Pensieri sparsi: blog dei redattori de Gli scritti (agosto-settembre 2010)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 29 /09 /2010 - 21:11 pm | Permalink
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Nel rinnovamento dell'iniziazione cristiana il problema è la mistagogia o è la pastorale degli adolescenti e dei giovani? (di A.L.)

Leggendo le diverse esperienze ed i nuovi sussidi appare con evidenza che si attribuisce un'importanza esagerata alla mistagogia, ma si parla pochissimo della pastorale dei ragazzi e dei giovani e non si accenna mai agli oratori.

Mentre è chiaro che è necessario il coinvolgimento delle famiglie – tutti vi fanno riferimento ed in modi diversi propongono itinerari per le famiglie – non viene dedicata la stessa attenzione ai giovani.

Come si prevede un coinvolgimento delle famiglie, allo stesso modo andrebbe previsto un coinvolgimento dei giovani. Invece ci si limita a dire, ad esempio, che sarebbe bene, che i giovani siano invitati talvolta a dare una testimonianza ai ragazzi dell'Iniziazione cristiana.

Un nodo da sciogliere per comprendere la catechesi (di A.L.)

Il problema della catechesi non consiste nel rendere piacevole, ad esempio con l'invenzione di giochi od esperienze, qualcosa che non lo è, bensì, molto più radicalmente, nel mostrare che solo nella fede si trova il vero piacere e la vera gioia.

Il primo pensiero di Iniesta dopo aver segnato il goal della vittoria nella finale dei mondiali di calcio 2010 (di A.L.)

Finale di calcio dei mondiali 2010. Al 116° minuto Andrés Iniesta segna il goal partita che assegna il titolo alla Spagna. Sotto la maglia della Spagna una scritta a mano, irregolare, chiaramente composta dalla sua mano con un pennarello. Ricorda Dani Jarque, il capitano dell'Espanyol morto improvvisamente un anno fa.

Dani Jarque siempre con nosostros.

Forse non se ne rende conto, ma non è solo una memoria: il ricordo dell'amicizia è un invito alla vita eterna che essa esige. Si vincono i mondiali pensando al desiderio che sia felice con noi chi già il Signore ha chiamato a sé.


I papà in parrocchia (di G.M.)

Non solo le donne. Un giovane parroco ha dato vita ad un gruppo di soli papà, coinvolgendoli nella vita parrocchiale. Si sono presentati i mariti di alcune catechiste, ma anche altri padri meno vicini alle attività parrocchiali. Sentendoli parlare, ci si accorge subito che è stata una buona scelta.

La crisi economica che ci è dinanzi: un tema che deve essere toccato nelle parrocchie e nell'educazione delle nuove generazioni (di L.d.Q.)

È necessario prepararsi alla crisi e preparare le persone. Bisogna chiedere anche ai bambini come ai ragazzi di comprendere le loro famiglie che chiederanno loro una maggiore sobrietà, che dovranno tagliare su spese che fino ad oggi sembravano scontate.

Inoltre bisogna sostenere nelle nuove generazioni il desiderio di esser competitivi, di approfittare degli anni di studi e delle occasioni di lavoro. Spesso i ragazzi ed i giovani – mi dice un padre – sono oggi dei veri e propri “debosciati”, senza grinta nello studio e nel lavoro.

Anche molte persone che hanno avuto accesso al lavoro non possono pretendere di conservarlo senza metterci del proprio, senza un impegno convinto a fare del proprio meglio.

Bisogna imparare anche da tanti immigrati che, provenendo da situazioni di grave povertà, hanno una grande voglia di riuscire e sfruttano ogni buona occasione per prepararsi e migliorare la propria posizione.

Catechesi per la cresima (di A.L.)

Si continua a parlare tanto di primo annunzio, ma con i ragazzi non se ne vede neanche l'ombra! La prospettiva talvolta è completamente sbagliata. Non si parte dalla vera questione: perché vale la pena essere cristiani? Non si affronta mai la questione delle critiche che vengono rivolte al cristianesimo. Non si lavora sulle motivazioni. Spesso i sussidi per i pre-adolescenti li trattano veramente come dei bambini, prescindendo completamente dal contesto culturale in cui vivono.

Bisognerebbe almeno riprendere in termini nuovi la questione che un tempo i salesiani chiamavano il “progetto di vita”: cosa vuol dire credere o essere atei, cosa significa professare il nulla o scegliere l'idolatria.

