Gli apocrifi alle origini della rappresentazione iconografica dell’infanzia della vita di Maria in età paleocristiana (Santa Maria Maggiore) e medioevale (Cappella degli Scrovegni). Appunti di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 06 /10 /2013 - 15:32 pm | Permalink
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Questi appunti sono stati scritti per presentare ulteriormente brani degli apocrifi – cfr. il precedente articolo Il Gesù totalmente Figlio di Dio e non vero uomo degli apocrifi. Appunti di Andrea Lonardo. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti sugli apocrifi, vedi la sezione Sacra Scrittura.

Il Centro culturale Gli scritti (6/10/2013)

Santa Maria Maggiore, Maria nell'Annunciazione mentre fila il velo del Tempio con il filo scarlatto

Indice

Introduzione

Nel Protoevangelo di Giacomo – un testo che secondo Erbetta[1] sarebbe stato composto intorno all’anno 200 d.C., mentre il suo redattore vorrebbe auto-presentarsi come legato alla figura di Giacomo il Minore per vantare una conoscenza diretta dei fatti come figlio delle prime nozze di Giuseppe, ed il titolo originario potrebbe essere piuttosto Natività di Maria – si raccontano molti episodi che vengono raffigurati nelle immagini di età paleocristiana e medioevale. La presenza di tali immagini non significa necessariamente che gli artisti conoscessero il Protoevangelo stesso, ma certamente che tali tradizioni fossero diffuse e raccontate popolarmente, trovando poi nelle immagini ulteriore conferma.

Innanzitutto il Protoevangelo testimonia dell’esistenza di leggende sulla famiglia di Maria. Gioacchino e Maria non avevano figli e non riuscivano ad averlo, vivendo nella vergogna questa infecondità, ma insieme nell’abbandono fiducioso alla volontà di Dio – gli episodi relativi a questo racconto sono presenti, ad esempio, nel ciclo medioevale di Giotto nella cappella degli Scrovegni.

1/ Gioacchino ed Anna dalla sterilità alla nascita di Maria nel Protoevangelo di Giacomo

Si racconta di Gioacchino che, per quanto giusto, chiedeva a Dio una discendenza, rifugiandosi nel deserto lontano da casa, mentre la moglie Anna, a sua volta, pregava in casa. Una doppia apparizione di angeli conforta i due che giungono a concepire infine la loro figlia:

«1.1 Secondo le storie delle dodici tribù di Israele c'era un certo Gioacchino, uomo estremamente ricco. Le sue offerte le faceva doppie, dicendo: "Quanto per me è superfluo, sarà per tutto il popolo, e quanto è dovuto per la remissione dei miei peccati, sarà per il Signore, quale espiazione in mio favore".

[2] Giunse il gran giorno del Signore e i figli di Israele offrivano le loro offerte. Davanti a lui si presentò Ruben, affermando: "Non tocca a te offrire per primo le tue offerte, poiché in Israele non hai avuto alcuna discendenza".

[3] Gioacchino ne restò fortemente rattristato e andò ai registri delle dodici tribù del popolo, dicendo: "Voglio consultare i registri delle dodici tribù di Israele per vedere se sono io solo che non ho avuto posterità in Israele". Cercò, e trovò che, in Israele, tutti i giusti avevano avuto posterità. Si ricordò allora del patriarca Abramo al quale, nell'ultimo suo giorno, Dio aveva dato un figlio, Isacco.

[4] Gioacchino ne restò assai rattristato e non si fece più vedere da sua moglie. Si ritirò nel deserto, vi piantò la tenda e digiunò quaranta giorni e quaranta notti, dicendo tra sé: "Non prenderò né cibo, né bevanda, fino a quando il Signore non mi abbia visitato: la mia preghiera sarà per me cibo e bevanda".

2. 1 Ma sua moglie innalzava due lamentazioni e si sfogava in due pianti, dicendo: "Piangerò la mia vedovanza e piangerò la mia sterilità".

[2] Venne il gran giorno del Signore, e Giuditta, sua serva le disse: "Fino a quando avvilisci tu l'anima tua; Ecco, è giunto il gran giorno del Signore e non ti è lecito essere in cordoglio. Prendi invece questa fascia per il capo che mi ha dato la signora del lavoro: a me non è lecito cingerla perché io sono serva e perché ha un'impronta regale".

[3] Ma Anna rispose: "Allontanati da me. Io non faccio queste cose. Dio mi ha umiliata molto. Forse è un tristo che te l'ha data, e tu sei venuta a farmi partecipare al tuo peccato". Replicò Giuditta: "Quale imprecazione potrò mai mandarti affinché il Signore che ha chiuso il tuo ventre, non ti dia frutto in Israele?".
Anna si afflisse molto.

[4] Si spogliò delle sue vesti di lutto, si lavò il capo, indossò le sue vesti di sposa e verso l'ora nona scese a passeggiare in giardino. Vedendo un alloro, si sedette ai suoi piedi e supplicò il Padrone, dicendo: "O Dio dei nostri padri, benedicimi e ascolta la mia preghiera, come hai benedetto il ventre di Sara, dandole un figlio, Isacco".

3.1 Guardando fisso verso il cielo, vide, nell'alloro, un nido di passeri, e compose in se stessa una lamentazione, dicendo: "Ahimè! chi mi ha generato? qual ventre mi ha partorito? Sono infatti diventata una maledizione davanti ai figli di Israele, sono stata insultata e mi hanno scacciata con scherno dal tempio del Signore.

