La mancanza di laicità e di progetto politico nelle odierne discussioni sui migranti, di Giovanni Amico

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 22 /07 /2018 - 22:40 pm | Permalink
- Tag usati: , , ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Riprendiamo sul nostro sito una riflessione di Giovanni Amico. Per approfondimenti, cfr. la sezione Immigrazione, accoglienza e intercultura.

Il Centro culturale Gli scritti (15/7/2018)

“I migranti sono dei galeotti e chi li vuole accogliere non si accorge che i pensionati, i disabili e i disoccupati in Italia si rivolgono ormai a chiedere pacchi alimentari alla Caritas e talvolta giungono al suicidio per mancanza di mezzi”: cioè chi non la pensa come noi, è disumano e vuole la morte e la miseria degli italiani indigenti, si disinteressa della loro miseria – si afferma da una parte.

“Fermiamo l’emorragia di umanità perché chi non vuole le ONG a ridosso delle coste libiche vuole la morte dei migranti e non si accorge delle condizioni disumane in cui versano in Libia e preferisce gli italiani a gente che è in condizione miserevole”: cioè chi non la pensa come noi, è disumano e vuole la morte dei migranti – si afferma dall’altra.

In entrambe queste affermazioni manca la politica e manca la laicità.

Certo, al di là della evidente semplificazione grossolana qui volutamente cercata, il richiamo all'umanità e alla coscienza morale che spinge in favore del servizio all'uomo sempre e dovunque, in maniera esigente e chiara, deve essere esaltato ed è importantissimo.

Ma resterebbe puro enunciato morale se non giungesse a proporre scelte politiche concrete nuove e lucide che interagiscano fattivamente con la politica nazionale, quella europea e quella internazionale: senza un'azione a più livelli le indicazioni morali sarebbero, purtroppo, inefficaci. 

Si noti bene. La politica ha e avrà sempre bisogno della morale. Anzi, il recupero del discorso morale, il recupero dell’affermazione dell’esistenza del bene e del male, della differenza fra vita da difendere sempre e comunque e morte da combattere, la riscoperta della dignità della persona come valore sovra-eminente, sono da salutare come benedizione, dopo anni in cui la morale era stata esclusa dal discorso politico.

Ma l’enunciato morale deve divenire discorso politico ed è qui che invece si assiste ad una latitanza pericolosa, quella latitanza che di fatto ha portato al risultato elettorale cui l’Italia ha dato corpo.

Infatti un progetto politico potrebbe accogliere entrambi i gruppi di poveri come bisognosi di attenzione e lavorare a tutto campo (escludendo gli insulti volgari e inutili e soffermandosi sulle richieste positive). All’opposto la pura enunciazione della propria umanità e sensibilità verso una delle categorie di poveri oggi esistenti e l’insulto verso chi sottolinea l’esistenza di altre categorie di indigenti non indica alcuna strada su come utilizzare le risorse che il paese può mettere in campo e su quali vie vadano intraprese, correggendo quelle del passato che si sono rivelate fallimentari.

Perché è evidente che tanti migranti e tanti italiani stanno male. E che non esiste un progetto di integrazione e di sostegno di lungo periodo. E che la questione del benessere del paese e la questione migranti sono vissute in maniera rapsodica e senza uno sguardo di lungo periodo.

