Sant’Isidoro degli Irlandesi: Maria la Madre di Dio, l’Immacolata, L’Assunta. File audio della lezione di Andrea Lonardo e della visita guidata da Giulia Spoltore e antologia di testi utilizzata nell’incontro

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 15 /10 /2017 - 22:43 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito il link al file audio della lezione di Andrea Lonardo e della visita guidata da Giulia Spoltore e l’antologia di testi utilizzata nell’incontro tenutosi il 14/10/2017 presso la chiesa di Sant’Isidoro degli Irlandesi per il corso di storia della chiesa di Roma guidato da Andrea Lonardo. Per ulteriori lezioni del corso stesso, cfr. la sezione Roma e le sue basiliche.

Il Centro culturale Gli Scritti (16/10/2017)

Sul canale Soundcloud Gli scritti a questo link il file audio dell’incontro Sant’Isidoro degli Irlandesi: Maria la Madre di Dio, l’Immacolata, L’Assunta

ANTOLOGIA DI TESTI Sant’Isidoro degli Irlandesi: Maria la Madre di Dio, l’Immacolata, L’Assunta

Premessa

- storia e non mito, storia e non filosofie 

da G.K. Chesterton, Il soprannaturale è naturale. Scritti per l’Italia, Marietti, Genova-Milano, 2012, p. 48
Apostolato
Ciò che disorienta il mondo, e i suoi sapienti filosofi e immaginosi poeti pagani, intorno ai sacerdoti e al popolo della Chiesa Cattolica, è che essi ancora si comportano come fossero messaggeri. Un messaggero non fantastica su quel che il messaggio possa essere e non discute su quello che dovrebbe essere; egli lo consegna qual è. Non una teoria o una fantasia, ma un fatto. Tutto quello che si condanna nella tradizione cattolica, - l’autorità, il dogmatismo e il rifiuto di ritrarre o modificare - non sono che i naturali attributi di un uomo che porta un messaggio relativo a un fatto.

«La mente umana è una macchina per giungere a conclusione; se non può giungere a conclusione si arrugginisce». Breve nota sulla verità e sul metodo, di Andrea Lonardo
Un uomo che non conclude mai, che non giunge a nessuna verità, che non decide alcuna scelta, non progredisce, bensì vaga in cerchio. Così Chesterton con il consueto ironico e tagliente modo di argomentare:
«Il difetto della moderna nozione di progresso spirituale è che questo è sempre concepito come rottura dei confini, cancellazione delle linee di divisione, rifiuto dei dogmi. Ma se esiste un progresso spirituale, questo deve essere volto verso più definite convinzioni e più numerosi dogmi. La mente umana è una macchina per giungere a conclusione; se non può giungere a conclusione si arrugginisce. Quando sentiamo parlare di un uomo troppo intelligente per credere, ci troviamo dinanzi ad una contraddizione in termini: come se sentissimo parlare di un chiodo che è troppo perfetto per poter essere usato a tener fermo un tappeto, o di un catenaccio che è troppo forte per tener chiusa una porta»[1].
Chesterton riflette anche sul duplice uso della bocca – permette all’uomo di mangiare e di parlare - per indicare che, in entrambi i casi, qualcosa bisogna stringere, per non vivere di aria fritta nel cibo e nel ragionamento:
«Io penso che lo scopo dell’apertura mentale, come dell’apertura della bocca, sia di richiuderla su qualcosa di solido»[2].
Opposta è la prospettiva del pensiero sessantottino e post-moderno, come afferma la famosa espressione di Rogers, padre della terapia non direttiva:
«L'unico uomo che possa considerarsi educato è colui che ha imparato a imparare; che ha imparato ad adattarsi e a mutare; che sa che nessuna conoscenza è certa, e che solo il processo di ricerca della conoscenza costituisce una base di certezza»[3].
Nella visione di Rogers, condivisa da altri psicologi, sociologi e filosofi, l’unica cosa certa è il metodo. Tutto cambia, ma chi ha appreso un metodo si orienterà nel variare delle situazioni.
Ciò di cui Rogers – e coloro che condividono la sua stessa impostazione anche oggi – non si avvede è che nelle sue parole c’è una precisa presa di posizione “direttiva” e cioè che nessuna conoscenza è certa e vera.
È un assioma filosofico e ideologico che, ad esempio, esclude la fede così come punti di riferimento certi. Esattamente all’opposto della visione molto più realista di Chesterton.
Per Rogers, come per Morin, come per Dewey, in realtà si ha un metodo “certo” che non porta a nessuna conclusione “certa”. Ogni affermazione raggiunta è, di per se stessa, modificabile e, in fondo, inaffidabile.
Ben diversa l’affermazione di papa Giovanni Paolo II che in Fides et ratio, scrive: «Le ipotesi possono affascinare, ma non soddisfano. Viene per tutti il momento in cui, lo si ammetta o no, si ha bisogno di ancorare la propria esistenza ad una verità riconosciuta come definitiva, che dia certezza non più sottoposta al dubbio» (Fides et ratio 27).