[2] Ahimè! a chi somiglio io mai?
Non somiglio agli uccelli del cielo, poiché anche gli uccelli del cielo sono fecondi dinanzi a te, Signore.
Ahimè! a chi somiglio io mai?
Non somiglio alle bestie della terra, poiché anche le bestie della terra sono feconde dinanzi a te, Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai?

[3] Non somiglio a queste acque, poiché anche queste acque sono feconde dinanzi a te, o Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai?
Non somiglio certo a questa terra, poiché anche questa terra porta i suoi frutti secondo le stagioni e ti benedice, o Signore".

4.1 Ecco, un angelo del Signore le apparve, dicendole: "Anna, Anna! Il Signore ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza".
Anna rispose: "(Com'è vero che) il Signore, mio Dio, vive, se io partorirò, si tratti di maschio o di femmina, l'offrirò in voto al Signore mio Dio, e lo servirà per tutti i giorni della sua vita".

[2] Ed ecco che vennero due angeli per dirle: "Tuo marito Gioacchino sta tornando con i suoi armenti". Un angelo del Signore era infatti disceso da lui per dirgli: "Gioacchino, Gioacchino! Il Signore ha esaudito la tua insistente preghiera. Scendi di qui. Ecco, infatti, che Anna, tua moglie, concepirà nel suo ventre".

[3] Gioacchino scese, e mandò a chiamare i suoi pastori, dicendo: "Portatemi qui dieci agnelli senza macchia e senza difetto: saranno per il Signore, mio Dio. Portatemi anche dodici vitelli teneri: saranno per i sacerdoti e per il consiglio degli anziani; e anche cento capretti per tutto il popolo".

[4] Ed ecco che Gioacchino giunse con i suoi armenti. Anna se ne stava sulla porta, e vedendo venire Gioacchino, gli corse incontro e gli si appese al collo, esclamando: "Ora so che il Signore Iddio mi ha benedetta molto. Ecco, infatti, la vedova non più vedova, e la sterile concepirà nel ventre". Il primo giorno Gioacchino si riposò in casa sua.

5.1 Il giorno seguente presentò le sue offerte, dicendo tra sé: "Se il Signore Iddio mi è propizio, me lo indicherà la lamina del sacerdote".
Nel presentare le sue offerte, Gioacchino guardò la lamina del sacerdote. Quando questi salì sull'altare del Signore, Gioacchino non scorse in sé peccato alcuno, ed esclamò: "Ora so che il Signore mi è propizio e mi ha rimesso tutti i peccati". Scese dunque dal tempio del Signore giustificato, e tornò a casa sua.

[2] Si compirono intanto i mesi di lei. Nel nono mese Anna partorì e domandò alla levatrice: "Che cosa ho partorito?".
Questa rispose: "Una bambina".
"In questo giorno", disse Anna, "è stata magnificata l'anima mia", e pose la bambina a giacere
. Quando furono compiuti i giorni, Anna si purificò, diede poi la poppa alla bambina e le impose il nome Maria».

2/ Maria bambina nel Tempio, nel Protoevangelo di Giacomo

Il Protoevangelo ricorda poi la precoce consacrazione di Maria nel Tempio. Essa sale i gradini del tempio, per quanto piccolissima, senza nemmeno voltarsi a guardare i suoi genitori, tanto è già rapita dal desiderio di servire Dio:

«6.1 La bambina si fortificava di giorno in giorno e, quando raggiunse l'età di sei mesi, sua madre la pose per terra per provare se stava diritta.
Ed essa, fatti sette passi, tornò in grembo a lei
che la riprese, dicendo: " (Com'è vero che) vive il Signore mio Dio, non camminerai su questa terra fino a quando non ti condurrò nel tempio del Signore".
Così, nella camera sua fece un santuario e attraverso le sue mani non lasciava passare nulla di profano e di impuro. A trastullarla chiamò le figlie senza macchia degli Ebrei. […]

7.1 Per la bambina passavano intanto i mesi.
Giunta che fu l'età di due anni, Gioacchino disse a Anna: "Per mantenere la promessa fatta, conduciamola al tempio del Signore, affinché il Padrone non mandi contro di noi e la nostra offerta riesca sgradita".
Anna rispose: "Aspettiamo il terzo anno, affinché la bambina non cerchi poi il padre e la madre". Gioacchino rispose: "Aspettiamo".

[2] Quando la bambina compì i tre anni, Gioacchino disse: "Chiamate le figlie senza macchia degli Ebrei: ognuna prenda una fiaccola accesa e la tenga accesa affinché la bambina non si volti indietro e il suo cuore non sia attratto fuori del tempio del Signore".
Quelle fecero così fino a che furono salite nel tempio del Signore.
Il sacerdote l'accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: "Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni. Nell'ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione".

[3] La fece poi sedere sul terzo gradino dell'altare, e il Signore Iddio la rivestì di grazia; ed ella danzò con i suoi piedi e tutta la casa di Israele prese a volerle bene.

8.1 I suoi genitori scesero ammirati e lodarono il Padrone Iddio perché la bambina non s'era voltata indietro.
Maria era allevata nel tempio del Signore come una colomba
, e riceveva il vitto per mano di un angelo».

