Chesterton: “A volte non fare niente è uno dei più alti doveri dell’uomo”

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 30 /06 /2019 - 15:02 pm | Permalink
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Riprendiamo dal sito Aleteia alcuni brani di G. K. Chesterton pubblicati il 27/6/2019, ripresi dall’antologia curata da R. Brunelli,  G.K Chesterton, La famiglia, regno della libertà (distribuito dal Centro Missionario Francescano, per richiederlo: laperlapreziosa@libero.it ). Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. le sezioni Tempo libero e G.K. Chesterton.

Il Centro culturale Gli scritti (30/6/2019)

Ogni ritmo è fatto di pause

Una delle cose di assoluta necessità per l’uomo è il ritmo, non soltanto un ritmo nella sua vita personale, ma anche in certa misura un ritmo nel mondo vivente che lo circonda. Dirò perfino, più che altro per il piacere di dar fastidio ai teorici della sociologia scientifica, che a proposito la maggiore verità concreta si trova nell’affermazione che Dio creò il mondo in sei giorni, e che il settimo riposò. In altre parole, all’origine delle cose vi è un ritmo, vi è ritmo nell’inizio e nella natura dell’universo, e vi dev’essere qualcosa di simile nelle manifestazioni del mondo, sociali e secolari. Gli uomini non sono felici se le cose mostrano sempre un aspetto identico; l’utilità di quello che si chiama un “cambiamento” è universalmente riconosciuta anche dalla scienza medica.

Filosofi sotto l'ombrellone

Il periodo delle nostre vacanze è l’unico in cui riusciamo davvero a volgere le nostre menti a questi enigmi solenni ed eterni che stanno dietro a ogni civiltà. Le vacanze sono l’unico periodo in cui non siamo trascinati via da ogni evento fortuito o sconcertati da ogni manifesto impressionante nelle strade. Le vacanze sono l’unico periodo in cui possiamo giudicare con tutta calma e sincerità, come i filosofi.

Verso l'infinito e oltre ...

Questo aspetto solenne delle vacanze, ovviamente, è implicato proprio nel nome [holiday]: il giorno reso vacanza è un giorno reso sacro. E, nei fatti, si può generalmente constatare che le vacanze sono un’occasione per far emergere il lato più serio di un uomo. Per il resto dell’anno è stato tutto preso a baloccarsi con gingilli passeggeri – scrivere articoli o fare sondaggi sul sapone. Ecco un impiegato che passa tutto il resto del suo tempo nella cosa più nuova di pacca e più mutevole di tutte – i sobborghi. Che cosa fa per le vacanze? Corre via verso la cosa più antica e più immutabile: il mare.

Nulla di nulla

Di una cosa sono del tutto persuaso, e cioè che le vacanze più pigre sono in assoluto le migliori. Facendo i pigri ci si sta mescolando con la vita più intima del luogo in cui ci si trova; facendo nulla, si sta facendo tutto.

Facciamo un castello?

C’è una sola ragione per la quale i grandi non giocano coi giocattoli; ed è una ragione giusta. La ragione è che giocare coi giocattoli richiede tanto più tempo e incomodo di qualunque altra cosa. Giocare come bambini significa che giocare è la cosa più seria del mondo; e non appena ci capitano piccoli doveri o piccoli dolori siamo costretti ad abbandonare in qualche misura un progetto di vita così enorme e ambizioso.

Abbiamo abbastanza forza per la politica e il commercio e l’arte e la filosofia; non abbiamo forza abbastanza per giocare. Questa è una verità che chiunque riconoscerà se, da bambino, ha mai giocato con qualsivoglia cosa; chiunque abbia giocato con le costruzioni, chiunque abbia giocato con le bambole, chiunque abbia giocato coi soldatini di stagno. Il mio lavoro di giornalista, che incassa soldi, non è perseguito con la stessa terribile costanza impiegata in quel lavoro che non incassa niente. Per quanto io abbia lavorato assai più duramente al teatrino di quanto abbia mai lavorato a qualsivoglia racconto o articolo, non riesco a finirlo; l’opera sembra troppo pesante per me. Devo staccare e dedicarmi a impegni più leggeri; come le biografie di grandi uomini. Il dramma di “San Giorgio e il Drago” per cui ho fatto le ore piccole (bisogna colorare il tutto alla luce della lampada, perché è così che lo si vedrà), manca ancora con grandissima evidenza, ahimè!, di due ali del Palazzo del Sultano e anche di un qualche metodo comprensibile e funzionale di tirar su il sipario.

Tutto questo mi suscita un sentimento che sfiora il significato reale dell’immortalità. In questo mondo non siamo in grado di avere piacere puro. Questo in parte perché il piacere puro sarebbe pericoloso per noi e per il nostro prossimo. Ma in parte è perché il puro piacere è di gran lunga una fatica troppo grande. Se mai mi troverò in un altro e migliore mondo, spero che avrò tempo abbastanza da giocare coi teatrini e niente altro; e spero che avrò abbastanza energia divina e sovrumana da recitarci perlomeno un dramma senza interruzioni.