Quei 153 grossi pesci e la loro interpretazione, di Gianfranco Ravasi

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 06 /06 /2015 - 17:30 pm | Permalink
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Riprendiamo da Famiglia cristiana del 17/1/2014 un articolo scritto dal Cardinale Gianfranco Ravasi. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti. cfr. la sezione Sacra Scrittura.

Il Centro culturale Gli scritti (14/6/2015)


Apparizione sul lago di Tiberiade, dipinto di Duccio di Buoninsegna (1260 ca. - 1318) tratto dalla “Maestà”. Siena, Museo dell’Opera metropolitana

"Simon Pietro salì nella barca
e trasse a terra la rete
piena di 153 grossi pesci".
(Giovanni 21,11)

Un quesito da sempre è sorto nella mente dei lettori del Vangelo: perché, in quella pesca prodigiosa che vede in azione Simon Pietro e alcuni discepoli su impulso del Risorto presentatosi sul litorale del lago di Tiberiade, l’evangelista si preoccupa di segnalare il numero esatto di 153 pesci?

Già san Girolamo tentava una spiegazione ricorrendo alla zoologia di allora che – a suo avviso (ma altri autori antichi davano cifre differenti) – enumerava 153 specie ittiche, divenute simbolo di tutta l’umanità a cui si sarebbero dovuti rivolgere quei “pescatori di uomini” che erano i discepoli di Cristo (Matteo 4,19).

Sant’Agostino, invece, ricorreva in modo più sofisticato alla matematica: 153 è una cifra triangolare la cui base è 17, ossia 10+7, due numeri biblici simbolici indicanti moltitudine e totalità: si raffigurerebbe, così, la pienezza della Chiesa. Dal vescovo di Ippona in avanti si sono moltiplicati i calcoli sempre con sbocchi simbolici: 100 sono i Gentili, 50 gli Ebrei, il 3 evoca la Trinità, per Cirillo di Alessandria; oppure 153 è la somma dei valori numerici delle lettere ebraiche qhl h’hbh , cioè “chiesa dell’amore”, per l’esegeta Heinz Kruse; un altro studioso, John A. Emerton, sulla base di un passo del profeta Ezechiele (47,10) che descrive i pescatori posti tra Enghedi ed EnEglaim sul mar Morto, scopre che quei due toponimi hanno come somma proprio 153, sempre secondo il valore numerico delle lettere, tipico di quella particolare scienza simbolica detta la “gematria”...

Fermiamoci qui per non confondere i nostri lettori conducendoli verso orizzonti fumosi, colmi di cifre e di liberi esercizi allegorici che talora rasentano la fantasia più sfrenata, come arrischiava di fare l’autore medievale Ruperto di Deutz che divideva così il 153: 100 incarna le donne sposate, 50 le vedove e solo 3 è il numero delle vergini! Personalmente condividiamo l’interpretazione di coloro che vedono in quel numero semplicemente il desiderio dell’evangelista di mostrare che la sua è una testimonianza oculare, diretta e concreta.

È un profilo molto particolare della storicità dei Vangeli. Certo, essi non ignorano che gli eventi riguardanti Gesù hanno una dimensione profonda e trascendente che va oltre la realtà immediata delle cose. Tuttavia, sono anche convinti che il loro messaggio nasce da una vicenda storica, verificabile e documentabile attraverso la testimonianza diretta. Così ha fatto Giovanni a proposito del sangue e dell’acqua usciti dal costato del Cristo crocifisso (19,35) e delle vesti funebri lasciate nel sepolcro dal Cristo risorto (20,7). Il numero elevato si presterà poi a celebrare simbolicamente l’abbondanza dei frutti della missione dei discepoli, “pescatori di uomini”.