L’inno di Mameli. Frammenti dal commento di Roberto Benigni, Festival di Sanremo, 17/2/2011

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 18 /02 /2011 - 23:47 pm | Permalink
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Trascriviamo alcune espressioni di Roberto Benigni nell’esegesi dell’Inno di Mameli, al festival di Sanremo, 17/2/2011. Per altri testi di Roberto Benigni vedi su questo stesso sito la sezione Letteratura.

Il Centro culturale Gli scritti (18/2/2011)

L’Italia è l’unico paese al mondo dove è nata prima la cultura e poi la nazione. L’ha tenuto insieme la lingua e la cultura, immensa.

Un paese che non proclami forte i propri valori è pronto per l’oppressione e la servitù.

Risorgimento poi è una parola... Risorgere viene dal vangelo, è una cosa mistica, religiosa... è proprio una resurrezione.

Nessun altro luogo del mondo ha avuto un’avventura impressionante, scandalosamente bella come la città di Roma.

In dialetto non si può scrivere la Divina Commedia. Non si può.

La bandiera venne inventata, trovata, scelta da Mazzini da un verso di Dante Alighieri – come al solito – che nel canto XXX del Purgatorio, l’apparizione di Beatrice... Quindi la bandiera viene da Dante Alighieri.

Uniamoci, amiamoci, l’unione e l’amore... L’unione e l’amore rivelano ai popoli le vie del Signore. Queste.... sono le idee di Gioberti, cattolicesimo e liberalismo insieme.

Tina Anselmi, democristiana, cattolica, che ha fatto la resistenza, straordinaria.

Assenza è più acuta presenza – dice il Poeta.

Abbiamo inventato noi la libertà, nel 1100, 1200... i comuni liberi.

E le campane di Palermo suonarono – le nomina Dante.

Spesso per essere felici... anzi deve bastare poco. Non deve essere cara la felicità. Se è cara, non è di buona qualità. Ricordiamocelo. Semplici cose.

Loro hanno imparato a morire per la patria, perché noi potessimo vivere per la patria.

Lo canta... non perché protegge la terra dei suoi padri, ma perché tutela la vita dei suoi figli.