Katyń, il film di Andrzej Wajda sull'uccisione da parte dei sovietici di 22.000 ufficiali polacchi prigionieri agli inizi della II guerra mondiale. Appunti estivi su film invernali 1, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 20 /08 /2011 - 20:03 pm | Permalink
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Presentiamo sul nostro sito alcuni appunti di Andrea Lonardo su Katyń, il film di Andrzej Wajda. Sul dramma della II guerra mondiale il regista aveva girato anche Doctor Korczak, sulla straordinaria figura dell'educatore ebreo ucciso con i suoi bambini a Treblinka: su questa figura vedi le schede corrispondenti - Diario dal ghetto e Il diritto dei bambini al rispetto - nella mostra Voci dalla Shoah. Per altri testi dello stesso autore, vedi la sezione Testi di Andrea Lonardo. Per approfondimenti, cfr. la sotto-sezione Il novecento: il comunismo nella sezione Storia e filosofia.

Il Centro culturale Gli scritti (19/8/2011)

Un film che merita, che merita dal punto di vista storico e dal punto di vista cinematografico. Katyń è uno splendido film - “splendido” quanto lo può essere un film che tratta di un eccidio – che ripropone sul set il massacro perpetrato su ordine di Stalin di 22.000 ufficiali che si erano arresi alle truppe sovietiche all'inizio della II guerra mondiale.

Il film inizia con la paradossale situazione che si venne a creare con il Patto di non aggressione firmato dalla Germania nazista e dalla Russia comunista. L'alleanza fra Hitler e Stalin prevedeva la spartizione della Polonia in due zone che le due nazioni avrebbero occupato. Nel film i polacchi che scappano verso est per fuggire dall'avanzata nazista si incontrano sul ponte sul fiume Bug con i polacchi che scappano verso ovest per allontanarsi dai russi che attaccano sul fronte opposto – la Polonia fu attaccata da Hitler il 1° di settembre 1939 e da Stalin il 17 settembre dello stesso anno.

L'assoluta mancanza di scrupoli di Hitler aveva fatto sì che egli si alleasse con il mondo comunista che aborriva, mentre l'altrettanta assenza di qualsiasi prospettiva morale aveva permesso a Stalin di scegliere Hitler come proprio alleato.

22.000 ufficiali si arresero ai russi senza nemmeno combattere. Era ormai evidente che non aveva senso una resistenza armata e così l'esercito polacco che era di stanza o che era riparato nella zona che il Patto Molotov-Ribbentrop assegnava ai sovietici si consegnò nelle mani dei russi. Il film presenta la vicenda a partire da un giovane ufficiale e da sua moglie che lo attende in casa, insieme alla giovane figlia.

Nel frattempo, la situazione nella Polonia occupata dai nazisti precipita. L'intenzione degli invasori è chiaramente quella di eliminare l'intellighenzia polacca, per far scomparire ogni libero pensiero e, con esso, la possibilità che la popolazione nel suo insieme opponga resistenza. I docenti universitari vengono deportati nei campi di concentramento tedeschi e lì, di fatto, condotti a morte.

Il film mostra indirettamente un'evidenza storica spesso dimenticata e cioè che la furia nazista non si abbatté solo sugli ebrei, ma anche sui cattolici polacchi, per spezzare ogni loro resistenza.

I 22.000 ufficiali, nel frattempo, vengono tenuti sotto stretta sorveglianza in campi di concentramento sovietico, finché il regime comunista ne decide la soppressione nella primavera del 1940.

Wajda mostra come la stessa logica guidi la barbarie nazista e quella comunista: è utile al mantenimento del potere liquidare gli intellettuali. Molti degli ufficiali polacchi che si erano arresi all'URSS erano riservisti, appartenevano cioè alla media borghesia polacca, e Stalin ritenne che la loro eliminazione avrebbe facilitato il suo controllo sulla Polonia. Condotti in treni merci verso il luogo dell'esecuzione furono uccisi uno per uno con un colpo alla testa.

Il film termina con l'esecuzione del gruppo degli ufficiali. Con una sequenza altamente significativa tutti muoiono recitando il Padre nostro. L'ultima delle vittime, nel film, giunge a “Rimetti a noi i nostri debiti” e, per un colpo andato a vuoto, fa in tempo ad aggiungere “come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, prima di essere assassinato.

