per amore.

Quello che noi possiamo vedere del peccato originale è la sua conseguenza in noi: essa è visibile nel fatto che il nostro cuore è diviso. Se guardiamo in noi stessi, noi scopriamo di essere fatti per il bene, ma ci accorgiamo anche che in noi c’è qualcosa che ci invita a fare il male. L’esperienza del male in noi è così universale che uno scrittore inglese, G.K. Chesterton, ha detto che il peccato originale è quel dogma della Chiesa che si può dimostrare!

Per questo per essere felici e per vivere una vita buona non basta seguire il nostro cuore, perché il nostro cuore è diviso. Nel cuore parlano la voce del bene e la voce del male e bisogna saperle distinguere, per seguirne una e rifiutare l’altra.

Ma Genesi ci dice che l’uomo, nel peccato originale, non fu solo, ma venne tentato dal diavolo. Il serpente antico, infatti, come insegna l’Apocalisse è il maligno. Egli è un angelo che ha detto di “no” a Dio, che non ha voluto seguirlo e, per questo, si è ritrovato anche lui senza la vita, senza il bene. Per questo egli non ama ormai nessuno e, se cerca qualcuno, non lo cerca per amarlo, ma per creargli problemi.

Michelangelo ce lo mostra, ma ci mostra anche che il male sarà sconfitto. Dipinge, infatti, come una croce che illumina la scena del peccato. Ci vuole dire che certamente il peccato è entrato nel mondo, ma che il peccato, non provenendo da Dio, avrà un giorno termine. Se anche il male talvolta sembra più forte, in realtà sarà sconfitto dalla croce di Cristo. Per questo noi non abbiamo paura del male, perché sappiamo che la croce dell’amore di Cristo ci proteggerà.

N.B. iconografico

Merita sottolineare che in alcuni maestri dell’arte moderna scompare Dio nella raffigurazione della creazione. Così, ad esempio, in Maurits Cornelisu Escher, sul quale vedi I giorni della Creazione e Il peccato originale in Maurits Cornelius Escher. Breve nota di Andrea Lonardo.

Escher, pur riferendosi a Genesi, rappresenta non la creazione, bensì solo le opere create o, si potrebbe dire, la natura.

Il fatto che Dio non crei “direttamente”, bensì attraverso le “cause seconde” è rappresentato nell’iconografia medioevale attraverso l’immagine del Creatore che crea utilizzando un compasso: l’uomo ha quindi il dovere di indagare le leggi interne del creato. Su questo, vedi L’esegesi “secondo la fisica” del racconto della creazione nel pensiero dei maestri chartriani del XII secolo, di Michele Filippi.

Note al testo

[1] Si propone qui per l’utilizzo di Genesi 1-3 in catechesi, come sarà sottolineato più volte, di presentare contemporaneamente Genesi 1 e 2, cogliendone le analogie, pur nella diversità delle immagini. Scegliere solo uno dei due testi - o peggio ancora contrapporli - impoverisce la presentazione catechetica del racconto della creazione.

[2] Tommaso d’Aquino, Commento al Simbolo degli Apostoli, ESD, Bologna, 2012, p. 24.