Una cosa è infatti la risposta d’emergenza è un’altra ben diversa è mostrare ad italiani e migranti che si ha chiaro come evolverà la situazione fra 10 anni. Tutti – migranti ed italiani – sono stufi di soluzioni di emergenza e si ribellano gli uni e gli altri dopo che, passato un anno o più di promesse, niente di fatto avviene se non ulteriori pseudo-soluzioni d’emergenza (si veda, ad esempio, la situazione dei campi di migranti vicino Rosarno, su cui cfr. Il ghetto di San Ferdinando e la morte di Soumaila dal 2010 ad oggi. Ecco la serie degli articoli: 1.2012/ Stranieri & diritti. Rosarno, una tendopoli per i lavoratori immigrati, di Antonio Maria Mira 2.2013/ Rosarno. Né acqua né luce nel ghetto degli invisibili, di Antonio Maria Mira 3.2013/ "Schiavi" delle arance, di Antonio Maria Mira 4.2013/ Rosarno, 4 anni dopo riesplode l’emergenza, di Antonio Maria Mira 5.2014/ Rosarno, ancora ghetto dei migranti, di Antonio Maria Mira 6.2016/ Reportage. Rosarno, una tendopoli per i lavoratori immigrati, di Antonio Maria Mira 7.2018/ Ingiusta e nera è la morte. Soumaila, la sua vita e il suo lavoro, di Antonio Maria Mira).

E se chi non vuole limiti all’accoglienza fosse ben consapevole che se l’accoglienza non è ben strutturata ingrosserebbe comunque le file della malavita?

E se chi vuole limiti all’accoglienza volesse anch’egli salvare le vite e scoraggiare viaggi della speranza che in realtà uccidono e non danno alcuna speranza?

Mentre molti si limitano ad insultare l’altra parte, accusandola di disumanità, a noi sembra che ci sia invece una carenza di laicità e di politica, per dare risposte a chi attende progetti. Gli italiani non sono né delinquenti, né disumani, ma cercano qualcuno che affronti in una visione unitaria le diverse povertà esistenti e abbia una chiara progettualità dinanzi ad una vera integrazione che deve essere proposta, con idee chiare in merito sul futuro del paese e sui suoi valori e la sua storia, perché i nuovi arrivati vengano a farne parte.

C’è bisogno, insomma, non solo di affermazioni morali, ma esse vanno sostenute con proposte politiche e legislative costruttive.

Si tratta di smettere di pensare solo a cosa si deve fare a ridosso delle coste libiche e comprendere che una persona per giungere in Libia ha già intrapreso da mesi e mesi un lungo cammino e che lo aspettano mesi e mesi di vita in Italia a fianco di italiani con i problemi culturali ed economici in cui versa il paese.

Si tratta di avere proposte politiche che vadano dalle condizioni dei luoghi di partenza dei migranti, fino all’inserimento lavorativo in Italia. Lo sguardo miope, invece, incentra tutto il dibattito su “navi sì, navi no”. E tale miopia è, purtroppo, ben condivisa. Una persona in mare deve essere salvata sempre e comunque, ma al contempo si deve impedire che le persone muoiano nel deserto, che i soldi a loro rubati vengano impiegati per la guerra civile in Libia a provocare altre morti, bisogna impedire che le persone vengano stuprate nel viaggio, bisogna impedire che in Italia e in Europa qualcuno finisca senza lavoro, o schiavo del caporalato o peggio della prostituzione, ecc. ecc.

Le domande debbono riguardare, insomma, molti e diversi ambiti che si possono idealmente collocare geograficamente a partire dai paesi d’origine fino a quelli a noi più vicini, senza dimenticare i più lontani, che sono anch’essi decisivi.

SUI PAESI D’ORIGINE.
Cari dell’una e dell’altra parte politica, che idee avete sulla Nigeria e sull’Eritrea (solo per citare due dei paesi dai quali provengono più migranti)? Come aiutare quei due paesi a maturare e a svilupparsi? Quali impegni educativi ed economici assumere verso di loro? Perché le azioni fin qui realizzate non hanno prodotto effetto? Come contrastare la mafia locale che inganna e sfrutta i migranti, incitandoli a partire anche quando non sono indigenti e lucrando su di loro? Si può sostenere - e come? - la chiesa locale, che vorrebbe che i giovani non partissero?
Perché, soprattutto, non elaborare una legge per la quale chi desidera migrare possa presentarsi ai nostri consolati e, previa una verifica della situazione di povertà ed un'adeguata formazione in loco, possa poi entrare in Italia con documenti regolari, dopo essere stato aiutato in una formazione di base sulla lingua italiana e la cultura del nostro paese? Perché non un'accoglienza ben più radicale che quella di accogliere solo chi cerca di entrare clandestinamente? Perché non imitare in questo il Canada e l'Australia che attuano questo tipo di immigrazione, stabilendo una quota e permettendo alle persone di entrare legalmente nel paese?