Bisognerebbe almeno affrontare la questione della verità: discutere in cosa il cristianesimo si differenzia dalle altre religioni (cfr. la distinzione fra il Dio che si rivela in Gesù e le religioni di un dio-non-personale negli scritti di J. Ratzinger).

Si dovrebbe, almeno una volta, toccare il tema del Gesù storico.

Poi, certo, si potrebbero aprire anche, senza sviscerarli, ma almeno sfiorandoli, i temi dell'affettività, della vita come vocazione, del servizio, della chiesa.

Si inizia, invece, dalla storia della salvezza, senza spiegare perché essa è importante.

Pio X e la comunione ai bambini (di G.M.)

La proposta di San Pio X si è rivelata straordinariamente importante. I bambini non possono vivere senza comunione. Non avrebbe senso invitarli all'eucarestia se non potessero riceverla. Egli doveva essere cosciente dell'enorme valore della liturgia nella formazione di una mentalità di fede, nell'integrazione fede-vita.

Non è vero che si sottolinea che il culmine dell'iniziazione è l'eucarestia solo se la si celebra dopo la cresima. Oggi il “popolo” sa benissimo che l'eucarestia è più importante della cresima, poiché discute dell'eucarestia e pochissimo della cresima. Ognuno vuole che i propri bambini ricevano l'eucarestia, mentre si disinteressa della confermazione.

Resta tutto da fare il lavoro di motivare alla bellezza dell'eucarestia domenicale fin da bambini. Dobbiamo spiegare che a noi interessa che i bambini siano cristiani e non che facciano la prima comunione. Ma dobbiamo anche spiegare che solo la celebrazione domenicale dell'eucarestia li renderà cristiani!

Educare bene i figli, vuol dire aiutarli a vivere ogni domenica l'eucarestia, fin da piccoli.

Proporre lo scambio di esperienze fra catechisti non solo a tavolino (di L.S.)

Molti catechisti non hanno mai partecipato ad un GREST o ad un campo estivo per bambini o ragazzi dell'età che è loro affidata. Sarebbe molto importante, allora, proporre ai diversi catechisti di partecipare almeno per una settimana al GREST di una parrocchia che lo svolge con amore e intelligenza. O ad un campo-scuola per bambini o per ragazzi. Potrebbero così vedere con i loro occhi queste realtà e maturarle nella loro esperienza.

Ascoltando alla TV la relazione del patriarca di Venezia Angelo Scola al Convegno del progetto culturale Con Dio o senza Dio tutto cambia (di A.L.)

La questione della cultura non riguarda solamente il fatto che la fede deve “fare” cultura, ma anche la cultura stessa: si può parlare di vera cultura quando essa non giunge a porre il problema di Dio?

La relazione del prof. Spaemann sottolineava che nel Dio di Gesù Cristo sono uniti due predicati che la nostra mentalità tiene ben distinti: la bontà e la potenza

La metodologia razionalista vede solo il rapporto soggetto-oggetto. Oltre al soggetto ci sono solo oggetti, mentre Dio è anch'egli un soggetto.

Jüngel ha sottolineato una volta che per parlare di Dio bisogna azzardare l'ipotesi che egli voglia farci suoi familiari.

La kenosis non è la professione di fede nel Dio debole, bensì nel Dio che ama.

Con l'incarnazione Dio non viene in terra straniera: egli conosce non solo l'aramaico - o forse anche il greco - ma, soprattutto, conosce la lingua della creatura. Nonostante il peccato originale, l'essenziale dell'esperienza umana non è stato modificato: essa è stata indebolita, non distrutta.

C'è una dimensione spirituale in ogni atto umano.

L'uomo è fatto di una unità nella dualità: corpo-anima, uomo-donna, individuo-società. Questa unità distrutta dal peccato viene ricostituita nella fede cristiana attraverso la misericordia.

Esiste una pesante ipoteca moralistica sulla categoria della testimonianza che la rende autoreferenziale. Invece, la testimonianza parla di altro: la testimonianza non parla di sé.

Il cristianesimo fa bene all'uomo, è il bene dell'uomo. Anche questo appartiene alla sua prova. La sua verità è “provata” dal fatto che con la fede cristiana l'uomo fiorisce.

Dalla Galleria d'Arte Antica dei Musei del Castello di Udine (di A.L.)

Un'opera straordinaria, datata 1496, di Vittore Carpaccio, Cristo e gli strumenti della passione, mostra il legame fra la croce e l'eucarestia: il sangue che esce dalle piaghe viene versato nel calice.