3/ Il matrimonio di Maria e Giuseppe, nel Protoevangelo di Giacomo

Grande spazio il Protoevangelo di Giacomo dedica poi alla questione del matrimonio fra Maria e Giuseppe. Sono i sacerdoti a chiedere che si sposi, perché così è bene che sia. Giuseppe, già vedovo, la ottiene in moglie attraverso il miracolo del bastone. Un prodigio rende possibile agli astanti riconoscere che lui è il più degno ad averla: saprà aiutarla nella sua vocazione, mantenendola vergine:

«8.2 Quando compì dodici anni, si tenne un consiglio di sacerdoti; dicevano: "Ecco che Maria è giunta all'età di dodici anni nel tempio del Signore. Adesso che faremo di lei affinché non contamini il tempio del Signore?".
Dissero dunque al sommo sacerdote: "Tu stai presso l'altare del Signore: entra e prega a suo riguardo.
Faremo quello che il Signore ti manifesterà"

[3] Indossato il manto dai dodici sonagli, il sommo sacerdote entrò nel santo dei santi e pregò a riguardo di Maria.
Ed ecco che gli apparve un angelo del Signore, dicendogli: "Zaccaria, Zaccaria! Esci e raduna tutti i vedovi del popolo. Ognuno porti un bastone: sarà la moglie di colui che il Signore designerà per mezzo di un segno". Uscirono i banditori per tutta la regione della Giudea, echeggiò la tromba del Signore e tutti corsero.

9.1 Gettata l'ascia, Giuseppe uscì per raggiungerli. Riunitisi, andarono dal sommo sacerdote, portando i bastoni. Presi i bastoni di tutti, entrò nel tempio a pregare. Finita la preghiera, prese i bastoni, uscì e li restituì loro; ma in essi non v'era alcun segno.
Giuseppe prese l'ultimo bastone: ed ecco che una colomba uscì dal suo bastone e volò sul capo di Giuseppe. Il sacerdote disse allora a Giuseppe: "Tu sei stato eletto a ricevere in custodia la vergine del Signore".

[2] Ma Giuseppe si oppose, dicendo: "Ho figli e sono vecchio, mentre lei è una ragazza. Non vorrei diventare oggetto di scherno per i figli di Israele". Il sacerdote però rispose a Giuseppe: "Temi il Signore tuo Dio, e ricorda che cosa ha fatto Dio a Datan, a Abiron e a Core, come si sia spaccata la terra e siano stati inghiottiti a causa della loro opposizione. Ora, temi, Giuseppe, che non debba accadere altrettanto in casa tua".

[3] Giuseppe, intimorito, la ricevette in custodia. Giuseppe disse a Maria: "Ti ho ricevuta dal tempio del Signore e ora ti lascio in casa mia. Me ne vado a eseguire le mie costruzioni e dopo tornerò da te: il Signore ti custodirà"».

4/ Maria fila on il filo scarlatto il velo del Tempio, nel Protoevangelo di Giacomo

A Maria tocca poi di filare con il filo scarlatto il velo del Tempio:

«10.1 Ci fu un consiglio dei sacerdoti, e dissero: "Facciamo una tenda per il tempio del Signore". Il sacerdote disse: "Chiamatemi delle vergini senza macchia della tribù di David". I ministri andarono, cercarono, e trovarono sette vergini.
Il sacerdote si ricordò della fanciulla Maria, dato che era della tribù di David e senza macchia davanti a Dio.
I ministri andarono e la condussero.
Le introdussero poi nel tempio del Signore, e il sacerdote disse: "Su, tirate a sorte chi filerà l'oro, l'amianto, il bisso, la seta, il giacinto, lo scarlatto e la porpora genuina".
A Maria toccò la porpora genuina e lo scarlatto
: li prese e se ne ritornò a casa sua. In quel tempo Zaccaria diventò muto: fino a quando Zaccaria riparlò, il suo posto fu preso da Samuele. Maria, preso lo scarlatto, lo filava».

5/ Le due apparizioni a Maria dell’angelo nell’Annunciazione, nel Protoevangelo di Giacomo

L’apocrifo suddivide poi in due momenti l’Annunciazione a Maria. Una prima volta l’angelo le appare alla fonte di Nazareth, una seconda e decisiva volta le appare in casa:

«11.1 Presa la brocca, uscì a attingere acqua. Ed ecco una voce che diceva: "Gioisci, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu tra le donne". Essa guardava intorno, a destra e a sinistra, donde venisse la voce. Tutta tremante se ne andò a casa, posò la brocca e, presa la porpora, si sedette sul suo scanno e filava.

[2] Ed ecco un angelo del Signore si presentò dinanzi a lei, dicendo: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia davanti al Padrone di tutte le cose, e concepirai per la sua parola". Ma essa, all'udire ciò rimase perplessa, pensando: "Dovrò io concepire per opera del Signore Iddio vivente, e partorire poi come ogni donna partorisce?".

[3] L'angelo del Signore, disse: "Non così, Maria! Ti coprirà, infatti, con la sua ombra, la potenza del Signore. Perciò l'essere santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio dell'Altissimo. Gli imporrai il nome Gesù, poiché salverà il suo popolo dai suoi peccati".
Maria rispose: "Ecco l'ancella del Signore davanti a lui. Mi avvenga secondo la tua parola"».

6/ Gioacchino ed Anna dalla sterilità alla nascita di Maria nel Vangelo dello pseudo Matteo

Nel Vangelo dello pseudo Matteo – un testo che Erbetta[2] ritiene sia stato redatto nel VII o VIII secolo d.C., ma che evidentemente è parte di una tradizione orale che risale a secoli prima, fino al Protoevangelo di Giacomo – gli episodi del Protoevangelo si arricchiscono di particolari e si trasformano.

