La sfida dell'Islam oggi. Intervista a padre Samir Khalil Samir su quale direzione sta prendendo l’Islam, e come la religione, può realizzare la pace e non la violenza

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 26 /02 /2016 - 17:33 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo dall'Agenzia di stampa Zenit del 27/5/2015 un’intervista di Sergio Mora a Samir Khalil Samir. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la loro presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, vedi la sotto-sezione Islam nella sezione Cristianesimo, ecumenismo e religioni. Per altri articoli dello stesso autore, cfr. il tag samir_khalil_samir.

Il Centro culturale Gli scritti (26/2/2016)

La regina di Giordania, Rania, musulmana, in occasione del conferimento della laurea honoris causa presso la Sapienza di Roma, nel suo discorso nel quale prende posizione non solo contro la violenza, ma a favore della dignità dell'uomo, della cultura, dell'archeologia, della conservazione della memoria del passato perché l'umanità intera difenda ed approfondisca la storia comune

Che sta succedendo nel mondo musulmano? Sciiti e sunniti si scontrano con atti violenti. Vittime del terrorismo non sono solo i paesi occidentali ma anche la Tunisia ed altri paesi arabi.

Per meglio comprendere cosa sta accadendo e soprattutto per trovare una soluzione al conflitto violento che tende ad allargarsi ZENIT ha intervistato padre Samir Khalil Samir SJ, grande conoscitore del mondo arabo e islamico, attuale pro-rettore ad interim del Pontificio Istituto Orientale (PIO) a Roma.

***

I musulmani vedono la religione come un messaggio di pace o come strumento di guerra?

Padre Samir: Nel Corano esistono brani che parlano di pace e altri che parlano di guerra, contro i nemici della fede. Contro i miscredenti, il Corano dice: “Afferrateli e uccideteli ovunque li troviate” (Corano 4, 89) e “Afferrateli e uccideteli ovunque li incontriate” (Corano 4, 91).

Secondo la tradizione, nella seconda parte della sua vita, tra il 622 et 632 data della sua morte, Maometto ha intrapreso una sessantina di attacchi contro le carovane, di razzie (parola che viene dall’arabo ghazwa) per motivi vari. Ora, il Corano dice ai musulmani : “Voi avete nel Messaggero di Dio un modello perfetto (uswatun hasanatun)" (33,21).

Il motivo di questa violenza e variegato: può essere per garantire la sopravvivenza, o per rubare, o per acquistare schiavi e schiave, etc. in una parola : per il bottino. Perciò è stata “rivelata” a Maometto il capitolo 8, detto “Il Bottino” (al-Anfâl), per il quale Dio rivela a suo messaggero che lui ha diritto al quinto di tutto il bottino e alla prima scelta! (Corano 8, 41). Gli attacchi possono avere come scopo la conversione delle tribù arabe non credente nell'unico Dio.

Abbiamo due biografie musulmane di Maometto attorno al 750:  una è chiamata la Biografia del Profeta (al-Sīrah al-Nabawiyyah) di Ibn Ishaq, e l'altra chiamata Il Libro delle razzie (Kitāb al-Maghāzī) di al-Wāqidī, dove ne descrive una sessantina. Non si può dire che l'Islam non conosca la guerra e non inviti alla guerra. Però non si può dire neppure che l'Islam è solo guerra. C'è l'uno e l'altro, a seconda del momento della vita di Maometto.

E questo è un dei grossi problemi dei nostri fratelli musulmani. Perché è facile per alcuni dire che l'islam è una religione di guerra, per convertire tutto il mondo all'unica vera religione tra le tre rivelate (ebraismo, cristianesimo e islam) e in nome di questo fare la guerra. Lo vediamo purtroppo con l'ISIS, con Boko-Haram, con la Qaeda, e con altri.

Tra sunniti e sciiti è in corso un conflitto. Qual è il parere della maggioranza dei musulmani?

Padre Samir: Penso che la maggioranza dei musulmani non sia d'accordo con questa guerra. Non è che escludano qualsiasi guerra: alcuni diranno che si può fare soltanto una guerra difensiva. Ma i testi propongono anche guerre aggressive. Infatti il califfo Abū Bakr, il primo successore de Maometto, poco dopo la sua morte, ha deciso di fare le guerre che noi in arabo chiamiamo ḥurūb ar-riddah, le guerre per riportare chi si era allontanato dal patto con i musulmani nel seno dell'Islam.

Dunque questo crea problemi perché ciascuno può rivendicare una citazione basata sia sul Corano, sulla storia di Maometto, e cu ciò che ha detto  (gli Hadīth).

E allora?

Padre Samir: L'Islam ha bisogno di una riforma profonda, e questo lo dicono tanti musulmani. Ultimamente il presidente dell’Egitto Abd al-Fattah al-Sisi, in un discorso diventato famoso, il 28 dicembre 2014, ripreso con più forza l’11 gennaio 2015, al Cairo, fatto davanti a centinaia di imam della più famosa università islamica del mondo, Al-Azhar, ha detto: “Dobbiamo fare una rivoluzione nell'Islam per interpretare correttamente il Corano e la Tradizione”.

Che cosa intende dire?

Padre Samir: La guerra non risolverà nulla perché domani verranno altri a farla. Il problema è ripensare l'islam e dire: è vero che il Profeta ha fatto delle guerre, è vero che il Corano ha dei passi che sono, non solo difensivi, ma anche aggressivi, è vero che il Corano invita a fare la guerra a chi non crede nel vero Dio. Ma quello era nel settimo secolo, in una tradizione beduina, dove gli attacchi alle carovane e le guerre erano assai diffuse.

