Non isolare il Giubileo: esso appartiene all’identità peculiare di Roma [Le trasformazioni di Roma in occasione dei Giubilei], di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 25 /07 /2022 - 15:26 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo sul nostro sito un articolo di Andrea Lonardo pubblicato in V. Lemmo (a cura di), Roma, città del Giubileo. Trasformazioni ed evoluzioni di una città negli Anni Santi, Roma, Gangemi, 2022, pp. 13-17. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per ulteriori testi, cfr. la sezione Roma e le sue basiliche.

Il Centro culturale Gli scritti (25/7/2022)

Non si può capire cosa sia il Giubileo se non proiettandolo nella storia di cui fa parte. Non solo perché esso nacque in un periodo in cui grandi figure invocavano il dono della perdonanza e dell’indulgenza, come fecero prima san Francesco d’Assisi per la Porziuncola[1] e poi papa Celestino V all’Aquila[2].

Ma ancor più per la storia peculiare di Roma, trasformata dal martirio di Pietro e Paolo. Si potrebbe dire, senza paura di sbagliare, che l’urbe ha quattro fondatori: Romolo e Remo, da un lato, e Pietro e Paolo, dall’altro. Essa non sarebbe ciò che è se non avesse raccolto il patrimonio della cultura classica rappresentato dai suoi fondatori leggendari e non avesse accolto la presenza dei due apostoli. Chi cercasse di vivere a Roma o anche solo di capirla, ignorando questa duplice origine caratterizzante, non potrebbe diventare “romano” appieno o conoscerne il passato e progettarne il futuro[3].

La laicità è nata a Roma, nel millenario incontro, talvolta conflittuale, fra queste due radici. L’Europa è nata a Roma forgiandosi su di una cultura fondata su questo duplice pilastro.

Il diritto romano è a ragione alle radici della moderna visione dei diritti e della giustizia, così come lo è il nuovo sguardo di misericordia sull’uomo che nasce dal Vangelo.

E, ovviamente, alla radice di questo incontro, sta il fatto che proprio a Roma Pietro sia stato martirizzato. Il Giubileo è solo uno degli infiniti aspetti, e certamente non il più importante, di questa centralità di Roma e del suo vescovo nella storia.

Le due chiavi, una lucente, l’altra più scura - che da sempre caratterizzano l’iconografia petrina e che a Roma sono ovunque - ricordano il legame storico di quell’uomo con Gesù che gli disse di “aprire e chiudere”: confermare cioè nella fede, mostrando ciò che è conforme o è difforme dal Vangelo, e donare il perdono dei peccati.

Il Giubileo è solo un episodio, per quanto ricorrente[4], di questo costante rivolgersi al successore di Pietro per essere confermati nella fede e per ricevere il perdono dei peccati: mentre il pellegrinaggio abituale porta i pellegrini a Roma di loro iniziativa, nel Giubileo un invito specifico viene rivolto al mondo.

Per questo non è pienamente corretto isolare gli interventi urbanistici o artistici realizzati per i diversi Giubilei, quasi che sia esistita un’“arte” giubilare. Qualsiasi intervento su Roma, anche in anni lontani dai Giubilei, è anche in vista di essi e, d’altro lato, qualsiasi costruzione realizzata in vista di un determinato Giubileo ha una prospettiva molto più lunga, perché è in vista del costante pellegrinaggio a Roma che non muta la meta negli anni.

Decisiva è ovviamente la precisa collocazione dei luoghi e la conseguente necessitò di avere accesso ad essi. Come in Terra Santa si dice “hic”, “qui” Gesù è nato, “hic”, “qui” Gesù è morto e risorto, così è sotto la croce del Cupolone che si dice “hic”, “qui” Pietro è stato sepolto.

Romano ha così scritto in merito: «Gli edifici sacri di Roma sono pilastri della memoria storica e religiosa della città […]; non possono spostarsi dai siti cui sono incardinati, il loro numero e la loro ubicazione sembrano fissati una volta per tutte nei primi tempi del cristianesimo, […] il loro destino è di essere continuamente ritoccati e rifatti […] È inevitabile leggerli come palinsesto e spiarne le successive redazioni»[5].

Inoltre bisogna essere attenti a non confondere la logica moderna dell’“evento” che sfrutta finanziamenti disponibili in vista di una determinata ricorrenza con le prospettive dei secoli passati spesso più portati ad investire in progetti di ben più lunga e duratura portata.