SUI PAESI AFRICANI ATTRAVERSATI DAI MIGRANTI.
Cari dell’una e dell’altra parte, che idee avete sui paesi del Sahel attraversati dai migranti, sulle rotte e sui faccendieri, sui briganti e gli schiavisti che le abitano? Quali proposte su come arginare i passaggi o creare corridoi umanitari in quella tratta desertica dove muoiono decine di migliaia di persone, molto più che in mare, senza che nessuno li fotografi per cui possono essere dimenticati perché non raggiungono le prime pagine dei media? Cosa fare con la mafia di quei paesi che li violenta e li deruba?

SUI PAESI DEL NORD AFRICA.
Cari dell’una e dell’altra parte, quale politica dobbiamo condurre nei confronti di quei paesi che i migranti attraversano? Non solo con la Libia, ma anche con gli altri paesi arabo-musulmani della costa? Quei paesi accoglieranno anch’essi migranti dando loro la cittadinanza, almeno una quota proporzionale? E con che libertà religiosa potranno vivere in quei paesi? Cosa fare con la mafia libica e con lo schiavismo razzista lì perpetrato? Come affrontare la mafia libica?
Perché, soprattutto, non una precisa lotta contro la guerra civile libica
, nella consapevolezza che ogni persona che giunge in Libia dal deserto sarà depredata di tutti i suoi risparmi che favoriranno la guerra intestina? Perché non la consapevolezza che insistere su questa forma di immigrazione clandestina e illegale e non scegliere una diversa politica di ingresso tramite i consolati ed una formazione previa è la causa di innumerevoli morti nella guerra civile libica foraggiata proprio con i soldi estorti ai migranti per pagarsi il passaggio?

SULL’EUROPA.
Cari dell’una e dell’altra parte, quale accordo deve essere stretto in Europa perché tutti i paesi d’Europa si facciano carico insieme dei più di 100.000 migranti che ogni anno vorrebbero attraversare il mare? Quali paesi metteranno i soldi, quali paesi contribuiranno con aziende a creare posti di lavoro? Chi contribuirà facendosi carico dell’istruzione? Chi concederà i passaporti? Quali numeri è realisticamente possibile accogliere?

SULL’ITALIA.
Cari dell’una e dell’altra parte, l’esperienza ha dimostrato che l’attuale prima accoglienza è disastrosa e che mettere centinaia di persone in un edificio, anche solo per un anno, serve solo ad arricchire i proprietari di quelle strutture: quali tipologie di strutture inventare allora? Chi può aprire piccole comunità? Cosa si fa dei clandestini che non saranno riconosciuti rifugiati? Come si combatte la malavita perché i migranti possano lavorare senza essere obbligati a finire, sfruttati, nei campi di pomodori? Come dare regole perché sia chiaro che l’Italia contrasterà ogni accattonaggio e vendita abusiva per le strade delle città come nelle spiagge? Cosa fare con la tratta della prostituzione e con le mafie africane, islamiche ed italiane che si arricchiscono sul passaggio dei migranti? Come avere leggi che permettano a chi scende dalle navi di essere subito impiegato in un lavoro che gli riconferisca dignità, anche nelle case di prima accoglienza?

