Gli adolescenti e i giovani. Riflessioni a partire dal questionario sui giovani della CEI. Appunti da una relazione di don Michele Falabretti (a cura di A.L.)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 04 /12 /2017 - 22:01 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito alcuni appunti di Andrea Lonardo presi ascoltando una relazione di don Michele Falabretti, responsabile della Pastorale giovanile presso la CEI, al Consiglio dei prefetti della diocesi di Roma, il 4/12/2017. Per approfondimenti, cfr. la sezione Adolescenti e giovani.

Il Centro culturale Gli scritti (4/12/2017)

N.B. de Gli scritti
Gli appunti che seguono non intendono fornire un resoconto preciso dell’incontro, bensì intendono essere solo una memoria personale di quanto ascoltato. Ovviamente non sono stati rivisti dal relatore e possono esprimere la reazione dell’ascoltatore a quanto detto e non il pensiero espresso univocamente dal relatore.

1/ Una lettura dell’Iniziazione cristiana come percorso inadeguato non corrisponde alla realtà

Attenti a dichiarare inadeguato il percorso di IC! Il percorso invece è ritenuto significativo da chi lo accoglie, se li ascoltiamo, se ascoltiamo ciò che avviene.

Dalle indagini risulta che il 95,2% bambini nati in Italia vengono battezzati.

Non si può dichiarare un cammino fallimentare solo perché non ci si vede subito la domenica a messa. I ragazzi, infatti, si dichiarano cristiani, ma non ritengono l’eucarestia necessaria per la fede. Non possiamo dire che non hanno una certa fede, solo perché non vanno a messa. [Si pensi, ad esempio, a quanti ragazzi divengono animatori dell'estate ragazzi e degli oratori estivi: è un segnale da leggere, di tono diverso dalla loro mancata frequentazione alla messa: qui i dati di una ricerca sugli animatori degli oratori estivi in Lombardia]

Tra i 10 e i 20 anni si sviluppa la persona, la coscienza, la libertà. Non abbiamo forse elaborato una prospettiva chiara sull’educazione degli adolescenti. Noi intercettiamo i più vicini a noi, ma noi non intercettiamo le persone più lontane

2/ La questione dell’individualismo, come emerge dai questionari

I dati che emergono dal questionario non portano sorprese eccessive, ricalcano cose conosciute.

L’uomo riuscito è quello che si è fatto da solo – così si pensa. Invece questo è esattamente diverso dalla proposta cristiana. Vengono cresciuti da un brodo che gli dice che sei cresciuto se fai da solo, se sgomiti. Emerge l’elemento della fatica della Chiesa a spiegarsi.

Anche dinanzi al lavoro i dati ci dicono che il lavoro è certamente un problema in Italia, ma anche da un punto di vista particolare. I ragazzi - afferma il questionario - fanno il manifatturiero, l’alberghiero e il commercio. Mi ha colpito che solo il 6% dei giovani fanno un lavoro con il sociale. I ragazzi vedono un futuro luminoso nel friggere patatine a Londra, ma lavorare a fianco di un anziano non è ritenuto degno

3/ I giovani sono già “chiesa”. Ascoltarli vuol dire non cercare di “catturarli”, ma scoprire il loro modo di vivere la fede

A Roma esiste un’espressione che viene ripetuta come dappertutto: la Chiesa in uscita. Molti questionari riportano tale espressione. C‘è un bisogno di cambiare. Ma l’espressione la “chiesa in uscita” non è ancora una risposta, non ci dice cosa dobbiamo fare. Cosa dobbiamo fare è oggetto di ricerca, è oggetto di conversione, un cambio di atteggiamento, più ancora che di cose da fare. Con i ragazzi si tratta di rimetterci in dialogo, di rimetterci in ascolto.

Mi è tornata in mente una frase di Martini nel 2008: “Nella gioventù ho trovato la più valida conferma di tale principio pastorale. Nella chiesa nessuno è un caso da curare. Non ha senso cercare come conquistarli. Sono soggetti che stanno davanti a noi. Essi sono chiesa a prescindere dal fatto che concordino con noi. Questo dialogo alla pari garantisce dinamismo alla chiesa”-

È sbagliato pensare che l’IC non sia servita, che non abbiano camminato, che noi dobbiamo come cominciare da zero conquistandoli.

Il papa incontrerà a marzo 300 giovani per mostrare che il sinodo ascolta i giovani. Questo è già stato fatto nel 1981, ma certamente i giornali diranno che non è mai stato fatto. Ovviamente sarà un gesto simbolico, ma intende indicare una strada.

4/ Da cosa partire? Cosa esiste già? Eventi e esperienze locali

Il questionario ci dice che non partiamo da zero. Per questo elenco le cose che ci sono e che andrebbero riprese e valorizzate.

Intanto noi abbiamo vissuto una grande stagione di eventi. Ma, dopo un po’, abbiamo compreso che gli eventi se vissuti solo come eventi non lasciano un’eredità alla vita della comunità, perché l’evento non mantiene le promesse che contiene, se non c’è continuità. Il dispositivo dell’ evento rischia di essere deludente. L’evento non va buttato via con facilità. Per noi bambini l’evento era la messa domenicale, era la messa, era il fermarsi dopo la messa con le persone care.