Se si guarda, allora, con questa prospettiva alla storia dei Giubilei ci si accorge subito che nella celebrazione dei primi di essi non venne messa in cantiere la realizzazione di alcuna opera. Il primo, addirittura, quello del 1300, nacque da un movimento di popolo che invocava una grande e piena perdonanza e non da una decisione presa da Bonifacio VIII: il pontefice lo indisse dopo che già da più di un mese la gente si riversava spontaneamente nelle basiliche di San Pietro e di San Paolo[6].

Interessantissimo è il caso del successivo, quello del 1350, che fu richiesto dai romani - e da Cola di Rienzo in primis - al papa che allora risiedeva in Francia, ad Avignone. Per quell’occasione venne realizzata per la prima volta una nuova struttura permanente, la scalinata dell’Ara Coeli, mentre molte delle elemosine dei pellegrini vennero utilizzate per il restauro di chiese ed edifici gravemente dameggiati dal terremoto che aveva colpito la città l’anno prima, nel 1349.

Il fatto che tutta la città “partecipasse” del Giubileo è noto dalla Cronaca trecentesca di Matteo Villani che racconta che a Roma “tutti erano fatti albergatori”, di modo che ogni casa era diventata albergo e osteria, monito per i romani troppo abituati a “sputare nel piatto dove mangiano”! Dalla Cronaca del Villani appare evidente come fin dagli inizi sia stata la città intera a godere del Giubileo e a trasformarsi, perché l’afflusso dei pellegrini ha sempre creato per tutti occasioni di lavoro e di guadagno, di lucro oltre che di problemi.

Con il 1390 iniziano i Giubilei straordinari. Alla volontà di Gregorio XI che aveva inserito Santa Maria Maggiore fra le basiliche giubilari[7], a motivo del fatto che era stata Maria a dare al mondo il Salvatore, si aggiunse il desiderio di Urbano VI di avere Giubilei più ravvicinati, sia per ricordare la redenzione operata da Cristo nel 33esimo anno, sia per permettere anche a chi avrebbe avuto una vita breve di partecipare ad un Giubileo. Quell’Anno Santo venne celebrato dal suo successore, poiché egli morì subito prima. La città era, allora, in piena crisi, per l’assenza da lunghi decenni del pontefice che viveva ad Avignone.

Anche nel Giubileo del 1400 non si ricordano opere urbanistiche particolari: lo indisse in ritardo papa Bonifacio IX e fu l’anno in cui moltissimi penitenti, detti “bianchi”, giungevano spontaneamente in città in atteggiamento penitenziale con abiti di sacco. Il papa era tornato da poco a risiedere nella sua diocesi, dopo che tanti, e soprattutto le due grandi donne Caterina da Siena e Brigida di Svezia, avevano invocato il suo ritorno 

Se già prima del trecento Roma era stata all’avanguardia nel rinnovamento umanistico portato avanti dalle arti nel medioevo, al punto che ferve il dibattito odierno sul ruolo determinante che ebbero i maestri romani nella cultura figurativa di Giotto e sul cantiere della basilica di Assisi[8], è ancor più nel XV secolo che l’umanesimo fiorì a Roma.

Nel 1423 fu Martino V che celebrò il primo Giubileo allo scadere dei 33 anni contati a partire dal 1390 – è il papa che è sepolto dinanzi all’altare della basilica del Laterano. A lui si deve il primo rituale dell’apertura della Porta Santa al Laterano, segno che, mentre il centro religioso di Roma si spostava via via in Vaticano, si voleva sottolineare che San Giovanni era la cattedrale del papa. 

Niccolò V, che può essere considerato il primo papa del Rinascimento, indisse il Giubileo del 1450[9] e progettò un ammodernamento urbanistico della città, soprattutto nelle zone di Borgo e del Campidoglio, anche se tali interventi non vennero realizzati se non in minima parte. Ma soprattutto stabilì in maniera definitiva la residenza del papa in Vaticano, dando impulso a tutti gli sviluppi successivi e lì fondò la Biblioteca Vaticana.

Nel 1475 fu poi Sisto IV, attento all’umanesimo di origine cristiana che caratterizzava la cultura del tempo, ad indire il Giubileo. Il papa fondò i Musei Capitolini nel 1471, donando al popolo romano la statua della lupa, e fece costruire, proprio nel 1475, ponte Sisto per facilitare il passaggio all’altra riva e a San Pietro.

Nelle opere cui dettero inizio Niccolò V e Sisto IV appare chiaramente come la visione papale non fosse ristretta al Giubileo, bensì l’intera vita di Roma e del mondo fosse presente al loro animo e, d’altro canto, come il patrimonio classico e le nuove idee fossero incluse in tale prospettiva.