da G.K. Chesterton, Perché sono cattolico e altri scritti, Gribaudi, Milano, 2002, p. 12.
Il 90% di ciò che chiamiamo nuove idee sono semplicemente vecchi errori. Uno dei principali compiti della Chiesa Cattolica è far si che la gente non commetta questi vecchi errori, in cui è facile ricadere, ripetutamente, se le persone vengono abbandonate, sole, al proprio destino. La verità concernente l’atteggiamento cattolico nei confronti dell’eresia o, si potrebbe dire, nei confronti della libertà, può essere rappresentata dalla metafora di una mappa. La Chiesa Cattolica possiede una mappa della mente che sembra la mappa di un labirinto, ma che in realtà è una guida per orientarsi nel labirinto. Questa mappa è stata compilata utilizzando conoscenze che, nel mondo della scienza umana, non hanno paragoni. Non vi sono altri casi di istituzioni intelligenti che hanno, con continuità, pensato sul pensiero per duemila anni. E’ un’esperienza che ricopre quasi tutti i campi esperibili e, in special modo, gli errori. Ne risulta una mappa che evidenzia con chiarezza tutti i vicoli ciechi e le strade dissestate, nonché le vie che si sono dimostrate fuorvianti grazie alle testimonianze forniteci da coloro che le hanno seguite.
Su questa mappa della mente gli errori vengono segnati come eccezioni: gran parte di essa è costituita da campi da gioco e terreni di caccia fioriti, dove la mente può spaziare con tutta la libertà che le è propria, per non parlare dei numerosi campi di battaglia intellettuale dove il combattimento è quanto mai incerto e imprevedibile. Ma c’è la responsabilità di segnalare determinate strade che conducono al nulla o alla distruzione, ad un muro cieco o a un precipizio.
Così facendo, si previene la possibilità che le persone perdano il loro tempo, o le loro vite, in sentieri che si sono dimostrati ripetutamente, nel passato, vani o disastrosi, ma che possono ancora, in futuro, intrappolare ripetutamente i viandanti. La Chiesa si prende la responsabilità di mettere in guardia il suo popolo su queste realtà, e sta proprio qui l’importanza del suo ruolo. Dogmaticamente essa difende l’umanità dai suoi peggiori nemici, quei mostri antichi, divoratori orribili che sono i vecchi errori.