Anche nella Bibbia ci sono conflitti...

Padre Samir: Nell'Antico Testamento abbiamo dei brani dove Dio incita alla guerra attraverso Mosè il suo profeta (vedi Deuteronomio 20,10-14) oppure il brano terribile della conquista della Terra Santa, in Giosuè 11,16-20. Ma la maggioranza dei nostri fratelli ebrei non lo pretende ipsis litteris, e dice “questo è un fatto storico di tremila anni fa”.

Quanto a Cristo, non solo non ha ripreso questi discorsi bellicosi, ma ha comandato proprio il contrario: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5,43-48).

Oppure : “A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Luca 6,27-28). Ci sono decine di altri testi che invitano non solo alla non violenza, ma a distruggere la violenza accettandola.

Nel mondo islamico stiamo assistendo ad un vero cambiamento oppure le dichiarazioni contro le violenza sono solo di facciata?

Padre Samir: Molti musulmani stanno facendo appelli a favore di un cambiamento profondo nell'atteggiamento. Molti tra gli intellettuali lo dicono apertamente, ma sono visti come influenzati dall'occidente. Sono convinto che molti musulmani sono per non usare la violenza in nome di Dio, ma non osano dirlo e gli imam sono quasi bloccati, non osano dire una parola coraggiosa.

Il Medioriente è destinato a combattere la guerra dei cento anni?

Padre Samir: Questa guerra orrenda è fondata sul fanatismo religioso, ed è sostenuta e mantenuta grazie ai petrodollari dell’Arabia e alle armi dell’Occidente! I soldi vengono principalmente dall'Arabia Saudita e dal Qatar. Le armi provengono dall'Europa e dagli Stati Uniti (e per gli sciiti dall'Iran), passando attraverso la Turchia. I soldi servono ad acquistare le armi e a pagare e incoraggiare i jihadisti. In fin dei conti troppe nazioni approfittano di questa guerra, che sta distruggendo il Medioriente e soprattutto sta uccidendo decine di migliaia di famiglie.

La causa di tutto questo è ideologica, una forma d’ideologia islamica, radicale, che decreta che chiunque non pensa e pratica un certo tipo d’islam deve essere eliminato. In arabo, si chiama takfīr, cioè dichiarare che l’altro è kāfir, miscredente. Sulla base della tradizione islamica (compreso il Corano), il kāfir deve essere eliminato. Questo pensiero che risale a 14 secoli fa si è diffuso sempre più in certi ambienti negli ultimi 40-50 anni prendendo a modello il pensiero dell’Arabia del VII secolo!

Quale è il punto importante che si dovrebbe sottolineare?

Padre Samir: Che i musulmani sono nostri fratelli, come gli ebrei, come gli atei e i miscredenti. Chiunque, ogni essere umano è il mio fratello, anche se non condivido la sua visione. Abbiamo visto questi giorni che l'ISIS ha attaccato una moschea del Yemen del sud, dove sono morti una trentina di persone. Si uccidono anche tra di loro, perché considerano che chi non la pensa come loro è un miscredente che deve essere ucciso.

L’unica risposta a quest’ideologia è quella del Vangelo, quella della fratellanza universale, in termini laici quella dell’umanesimo!

La preghiera voluta dal papa Francesco in Vaticano ha avuto ripercussione?

Padre Samir: Aveva questo scopo anche se è stata manipolata dall'imam che è venuto da Gerusalemme e che ha recitato un versetto coranico interpretato come un versetto aggressivo, che non era previsto nel testo. Mahmoud Abbas, come il presidente Shimon Peres, che erano presenti lì, sicuramente cercano la pace, come tante persone sia in Israele che nel mondo arabo.

È tempo di uscire dall'idea di vendetta e di guerra. La guerra e la violenza non solo non risolvono i problemi, ma al contrario creano più problemi e sono la fonte di nuove violenze.

È iniziato il mese del Ramadan per i musulmani. Cosa è il Ramadan?

Padre Samir: Il ramadan è un mese di digiuno e preghiera che i musulmani fanno ogni anno, durante un mese lunare come nei calendari antichi. Si digiuna dall'alzar del sole verso le 5 del mattino, fino al tramonto.

Un digiuno tipo quello quaresimale?

Padre Samir: Esattamente come i cristiani di Oriente fanno oggi il digiuno, non soltanto i monaci ma anche le famiglie. In Egitto, nella Chiesa copta, i cristiani non mettono niente in bocca, né da mangiare né da bere, dalla mezzanotte fino alle due del pomeriggio, e i monaci fino al tramonto. E poi c’è una cena molto leggera, e niente carne, niente burro né formaggio, niente che sia stato originato dagli animali. Per i cristiani la quaresima sono circa 47 giorni, perché la domenica non si conta nel digiuno.

Quindi ha un significato abbastanza simile?

Padre Samir: Sì è molto simile, una penitenza che uno fa per purificarsi, e normalmente la tradizione spirituale musulmana invita i fedeli a utilizzare la notte per meditare il Corano. In verità poche persone lo fanno, solo alcuni imam Sufi, che corrispondono ai mistici.

Per i musulmani e i cristiani, ma anche per gli ebrei ed altre religioni, è un tempo per essere più vicino ai poveri e a chi soffre. La differenza con il digiuno cristiano è che nel Ramadan si mangia di più che in qualsiasi altro periodo del anno, ed è un periodo festivo. In un senso si potrebbe dire che si recupera la sera ciò che non si è mangiato durante la giornata, anche quando uno va a letto a mezzanotte o alle due del mattino. Questa è l'abitudine normale dei musulmani nei paesi arabi che conosco.

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