Prista Frühbottin, la “strega” bruciata, insieme al figlio Beatus, dal pittore-sindaco Lucas Cranach il vecchio, al tempo di Lutero, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 19 /08 /2018 - 14:55 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un testo di Andrea Lonardo. Per approfondimenti, cfr. le sezioni Cristianesimo e Arte e fede, in particolare l'articolo Lucas Cranach il Vecchio. Pittore a Wittenberg (pittore di Lutero, uomo d’affari, sindaco, giudice che condannò a morte le streghe). La presentazione di una mostra del 2002 ed alcune note iconografiche di Andrea Lonardo.

Il Centro culturale Gli scritti (19/8/2018)

    Cranach il giovane, stampa con la "strega" 
Prista Frühbottin, il figlio Beatus, ed altri due
condannati arsi vivi a Wittenberg nel 1540

La “strega” Prista Frühbottin, dalle fonti nota talvolta anche come Prista Bottin, venne bruciata viva, insieme al figlio Beatus anche lui accusato di stregoneria, insieme ad altri due condannati, il 29 giugno 1540 a Wittenberg.

Era allora sindaco (Bürgermeister) di Wittenberg il famoso pittore Lucas Cranach il vecchio, dopo che la città aveva aderito alla Riforma luterana.

Un secondo figlio della donna, Peter Frühbott, fuggì, ma venne arrestato e impiccato il 2 o 3 luglio 1540. Il figlio più giovane, invece, aveva 14 anni e fu imprigionato per dodici giorni e infine espulso dalla città.

Di questo processo e della pubblica esecuzione, che dovette avvenire nella Marktplatz, è rimasta memoria perché il figlio di Cranach - meno noto del padre, passerà alla storia come Cranach il giovane - realizzò un’incisione per la riproduzione a stampa dell’evento.

L’opera rappresenta i quattro morti “abbruciati”, dopo l’esecuzione, ancora sui pali dove erano stati posti.

Cranach il vecchio e Cranach il giovane, così come Lutero e molti altri luterani e cattolici all’epoca, ritenevano che le “streghe” esistessero davvero e fossero pericolose per la collettività.

Negli anni 1528-1532, già protestante, Cranach dipinse una serie di dipinti aventi come tema e titolo La Malinconia. In essi, ai piedi della donna che la rappresenta, sta un cane e, più in alto, stanno quattro putti. Dietro di loro, in una grossa nube nera, si vedono le streghe che, in una corsa satanica, stanno trascinando negli inferi, in un sabba, un cavaliere: le streghe cavalcano un caprone, un maiale, un toro e un drago[1].

Il terrore che ispiravano allora le streghe a Wittenberg venne accentuato da una terribile siccità che si ebbe nel 1540.

Cranach bruciò la strega e suo figlio in piena adesione al pensiero di Lutero, che esplicitamente afferma: «Con donne simili si dovrebbe andare per le spicce e suppliziarle»[2] e prosegue affermando che una di esse «inquisita con le torture, non dette alcuna risposta, perché tali streghe sono mute e disprezzano le pene; il Diavolo non le lascia parlare»[3].

Lutero è in effetti estremamente preoccupato dell’azione del Diavolo che cita continuamente nei suoi discorsi[4].

Chiama le streghe “puttane del diavolo”[5] e le accusa di aver addirittura cercato di ucciderlo insieme alla moglie Caterina (Katharina von Bora): due di esse sarebbero state scoperte da un oste mentre preparavano un filtro per uccidere il riformatore e sua moglie[6]

Nei Discorsi a tavola Lutero racconta che anche Adolf Sebastian, collaboratore di Cranach il vecchio che è esplicitamente citato dal riformatore in quel passo, le avrebbe viste volare in cielo[7].

Sempre nei Discorsi a tavola si dice: «Martin Lutero inveì moltissimo contro i filtri e le streghe, puttane del diavolo […] Io credo che tutti i Diavoli che Cristo, a Gerusalemme e in Giudea, aveva scacciato trasformandoli in porci, siano venuti in questi luoghi paludosi, e forse questa è l’occasione che ci viene offerta per predicare qui il Vangelo e farli quindi uscire. Tuttavia questo fare fatture magiche, rubare, rapinare, significa che il Diavolo in carne e ossa è qui.

Il Signor prevosto di Kemberg si lamentava di non aver potuto mungere per due anni interi a causa delle streghe. Il dottor Martin Lutero rispose: “Il Diavolo entrò nella casa del Pomerano, sicché la moglie e la serva che faticavano a fare il burro non ci cavavano niente; allora arrivò il Pomerano, schernì il Diavolo pisciando nella zangola, e Satana allora desistette”»[8]

Prista Frühbottin fu ritenuta colpevole di aver avvelenato con la magia alcuni suoi lavoratori e, processata nel pubblico tribunale di Wittenberg, fu condannata a morte con il figlio, anche lui accusato della stessa colpa di appartenenza alla “magia” e di essersi venduto a Satana.

A Wittenberg almeno 21 persone vennero uccise nel corso di processi alle streghe dal 1540 al 1674. Il Consiglio Comunale di Wittenberg, nel desiderio di una “purificazione della memoria”, ha riabilitato le persone uccise dalla città nella caccia alle streghe, in una seduta del 30 ottobre 2013.