Nel Giubileo del 1500, indetto da Alessandro VI, divengono più importanti i lavori di ristrutturazione urbanistica per facilitare la circolazione nell’urbe: con sbancamenti e demolizioni il papa fece realizzare la via Recta o Alessandrina - poi distrutta per l’apertura di via della Conciliazione nel ‘900 - per raggiungere San Pietro da Castel Sant’Angelo. In quel Giubileo venne per la prima volta inaugurato il rito dell’apertura della Porta Santa in San Pietro.

Era stato già Niccolò V a progettare la costruzione della nuova San Pietro, affidando i lavori di ristrutturazione del presbiterio al Rossellino[10], l’architetto di Pienza, che alzò murature per sette metri. Ma fu solo con Giulio II che iniziarono i lavori della nuova crociera, con la posa della prima pietra nel 1506.

Ma né Giulio II, né taluni artisti di altissima levatura da lui coinvolti come Raffaello, giunsero al compimento del venticinquesimo anno giubilare: il destino ha voluto che non esistano opere direttamente giubilari a loro attribuibili - qui si comprende nuovamente come scorporare la storia dei Giubilei da quella dell’urbe e del suo vescovo sia penalizzante.

Anche Clemente VII, dopo lunghe esitazioni, decise di indire il Giubileo per il 1525. La situazione internazionale era estremamente tesa e, difatti, precipitò due anni dopo con il Sacco di Roma, con l’uccisione di circa ottomila civili romani inermi e le devastazioni compiute dai lanzichenecchi giunti dalle terre luterane. Il Giubileo del 1525, che ebbe scarsa partecipazione di popolo, vide comunque la sistemazione della Confessione in San Pietro, mentre gli arconi di Bramante erano ancora a cielo aperto. Si ebbero anche lavori ad ospedali come quello di San Giacomo, come sempre avveniva in preparazione ai Giubilei, e, al contempo, venne completato il tridente di piazza del Popolo.

In vista del 1550, invece, Paolo III potè preparare con grande cura il Giubileo, anche se morì poi l’anno prima. Diverse strade di Roma vennero create per l’occasione come via Trinitatis con lo sfondo di Trinità dei Monti e via dei Baullari, che portava al nuovo Palazzo Farnese.

Il Giubileo del 1575 vide la costruzione progressiva delle grandi chiese dei nuovi ordini religiosi: i preti dell’Oratorio di San Filippo Neri edificheranno la Chiesa Nuova, i gesuiti il Gesù e i diversi altri ordini le loro rispettive chese.

Roma guardava con coraggio al mondo intero, dopo le scoperte delle nuove terre alla fine del ‘400 e, al contempo, molti giovani di quegli stessi ordini erano pronti a partire per le Indie, mentre altri si radicavano nella città e la amavano. Si pensi solo al servizio che rese il Collegio Romano fondato dai gesuiti o alla Confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini tramite la quale Filippo Neri insegnò a generazioni di romani ad accogliere nella fraternità chiunque giungesse a Roma in pellegrinaggio.

Non si deve dimenticare che il pellegrinaggio delle sette Chiese, che è di origine altomedioevale, venne vissuto da Filippo prima come laico e poi proposto all’intera città, perché i romani per primi comprendessero la bellezza della storia della propria città. Cesare Baronio, primo successore di Filippo, si dedicò allo studio della storia della Chiesa, per scriverne e raccontarla, perché nessuno ne fosse scandalizzato.

Nel Giubileo del 1600[11] Clemente VIII proseguì l’opera di ristrutturazione urbanistica di Roma che aveva visto negli anni precedenti i lavori di Sisto V: questi, in cinque anni, aveva completato molte delle opere intraprese dai suoi predecessori, come la chiusura della Cupola di San Pietro, ed aveva al contempo eretto gli obelischi egizi nelle loro nuove sedi. Di quel Giubileo si dimentica spesso che proprio per esso Caravaggio[12] dipinse le sue prime opere “pubbliche”, e cioè le due tele laterali della Contarelli. La basilica di San Pietro aveva ancora in piedi, nella sua parte anteriore, le navate costantiniane che vennero demolite a partire dal 1605: tali lavori finirono per coinvolgere anche la Madonna dei Parafrenieri, perché la loro confraternita non ebbe più una cappella nella nuova San Pietro.

In età barocca i geni di Bernini, Borromini e Pietro da Cortona si contesero le committenze. In previsione del Giubileo del 1625 venne realizzato dal Bernini – fu il suo primo grande lavoro pubblico – il Baldacchino di San Pietro: sebbene immenso, di ben 28 metri di altezza, ricevette dal grande maestro una leggerezza incredibile, quasi “un elemento trasportabile e mobile” – scrisse Calvesi – pronto ad essere riposto al termine della liturgia.