Ne La crocifissione di Andrea Bellunello – 1476, per la Sala del Consiglio di Udine – il crocifisso è tra il sole e la luna, rappresentati in grande evidenza: quell'evento implica la signoria sul tempo.

L'angelo custode, di Giambattista Tiepolo -1737. L'angelo tiene con grande delicatezza una canna/bastone. Sotto un neonato, sull'orlo di un precipizio, dorme ignaro di colui che lo custodisce.

Fra le statue in legno, un Cristo sofferente seduto, un “Cristo che si da pensiero”, come in Lituania.

Il Castello fu la residenza della direzione delle operazioni militari durante la I guerra mondiale, fino alla disfatta di Caporetto. Venne allora, per un breve tempo, occupato dagli austriaci che, a loro volta, lo eressero a loro comando.

Concordia Sagittaria e Rufino di Aquileia (di G.M.)

Rufino (345-410), traduttore di Origene, era originario di Concordia. Studiò poi ad Aquileia e a Roma e tornò per breve tempo a Concordia, prima di trasferirsi in Palestina dove divenne prete, dove visse anche nel monastero fondato da Melania sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme. Dopo la polemica che San Girolamo condusse contro di lui, tornò nella sua città dopo 27 anni e vi scrisse il Commento al Credo degli Apostoli.

Il Palazzo patriarcale di Udine e il Tiepolo (di A.L.)

Nella biblioteca realizzata dal patriarca Dionisio fra il 1708 ed il 1711, oltre al Trionfo della Sapienza, quattro tele con Il trionfo della fede sull'idolatria, Il trionfo della dottrina sull'ignoranza (le tenebre che vengono illuminate), Il trionfo della verità sulla bugia (le viene tolta la maschera con cui si vela), Il trionfo dell'ortodossia cattolica sull'eresia.

Nella Sala del Trono tutti i vescovi dalle origini a oggi, uno dopo l'altro, con i riquadri vuoti per quelli che ancora debbono nascere.

Straordinaria la Galleria degli Ospiti del Tiepolo, con storie dei patriarchi. In rilievo l'Incontro fra Labano e Rachele che nasconde i terafim. Nell'opera rappresentata anche Lia e gli undici figli, mentre manca ancora Beniamino.

Abramo si inginocchia ai tre angeli, Sara, vecchia, dialoga sul suo riso con uno di loro.

Nello Scalone d'onore, Dio che trae Adamo e lo trae proprio dalla terra. Poi abbraccia Eva, dopo averla creata.

Il problema educativo oggi (di G.M.)

Alcuni docenti raccontano un episodio. Un ragazzo di I media che andava male a scuola. La sua condotta era pessima, non buoni i rapporti con i compagni. Spesso assente. Cercano la madre per settimane. Dopo tre mesi riescono a convocarla e le fanno presente che il ragazzo ha dei problemi e bisognerebbe seguirlo.

Risponde la madre: «Deve ancora essere educato? Ma non è più un bambino. Io l'ho già educato».

Solo un caso. Niente di più. Ricorda, però, l'assoluta mancanza di percezione della nostra società che pre-adolescenti e adolescenti hanno ancora bisogno di essere educati.

Appunti senza pretese su Agorà, di Alejandro Amenábar: la storia di Ipazia (di G.M.)

Per una riflessione storica contestualizzata, si rimanda alla lezione su Costantino ed il periodo post-costantiniano. Solo qualche appunto sul film, per non lasciar sfuggire le impressioni.

L'espressione più bella è quella di Ipazia quando afferma, presa dall'ansia della sua ricerca scientifica: “Come è possibile che qualcuno non sia interessato a capire se la terra si muove sotto i suoi piedi?”

Ed, in effetti, questa è l'unica vera affermazione filosofica. Anche se il film le fa dire, interrogata su cosa crede: “Credo nella filosofia”.

In realtà, il film è anti-filosofico, perché appartiene alla filosofia anche la domanda su Dio. Invece ogni riferimento religioso è stigmatizzato nel film. Se la sceneggiatura per due volte assegna ai cristiani la posizione degli istigatori – quando un pagano viene gettato sui carboni ardenti e quando gli ebrei sono fatti oggetto di scherno nel teatro – certo è che dipinge come dei criminali sia i pagani che gli ebrei, quando gli uni e gli altri rispondono massacrando i cristiani, prima che questi ultimi facciano poi ancora peggio.

Pagani, ebrei e cristiani, in quanto uomini credenti, sono stigmatizzati nell'equazione troppo semplice fede=intolleranza, che fa del film un film a tesi.