Così lo pseudo Matteo racconta del dolore di Gioacchino ed Anna per la mancanza di figli, che si trasforma poi nella gioia della nascita di Maria:

«1.1-3.5 In quei giorni c’era a Gerusalemme un uomo di nome Gioacchino, della tribù di Giuda.
Pascolava le sue pecore e temeva il Signore con semplicità e bontà. All’infuori delle sue greggi non aveva altre preoccupazioni; da esse nutriva tutti i timorati di Dio, e offriva il doppio a coloro che lo servivano faticando nella dottrina
. Degli agnelli, delle pecore, della lana e di tutte le altre cose che possedeva, egli faceva tre parti: una parte la dava agli orfani, alle vedove, ai pellegrini e ai poveri; la seconda parte la dava alle persone consacrate al culto di Dio; la terza parte la riservava per sé e per casa sua. Mentre egli così agiva, il Signore gli moltiplicava i greggi, sicché nel popolo d’Israele non c’era uomo come lui. Aveva iniziato a comportarsi così dall’età di quindici anni.
A vent’anni, prese in moglie Anna, figlia di Achar della sua tribù, cioè della Tribù di Giuda, della stirpe di Davide. Ma, pur avendo vissuto con lei per vent’anni, da lei non ebbe figli, né figlie.
E avvenne che nei giorni festivi, tra quanti offrivano incenso al Signore, si trovasse pure Gioacchino a preparare le sue offerte alla presenza del Signore. Un sacerdote di nome Ruben, avvicinatosi, gli disse: “Non ti è lecito stare tra quelli che offrono sacrifici a Dio, poiché Dio non ti ha benedetto dandoti una discendenza in Israele”. Pieno di vergogna davanti al popolo si allontanò piangendo dal tempio del Signore; e non ritornò a casa, ma si recò dalle sue bestie portando con sé, nei monti, i pastori in una terra lontana; e così per cinque mesi Anna, sua moglie, non poté avere sue notizie.
Essa piangendo nella sua preghiera diceva: “Signore, Dio santissimo di Israele, non mi hai dato figli, e perché mi hai tolto il marito? Ecco che sono già due mesi che non vedo mio marito. Non so neppure se è morto! Se lo sapessi morto gli darei la sepoltura”. Mentre piangeva abbondantemente, entrò nell’orto di casa sua, si prostrò in preghiera, e innalzò suppliche davanti al Signore. Poi, levatasi dalla preghiera, alzò gli occhi a Dio e vide un nido di passeri su di un albero di alloro; sospirando, levò una voce al Signore dicendo: “Signore Dio onnipotente che hai dato figli a ogni creatura, alle bestie e ai giumenti, agli animali domestici, agli uccelli e ai pesci, e tutti gioiscono dei loro figli, solo me hai escluso dal dono della tua bontà. Tu Dio conosci il mio cuore e sai che all’inizio del mio matrimonio ho fatto voto che, qualora tu, Dio, mi avessi dato un figlio o una figlia, te li avrei offerti nel tuo tempio santo”.

Mentre diceva queste cose, improvvisamente le apparve davanti un angelo del Signore, dicendo: “Non temere, Anna, poiché la tua discendenza è nel consiglio di Dio: infatti ciò che nascerà da te, susciterà l’ammirazione per tutti i secoli fino alla fine”. Ciò detto, si allontanò dai suoi occhi.
Tremante e timorosa per aver visto questa visione e udito il discorso, entrò in camera, si gettò sul letto mezza morta e rimase giorno e notte in gran timore e in preghiera. Chiamò poi la sua ragazza e le disse: “Tu mi vedi delusa e angosciata per la vedovanza, e non hai voluto venire da me?”.
Con un leggero sussurro lei rispose: “Se Dio ti ha chiuso l’utero e ha tolto da te il marito, che cosa ti posso fare io?”. Udito questo, Anna emise un grido e pianse.

Nello stesso tempo, mentre Gioacchino era sui monti ove pasceva i suoi greggi, gli apparve un giovane e gli disse: “Perché non ritorni da tua moglie?”. Rispose: “L’ho avuta per vent’anni e Dio non mi volle concedere figli da lei. Io quindi, dopo che questo mi fu rinfacciato, mi allontanai dal tempio del Signore con grande vergogna. Perché dovrei ritornare da lei, una volta che sono stato respinto e disprezzato? Resterò qui con le mie pecore fino a quando il Dio di questo mondo mi vorrà concedere la luce. Per mezzo dei miei servi darò generosamente ai poveri, agli orfani, e alle persone addette al culto di Dio”.

Allorché egli finì di parlare, il giovane gli rispose: “Io sono un angelo di Dio e oggi sono apparso a tua moglie piangente e orante, e l’ho consolata; sappi che dal tuo seme concepì una figlia e tu l’hai lasciata ignorandola. Questa starà nel tempio di Dio; su di lei riposerà lo Spirito santo; la sua beatitudine sarà superiore a quella di tutte le donne sante; nessuno potrà dire che prima di lei ce ne sia stata un’altra uguale: e in questo mondo, dopo di lei un’altra non ci sarà. Discendi perciò dai monti, ritorna dalla tua sposa e troverai che è in stato interessante. Dio infatti ha suscitato in lei un seme, del quale devi ringraziarlo. Il suo seme sarà benedetto, e lei stessa sarà benedetta e sarà costituita madre di una benedizione eterna”.

Dopo avere adorato l’angelo, Gioacchino gli disse: “Se ho trovato grazia davanti a te, siediti un po’ nella mia tenda e benedici il tuo servo”. L’angelo gli rispose: “Non dirti servo, ma conservo; siamo infatti servi di uno stesso Signore. Ma il mio cibo è invisibile e la mia bevanda non può essere vista da alcun mortale. Perciò non mi devi pregare di entrare nella tua tenda. Se hai intenzione di darmi qualcosa, offrila in olocausto al Signore”. Gioacchino prese allora un agnello immacolato e disse all’angelo: “Non avrei osato offrire un olocausto al Signore se il tuo ordine non mi avesse dato il potere sacerdotale per offrirlo”.
L’angelo gli rispose: “Non ti avrei invitato ad offrire, se non avessi conosciuto la volontà del Signore”. Mentre Gioacchino offriva il sacrificio a Dio, salirono in cielo sia l’angelo sia il profumo del sacrificio.
Allora Gioacchino cadde bocconi, e rimase in preghiera dall’ora sesta fino alla sera. I servi e i mercenari che erano con lui, vedendolo e ignorando il motivo per cui giaceva, pensavano che fosse morto; si avvicinarono a lui, a stento lo sollevarono da terra.

