Giosuè: la disponibilità a partire, di suor Pina Ester De Prisco

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 16 /10 /2017 - 22:34 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un contributo preparato da suor Pina Ester De Prisco per il Sussidio del Centro Oratori Romani 2017/2018. I neretti sono nostri ed hanno l’unica finalità di facilitare la lettura on-line. Per altri articoli su Giosuè, cfr. la sezione Sacra Scrittura.

Il Centro culturale Gli scritti (16/10/2017)

Le steppe di Gerico viste dal monte Nebo 

Gs 1,1-18

Giosuè è una delle figure più singolari presenti nella Scrittura: Egli è un discepolo di Mosè, il grande servo di Jhwh, colui che parlava con Dio faccia a faccia.

Giosuè non figura mai come maestro e condottiero al pari di Mosè, ma è un uomo piccolo e modesto che vive intensamente la sua storia di uomo di Dio, ascoltato, seguito ed amato da tutti gli umili della terra – il popolo di Israele.

Lo incontriamo inaspettatamente nel libro dell’Esodo, accanto a Mosè, durante l’attraversamento del deserto, ove gli vengono impartiti degli ordini, che egli esegue puntualmente (cfr. Es 17,10). La sua entrata in gioco non è annunciata da un racconto di vocazione, né viene descritta la sua nascita, ma semplicemente lo scorgiamo accanto a Mosè, come se da sempre gli fosse stato accanto. Il suo ruolo, infatti, è quello di aiutare Mosè, e per tale ragione sarà sempre identificato come suo servitore o aiutante.

La storia di Giosuè nel suo omonimo libro si apre, mentre una grande porta si sta chiudendo: Mosè è morto! È venuto a mancare il maestro e la guida, colui che aveva condotto il popolo fuori dall’Egitto. È un momento che lascia tutti senza fiato, tranne Dio che sapientemente gli affida la missione che precedentemente aveva consegnato a Mosè. Giosuè, dunque, si ritrova all’improvviso con un compito non iniziato e non pensato per lui. Eppure è gigantesca la figura di quest’uomo che, seppure schiacciato dalla coscienza dei propri limiti – di essere solo l’aiutante di Mosè - non si tira indietro.

Il compito che Dio gli affida è molto delicato: condurre il popolo nell’ultimo tratto di cammino, durato quarant’anni nel deserto; siamo perciò a pochi passi dall’entrata nella terra. Quarant’anni di cammino per arrivare a questo momento: varcare la terra promessa.

Le parole di coraggio che Dio all’inizio del libro rivolge a Giosuè sono state già pronunciate da Mosè tempo prima, in Dt 31,7-8 e Dio le rispolvera, per iniziare Giosuè alla sua missione: ciò pone in una continuità la missione di Mosè con quella di Giosuè. Viene chiesto a Giosuè ciò che anni prima era stato chiesto a Mosè: caricarsi del popolo, attraversare il Giordano, ossia rimettersi in viaggio, definendo i confini della terra da prendere in possesso, così da conquistarla.

Dio è con Giosuè e lo ribadisce con forza e più volte: “Come sono stato con Mosè, così sarò con te, non ti lascerò e non ti abbandonerò” (v. 5b).

A Giosuè viene assegnata la stessa responsabilità data a Mosè, ma quest’ultimo ebbe non poche perplessità; avanzò dubbi, remore e chiese addirittura a Dio di preferire suo fratello Aronne, per una missione così impegnativa. Con Giosuè, invece, non troviamo nessuna resistenza. Mosè prima e poi Dio impartiscono degli ordini a cui lui obbedisce, si mostra disponibile pur essendo inesperto. È vero: Mosè ha avuto un grande compito, ha condotto il popolo fuori dall’Egitto e per quarant’anni ha dovuto peregrinare nel deserto insieme al popolo, ma ciò che spetta a Giosuè non è meno importante, perché finalmente dopo anni di cammino, di ricerca, di scoraggiamento, di tradimenti, di rivelazioni da parte di Dio, ecco che si palesa dinanzi l’entrata nella terra. E Giosuè non si tira indietro, è pienamente entrato nel suo ruolo, nel suo ministero. È disponibile a lasciarsi guidare da Dio, ed è interessante che l’etimologia della parola disponibilità derivi dal verbo disporre. Dio e Mosè hanno potuto e possono disporre liberamente di Giosuè, perché è un uomo mite e modesto.

Giosuè ascolta ciò che Dio gli dice, come prima ha ascoltato Mosè, sa che può farcela, perché si sta nutrendo delle parole di Dio, come prima si era nutrito di quelle di Mosè.

Per tre volte il Signore ripete a Giosuè di essere coraggioso e forte, e insieme la rassicurazione che Lui lo accompagnerà sempre, così com’è stato per Mosè. Giosuè, può dunque aggrapparsi a Dio, ma anche alla storia che Dio ha intessuto con Mosè e il popolo nei quarant’anni nel deserto, in cui mai è venuta meno la presenza di Dio, in mezzo a loro. Giosuè non contesta le parole di Dio, non si oppone, non resiste, ma subito si mette in viaggio con il popolo.

Ciò che Giosuè compie è molto delicato e bello, non solo chiede al popolo di mettersi in viaggio, ma chiede al popolo di ricordarsi di Mosè, Giosuè non annulla il passato, ma cerca di tenere viva nel popolo la memoria di Mosè, di quanto lui ha fatto nei quarant’anni di peregrinazione nel deserto e di ricordarsi dei suoi consigli. Tenere viva la memoria del passato serve al popolo, ma anche a Giosuè, perché è fondamentale sentirsi parte di una storia. E se il capo è disponibile, tutto il popolo lo sarà, se il capo ascolta, anche il popolo sarà pronto ad obbedire e difatti da parte del popolo c’è una risposta molto forte: «Faremo quanto ci hai ordinato e noi andremo dovunque ci manderai» (v.16). Il popolo conclude l’esortazione a Giosuè con le parole stesse che il Signore gli ha rivolto precedentemente: «Solo, sii forte e coraggioso!».

Sì, perché per intraprendere un viaggio verso la terra promessa, verso un luogo voluto da Dio per noi, bisogna armarsi di forza e coraggio; lo stesso che noi dobbiamo avere quando ci viene chiesta una disponibilità da parte di Dio, come avviene nella parabola dei due figli (Mt 21,28-32).

A volte vorremmo sottrarci ad adempiere le parole che Dio, per pigrizia, per paura, perché non crediamo in noi stessi, ma accettare l’invito ad “andare nella vigna” è dare credito alla Parola di Dio, che ci induce ad essere coraggiosi e forti. Ognuno con il viaggio che deve intraprendere. Ognuno con la missione che deve svolgere. Ma la cosa essenziale è accettare di partire, di mettersi in cammino, nel qui ed ora della nostra vita.

“Se non puoi fare l’ottimo, fai il meglio che ti è possibile, qui e adesso” (d. Primo Mazzolari).