Ipazia viene presentata dal film, in realtà, non come una filosofa, bensì come una scienziata (più precisamente come una Galilei ante litteram).

Se fosse veramente filosofa, amerebbe misurarsi con la questione di Dio. Si domanderebbe: “Come è possibile che qualcuno non ritenga interessante capire come mai c'è qualcosa anziché il nulla?”

Ma certo, la passione che il film manifesta per la scienza è straordinaria. L'Ipazia del film, non quella della realtà, improvvisamente si astrae dai problemi del tempo per domandarsi del moto dei pianeti, del sole e della terra, del cerchio e dell'ellissi.

Di questa passione certamente, con le conoscenze possibili all'epoca, furono carichi anche i cristiani.

Il film non lascia minimamente percepire che i padri della chiesa avversarono i templi pagani, ma non la filosofia e la ricerca scientifica del tempo. Mai avrebbero bruciato a quel tempo la biblioteca d'Alessandria (sulla scomparsa della biblioteca le due ipotesi storicamente affidabili rimandano al periodo di Cesare e Antonio ed all'invasione araba; su questo, cfr., su questo stesso sito, Romani o musulmani: chi distrusse la mitica biblioteca di Alessandria d'Egitto?, di Franco Cardini). Origene aveva, per conto suo, aperto quasi un secolo prima una scuola proprio ad Alessandria e ne aveva fondata una seconda, con annessa biblioteca, a Cesarea Marittima.

Più volte Benedetto XVI ha ripetuto che i cristiani si allearono con la filosofia e non con il mito!

L'Ipazia del film sembra quasi adorare la scienza. Non è chiaro se, quando prega rivolta al sole, lo adora come Dio o in quanto espressione della natura. Ma questa è una questione che riguarda la sceneggiatura del film, non la realtà storica.

Aderente alla realtà storica è, invece, l'episodio del mestruo. Ricorda che l'Ipazia storica era una neo-platonica – cioè una vera filosofa – che rifiutava la carnalità dell'amore, la materialità della sessualità, in nome di un primato dell'anima sul corpo. Assolutamente moderno ed animalista (ed assolutamente anti-platonico) è, invece, nel film, il suo amore per il cane, Libano, che sostituisce l'amore umano.

Storicamente vero è che il contrasto fra Cirillo ed Ipazia si determinò non per ragioni filosofiche, né per motivi scientifici (niente si sa delle conoscenze scientifiche di Ipazia), bensì per motivi politici, in merito al ruolo del prefetto della città Oreste.

Tanto meno appare credibile la questione del silenzio a cui sarebbero state relegate le donne dai padri della chiesa (nel Nuovo Testamento ed in particolare nell'epistolario paolino, come è noto, vi sono affermazioni contrastanti, di difficile interpretazione) in un periodo in cui era scontato che vi fossero, ad esempio, imperatrici.

Resta molto triste, comunque, l'omicidio che fu realmente perpetrato dai parabolani, anche se Cirillo ne fu quasi sicuramente estraneo. Il monachesimo di quei tempi non andava per il sottile e solo nel tempo l'episcopato riuscì a farlo rientrare pienamente nella struttura ecclesiale governata dai vescovi.

Il nome di Ipazia resta isolato e, per questo, è divenuto in età moderna un mito. Il paganesimo che si era già allontanato dai cuori e dalle menti dell'uomo ellenistico non conobbe, grazie a Dio, molti altri martiri.

Il film manifesta – qui è ancora la sceneggiatura a farla da padrone, ma in quel periodo si stava comunque consumando una svolta – lo stupore per la popolazione che, in gran parte, diveniva cristiana in piena libertà. Si potrebbe dire, con una battuta, che il film, da questo punto di vista, è anti-democratico. Ipazia viene presentata come un'aristocratica assolutamente isolata, in un mondo che segue altre vie. L'Ipazia del film non capisce ciò che abita nel cuore dell'Alessandria del suo tempo.

Come è noto, il cristianesimo non conquistò solo le classi più povere – e già questo, qualche domanda potrebbe aprire sulle attese del tempo che non si possono certo ridurre solo al “miracolo” del pane come il film vorrebbe fare intendere – ma ebbe seguaci, fin dal tempo delle persecuzioni proprio nelle classi più colte ed abbienti. Il film non affronta la questione di questo diffondersi a macchia d'olio della nuova fede, né ricorda che molti, una volta che l'impero divenne cristiano non scelsero il battesimo, bensì lo rinviarono fino al punto di morte, facendosi invece catecumeni.