Chesterton: la civiltà si fa in chiesa

Le discussioni teologiche sono sottili ma non magre. In tutta la confusione della spensieratezza moderna, che vuol chiamarsi pensiero moderno, non c’è nulla forse di così stupendamente stupido quanto il detto comune: «La religione non può mai dipendere da minuziose dispute di dottrina». Sarebbe lo stesso affermare che la vita umana non può mai dipendere da minuziose dispute di medicina. L’uomo che si compiace dicendo: «Non vogliamo teologi che spacchino capelli in quattro», sarebbe forse d’avviso di aggiungere: «e non vogliamo dei chirurghi che dividano filamenti ancora più sottili». È un fatto che molti individui oggi sarebbero morti se i loro medici non si fossero soffermati sulle minime sfumature della propria scienza: ed è altrettanto un fatto che la civiltà europea oggi sarebbe morta se i suoi dottori di teologia non avessero argomentato sulle più sottili distinzioni di dottrina. Nessuno scriverà mai una Storia d’Europa un po’ logica finché non riconoscerà il valore dei Concili, della Chiesa, quelle collaborazioni vaste e competenti che ebbero per scopo di investigare mille e mille pensieri diversi per trovare quello unico della Chiesa. I grandi Concili religiosi sono di un’importanza pratica di gran lunga superiore a quella dei Trattati internazionali, perni sui quali si ha l’abitudine di far girare gli avvenimenti e le tendenze dei popoli. I nostri affari di oggi stesso, infatti, sono ben più influenzati da Nicea ed Efeso, da Trento e Basilea, che da Utrecht o Amiens o Versailles. In quasi tutti i casi vediamo che la pace politica ebbe per base un compromesso: la pace religiosa invece si fondava su di una distinzione. Non fu affatto un compromesso dire che Gesù Cristo era vero Dio e vero Uomo, come fu invece un compromesso la decisione che Danzica sarebbe stata in parte polacca ed in parte tedesca: era bensì la dichiarazione di un principio la cui perfetta pienezza lo distingueva sia dalla teoria ariana, sia da quella monofisita. E questo principio ha influito e influisce tuttora sulla mentalità di europei, da ammiragli a fruttivendole, che pensano (sia pure vagamente) a Cristo come a qualcosa di Umano e Divino nello stesso tempo. Mentre il domandare alla fruttivendola quali siano per lei le conseguenze pratiche del Trattato di Utrecht sarebbe meno che fruttuoso. Tutta la nostra civiltà risulta da queste vecchie decisioni morali, che molti credono insignificanti. Il giorno in cui furono portate a termine certe note contese di metafisica sul Destino e sulla Libertà, fu deciso anche se l’Austria dovesse o no somigliare all’Arabia, o se viaggiare in Spagna dovesse essere lo stesso che viaggiare nel Marocco. Quando i dogmatici fecero una sottile distinzione fra la sorta di onore dovuto al matrimonio e quello dovuto alla verginità, stamparono la civiltà di un intero continente con un marchio di rosso e di bianco, marchio che non tutti rispettano, ma che tutti riconoscono, anche mentre l’oltraggiano. Nello stesso modo, allorché si stabilì la differenza tra il prestito legale e l’usura, nacque una vera e propria coscienza umana storica, che anche nello spettacoloso trionfo dell’usura, nell’età materialistica, non si è potuto distruggere. Quando san Tommaso d’Aquino definì il diritto di proprietà e nello stesso tempo gli abusi della falsa proprietà, fondò la tradizione di una schiatta di uomini, riconoscibili allora e ora, nella politica collettiva di Melbourne e di Chicago: e ciò staccandosi dal comunismo coll’ammettere i diritti della proprietà, ma anche protestando, in pratica, contro la plutocrazia. Le distinzioni più sottili hanno prodotto i cristiani comuni: coloro che credono giusto il bere e biasimevole l’ubriachezza; coloro che credono normale il matrimonio e anormale la poligamia; coloro che condannano chi colpisce per primo ma assolvono chi ferisce in propria difesa; coloro che credono ben fatto scolpire le statue e iniquo adorarle: tutte queste sono, quando ci si pensa, molto fini distinzioni teologiche. Il caso delle statue è particolarmente importante in questo argomento. Il turista che visita Roma è colpito dalla ricchezza, quasi sovrabbondanza, di statue che vi si trovano; or bene, il fatto dell’importanza dei Concili diviene ancora più impressionante quando tutto l’avvenire artistico di una terra dipende da una sola distinzione, e la distinzione stessa da un solo Uomo. Fu il Papa, solo, che rilevò la differenza tra venerazione delle immagini e idolatria. Fu lui solo a salvare tutta la superficie artistica dell’Europa e di conseguenza l’intera carta geografica del mondo moderno, dall’essere nuda e priva dei rilievi dell’Arte. Nel difendere quest’idea, il Pontefice difendeva il san Giorgio di Donatello e il Mosè di Michelangiolo, e com’egli fu forte e deciso in Roma così il David sta gigantesco su Firenze, ed i graziosi putti dei Della Robbia sono apparsi come squarci di azzurro e nubi nel Palazzo di Perugia, e nelle celle di Assisi. Se dunque una tale distinzione teologica è un filo sottile, tutta la Storia dell’Occidente è sospesa a quel filo; se non è che un punto di affermazione, tutto il nostro passato è in equilibrio su di affermazione, tutto il nostro passato è in equilibrio su di esso. Gilbert Keith Chesterton

