L'estinzione del lettore nel quotidiano che sfugge, di Fabrice Hadjadj

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 09 /09 /2015 - 20:09 pm | Permalink
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Riprendiamo da Avvenire del 6/9/2015 un articolo di Fabrice Hadjadj, il primo di una serie che apparirà nella rubrica Ultime notizie dell'uomo. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per altri articoli di Fabrice Hadjadj vedi la sezione Storia e filosofia.

Il Centro culturale Gli scritti (13/9/2015)

Per il momento, la grande maggioranza dei miei lettori appartiene ancora alla specie umana. Non è certo, tuttavia, che questo possa durare molto a lungo. Non che mi immagini di avere un giorno un pubblico composto essenzialmente di scimmie o di fenicotteri rosa – il che sarebbe una specie di consacrazione…

Il problema è, invece, che i testi sono sempre più ridotti a “informazioni” trattate da macchine. Un titolone che ho letto qualche tempo fa sulla prima pagina di un giornale recitava: «Presto le automobili senza conducente».

Ma il non plus ultra della tecnologia sarà senz’altro la produzione di un giornale senza lettori: l’informazione sarà automaticamente trasferita nel nostro cervello, senza doverci appesantire di tutto ciò che una vera lettura implica, e cioè il senso del ritmo, del pensiero, della poesia, di tutto ciò che è inutile insomma

Ecco perché do inizio oggi a questa rubrica: per annunciare la tua scomparsa, lettore, per darti le ultime notizie dell’uomo.

Bisogna subito ammettere che il giornalismo si è sviluppato in qualche modo da sempre nella prospettiva di questa scomparsa. Scrive Chesterton: «Una delle grandi debolezze del giornalismo, che riflette comunque la nostra esistenza moderna, è che un’immagine o un fatto devono essere composti solamente da eccezioni. Ad esempio, annunciamo con squilli di tromba sui manifesti che un uomo è caduto da un’impalcatura, ma non facciamo altrettanto se un uomo non è caduto da un’impalcatura. Eppure quest’ultimo fatto è fondamentalmente più eccitante, perché ci indica che questa torre viva, ricca di terrore e di mistero – l’uomo – è ancora in giro sulla terra. Che l’uomo non sia caduto da un’impalcatura è realmente più sensazionale ed è anche qualche migliaio di volte più comune. Ma non ci si può ragionevolmente aspettare dal giornalismo che insista nello scrivere di miracoli permanenti».

Proprio questa è la grande debolezza di un “quotidiano”: si lascia sfuggire il quotidiano. È questo il punto cieco di un giornale: trascura la semplice luce del giorno. Non celebra il fatto che il sole è sorto stamattina, che ci sono alberi che si aprono verso il cielo come mani tese, che ci sono uccelli che quando volano hanno la forma di una croce, e cani che si lasciano ammaestrare da uomini che tutto sembrano tranne che maestri…

Un giornale non si meraviglia per un uomo che respira, o un altro che digerisce una bistecca o un altro ancora che è capace di vedere tutti i colori del vestito di sua moglie o di camminare per strada tenendo il suo bambino per la mano.

E a meno che tu, lettore, non appartenga a una famiglia reale, non troverai mai un articolo che parli del tuo innamoramento o del figlio che ti è nato – mentre è proprio questo l’avvenimento degli avvenimenti.

Non i “miracoli permanenti”, ma lo scoop è lo scopo di un buon giornalista e cioè la catastrofe o l’innovazione. Se sei stato massacrato dai terroristi, diventi improvvisamente molto interessante. E se non sei più un uomo ma un cyborg, la tua intervista andrà in prima pagina.

Ecco perché «l’automobile senza conducente» è una notizia perfetta per un giornale senza carta che ben presto riuscirà nell’exploit di essere senza lettori. C’è bisogno di news, e dunque di cose nuove, ma queste cose nuove ci fanno perdere di vista ciò che già c’è, ciò che è donato.

La loro pretesa novità vuole essere dimostrazione di potenza ma in verità si fonda sull’incapacità di meravigliarsi, e conduce così alla scomparsa dell’umano a vantaggio del trans-, del post- o dell’inumano

Noi proveremo a fare qui una cosa diversa. Parleremo dell’umano, per quel poco che gli resta.