Dialoghi sulla liturgia con un liturgista (di L.S.)

Manca una visione d'insieme della liturgia, manca il perché, manca la capacità di capire perché una cosa viene prima e l'altra dopo. Questa è la vera questione della formazione liturgica. Ci si ferma in maniera frammentaria alle singole parti, ma non si sa trasmettere l'insieme.

Si potrebbe dire che manca una “teologia della liturgia”!

Spesso la catechesi non vede il “mistero” che ci incontra, vede piuttosto l'attività che faccio e che debbo far fare. Per questo tutto si concentra sulla preghiera dei fedeli e sull'offertorio con tutta la sua “oggettistica”!

Il punto non è che attraverso il rito vogliamo dire qualcosa. Il Vaticano II ha spiegato piuttosto che il “rito” è la cosa stessa, è la celeber actio, l'azione più celebre, la celebrazione nella quale il “mistero” avviene.

Si può fare qui l'esempio della processione di ingresso: è Cristo che taglia l'assemblea, che la attraversa. E si capisce il valore del vangelo portato in processione, del profumo dell'incenso, della croce che precede. E quindi del canto in forma di inno. Non una pseudo-processione, allora!

I padri della chiesa spiegavano che Dio ci dona nella liturgia due gemme, offre all'umanità due doni, due regali straordinari: la sua Parola ed il suo Corpo. Si capiscono in relazione a questi due doni gli altri tre momenti: i riti introduttivi con la richiesta di perdono, il popolo che offre a Dio qualcosa, la comunione.

Non è chiaro oggi nella catechesi perché c'è il rito, con il suo fondamento antropologico e con la sua realtà sacramentale, e la scansione della celebrazione con i suoi punti di forza e le sue connessioni.

La preghiera dei fedeli, ad esempio, parte dalla Parola. Ed è preghiera di carità. Spesso l'atteggiamento che sembrano esprimere tante preghiere dei fedeli assurde potrebbe essere espresso così: desidero questo, ma tanto non ci credo che avverrà. Sono enunciazioni moralistiche non vere preghiere. Diverso sarebbe pregare con espressioni come: “Dinanzi a Te ci ricordiamo di queste situazioni, sostienili con la tua presenza, ti chiediamo questo, ma sia fatta la tua volontà che supera ogni nostro pensiero...”. Spesso manca il “mistero” nella preghiera dei fedeli.

Il giusto modello potrebbe essere la Preghiera di colletta che evoca e poi invoca.

Quando si chiede ad ognuno di pregare nel silenzio si può dire questo come una monizione - “vi invito ora a pregare nel segreto del cuore” - o si può dire come preghiera - “dinanzi a te, Padre, ci ricordiamo ora dei desideri che abbiamo nel cuore”.

Mai si dovrebbe dire nella preghiera dei fedeli: “Io ti prego”. Se così fosse, la risposta corretta dovrebbe essere “Ascoltalo, Signore”. La preghiera dei fedeli dovrebbe salire quasi anonima dal popolo, come vice della chiesa. Sarebbe bello ricordare i morti nella preghiera dei fedeli.

C'è poi la grande questione dell'ars celebrandi. Dove il popolo potrebbe capire, ascoltare, vedere, fare esperienza. Il segno fatto in modo vero parla di per sé.

La preghiera eucaristica modula il ringraziamento, la lode, l'anamnesi, l'epiclesi, l'intercessione.

Sappiamo ancora insegnare queste cose?

Il ringraziamento è la giusta reazione quando un tuo dono viene a me: quella cosa era a Te e viene a me. La lode, invece, ha il suo contesto quando un tuo dono resta a Te, non entra in mio possesso: “Ti lodo per la tua creazione”. “Ti lodo, perché sei Dio”. Sei fatto bene Tu, non solo le cose che mi hai donato. Per questo la lode è più difficile del ringraziamento.

Anamnesi: il ricordo che è attualizzante. Secoli e secoli fa, noi eravamo lì, ma anche: ora Lui è qua.

GREST ed eucarestia domenicale (di A.L.)

Racconto ad un giovane prete che mi parla del GREST vissuto dal lunedì al venerdì, come io abbia capito che l'eucarestia domenicale deve far parte del GREST. Può essere quella della domenica sera, piuttosto che quella della mattina. Ma le diverse giornate preparano quella messa, i suoi canti, ciò che verrà detto, ciò che verrà offerto e ricevuto. E tutti gli animatori e i catechisti saranno lì. Senza questo, il GREST cessa di essere un'esperienza cristiana.