1/ Papa Francesco: ma quale testo del Cantico per l’enciclica?, di Pietro Messa 2/ Laudato si’ per madre terra. Dal Santo d’Assisi rispetto per il creato che nutre, di Pietro Messa e Giuseppe Cassio

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 06 /07 /2015 - 08:44 am | Permalink
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1/ Papa Francesco: ma quale testo del Cantico per l’enciclica?, di Pietro Messa

Riprendiamo sul nostro sito, per gentile concessione, un testo di padre Pietro Messa. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Prt approfondimenti, vedi la sotto-sezione Pentateuco e Creazione ed evoluzione.

Il Centro culturale Gli scritti (30/6/2015)

San Marco, Venezia, Creazione dell'uomo

«Laudato si’», ossia l’inizio del Cantico delle creature composto da Francesco d’Assisi, è il titolo dell’enciclica papale dedicata alla custodia del creato. Ora leggendo il testo integrale o citazioni di esso presenti in varie pubblicazioni, compresi documenti pontifici, si avvertono delle diversità terminologiche e ciò meraviglia soprattutto se si considera che è stato composto non in latino, ma in volgare, ossia la lingua del “volgo” e come tale è una delle prime testimonianze scritte in italiano.

Quindi è legittima la domanda – non avendo bisogno di traduzioni – quale sia il testo più vicino all’originale e in questo certamente il riferimento è quanto riportato dal manoscritto 338 della Biblioteca comunale di Assisi e conservato presso il Sacro Convento. In tale codice ritroviamo termini come benedictione, spetialmente, tucte, fructi, et davanti a consonante, eccetera.

Se leggiamo invece il testo pubblicato dal p. Carlo Paolazzi – autore dell’ultima edizione critica degli scritti di Francesco d’Assisi – tali vocaboli li troviamo cambiati in benedizione, spezialmente, tutte, frutti, e davanti a consonante, eccetera. Perché tale cambiamento? Un tralasciare la lingua propria di Francesco d’Assisi per fornire una traduzione in lingua corrente? Eppure è tanto bello riascoltare il testo nella sua forma originaria!

Ma è lo stesso padre Paolazzi ad avvertire che ha ripreso il testo «eliminandone i latinismi puramente grafici (benedictione, spetialmente e simili; tucte, fructi; et davanti a consonante), causa di ricorrenti, fastidiosi errori di lettura». Quindi quando si recita o declama il testo del Cantico così come è scritto – pensando di essere il più fedeli al linguaggio di san Francesco – si usa in realtà una lettura sconosciuta all’Assisiate.

Infatti, come detto da Paolazzi, vi sono alcuni latinismi grafici tipici del latino medievale per cui spesso al posto della lettera «t» si metteva la «c»; ma nel momento della recita si leggeva «tutte» e non «tucte», oppure «frutti» e non «fructi»! Di conseguenza quando – nella volontà di rimanere fedeli alla forma originaria – si fa una lettura letterale del Cantico delle creature così come è presente nei manoscritti più antichi come il già nominato codice 338 di Assisi in realtà si sta stravolgendo compiendo un “tradimento” del testo originario. E quest’ultimo presenta dei latinismi; infatti Francesco d’Assisi pur non essendo acculturato era alfabetizzato, ossia sapeva leggere e scrivere e nei suoi scritti appaiono dei latinismi!

Ecco sotto il testo del Cantico delle creature con gli aggiustamenti fatti da p. Carlo Paolazzi per rimanere fedeli alla lingua di frate Francesco.

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedizione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
e nullu homo ène dignu Te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature,
spezialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significazione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite e preziose e belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
e per aere e nubilo e sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Acqua,
la quale è multo utile et humile e preziosa e casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la notte:
et ello è bello e iocundo e robustoso e forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta e governa,
e produce diversi frutti con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore,
per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quelli ke ’l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovara` ne le Tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore e rengraziate
e serviateli cum grande humilitate. 

Per un approfondimento cfr. C. Paolazzi, Il cantico di frate sole, Ed. Porziuncola, Assisi, pp. 116, euro 7,00.

2/ Laudato si’ per madre terra. Dal Santo d’Assisi rispetto per il creato che nutre, di Pietro Messa e Giuseppe Cassio

Riprendiamo sul nostro sito, per gentile concessione, un testo di padre Pietro Messa. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (30/6/2015)

«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta e governa, e produce diversi frutti con coloriti flori et herba»: questa strofa del Cantico delle creature di Francesco d’Assisi mostra non solo la sua percezione delle creato, ma riporta anche un termine importante e altamente significativo del linguaggio e pensiero dell’Assisiate, ossia “madre”; un vocabolo quindi da comprendere bene per conoscere la vicenda di frate Francesco e il suo pensiero. Ecco come Giuseppe Cassio nel recente libro Il cibo di Francesco. Anche di pane vive l’uomo (Edizioni Terra Santa, Milano 2015), spiega tale espressione facendo sintesi di numerosi studi sul tema.

Per frate Francesco d’Assisi la madre è colei che genera, nutre, sostiene e si prende cura – cioè “governa” – dei suoi fratelli. In tale veste è raffigurato in taluni “alberi francescani” – veri e propri alberi genealogici del francescanesimo –, dove il tronco sale diritto dal petto di san Francesco che in tal modo nutre tutti i suoi rami. Il fratello insomma deve farsi madre per l’altro fratello, ossia come colui che si mette a servizio dell’altro secondo i suoi bisogni. In questo sta l’amore evangelico, quello che si configura nel gesto della lavanda dei piedi che precede la partecipazione alla cena pasquale (cfr. Gv 13,1-17).

Il termine mater, appunto così importante per frate Francesco in quanto significante un prendersi cura dell’altro nella concretezza del nutrire e sostentarlo, si collega direttamente a un altro vocabolo ugualmente fondamentale per l’Assisiate, ossia quello di minister. Ora si sa che “ministro” ha la sua radice in minor, ossia “il più piccolo”, proprio come magister in magis, “il più grande”. Infatti, il figlio e fratello minore ha il compito di essere a servizio, soprattutto nel dare o nel porgere le cose necessarie, tra cui emerge proprio il cibo. Il minor serve a tavola, ossia ha il compito di minestrare, scodellare la vivanda che di conseguenza prende il nome di minestra! Quindi frate Francesco, auspicando un’osservanza spiritualmente letterale del Vangelo, non può che tralasciare il termine “maestro” optando per il “minoritico” ministro che implica il farsi madre per i fratelli.

Alla luce di quanto detto finora, risulta che i frati devono riconoscersi “minori” e il loro compito primario, quello che li rende davvero membri della stessa fraternità e li configura come tali, sarà quello di essere “ministri”, cioè quelli che servono a tavola, “ministrano” il cibo al momento opportuno, in estrema sintesi una semplice minestra! Quindi la “madre” dei frati è minister nel nutrire, sostentare e governare la propria famiglia e il frate è chiamato a essere mater per i confratelli così come frate Francesco mentre si definisce mater con frate Leone riconosce frate Elia come colui che si prende cura di lui sicut mater.

Per un approfondimento cfr. C. Paolazzi, Il cantico di frate sole, Ed. Porziuncola, Assisi, pp. 116, euro 7,00.