SUI PAESI EXTRA-EUROPEI.
Cari dell’una e dell’altra parte, come chiedere con forza all’Arabia Saudita e al Canada, alla Cina e a Dubai, di iniziare ad impegnarsi? Perché nessun migrante è oggi accolto in quei paesi! Cosa si deve fare perché tale accoglienza inizi o riprenda? Quale contributo economico quei paesi sono tenuti a dare in questo frangente di stabile crisi? Quale visione culturale nuova deve essere promossa perché sia chiaro che in ogni cultura e in ogni continente è esistito il colonialismo e lo schiavismo e non solo in Occidente, ma anche nel mondo arabo e turco, così come nei diversi regni e imperi africani dei secoli, di modo che non si dia troppo facilmente la colpa ad una sola cultura, come scaricabarile per gli altri?

Io sento parlare troppo poco di questioni concrete come queste.

Io sento solo una parte che dice: Non vogliamo accogliere e chi vuole accogliere è un delinquente che accoglie delinquenti.

E un’altra parte che dice: Vogliamo accogliere e chi non vuole accogliere è un criminale.

E se, invece, tanti italiani, silenziosamente, non accettassero né l’una, né l’altra di queste due posizioni, ma volessero progetti laici e politici concreti, proposte di politica interna ed estera che non si limitassero a parlare di barconi e motovedette? Che non si limitassero cioè a parlare solo di quello che è, di fatto, l’ultimo tratto dell’uscita dai paesi d’origine e il primo tratto dell’approdo, mentre il problema sono i lunghissimi tratti che precedono e i lunghissimi tratti che seguiranno?

Ad esempio, il ministro Minniti del governo Gentiloni, voluto da Renzi, aveva iniziato delle politiche di contrasto dell’immigrazione clandestina, mentre al contempo intendeva trasformare le modalità di accoglienza. Era un delinquente o un disumano? Oppure era un politico laico? La sua proposta politica ha qualcosa da dirci? Perché nessuno, nemmeno del suo stesso governo, ci ha informato della sua azione e perché non ci rifacciamo alle sue proposte per accoglierle o negarle?

Prima ancora: possiamo parlarne in maniera laica e politica?

Noi siamo semplicemente dei laici che vogliono fare politica. Dei laici che si sono stufati degli appelli di morale confessionale o a-confessionale con i rispettivi anatemi e vogliono aiutare concretamente la gente, con prudenza e sapienza, a trovare vie percorribili nel lungo periodo e non vivendo sempre in emergenza e di espedienti, senza avere un progetto chiaro per il futuro.

N.B. Per altri testi sulla questione, scritti da Giovanni Amico, vedi:

- Sui migranti sia una posizione di rifiuto che di accoglienza indiscriminata sono erronee. Solo una visione realistica è vera, le altre sono fumo negli occhi per gli italiani e dannose per i migranti, di Giovanni Amico

- Per una politica che vinca le paure degli italiani sulla questione dei migranti, sciogliendo i nodi che la generano, di Giovanni Amico

- 1/ Contro il vittimismo e chi lo incentiva. Chi promuove il vittimismo inter-culturale è complice della violenza e del mancato sviluppo. Chi incentiva il vittimismo è eurocentrico e colonialista, di Giovanni Amico 2/ Chi è oggi colonialista?, di Giovanni Amico

- «Finora come Stato non stiamo facendo il bene dei migranti. Certamente qui è sempre meglio della situazione da cui provengono, dove rischiano la morte, la fame, la tortura. Ma manca la progettualità di inserimento nel lungo periodo. Nessuno è interessato ad affrontare le questioni lavorative, le questioni d’integrazione reale nella cultura nuova in cui si vengono a trovare, ma anche il futuro per i loro figli». La triste analisi di un prete che si occupa dell’accoglienza dei migranti, di Giovanni Amico

- Contro una prospettiva assistenzialista della questione “migranti” e a favore di un’integrazione lavorativa e culturale. Quanti migranti vengono rimpatriati, quanti trovano lavoro, quanti vivono di stenti? La questione che gli “intellettuali” non sollevano mai e che, invece, invita ad uscire dai falsi moralismi di chi è pro e di chi è contro, per aprire quella del vero intervento a beneficio dei migranti. Breve nota di Giovanni Amico