Il colonnato del Bernini non venne realizzato in vista di scadenze giubilari, ma è lì, anche per essi, come due braccia che «accolgono i cattolici per confermarli nella fede, gli eretici per riunirli alla Chiesa, gli infedeli per illuminarli», come ne scrisse Alessandro VII.

Per il Giubileo del 1650 Borromini ristrutturò l’interno di San Giovanni in Laterano - e il fatto smentisce chi afferma che all’architetto non siano mai giunte importanti committenze papali! Nel Giubileo del 1675, invece, minori furono gli interventi decisi da Clemente X.

Nel ‘700 proseguirono in occasione dei Giubilei sia lavori di continuo ammodernamento dell’urbe, sia interventi volta a monumentalizzarla, si pensi alla scalinata di Trinità dei Monti che venne inaugurata per il Giubileo del 1725 e alla sistemazione delle 14 stazioni della Via Crucis, con la croce innalzata al centro dell’arena del Colosseo, per il Giubileo del 1750. Quest’ultimo intervento intendeva certamente cristianizzare quel luogo, esagerando il numero dei cristiani lì martirizzati, ma ebbe anche il ruolo di riscattare quel luogo, perché non fossero ricordate unicamente le violenze indicibili che lì si compirono e riguardarono ogni genere di persone. Il Colosseo era stato la vergogna di una civiltà altissima, ed era testimone di bassezza e di vergogna: ora la storia della Roma imperiale veniva come “redenta” dal nuovo utilizzo.

Venne poi la stagione illuminista e l’occupazione di Roma da parte delle truppe francesi rivoluzionarie, con il divieto di celebrare il Giubileo del 1800[13]. Incredibile è come gli stessi artisti dell’epoca abbiano lavorato prima per Pio VI, poi per i francesi che lo condussero a morte, e poi di nuovo per Pio VII, si pensi solo al caso di Canova o alle vicende di piazza del Popolo.

Ben 100 opere d’arte, quelle ritenute più significative, vennero derubate dalle chiese di Roma, insieme alle statue classiche del Laocoonte e dell’Apollo, e fu poi Canova a recarsi a Parigi per riportarle indietro.

Lo stesso Napoleone amò in principio raffigurarsi come Bruto che uccide i tiranni, mentre poi si assimilò iconograficamente ad Augusto e anche a Costantino[14], finendo per morire, come ricorda Manzoni, in una fede riscoperta.

Anche la stagione risorgimentale vide alti e bassi come già nel periodo della Roma francese: per il Giubileo del 1825 venne completata la risistemazione di piazza del Popolo, la prima piazza che si scopriva al visitatore che giungeva da nord, ma Pio IX non potè celebrare interamente nessun Giubileo. Continuarono invece senza interruzione i pellegrinaggi verso San Pietro, numerosissimi in particolare quelli del 1854, anno di proclamazione del Dogma dell’Immacolata.

Anche i soldati piemontesi, nei giorni successivi alla breccia di Porta Pia, si recarono a venerare la statua di san Pietro famosa per suo piede consumato dai baci, come scrisse De Amicis allora giornalista[15]. Il 21 settembre 1870 fu il papa a chiedere al re che le truppe che dovevano arrestarsi a Castel Sant’Angelo avanzassero fino al Colonnato, perché altrimenti non ci sarebbe stato alcuno a difendere il pontefice e il Palazzo apostolico e così venne fatto, anticipando quelli che saranno i futuri confini dello Stato della Città del Vaticano[16].

Non erano maturi i tempi perché la Chiesa riconoscesse l’Unità d’Italia e nemmeno perché il Regno d’Italia riconoscesse l’indipendenza del papa con un suo Stato, sia pur territorialmente minimo[17].

Passarono così i Giubilei del 1900, al quale Umberto I avrebbe voluto partecipare, e quello del 1925. In questa seconda occasione fu riposizionata la croce al Colosseo ed allestita nei Giardini Vaticani una grande mostra missionaria che darà il via al futuro Museo Etnografico ora in Vaticano.

Terminata la guerra, il Giubileo del 1950 vide, sotto Pio XII, il completamento di via della Conciliazione, altamente simbolica, mentre il pontefice annunciò il ritrovamento archeologico della tomba di Pietro.

