Marc Chagall in À la Russie, aux ânes et aux autres, di François Lévy-Kuentz. Appunti estivi su film invernali 2, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 01 /09 /2011 - 15:56 pm | Permalink
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Presentiamo sul nostro sito alcuni appunti di Andrea Lonardo su À la Russie, aux ânes et aux autres di François Lévy-Kuentz. Per approfondimenti, cfr. la sezione Arte e fede e la sotto-sezione Il novecento: il comunismo nella sezione Storia e filosofia.

Il Centro culturale Gli scritti (1/9/2011)

M. Chagall, Obsession (1943)

À la Russie, aux ânes et aux autres di François Lévy-Kuentz è uno straordinario film-documentario su Marc Chagall. Recentemente è stato ripresentato nella mostra romana Chagall, Il mondo sottosopra, durante la quale era in visione con sottotitoli in italiano.

Si apre con un'intervista a Chagall che afferma di non capire perché si facciano film su persone ancora viventi. “Semmai si fanno su chi è già morto!” – esclama. Si schernisce anche perché – continua – non ama dipingere mentre altri lo guardano. Dipinge sempre da solo.

Il documentario racconta di Vitebsk, dove il pittore nacque. Della reazione di alcuni ebrei ortodossi di Vitebsk che esclamarono: “Dio non lo permette. È peccato” - come è noto la tradizione aniconica è molto forte nel mondo ebraico. La famiglia, però, infine, acconsentì al suo desiderio di imparare a dipingere.

Racconta del suo maestro di pittura che diceva: “È il mio allievo preferito, perché dopo aver ascoltato bene la mia lezione fa cose completamente diverse!”.

Poi dell'incontro parigino con Apollinaire che conia per lui il termine di “pittura sopra-naturale” (sur-naturel), per poi modificarlo in “sur-realista” (sur-réaliste).

Poi ancora di Chagall che passa attraverso gli stili del tempo, dai fauves al cubismo. Ma Chagall – spiega lui stesso – non voleva il realismo. “Ero contro il realismo. Non volevo la realtà, né impressionista, né cubista. Io volevo un'altra realtà”.

Torna nel 1914 da Parigi a Vitebsk, ma proprio allora scoppia la guerra. Non potrà lasciare la Russia per 8 anni. In quegli anni sposa Bella che amerà fino alla morte di lei.

Il periodo russo lo aiutò ad unire il quotidiano all'universale. “Dovevo essere un realista, perché vedevo quei luoghi per l'ultima volta”.

Quando il comunismo prende il potere in un primo periodo egli viene valorizzato. Ma comincia poi a prenderne le distanze. Afferma, ad esempio, di non capire perché la poesia ha tanto bisogno di gridare.

Viene impiegato come scenografo in un teatro a Mosca. Il teatro sarà, però, chiuso dal regime. Una intera sua scenografia viene nascosta e salvata per 50 anni da suoi ammiratori. Il regime comunista impedisce infine a Chagall di dipingere e lo invia come insegnante in un collegio di orfani di guerra.

Compresi che né la Russia imperiale, né quella dei Soviet avevano bisogno di me”.

Nel 1923, allora, riesce ad emigrare tornando a Parigi, dove si stabilisce. Illustra Gogol, Lafontaine.

Finalmente illustra la Bibbia. “La lettura della Bibbia mi ha riempito di visioni sul destino del mondo” - afferma.

Il nazismo sale al potere. Tutte le opere di Chagall vengono estromesse dai musei tedeschi.

Nel 1941, poco prima dell'arrivo della persecuzione nazista anti-ebraica in Francia viene aiutato a fuggire negli USA - sarebbe finito nei forni crematori.

Negli USA torna a dipingere scenografie per il teatro.

Comincia a dipingere la Shoah. Ad esempio Obsession, con il crocifisso, un carro di ebrei in partenza, il senso di impotenza.  Noto ancora una volta che il Cristo crocifisso rappresenta in Chagall l'umanità sofferente tutta intera ed il popolo ebraico in particolare.

Bella muore: “Il suo amore ha riempito la mia arte”.

All'età di 60 anni, finita la guerra, si trasferisce a Vence, in Francia. Di Vence dice: “È troppo bello qui! Che cielo, mio Dio!”.

In conflitto con Picasso. I due non si capiscono artisticamente e si evitano.

Incontra Valentina, sua modella e sua nuova compagna. Dipinge La vita. “L'alto e il basso, la logica e la fantasia si integrano”.

Nel 1964 viene chiamato a dipingere la volta dell'Operà di Parigi. Su quella cupola dipinge anche Vitebsk e in esso una chiesa, con una piccola croce.

Poi al Metropolitan negli Usa per la scenografia del Flauto magico.

Poi a Chicago per un grande mosaico.

Inizia a dipingere vetrate nelle chiese. “L'amore è il vero colore. È la vera materia dell'arte”.

Nel 1973 il Messaggio biblico a Nizza. Un intero Museo dedicato ad un autore ancora vivente.