Dopo che narrò ad essi la visione angelica, spinti da grande timore e ammirazione lo esortarono affinché, senza indugio, portasse a compimento la visione dell’angelo tornando prontamente alla sua moglie.
Mentre Gioacchino soppesava in cuor suo se ritornare o meno, fu preso da un sopore e vide in sogno l’angelo, che gli era apparso quand’era sveglio, e che gli disse: “Io sono l’angelo che Dio ti ha dato per custode: discendi sicuro e ritorna da Anna, poiché le opere di misericordia che avete fatto tu e tua moglie Anna sono state riferite al cospetto dell’Altissimo. Dio darà a voi un frutto che fin dall’inizio non ebbero mai i profeti né mai avrà santo alcuno”. Destatosi dal sonno, Gioacchino chiamò a sé tutti i servi e mercenari e indicò loro il suo sogno. Essi adorarono il Signore e gli dissero: “Guarda di non trascurare oltre le parole dell’angelo. Piuttosto alzati, partiamo di qui e ritorniamo lentamente facendo pascolare i greggi”.

Dopo che da trenta giorni erano in cammino per ritornare e ormai vicini all’arrivo, l’angelo del Signore apparve ad Anna mentre se ne stava ritta in preghiera, e le disse: “Va ora alla porta che è detta Aurea, fatti incontro a tuo marito, oggi infatti verrà da te”. Svelta essa gli corse incontro con le sue ragazze e, supplicando il Signore, restò in lunga attesa presso la porta. Quando ormai per la prolungata attesa lei stava venendo meno, alzò gli occhi e vide lontano Gioacchino che veniva con le bestie.

Gli corse incontro, si appese al suo collo rendendo grazie a Dio e dicendo: “Ero vedova ed ecco non lo sono più; ero sterile ed ecco ho già concepito”. Quindi dopo avere adorato il Signore, entrarono. A questa notizia, grande fu la gioia di tutti i suoi vicini e amici, sicché tutta la terra d’Israele si rallegrò di questa notizia».

7/ Maria bambina nel Tempio, nel Vangelo dello pseudo Matteo

Il Vangelo dello pseudo Matteo ricorda poi, come già il Protovangelo di Giacomo, la precoce consacrazione di Maria nel Tempio:

«4-6.3 Passati nove mesi, Anna partorì una figlia e la chiamò Maria.
Al terzo anno, dopo averla svezzata, Gioacchino e Anna sua moglie andarono insieme al tempio del Signore per offrire a Dio dei sacrifici e affidarono la bimbetta di nome Maria al collegio delle vergini; qui le vergini restavano giorno e notte nelle lodi a Dio. Giunta davanti alla facciata del tempio, Maria salì velocemente i quindici gradini senza neppure voltarsi indietro né, come fanno i bambini, darsi pensiero dei genitori. Perciò i genitori si affrettarono entrambi stupiti e cercarono la bambina fino a quando la trovarono nel tempio. Anche i pontefici del tempio si erano meravigliati.
Allora Anna, ripiena di Spirito Santo, alla presenza di tutti disse: “Il Signore, Dio degli eserciti, ricordatosi della sua parola, ha visitato il suo popolo con una visita buona e santa per rendere umili i loro cuori e rivolgerli a sé. Ha aperto le sue orecchie alle nostre preghiere e ha allontanato da noi la gioia di tutti i nostri nemici. La sterile è diventata madre e ha partorito l’esultanza e la gioia di Israele. Ecco i doni da offrire al mio Signore; i miei nemici non hanno potuto vietarmelo. Dio volse il loro cuore verso di me e mi ha dato un gaudio sempiterno”.

Maria destava l’ammirazione di tutto il popolo di Israele. All’età di tre anni, camminava con un passo così maturo, parlava in un modo così perfetto, si applicava alle lodi di Dio così assiduamente che tutti ne restavano stupiti e si meravigliavano di lei.
Essa non era considerata una bambina, ma una persona adulta; era tanto assidua nella preghiera, che sembrava una persona di trent’anni. Il suo volto era così grazioso e splendente che a stento la si poteva guardare. Era assidua nel lavoro della lana; e nella sua tenera età, spiegava quanto donne anziane non riuscivano a capire.
Si era imposta questo regolamento: dalla mattina sino all’ora terza attendeva alla preghiera; dall’ora terza alla nona si occupava nel lavoro tessile; dalla nona in poi attendeva nuovamente alla preghiera. Non desisteva dalla preghiera fino a quando non le appariva l’angelo di Dio, dalla cui mano prendeva cibo: così sempre più e sempre meglio progrediva nel servizio di Dio.
Inoltre, mentre le vergini più anziane si riposavano dalle lodi divine, essa non si riposava mai, al punto che nelle lodi e nelle vigilie non c’era alcuna prima di lei, nessuna più istruita nella conoscenza della Legge, nessuna più umile nell’umiltà, più aggraziata nei canti, più perfetta in ogni virtù. Era costante, salda, immutabile e progrediva in meglio ogni giorno. Nessuno la vide adirata né l’udì maledire. Ogni suo parlare era così pieno di grazia che si capiva come sulle sue labbra c’era Dio. Assidua nella preghiera e nella meditazione della Legge, nel parlare era attenta a non mancare verso le compagne. Vigilava inoltre a non mancare in alcun modo con il riso, con il tono della bella voce, con qualche ingiuria, con alterigia verso una sua pari. Benediceva Dio senza posa, e per non desistere dalle lodi a Dio neppure nel suo saluto, quando era salutata rispondeva: “Deo gratias”. Quotidianamente si nutriva soltanto con il cibo che riceveva dalla mano dell’angelo; il cibo che le davano i pontefici lo distribuiva ai poveri. Frequentemente si vedevano gli angeli di Dio parlare con lei e obbedirle diligentemente. Se qualche malata la toccava, nello stesso istante se ne tornava a casa salva».