- una grande narrazione, non solo una narrazione (cfr. La Bibbia non è semplicemente narrazione e la teologia non può essere semplicemente narrativa. Breve nota di Andrea Lonardo (on-line su www.gliscritti.it )

1/ Maria: il mistero dell’elezione 

- eletta: perché proprio lei?

- chiamata per tutti, chiamata per pro-vocare (e con-vocare) 

"Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,  3

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.  6

Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.  9

Qui se' a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.  12

Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz'ali.  15

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.  18

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate.  21

Or questi, che da l'infima lacuna
de l'universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,  24

supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l'ultima salute
. 27

E io, che mai per mio veder non arsi
più ch'i' fo per lo suo, tutti miei prieghi
ti porgo, e priego che non sieno scarsi,  30

perché tu ogne nube li disleghi
di sua mortalità co' prieghi tuoi,
sì che 'l sommo piacer li si dispieghi.

Dalle Omelie sulla Madonna, di san Bernardo, abate, Om. 4, 8-9; Opera omnia, ed. Cisterc. 4, 1966, 53-54
Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo. L'angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l'ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione. Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita. 
Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal paradiso con la sua misera discendenza; te ne supplicano Abramo e David; te ne supplicano insistentemente i santi patriarchi che sono i tuoi antenati, i quali abitano anch'essi nella regione tenebrosa della morte. Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano. 
O Vergine, da' presto la risposta. Rispondi sollecitamente all'angelo, anzi, attraverso l'angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna. Perché tardi? perché temi? Credi all'opera del Signore, da' il tuo assenso ad essa, accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è piuttosto necessaria la pietà nella parola. 
Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all'assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso. 
"Eccomi", dice, "sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38).

2.1/ Maria eletta per l’incarnazione di Dio 

- la Parola è Gesù

- non si finirà mai di sottolinearlo: non un procedimento a scaletta, ma subito al punto!

 2.2/ La Madre di Dio

- Ave Maria, piena di grazia, il Signore è conte, tu sei la benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù (il Nuovo Testamento) 

- Santa Maria, Madre di Dio (la teologia e la fede della Chiesa)

Nestorio, patriarca di Costantinopoli, prima del Coniclio di Efeso del 431 (Santa Maria Maggiore è del 432) prese a negare alcune espressioni che erano abituali nella liturgia della chiesa ed, in particolare, contestava che Maria potesse essere definita Madre di Dio (l’espressione appare già nell’antichissima preghiera mariana Sub tuum praesidium).
Un suo testo superstite recita in proposito:
«Dio non può avere una madre e nessuna creatura potrebbe generare la Divinità. Maria partorì un uomo, il veicolo della Divinità, ma non Dio. La divinità non può essere stata portata in seno per nove mesi da una donna, o essere stata avvolta nei panni di un neonato, o aver sofferto, essere morta o essere stata sepolta».
Egli proponeva così che Maria fosse chiamato solo Madre di Gesù o Madre di Cristo, ma non Madre di Dio.

 - Concilio di Efeso: «Non è stato generato prima dalla santa Vergine un uomo qualsiasi sul quale poi sarebbe disceso il Verbo: ma il Verbo si è unito con la carne, accettando la nascita della propria carne [...] Perciò i santi Padri non dubitarono di chiamare Madre di Dio la santa Vergine».