I pontefici di età contemporanea stanno continuando la viva tradizione del Giubileo e, mentre esso viene indetto ancora, vale la pena ricordare l’evento più importante ospitato da Roma negli ultimi secoli: il Concilio Vaticano II. In quegli anni il mondo fu presente a Roma, con i vescovi di ogni angolo della terra che dibatterono dal 1962 al 1965: quell’assise riunita in Roma rinnovò il mondo e non c’è nazione che non abbia beneficiato del lavoro di quegli anni.

Anche al termine del Concilio, Paolo VI indisse un Giubileo straordinario per l’anno 1966 per celebrare ovunque nel mondo lo straordinario evento del Vaticano II.

Note al testo

[1] Cfr. su questo J. Ratzinger, Porziuncola. Che cosa significa indulgenza, in J. Ratzinger, Immagini di speranza, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1999, pp. 71-79.

[2] Cfr. su questo E. Pasztor (a cura di), Communio sanctorum e perdonanza. Atti del Convegno (L'Aquila, 27-28 agosto 2005), L’Aquila, Colacchi, 2006.

[3] Sull’identità peculiare di Roma e la sua origine, cfr. il nostro video QUINDI ARRIVAMMO A ROMA. La seconda nascita della Città Eterna https://www.youtube.com/watch?v=fP6pvR1kqB0.

[4] Si tenga anche presente che, oltre ai Giubilei a ricorrenza stabile, la cui datazione si è via via abbassata dai 100 ai 50 ai 25 anni, sono stati celebrati nella storia giubilei straordinari in numero molto maggiore, indetti a partire da motivi determinati, come ad esempio quello “straordinario” della Misericordia, voluto da papa Francesco per il 2016.

[5] S. Romano, Riforma e tradizione (La pittura medievale a Roma. Corpus. Vol. IV), Milano, Jaca Book, 2006, p. 12.

[6] Per un primo orientamento sui Giubilei dal 1300 al 1423, cfr. AA. VV., La storia dei Giubilei, Vol. I, 1300-1423, Prato, BNL Edizioni, 1997.

[7] Per la storia, l’architettura e le opere d’arte delle basiliche nei diversi Giubilei, cfr., per un primo orientamento. A. Lonardo ( a cura di), I luoghi giubilari a Roma. Storia, spiritualità, arte, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2000 e A. Lonardo, La Roma del Giubileo, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2015.

[8] Dopo gli studi pioneristici di A.M. Romanini si veda ora, nella sterminata bibliografia in merito, S. Romano, Apogeo e fine del medioevo, Milano, Jaca Book, 2017.

[9] Per un primo orientamento sui Giubilei dal 1450 al 1575, cfr. AA. VV., La storia dei Giubilei, Vol. II, 1450-1575, Prato, BNL Edizioni, 1998.

[10] Cfr., per un primo orientamento sulla nuova San Pietro, H. Bredekamp, La fabbrica di San Pietro. Il principio della distruzione produttiva, Torino, Einaudi, 2005.

[11] Per un primo orientamento sui Giubilei dal 1600 al 1775, cfr. AA. VV., La storia dei Giubilei, Vol. III, 1600-1775, Prato, BNL Edizioni, 1999.

[12] Per una corretta lettura di Caravaggio, cfr. la serie di documentari curata da A. Lonardo sul canale Youtube ROMARTECULTURA.

[13] Per un primo orientamento sui Giubilei dal 1800 al 2000, cfr. AA. VV., La storia dei Giubilei, Vol. IV, 1800-2000, Prato, BNL Edizioni, 2000.

[14] Cfr. su questo C. Parisi Presicce – N. Bernacchio – M. Munzi (a cura di), Napoleone e il mito di Roma, Roma, Gangemi, 2021. On-line. Cfr. il nostro Napoleone e Roma: storia di un sogno https://www.youtube.com/watch?v=mDY73lhebME

[15] Cfr. su questo De Amicis, l’autore del libro Cuore, inviato a Roma per la presa di Porta Pia, il 20 settembre 1870: «I ragazzi sono soldati d'artiglieria grandi e robusti come ciclopi: baciano il piede alla statua di San Pietro. Un pretino par che dica: - Sono cristiani queste bestie feroci! Meno male! Una lunga fila di soldati è inginocchiata intorno all'altar maggiore». Appunti di Andrea Lonardo.

[16] Cfr. su questo La breccia di Porta Pia e l’amicizia non solo “inimica”. Non ci fu solo il 20 settembre 1870, ma anche il 21 settembre che rivela un incredibile dialogo fra la nuova Italia e Pio IX. Appunti di Andrea Lonardo sulla documentazione immediatamente successiva alla Presa di Porta Pia.

[17] Cfr. su questo Risorgimento, Unità d’Italia, Chiesa cattolica, di Carlo Cardia.