Brani di Sant’Agostino di Ippona scelti a commento dei Salmi di creazione dalle monache agostiniane dei Santi Quattro Coronati, per la due giorni Creazione: Genesi 1 e 2. Due capitoli capitali

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 16 /02 /2014 - 14:51 pm | Permalink
- Tag usati: , ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Riprendiamo sul nostro sito i tre brani di Sant’Agostino di Ippona scelti a commento dei Salmi di creazione dalle monache agostiniane dei Santi Quattro Coronati, cantati nella basilica dei Santi Quattro Coronati i 15/11/2013 nel corso della due giorni La Bibbia: un libro da “mangiare”, I edizione. Creazione: Genesi 1 e 2. Due capitoli capitali. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per i file audio dell’ora media di quel giorno con i Salmi cantati e delle diverse relazioni, vai al link La Bibbia: un libro da “mangiare” (I edizione). Creazione: Genesi 1 e 2. Due capitoli capitali: tutti i file audio dei due giorni di incontro. Le trascrizioni delle prime tre relazioni sono già on-line: 1/ Genesi 1 e 2: tesoro dell’ebraismo, del Rav Riccardo Di Segni 2/ Creazione e cosmo nel pensiero paolino, di Romano Penna 3/ Genesi 1 e 2. La creazione nella teologia, fra fede e scienza, di Giulio Maspero. Per approfondimenti su Genesi, vai alla sezione Sacra Scrittura.

Il Centro culturale Gli scritti (16/2/2014)

Io non sarei, Dio mio, non sarei affatto, se tu non fossi in me; o meglio, non sarei, se non fossi in te, poiché tutto da te, tutto per te, tutto in te.

dalle Confessioni di Sant’Agostino I, 1.1-2.21

Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile. E l'uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l'uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Ma come invocare il mio Dio, il Dio mio Signore? Invocarlo sarà comunque invitarlo dentro di me; ma esiste dentro di me un luogo, ove il mio Dio possa venire, ove possa venire dentro di me Dio, Dio, che creò il cielo e la terra? C'è davvero dentro di me, Signore Dio mio, qualcosa capace di comprenderti? Ti comprendono forse il cielo e la terra, che hai creato e in cui mi hai creato? Oppure, poiché senza di te nulla esisterebbe di quanto esiste, avviene che quanto esiste ti comprende? E poiché anch'io esisto così, a che chiederti di venire dentro di me, mentre io non sarei, se tu non fossi in me? Non sono ancora nelle profondità degli inferi, sebbene tu sei anche là, e quando pure sarò disceso all'inferno, tu sei là. Dunque io non sarei, Dio mio, non sarei affatto, se tu non fossi in me; o meglio, non sarei, se non fossi in te, poiché tutto da te, tutto per te, tutto in te. Sì, è così, Signore, è così.

"Parlatemi del mio Dio; se non lo siete voi, ditemi qualcosa di lui"; e tutte le cerature esclamarono a gran voce: "È lui che ci fece" . Le mie domande erano la mia contemplazione; le loro risposte, la loro bellezza.

dalle Confessioni di Sant’Agostino, X, 6, 8-9

Ciò che sento in modo non dubbio, anzi certo, Signore, è che ti amo. Folgorato al cuore da te mediante la tua parola, ti amai, e anche il cielo e la terra e tutte le cose in essi contenute, ecco, da ogni parte mi dicono di amarti, come lo dicono senza posa a tutti gli uomini, affinché non abbiano scuse. Ma che amo, quando amo te? Non una bellezza corporea, né una grazia temporale: non lo splendore della luce, così caro a questi miei occhi, non le dolci melodie delle cantilene d'ogni tono, non la fragranza dei fiori, degli unguenti e degli aromi, non la manna e il miele, non le membra avvezze agli amplessi della carne. Nulla di tutto ciò amo, quando amo il mio Dio. Eppure amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell'amare il mio Dio: la luce, la voce, l'odore, il cibo, l'amplesso dell'uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove olezza un profumo non disperso dal vento, ov'è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda una stretta non interrotta dalla sazietà. Questo amo, quando amo il mio Dio. Che cosa è questo? Interrogai sul mio Dio la mole dell'universo, e mi rispose: "Non sono io, ma è lui che mi fece". Interrogai la terra, e mi rispose: "Non sono io"; la medesima confessione fecero tutte le cose che si trovano in essa. Interrogai il mare, i suoi abissi e i rettili con anime vive; e mi risposero: "Non siamo noi il tuo Dio; cerca sopra di noi". Interrogai i soffi dell'aria, e tutto il mondo aereo con i suoi abitanti mi rispose: "Erra Anassimene, io non sono Dio". Interrogai il cielo, il sole, la luna, le stelle: "Neppure noi siamo il Dio che cerchi", rispondono. E dissi a tutti gli esseri che circondano le porte del mio corpo: "Parlatemi del mio Dio; se non lo siete voi, ditemi qualcosa di lui"; ed essi esclamarono a gran voce: "È lui che ci fece" . Le mie domande erano la mia contemplazione; le loro risposte, la loro bellezza. Allora mi rivolsi a me stesso. Mi chiesi. "Tu, chi sei?"; e risposi: "Un uomo". Dunque, eccomi fornito di un corpo e di un'anima, l'uno esteriore, l'altra interiore. A quali dei due chiedere del mio Dio, già cercato col corpo dalla terra fino al cielo, fino a dove potei inviare messaggeri, i raggi dei miei occhi? Più prezioso l'elemento interiore. A lui tutti i messaggeri del corpo riferivano, come a chi governi e giudichi, le risposte del cielo e della terra e di tutte le cose là esistenti, concordi nel dire: "Non siamo noi Dio", e: "È lui che ci fece". L'uomo interiore apprese queste cose con l'ausilio dell'esteriore; io, l'interiore, le ho apprese, io, io, lo spirito, per mezzo dei sensi del mio corpo.

Loro voce è la bellezza che tutte posseggono e con cui confessano Dio.

dal Commento al Salmo 148, 15 di Sant’Agostino

La sua confessione sulla terra e nel cielo. Che significa: La sua confessione sulla terra e nel cielo? Forse la confessione che esce dalle labbra di lui? No; ma quella per la quale tutte le creature lo confessano, tutte gridano. Loro voce è, in certo qual modo, la bellezza che tutte posseggono e con cui confessano Dio. Il cielo grida a Dio: Tu mi hai fatto, non sono stato io a farmi. La terra grida: Tu mi hai modellato, non io. Come gridano queste creature? Ogni volta che l'uomo le considera e scopre queste verità. Gridano con la tua ricerca, gridano con la tua voce. La sua confessione sulla terra e nel cielo. Osserva il cielo: è bello; osserva la terra: è bella; tutt'e due insieme sono assai belli. Ebbene, lui li ha fatti e li dirige, dal suo cenno sono governati; lui sospinge il corso delle stagioni, stabilisce i momenti e li stabilisce da se stesso. Tutti questi esseri dunque lo lodano, sia che stiano fermi sia che si muovano, sia che si tratti della terra quaggiù sia che si tratti del cielo su in alto; sia col loro invecchiarsi sia col loro rinnovarsi. E siccome lui ha creato tutto e nulla è superiore a lui, ogni creatura rimane al di sotto di lui e tutto quello che nelle creature ti piace è meno di quel che è lui. Per questo, le cose create non ti debbono piacere tanto da farti allontanare da colui che le ha create; ma, se ami la cosa creata, molto di più devi amare chi l'ha creata. Se son belle le creature, quanto non sarà più bello il Creatore? La sua confessione sulla terra e nel cielo.