3/ L’Immacolata 

Per Gesù suo Figlio, non è stata toccata dal peccato originale: non ha mai peccato, non ha avuto il peccato originale

- il peccato originale lo vediamo dalle sue conseguenze

Gaudium et spes

13. Il peccato.
Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo però, tentato dal Maligno, fin dagli inizi della storia abusò della libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di lui.
Pur avendo conosciuto Dio, gli uomini « non gli hanno reso l'onore dovuto... ma si è ottenebrato il loro cuore insipiente »... e preferirono servire la creatura piuttosto che il Creatore (11).
Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda con la stessa esperienza.
Infatti l'uomo, se guarda dentro al suo cuore, si scopre inclinato anche al male e immerso in tante miserie, che non possono certo derivare dal Creatore, che è buono.
Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo fine ultimo, e al tempo stesso tutta l'armonia, sia in rapporto a se stesso, sia in rapporto agli altri uomini e a tutta la creazione.
Così l'uomo si trova diviso in se stesso.
Per questo tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre.
Anzi l'uomo si trova incapace di superare efficacemente da sé medesimo gli assalti del male, così che ognuno si sente come incatenato.
Ma il Signore stesso è venuto a liberare l'uomo e a dargli forza, rinnovandolo nell'intimo e scacciando fuori «il principe di questo mondo» (Gv12,31), che lo teneva schiavo del peccato (12).
Il peccato è, del resto, una diminuzione per l'uomo stesso, in quanto gli impedisce di conseguire la propria pienezza. Nella luce di questa Rivelazione trovano insieme la loro ragione ultima sia la sublime vocazione, sia la profonda miseria, di cui gli uomini fanno l'esperienza.

 4/ Maria l’Assunta (Santa Maria degli angeli)

- il suo corpo è già stato salvato, proprio perché non ha conosciuto peccato e mai si è separata da Cristo 

5/ Maria: colei che ha distrutto tutte le eresie

- cristologia e mariologia 

da San Luigi Maria Grignion de Monfort, Trattato della vera devozione a Maria
167. Siccome è solo Maria, dice la Chiesa e lo Spirito Santo che la guida, che ha distrutto tutte le eresie: «Tu sola cunctas haereses interemisti in universo mundo»; benché i critici borbottino, mai un fedele devoto di Maria cadrà nell'eresia o nell'illusione almeno formale; potrà errare materialmente, prendere la menzogna per la verità, e lo spirito maligno per il buono, sebbene più difficilmente di un altro; ma conoscerà presto o tardi il suo sbaglio e il suo errore materiale; e quando lo conoscerà, non si ostinerà in alcun modo a credere e a sostenere ciò che aveva creduto vero.

N.B. L’espressione risale all’antifona mariana Sub tuum praesidium confugimus e viene ripresa nel
Piccolo Officio della Madonna - nella versione del Breviario precedente al Concilio Vaticano II, oggi Rito straordinario - il cui nucleo è del secolo X, in questi termini:

GAUDE, MARIA VIRGO:
CUNCTAS HAERESES
SOLA INTEREMISTI
IN UNIVERSO MUNDO.

RALLEGRATI, VERGINE MARIA:
TUTTE LE ERESIE
TU SOLA HAI DISTRUTTE
NEL MONDO INTERO

La si ritrova dopo il Grignion in San Giovanni Bosco più volte. Egli scrive, ad esempio, in

Maria Ausiliatrice col racconto di alcune grazie ottenute nel primo settennio dalla Consacrazione della Chiesa a Lei dedicata in Torino, Torino, 1875, cap. I:

Soprattutto dopo la gloriosa Sua Assunzione, Maria SS. cominciò a mostrarsi vero aiuto dei cristiani. A lei la Chiesa attribuisce la sconfitta delle eresie che nel volgere dei secoli tentarono di corrompere e dilaniare la fede; perciò canta in suo onore: Tu cunctas haereses sola interemisti in universo mundo. [Segue un elenco dell’aiuto di Maria al sorgere delle diverse eresie].

Compare poi nella Ad diem illum laetissiumum di San Pio X che afferma:

Poiché è per l'effetto di simile sottomissione che il popolo cristiano innalza alla Vergine questa lode: «Tu sei tutta bella o Maria e in Te non vi è macchia originale». E con questo è giustificato ancora una volta ciò che la Chiesa afferma di Lei, cioè che: «Ella da sola ha sterminato le eresie in tutto il mondo». E se la fede, come dice l'Apostolo, non è altro che «sostanza di cose sperate», tutti saranno d'accordo nel riconoscere che se l'Immacolata Concezione di Maria rafforza la nostra fede, per la stessa ragione ravviva in noi la speranza.