Oggi il rischio è che la fede soffra di una delle grandi malattie moderne, dell’individualismo. L’evento è importante in questa prospettiva: ha la forza di scaldare il cuore, di mostrare che la fede è condivi a anche da altri, che è comunitaria. D’altro canto c’è bisogno di mostrare che la fede è un fatto quotidiano.

Che cosa abbiamo allora, da cui partire?

Innanzitutto le esperienze estive, il fare gli animatori dell’estate ragazzi, gli fa capire che la vita può essere offerta.

I ragazzi dicono dopo essere stati animatori all’“estate ragazzi”: “Vado per le strade del quartiere e i bambini e i genitori mi salutano”. Questa frase dice molto.

Ci sono viaggi missionari, itinerari culturale, percorsi di residenzialità, ritiri, convivenze.

Ci sono poi percorsi di interiorità.

5/ 3 questioni per il futuro

3 cose che dovremmo rileggere sono:

1/ La vita del territorio. È un vantaggio avere poche parrocchie, rispetto a una diocesi come Bergamo che ne ha molte di più.

Sarà utile domandarsi cosa chiedere al centro diocesi.

2/ C’è tutto il tema dell’alleanza educativa che è tutta da riscoprire.

Forse non ci siamo ancora convinti che non siamo l’unica agenzia educativa come parrocchia.

3/ Il rapporto con la famiglia. Vivono certamente una grande fatica, ma la famiglia ancora c’è ed è il primo e più importante riferimento. I giovani continuano ad uscire di casa tardi. I romani non sono fuori sede, ma restano in casa a lungo.

Questo Sinodo intende mantenersi in continuità con quello della famiglia. La discussione su Amoris laetitia si è concentrata sui temi dogmatici e canonici, ma in AL c’è molto altro di cui bisognerebbe parlare.

6/ La questione delle relazioni

Esiste la questione delle relazioni. Se pensiamo alla famiglia, si sta poco insieme, perché gran parte del tempo è fuori casa, ma esiste realmente un’atmosfera familiare dove la qualità dei rapporti fa sì che esistano relazioni reali.

7/ Nel dibattito un intervento

Afferma un componente del consiglio con acutezza.

Il tema dei giovani può essere affrontato dal punto di vista dell’opzione fondamentale o dell’opzione vitale. Ci si può preoccupare della loro fede o anche del discernimento della loro vita futura, delle scelte di vita che potranno fare.

Il Sinodo invita alla logica del discernimento che interseca le 2 realtà. I giovani chiedono di essere aiutati a capire la vita, a scegliere, a orientarsi.

Per questo dovremmo fare un servizio ai giovani, indipendentemente dal fatto che abbiano la fede.

8/ Risposte di don Falabretti alle domande dell’assemblea

Il Sinodo è internazionale. La questione dell’età è stata dibattuta. Gli africano dissero: ai 12 anni le ragazze si sposano. Quelli dell’America Latina hanno detto: ai 16 anni abbiamo già dei ragazzi del narco-traffico che hanno ucciso.

Definire l’età del “giovane” al Sinodo non è stato facile. C’è stato però accordo totale sui 29 come età di uscita dall’età giovanile, per dire che a 30 anni sei adulto, sei uomo. 29 era proprio per dire che attorno ai 30 anni la maturità è raggiunta e non puoi sforare oltre i 30 anni! Oltre quell’età non sono più giovani.

Non un uscire per riportare dentro, bensì un uscire per abitare dentro il mondo. I vostri interventi vertevano sempre sul riportare dentro. Pensiamo ai livelli dei genitori dei ragazzi dell’IC: i vicini, gli orbitanti, quelli che hanno fastidio e 1000 altre possibilità. Ma il problema è pensare un cuore pulsante della comunità e insieme l’amore a tutte le persone, perché tutti in realtà cercano un legame.

I 2 giorni con il papa ad agosto, saranno preceduti da un cammino di pellegrinaggio. Fare un esperienza di pellegrinaggio è fare un cammino dove il tempo si ferma, dove si riallacciano le relazioni.

L’ora di religione ha una sua tenuta, non è in un momento di tracollo. Mi domando quanto gli insegnanti siano ascoltati dai consigli parrocchiali o di prefetture, per capire quali sono i problemi del mondo giovanile.

Il volontariato è invece una nota dolente in età giovanile. Il rischio del rapporto con le missioni è l’esotismo, che si pensi cioè che solo in alcune città o luoghi si può vivere la fede. Invece il servizio negli oratori estivi è certamente decisivo oggi nel cammino dei ragazzi.

Tra i giovani il processo di integrazione dei migranti avviene più facilmente che con gli adulti. 

9/ Informazioni tecniche

Il pellegrinaggio dei giovani romani prima dell’incontro con il papa ad agosto sarà da Pozzuoli a Roma, sui passi dell’apostolo Paolo. Sarà dal 4 al 9 di agosto, per essere poi pronti ad accogliere chi arriverà da tutta Italia già il 10 di agosto. Sarà chiesto ai parroci di accogliere già per la sera del 10 i gruppi che vengono dalle regioni italiane più lontane.