8/ Il matrimonio di Maria e Giuseppe, nel Vangelo dello pseudo Matteo

Grande spazio dedica anche lo pseudo Matteo alla questione del matrimonio fra Maria e Giuseppe. Si ripete anche qui, anche se in forma diversa, il miracolo del bastone:

«7.1-8.4 Il sacerdote Abiatar presentò ai pontefici un numero infinito di doni per prenderla come sposa di suo figlio. Maria li respinse dicendo: “Non può essere che io conosca un uomo o che un uomo conosca me”. I pontefici e tutti i suoi parenti le dicevano: “Dio si venera nei figli e si adora nei discendenti, come è sempre stato in Israele”. Maria tuttavia rispondeva dicendo: “Dio si venera nella castità come risulta provato dall’inizio. Prima di Abele infatti tra gli uomini non vi fu alcun giusto ed egli piacque a Dio a motivo delle offerte e fu spietatamente ucciso da colui che a lui non era piaciuto. Ricevette dunque due corone, quella dell’offerta e quella della verginità non avendo mai ammesso una macchia sulla sua carne. Elia invece, essendo in carne, fu assunto in carne, poiché aveva custodito vergine la sua carne. Io poi dalla mia infanzia, nel tempio di Dio, ho appreso che la verginità può essere assai gradita a Dio. E poiché posso offrire qualcosa di gradito a Dio, in cuor mio ho stabilito di non conoscere assolutamente uomo”.

Avvenne che al quattordicesimo anno di età, i farisei ebbero l’occasione di fare rilevare come, per consuetudine, una donna di quell’età non poteva più restare nel tempio. Fu presa allora la decisione di inviare un banditore di tutte le tribù di Israele, affinché, nel giorno terzo, tutti si radunassero nel tempio del Signore. Quanto tutto il popolo fu radunato, si alzò il pontefice Abiatar e salì sul gradino più alto per essere udito e veduto da tutto il popolo. Fattosi un gran silenzio, disse: “Figli di Israele uditemi, prestate orecchio alle mie parole. Da quando questo tempio fu edificato da Salomone, in esso ci sono state figlie vergini di re e figlie di profeti, di sommi sacerdoti e di pontefici: sono cresciute grandi e ammirevoli. Ma giunte all’età legale hanno preso marito seguendo la consuetudine di quelle che le avevano precedute, e sono piaciute a Dio. Soltanto Maria ha trovato un modo nuovo di vivere promettendo a Dio di mantenersi vergine. Mi pare dunque che per mezzo di una nostra domanda e della risposta di Dio potremmo conoscere a chi dobbiamo affidarne la custodia”.

Questo discorso piacque a tutta l’adunanza. E dai sacerdoti si gettò la sorte sopra le dodici tribù e la sorte cadde sulla tribù di Giuda. Il sacerdote allora disse: “Chiunque non ha moglie, venga domani e porti in mano un bastone”. Avvenne così che Giuseppe, insieme ai giovani, portò un bastone. Dettero i loro bastoni al sommo pontefice, questi offrì un sacrificio al Signore Dio e lo interrogò. Il Signore gli rispose: “Introduci i bastoni di tutti nel santo dei santi; i bastoni restino lì. Ordina poi loro che vengano da te domani a riprendere i loro bastoni; dalla cima di un bastone uscirà una colomba e volerà in cielo. Maria sarà data in custodia a colui nella cui mano il bastone restituito darà questo segno”. Il giorno dopo tutti giunsero assai presto. Il pontefice, compiuta l’offerta dell’incenso, entrò nel santo dei santi e trasse fuori i bastoni.
Distribuitili tutti, da nessun bastone uscì la colomba.

Il pontefice si rivestì allora con i dodici campanelli e con la veste sacerdotale, entrò nel santo dei santi, accese il sacrificio ed elevò preghiere. Apparve l’angelo del Signore e gli disse: “C’è qui un bastone piccolissimo, del quale tu non hai fatto caso alcuno, l’hai messo con gli altri, ma non l’hai tirato fuori con essi. Quando l’avrai tirato fuori e dato a colui al quale appartiene, in esso si avvererà il segno del quale ti ho parlato”. Quello era il bastone di Giuseppe il quale, essendo vecchio, era avvilito di non poterla prendere; perciò neppure lui voleva ricercare il suo bastone.

Mentre se ne stava umile e ultimo, il pontefice con voce chiara gli gridò: “Giuseppe, vieni e prendi il tuo bastone, tu infatti sei atteso”. Giuseppe, spaventato che il sommo sacerdote lo chiamasse con tanto clamore, si accostò. Non appena tese la mano e ricevette il bastone, dalla cima uscì fuori una colomba più bianca della neve e straordinariamente bella: dopo avere volato a lungo per le sommità del tempio, si lanciò verso il cielo. Tutto il popolo allora si congratulò con il vecchio, dicendo: “Nella tua vecchiaia sei stato fatto beato, o padre Giuseppe, tanto che Dio ti ha indicato degno di ricevere Maria”».