Il padre del regista, Jakub Wajda, era uno di quei 22.000 ufficiali e, girando il film, il figlio ha voluto rendere onore a lui ed agli ufficiali suoi colleghi, perché nessuno sia dimenticato.

Ma il film racconta pure un'altra storia: quella della menzogna con cui i sovietici, nel prosieguo della guerra e poi nel dopo-guerra, cercarono di attribuire la responsabilità dell'eccidio ai nazisti.

Il regista, nel presentare il film, ha dichiarato di aver scritto il film con un duplice punto di vista: quello del crimine perpetrato e quello della menzogna con cui si è cercato di coprirlo per 50 anni. La madre di Wajda fu vittime di questo secondo crimine e visse senza sapere niente del marito.

Katyń è oggi in Bielorussia. Il film presenta alcuni filmati d'epoca emersi dagli archivi con i quali i nazisti, nel 1943, dopo aver riesumato i cadaveri dalle fosse, accusarono di crimini contro l'umanità i russi. Wajda mostra poi le stesse immagini nuovamente montate dai sovietici al termine della guerra al fine di spostare propagandisticamente al 1941 la datazione dell'eccidio e poterne incolpare i nazisti. Solo con l'avvento del presidente Gorbačëv, infine, i russi ammisero di essere i veri responsabili della strage.

Wajda ha dichiarato che implicitamente, addossando ai nazisti la responsabilità dell'eccidio, Stalin ammetteva anche la reale natura del proprio regime. Nel corso del processo di Norimberga i russi cercarono di addossare esplicitamente la strage ai nazisti, perché divenisse uno dei capi d'accusa contro i gerarchi del Terzo Reich. Nel processo essi vennero però assolti da questo crimine, senza che il fatto, però, portasse ad un'esplicita incriminazione nei confronti dell'URSS.

Wajda nel suo film presenta da un lato la storia degli uomini che subiscono la furia dei nazisti e dei sovietici e, dall'altra, delle donne che cercano prima di salvarli, poi almeno di conoscere la verità sulla loro sorte. Il regista presenta, fra l'altro, anche un ufficiale russo che fa valere la propria coscienza sugli ordini di partito, cercando di salvare almeno le mogli degli ufficiali.

In un continuo rinvio tra il passato ed il presente, il film presenta anche gli anni del dopo-guerra quando la Polonia finì totalmente sotto il dominio comunista. Nel tentativo di negare la verità sull'eccidio, il nuovo regime fece ulteriori vittime. Il film mostra la tragica fine di alcuni dei polacchi che avevano combattuto nella resistenza contro i nazisti e che vennero invece uccisi a guerra finita dai comunisti, perché cercavano verità e libertà. Lo stesso avvenne – anche se la questione non è argomento del film – ai pochi ebrei scampati alla Shoah: il nuovo regime comunista li eliminò fisicamente, se non si asservirono al nuovo diktat.

A tutt'oggi, nonostante la verità sia stata ammessa dal nuovo establishment russo, nessun responsabile della strage è mai stato processato. In Polonia è stato realizzato un Memoriale di Katyń, dove è sorto anche un centro studi che indaga sull'eccidio e anche a partire dai diversi diari manoscritti che i cadaveri avevano con sé al momento della riesumazione.

P.S.

Nel 1940 non era ancora iniziato lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti. Le Einsatzgruppen iniziarono le fucilazioni di massa degli ebrei nel 1941 per passare poi rapidamente all'uccisione tramite il gas, perché le SS, nonostante il loro “addestramento”, non reggevano facilmente al compito di uccidere civili indifesi tramite fucilazione. I sovietici aprirono la strada, da questo triste punto di vista, allo sterminio nazista.

I nazisti furono i primi a scoprire le fosse di Katyń che resero pubbliche il 13 aprile del 1943, accusando i sovietici di aver compiuto “il più grande crimine mai commesso nella storia umana” ed utilizzando il fatto in maniera propagandistica per spacciarsi come difensori del diritto e della moralità contro la minaccia bolscevica.