6/ Il calore, la tenerezza di Maria

- il bisogno di toccare la fede che è nel popolo semplice

- la semplicità della fede in papa Francesco, contro la fede solo dei dotti

papa FRANCESCO, omelia nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, III Domenica di Pasqua, 14 aprile 2013

Nel grande disegno di Dio ogni dettaglio è importante, anche la tua, la mia piccola e umile testimonianza, anche quella nascosta di chi vive con semplicità la sua fede nella quotidianità dei rapporti di famiglia, di lavoro, di amicizia. Ci sono i santi di tutti i giorni, i santi “nascosti”, una sorta di “classe media della santità”, come diceva uno scrittore francese, quella “classe media della santità” di cui tutti possiamo fare parte

Nella prima intervista di papa Francesco a padre A. Spadaro, concessa alla Civiltà Cattolica e ripubblicata su L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 216, Sab. 21/09/2013
«E, ovviamente, bisogna star bene attenti a non pensare che questa infallibilitas di tutti i fedeli di cui sto parlando alla luce del Concilio sia una forma di populismo. No: è l’esperienza della “santa madre Chiesa gerarchica”, come la chiamava sant’Ignazio, della Chiesa come popolo di Dio, pastori e popolo insieme. La Chiesa è la totalità del popolo di Dio». «Io vedo la santità nel popolo di Dio, la sua santità quotidiana. C’è una “classe media della santità” di cui tutti possiamo far parte, quella che di cui parla Malègue». Il Papa si sta riferendo a Joseph Malègue, uno scrittore francese a lui caro, nato nel 1876 e morto nel 1940. In particolare alla sua trilogia incompiuta Pierres noires. Les Classes moyennes du Salut. Alcuni critici francesi lo definirono «il Proust cattolico». «Io vedo la santità — prosegue il Papa — nel popolo di Dio paziente: una donna che fa crescere i figli, un uomo che lavora per portare a casa il pane, gli ammalati, i preti anziani che hanno tante ferite ma che hanno il sorriso perché hanno servito il Signore, le suore che lavorano tanto e che vivono una santità nascosta. Questa per me è la santità comune. La santità io la associo spesso alla pazienza: non solo la pazienza come hypomoné, il farsi carico degli avvenimenti e delle circostanze della vita, ma anche come costanza nell’andare avanti, giorno per giorno. Questa è la santità della Iglesia militante di cui parla anche sant’Ignazio. Questa è stata la santità dei miei genitori: di mio papà, di mia mamma, di mia nonna Rosa che mi ha fatto tanto bene. Nel breviario io ho il testamento di mia nonna Rosa, e lo leggo spesso: per me è come una preghiera. Lei è una santa che ha tanto sofferto, anche moralmente, ed è sempre andata avanti con coraggio». «Questa Chiesa con la quale dobbiamo “sentire” è la casa di tutti, non una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone selezionate. Non dobbiamo ridurre il seno della Chiesa universale a un nido protettore della nostra mediocrità.

EG 239. La Chiesa proclama «il vangelo della pace» (Ef 6,15) ed è aperta alla collaborazione con tutte le autorità nazionali e internazionali per prendersi cura di questo bene universale tanto grande. Nell’annunciare Gesù Cristo, che è la pace in persona (cfr  Ef 2,14), la nuova evangelizzazione sprona ogni battezzato ad essere strumento di pacificazione e testimonianza credibile di una vita riconciliata. È tempo di sapere come progettare, in una cultura che privilegi il dialogo come forma d’incontro, la ricerca di consenso e di accordi, senza però separarla dalla preoccupazione per una società giusta, capace di memoria e senza esclusioni. L’autore principale, il soggetto storico di questo processo, è la gente e la sua cultura, non una classe, una frazione, un gruppo, un’élite. Non abbiamo bisogno di un progetto di pochi indirizzato a pochi, o di una minoranza illuminata o testimoniale che si appropri di un sentimento collettivo. Si tratta di un accordo per vivere insieme, di un patto sociale e culturale.