9/ L’Annunciazione a Maria, nel Vangelo dello pseudo Matteo

Anche l’Annunciazione a Maria dello pseudo Matteo è divisa in due apparizioni angeliche:

«9.1-2 Il giorno dopo, mentre Maria era alla fontana a riempire la brocca, le apparve un angelo del Signore, che le disse: “Sei beata, o Maria, poiché nel tuo utero hai preparato una abitazione per il Signore. Ecco che dal cielo verrà la luce e abiterà in te e, per mezzo tuo, risplenderà in tutto il mondo”.

Di nuovo, il terzo giorno, mentre con le sue dita lavorava la porpora, entrò da lei un giovane di inesprimibile bellezza. Vedendolo, Maria ebbe paura e tremò.
Ma egli le disse: “Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo seno”.
All’udire ciò, tremò ed ebbe paura. Allora l’angelo del Signore proseguì: “Non temere, o Maria. Hai trovato grazia presso Dio: ecco che concepirai nell’utero e genererai un re che riempie non soltanto la terra, ma anche il cielo, e regna nei secoli dei secoli”».

10/ I prodigi che confermano la verginità di Maria e la figliolanza divina di Gesù, nel Vangelo dello pseudo Matteo

I prodigi che avvengono successivamente servono a garantire che il concepimento di Maria è stato verginale (similmente avviene nel racconto del Protoevangelo di Giacomo, sul quale vedi il precedente articolo già citato):

«10.1-12.5 Mentre accadevano queste cose, Giuseppe era intento alla edificazione di padiglioni nelle regioni vicino al mare; era, infatti, falegname. Dopo nove mesi ritornò a casa sua e trovò Maria incinta.
Profondamente angustiato tremò e esclamò dicendo: “Signore Dio, prendi il mio spirito. Per me, infatti, è meglio morire che vivere”
.

Le vergini che erano con Maria gli dissero: “Che dici, signor Giuseppe? Noi sappiamo che nessun uomo l’ha toccata, noi siamo testimoni che in lei restano purezza e integrità. Noi abbiamo vigilato su di lei: rimase sempre con noi nella preghiera; angeli di Dio parlano quotidianamente con lei; ogni giorno ha ricevuto il cibo dalla mano del Signore. Non sappiamo come in lei ci possa essere un qualche peccato. Se vuoi che ti confessiamo il nostro sospetto, non altri la rese incinta se non l’angelo del Signore”.
Rispose Giuseppe: “Perché mi lusingate affinché io creda che l’angelo del Signore l’ha ingravidata? Può essere che qualcuno l’abbia ingannata fingendosi angelo del Signore”.

Così dicendo piangeva, e aggiunse: “Con qual fronte oserò guardare il tempio del Signore, e con quale faccia vedrò i sacerdoti di Dio? Che farò io?”. Così dicendo pensava di fuggire o allontanarla. Mentre pensava di allontanarsi, di nascondersi e di abitare in luoghi deserti, nella notte gli apparve in sogno un angelo del Signore, e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere Maria come tua moglie: infatti, quanto è nel suo utero, proviene dallo Spirito Santo. Partorirà un figlio e il suo nome sarà Gesù: egli salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
Giuseppe, alzatosi dal sonno, rese grazie a Dio e narrò la sua visione. Si rallegrò a proposito di Maria, dicendo: “Ho peccato nutrendo dei sospetti a tuo riguardo”.

Dopo di questo si diffuse la notizia della gravidanza di Maria. Giuseppe allora fu preso dagli inservienti del tempio e con Maria fu condotto al pontefice che, insieme con i sacerdoti, prese a rimproverarlo, dicendo: “Perché hai ingannato una vergine così eccelsa, che fu nutrita dagli angeli di Dio nel tempio, che mai volle vedere o avere un uomo, che aveva un’istruzione ottima nella Legge di Dio? Se tu non le avessi usato violenza, ella sarebbe rimasta nella sua verginità”.

Giuseppe assicurò, con giuramento, che non l’aveva mai neppure toccata. Il pontefice Abiatar gli rispose: “Quant’è vero Dio, ti farò portare ora l’acqua della bevanda del Signore, e subito si svelerà il tuo peccato”. Si radunò allora una grande moltitudine di popolo, e Maria fu condotta al tempio. Sacerdoti, affini e parenti, piangevano dicendo a Maria: “Confessa ai sacerdoti il tuo peccato. Tu infatti eri come una colomba nel tempio di Dio, e ricevevi il cibo dalla mano di un angelo”. Di nuovo Giuseppe fu chiamato all’altare e gli fu data l’acqua della bevanda del Signore: se un bugiardo l’avesse gustata, dopo avere compiuto sette giri attorno all’altare, avrebbe ricevuto da Dio un qualche segno sulla faccia. Giuseppe dunque bevette sicuro, compì i sette giri attorno all’altare, e in lui non apparve alcun segno di peccato.

Allora tutti i sacerdoti, gli inservienti e la folla lo dichiararono giusto, esclamando: “Sei stato beatificato perché in te non fu trovata colpa alcuna”. Chiamarono poi Maria e le dissero: “E tu che scusa puoi avere?
Qual segno può apparire in te che sia maggiore della gravidanza del tuo ventre? Questa ti tradisce.
Poiché Giuseppe è puro a tuo riguardo, a te domandiamo che confessi chi è colui che ti ha tradito
. Poiché è meglio che tu lo sveli con la tua confessione piuttosto che l’ira di Dio ti manifesti infedele in mezzo al popolo imprimendo un segno sulla tua faccia”.

