Gozo, anno 1551: la data che divide in due la storia dell’isola, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 03 /04 /2018 - 08:40 am | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un breve testo di Andrea Lonardo. Per ulteriori approfondimenti, cfr. Il Grande assedio di Malta, di Tony Rothman, Il Grande assedio turco-musulmano di Malta del 1565 1/ Il primo attacco turco a Malta del 1551 e la devastazione di Gozo (da Marco Pellegrini, Guerra santa contro i turchi. La crociata impossibile di Carlo V) 2/ Appendice: qualche nota di cronologia a cura de Gli scritti 3/ Il Grande assedio di Malta (1565), di Gabriele Zweilawyer e la sezione Storia e filosofia.

Il centro culturale Gli scritti (2/4/2018)


Il memoriale della deportazione di tutti i gozitani ad opera dei turco-musulmani del 1551, realizzato all'ingresso della Cittadella

Nel luglio 1551 una flotta turco-musulmana ripiegò da Malta su Gozo, non essendo riuscita ad attaccare l’isola maggiore dell’arcipelago. I gozitani si arresero, avendo ben compreso di non poter resistere nella Cittadella ad una forza così numerosa e agguerrita.

Nonostante questo, l’invasore fece deportare i circa 5000 abitanti dell’isola, che si erano rifugiati tutti dentro le mura, vendendoli come schiavi nei diversi empori dell’impero ottomano, soprattutto Tripoli e Costantinopoli: questo fu il triste destino di uomini, donne e bambini, che vennero separati gli uni dagli altri, come era prassi allora presso i turchi. Solo poche centinaia di persone, che si erano nascoste nell’isola, sfuggirono al triste destino.

L’intera Cittadella venne distrutta, le sue chiese e i suoi archivi dati alle fiamme, per cui non esiste quasi più alcuna documentazione antecedente al 1551.

Una storia, tramandata dalla tradizione, è stata scelta dall’isola come emblematica ed è presentata nel Gozo Citadel Visitors Centre: si racconta che uno dei difensori dell’isola, Bernardo de Opuo, noto anche come Bernardo Dupuo o da Fonte, preferì uccidere la moglie e le due figlie, prima di lanciarsi contro i turchi e morire in combattimento, piuttosto che vederle soffrire in schiavitù.


La lapide che ricorda Bernardo de Opuo, oggi nel Museo archeologico di Gozo

L’episodio, sebbene romanzato, dice il terrore che la potenza turca ingenerava allora, poiché il saccheggio sistematico, la distruzione e la schiavitù accompagnati anche da forme diverse di tortura contro chi si voleva punire o anche solo per dare un segno che incutesse terrore, erano all’ordine del giorno nelle modalità di trattamento dell’esercito ottomano.

Un semplice memoriale ricorda quell’anno che fu spaventoso per gli abitanti dell’isola.

Una volta che iniziò la ripopolazione dell’isola, venne emanata una legge che obbligava ogni residente dell’isola a rientrare nelle mura di notte, dal 1° di maggio al 31 ottobre, tanto grande era il pericolo di improvvise scorrerie turco-musulmane ai fini di saccheggio e cattura di schiavi.

Solo dopo 130 anni – affermano i pannelli del Gozo Citadel Visitors Centre – l’isola di Gozo, con la sua Cittadella, la circostante Rabat ed i suoi villaggi, poté tornare ad una situazione paragonabile ai giorni che precedettero quell’anno nefasto, il 1551, che resta scolpito nella memoria degli isolani.