Fonti

- Stadtarchiv Wittenberg, Kämmereirechnungen Jg. 1540, fol. 221

- UB Gießen, Abt. Handschriften Nr. 1140, fol. 58f.

Bibliografia

- Jörg Haustein: Martin Luthers Stellung zum Zauber- und Hexenwesen (= Münchener kirchenhistorische Studien. Bd. 2). Kohlhammer, Stuttgart u. a. 1990, (Zugleich: Kiel, Universität, Dissertation, 1988).

- Monika Lücke, Dietrich Lücke: Ihrer Zauberei halber verbrannt. Hexenverfolgungen in der Frühen Neuzeit auf dem Gebiet Sachsen-Anhalts. Mitteldeutscher Verlag, Halle (Saale) 2011.

- Monika Lücke, Walter Zöllner: Hexenverfolgung in der Frühen Neuzeit auf dem Gebiet von Sachsen-Anhalt. In: Elke Stolze (Hrsg.): FrauenOrte. Frauengeschichten in Sachsen-Anhalt. Band 1. Mitteldeutscher Verlag, Halle (Saale) 2008.

- Johann Mathesius: D. Martin Luthers Leben in siebzehn Predigten (= Reclams Universalbibliothek. Nr. 2511–2514). Herausgegeben von Georg Buchwald. Reclam, Leipzig 1887, S. 304.

- Christian Pfister: Historische Aufzeichnungen als Indizien in der Diskussion des Klimawandels. In: Münchener Rückversicherungs-Gesellschaft (Hrsg.): Wetterkatastrophen und Klimawandel – sind wir noch zu retten? Der aktuelle Stand des Wissens – alle wesentlichen Aspekte des Klimawandels von den Ursachen bis zu den Auswirkungen. pg-Verlag, München 2005. 

- Uwe Schirmer: Die Hinrichtung einer Zauberin und ihres Gefolges vor Wittenberg im Juni 1540 – die Rekonstruktion des Falls im Lichte der beginnenden Sozialdisziplinierung. In: Erich Donnert (Hrsg.): Europa in der Frühen Neuzeit. Festschrift für Günter Mühlpfordt. Band 7: Unbekannte Quellen. Aufsätze zu Entwicklung, Vorstufen, Grenzen und Fortwirken der Frühneuzeit in und um Europa. Inhaltsverzeichnisse der Bände 1–6. Personenregister der Bände 1–7. Böhlau, Köln u. a. 2008.

Note al testo

[1] Cfr. su questo G. Minois, Storia del mal di vivere. Dalla malinconia alla depressione, Bari, Dedalo edizioni, 2005, pp. 85-86.

[2] Qui, in un testo datato al 20 agosto 1538, Lutero si riferisce ad una ragazza che versava lacrime di sangue che, a suo avviso, indicavano che vicino a lei c’era la presenza di una strega e, nel prosieguo del racconto, Lutero narra di una strega che aveva tentato di uccidere il marito con delle lucertole; testo in Lutero, Discorsi a tavola, n. 3969 (edizione Torino, Einaudi, 1969, p. 276). Lutero si dichiara favorevole all’uccisione anche degli anabattisti (cfr. Lutero, Discorsi a tavola, n. 5232b, edizione Torino, Einaudi, 1969, p. 319) ed anche dinanzi all’adulterio è perlomeno propenso ad una riflessione sulla possibile pena d morte (cfr. Lutero, Discorsi a tavola, n. 6934 (edizione Torino, Einaudi, 1969, pp. 352-353).

[3] Lutero, Discorsi a tavola, n. 3969 (edizione Torino, Einaudi, 1969, p. 276).

[4] Si vedano, solo in maniera esemplificativa, i nn. 122, 360, 469, 631, 1010, 1338, 2064, 2667b, 3507, 3694, 3841, 3969, 4004, 4040, 5027 in Lutero, Discorsi a tavola, Torino, Einaudi, 1969.

[5] Lutero, Discorsi a tavola, n. 3491 (edizione Torino, Einaudi, 1969, p. 194). On-line si trova continuamente attribuito a Lutero questo pensiero, in data del 1522, ma senza ulteriori indicazioni e non ci è stato possibile verificare se la citazione sia attendibile, anche se certamente lo è nel suo senso, come dimostrano le citazioni verificate in questo articolo: «Le streghe sono le puttane del diavolo, che rubano il latte, suscitano le tempeste, cavalcano caproni o scope, azzoppano o storpiano la gente, tormentano i bambini nella culla, tramutano gli oggetti in forme diverse, sicché un essere umano sembra un bue o una vacca, e spingono la gente all’amore e all’immoralità»

[6] Lutero, Discorsi a tavola, n. 5027 (edizione Torino, Einaudi, 1969, p. 308).

[7] Lutero, Discorsi a tavola, n. 3507 (edizione Torino, Einaudi, 1969, pp. 198-199).

[8] Lutero, Discorsi a tavola, n. 3491 (edizione Torino, Einaudi, 1969, p. 194). Altre volte Lutero afferma che il Diavolo può essere scacciato con una scoreggia, poiché egli si sente così deriso e disprezzato (cfr. Lutero, Discorsi a tavola, n. 122 (edizione Torino, Einaudi, 1969, p. 28).