Maria allora, intrepida, disse con fermezza: “Signore Dio, re di tutti, tu conosci i segreti: se in me vi è qualche macchia o peccato, concupiscenza o impudicizia, manifestalo al cospetto di tutti i popoli affinché per tutti io diventi esempio di emendazione”. Così dicendo si appressò fiduciosa all’altare del Signore, bevve l’acqua della bevanda, fece sette giri intorno all’altare, e in lei non apparve macchia alcuna. Il popolo era fuori di sé dallo stupore: vedeva il ventre gravido e non scorgeva alcun segno sulla di lei faccia; incominciò allora un subbuglio e un parlare vario e concitato. Alcuni dicevano: è santa e immacolata; altri invece: è cattiva e contaminata.

Maria allora vedendosi sospettata dal popolo e ritenuta non totalmente esente da colpa, disse a voce chiara per essere sentita da tutti: “Quant’è vero che vive il Signore Adonai, Signore degli eserciti, davanti al quale sto, io non ho mai conosciuto uomo; sono invece conosciuta da colui al quale ho consacrato la mia mente dall’età della mia infanzia. Dalla mia infanzia ho fatto a Dio il voto di restare integra per colui che mi ha creato. Io ho fiducia di vivere solo per lui, e di servire solo lui. Fino a quando vivrò, rimarrò in lui senza alcuna macchia”.

Tutti allora presero a baciare i suoi piedi e ad abbracciare le sue ginocchia, supplicandola di perdonare i loro cattivi sospetti. La folla, i sacerdoti e tutte le vergini la condussero a casa sua con esultanza e gioia grande, gridando e dicendo: “Sia benedetto il nome del Signore nei secoli, poiché ha manifestato la tua santità a tutto il suo popolo Israele”».

11/ I prodigi a Sotine vicino Ermopoli dinanzi al governatore Afrodisio, nel Vangelo dello pseudo Matteo

La Santa Famiglia dinanzi ad Afrodisio in Egitto, Santa Maria Maggiore, arco trionfale

Dopo aver lungamente narrato della nascita di Gesù e dei Magi lo pseudo Matteo racconta, a differenza del Protoevangelo di Giacomo che non lo conosce, il viaggio in Egitto. Narrativamente molto ricco è l’episodio dell’incontro con il governatore Afrodisio di Sotne, vicino Ermopoli – lo si ritrova in mosaico nell’arco trionfale paleocristiano di Santa Maria Maggiore in Roma. L’ingresso nel Tempio cittadino della Santa Famiglia fa sì che tutto gli idoli cadano a terra distrutti. Il governatore, sopraggiunto alla notizia, si converte, dopo aver verificato il prodigio. L’episodio completa l’arrivo dei Magi. In entrambi i casi sono i pagani che accolgono Gesù come loro Salvatore:

«XXII. 2 Giunsero contenti ai confini di Ermopoli, ed entrarono in una città dell’Egitto chiamata Sotine.
E siccome in essa non vi era nessun conoscente al quale potessero chiedere ospitalità, entrarono in un tempio che era detto campidoglio d’Egitto.
In questo tempio vi erano trecentocinquantacinque idoli
, ai quali ogni giorno erano tributati, in modo sacrilego, onori divini.
Gli Egiziani della stessa città entrarono nel campidoglio ove i sacerdoti presero ad ammonirli affinché ogni giorno, come era richiesto dall’onore divino, offrissero i loro sacrifici.

XXIII Ma avvenne che, entrata nel tempio la beatissima Maria con il bambino, tutti gli idoli si prostrarono a terra, sicché giacevano tutti con la faccia a terra completamente rovinati e spezzati, mostrando così che non erano proprio nulla.
Si compì allora quanto era stato detto dal profeta Isaia: “Ecco, il Signore verrà su di una nube leggera, entrerà in Egitto e al suo cospetto saranno scosse tutte le opere manufatte degli Egiziani”.

XXIV. La notizia fu riferita a Afrodisio, governatore di quella città, ed egli venne al tempio con tutto il suo esercito. Visto che Afrodisio era venuto al tempio con tutto il suo esercito, i pontefici pensavano che fosse venuto soltanto per vendicarsi contro coloro che erano stati causa della caduta degli idoli. Egli, invece, entrato nel tempio, visti tutti gli idoli giacere prostrati faccia a terra, si appressò alla beata Maria che portava il Signore sul suo grembo, l’adorò e disse a tutto il suo esercito e a tutti i suoi amici: “Se questi non fosse il dio dei nostri dèi, i nostri dèi non sarebbero caduti faccia a terra davanti a lui, né giacerebbero prostrati al suo cospetto. Noi tutti dunque se non faremo con maggiore attenzione ciò che vediamo fare dai nostri dèi, potremo incorrere nel pericolo della sua indignazione e andare tutti incontro alla morte, come accadde al faraone re d’Egitto il quale, non avendo creduto a numerosi prodigi, fu sommerso in mare con tutto il suo esercito”.

«Tutto il popolo di quella città credette, allora, nel Signore Dio per mezzo di Gesù Cristo».

Note al testo

[1] M. Erbetta (a cura di), Gli apocrifi del Nuovo Testamento.  Vangeli. Infanzia. Passione. Assunzione di Maria, vol. I/2, Marietti, Casale Monferrato, 1981, p. 19.

[2] M. Erbetta (a cura di), Gli apocrifi del Nuovo Testamento.  Vangeli. Infanzia. Passione. Assunzione di Maria, vol. I/2, Marietti, Casale Monferrato, 1981, p. 45.